Chris Froome frulla e vince al Critérium du Dauphiné © Bettiniphoto
Chris Froome frulla e vince al Critérium du Dauphiné © Bettiniphoto

Froome manda il frullato di traverso a Contador

Il britannico vince e ora guida il Critérium du Dauphiné: lo spagnolo non tiene il ritmo del rivale

Era prevista, ed è puntualmente arrivata. L’ormai tradizionale frullata di Chris Froome ha fatto la prima apparizione del 2016 nella nazione che più è stata scenario di tale azione, ossia la Francia. Ma, anziché aspettare il canonico appuntamento di luglio della Grande Boucle, il capitano del Team Sky si è mostrato con un mese di anticipo a Vaujany, in una frazione particolarmente adatta alle sue caratteristiche. Alberto Contador, come molte delle volte precedenti, ha dovuto pagare dazio a tali esercizi dell’ex corridore della Barloworld, dovendo abdicare anche in classifica generale. Se momentaneamente o meno, sarà da vedere nelle prossime due giornate.

Quattro non partenti e un ritiro immediato: va ko Fernández
Il primo dei tre appuntamenti con le salite del Critérium du Dauphiné è finalmente giunto: nella La Ravoire-Vaujany, arrivo che ventun’anni fa vide brillare la stella di Fabiana Luperini, sono ben sette i gpm da affrontare in 140 km di gara, sei dei quali nei primi 78 km. Già nel tratto di trasferimento verso il km 0 c’è da registrare un avvenimento: cade infatti Rubén Fernández. Lo spagnolo del Movistar Team tornerà in sella ma sarà costretto al ritiro dopo 10 km lamentando dolori alla spalla.

Ben quattro i corridori che non si sono schierati alla partenza: si tratta dei francesi Alexis Gougeard (AG2R La Mondiale), caduto ieri nel finale e con botte e putni alla coscia e al ginocchio sinistro come ricordi non richiesti, e Christophe Laporte (Cofidis, Solutions Crédits), afflitto da mal di denti; dello statunitense Chad Haga (Team Giant-Alpecin), letteralmente senza energie dopo aver gareggiato per 32 degli ultimi 45 giorni; l’azzurro Niccolò Bonifazio (Trek-Segafredo), anch’egli fermato in maniera precauzionale dalla squadra.

Tanto movimento, ma nulla di fatto. Salutano anche Bouhanni e Kwiatkowski
Primi 11 km volati a 60 km/h di media, con un tentativo di fuga ad alto tasso di qualità: protagonisti il belga Greg Van Avermaet (BMC Racing Team) e i tedeschi John Degenkolb (Team Giant-Alpecin) e Tony Martin (Etixx-Quick Step), ripresi però alle pendici della prima ascesa, la Côte de la Chapelle-Blanche (km 16): in questa salita di terza categoria si avvantaggiano l’etiope Tsagbu Grmay (Lampre-Merida), il belga Ben Hermans (BMC Racing Team), l’olandese Wout Poels (Team Sky) e i francesi Perrig Quéméneur (Direct Énergie) e Alexis Vuillermoz (AG2R La Mondiale): scollina per primo l’africano davanti al fiammingo, ma tutti e cinque vengono ripresi dal gruppo.

In discesa ci prova Thomas De Gendt (Lotto Soudal), ma lo specialista delle fughe non resiste per più di un paio di km. Nella seconda difficoltà di giornata, la Côte d’Arvillard (km 23) di quarta categoria, transita per primo Thomas Voeckler (Direct Énergie) su cui si riportano prima Vuillermoz, poi Grmay, quindi l’altro francese Clément Chevrier (IAM Cycling). Chi invece è segnalato in difficoltà è l’ex maglia verde di Nacer Bouhanni (Cofidis, Solutions Crédits), già distanziato nelle prime rampe della Côte d’Arvillard: il calvario del velocista terminerà a circa 30 km dalla fine della tappa con il ritiro. Tra chi abbandonerà nel corso della giornata anche Kris Boeckmans (Lotto Soudal), Dmitriy Gruzdev (Astana Pro Team), Ilya Koshevoy (Lampre-Merida), Kenneth Vanbilsen (Cofidis, Solutions Crédits) e Michal Kwiatkowski (Team Sky), vinto dall’influenza.

Nuovo attacco, ci sono anche Hesjedal e Kreuziger
Bene, quattro in testa e la situazione si congela. Neppure per idea: al km 33, proprio all’inizio della salita più dura di giornata, il Col du Barrioz (unica vetta di prima categoria: salita di 7.8 km al 6.5% di pendenza media con tratti sopra al 10%), i battistrada hanno 1′ sul gruppo principale. In mezzo c’è però un drappello di ventisei unità, e il ricongiungimento tra testa della corsa e contrattaccanti avviene nel corso della salita.

A scollinare al gpm sono i seguenti atleti: Wout Poels (Team Sky), Greg Van Avermaet (BMC Racing Team), Robert Kiserlovski e Roman Kreuziger (Tinkoff), Steve Morabito e Sébastien Reichenbach (FDJ), Andriy Grivko e Paolo Tiralongo (Astana Pro Team), Jan Bakelants, Cyril Gautier e Alexis Vuillermoz (AG2R La Mondiale), Jens Keukeleire (Orica GreenEDGE), Tomasz Marczynski (Lotto Soudal), Edvald Boasson Hagen, Stephen Cummings e Daniel Teklehaymanot (Dimension Data), Ryder Hesjedal (Trek-Segafredo), Antonio Pedrero (Movistar Team), Thomas Voeckler (Direct Énergie), Tom-Jelte Slagter (Cannondale), Jérôme Coppel (IAM Cycling), Björn Thurau (Wanty-Groupe Gobert), Paul Voss (Bora-Argon 18), Tsgabu Grmay e Luka Pibernik (Lampre-Merida).

Grivko si avvantaggia, in quattro lo inseguono: fra loro c’è Gasparotto
I 10 punti in palio li prende Teklehaymanot, seguito da Grmay, Voeckler, Poels, Bakelants e Reichenbach; il gruppo principale tirato dalla Tinkoff, e segnatamente dai danesi Jesper Hansen e Michael Valgren, passa a 1′ di distanza. 5 km di discesa e subito dopo una nuova salita, il Col des Ayes di seconda categoria (cima al km 47): ancora una volta primo allo scollinamento è Teklehaymanot davanti a Thurau, Grmay e Boasson Hagen. Anche sul quinto gpm, il Col des Mouilles (km 59), scorre via senza scossoni, anche per il fatto che si tratta di un gpm di quarta categoria: in questo caso passa in testa Poels, che conquista l’unico punto in palio.

Nella discesa riesce ad avvantaggiarsi Andriy Grivko, mentre il resto dei compagni di fuga viene riassorbito dal plotone principale esattamente a metà gara. Grivko inizia la penultima salita, la Côte de la Sarrazine (km 78.5) di terza categoria, con 1’05” di vantaggio. Nel corso della scalata in quattro si sganciano dal gruppo: si tratta di Cyril Gautier (AG2R La Mondiale), Enrico Gasparotto (Wanty-Groupe Gobert), Bartosz Huzarski (Bora-Argon 18) e Dayer Quintana (Movistar Team). Costoro scollinano a 30″ dall’ucraino; il plotone li lascia finalmente andare e scollina a 1’55” dalla testa della corsa.

Gasparotto saluta tutti e ci prova, dietro lavora il Team Sky
Il ricongiungimento tra le prime due porzioni della carovana avviene attorno ai meno 50 km dalla conclusione, quando vantano 2’25” di vantaggio su Contador e soci: per questo motivo Quintana è maglia gialla virtuale, visto che il fratello d’arte è partito stamane con 1’39” di ritardo dal capoclassifica madrileno. Ai meno 30 km, sotto l’impulso di Michael Gogl e Sergio Paulinho (Tinkoff), il gruppo dei migliori si riporta a 2’15” mentre ai meno 20 km il gap è di 2′ tondi. Situazione invariata anche ai meno 10 km, ma da questo punto tutto cambia: si portano in testa al gruppo prima gli uomini dell’Orica GreenEDGE, quindi quelli del BMC Racing Team e soprattutto quelli della Etixx-Quick Step e della FDJ, che fanno scendere repentinamente il margine degli attaccanti a 1′ all’inizio della salita, ai meno 6.4 km.

Già nei primi metri di ascesa attacca, partendo correttamente dal fondo del drappello, Enrico Gasparotto: sulla ruota del friulano riesce a riportarsi il solo Dayer Quintana, mentre Cyril Gautier ci prova vanamente, cosa che non riescono neppure a tentare Andriy Grivko e Bartosz Huzarski. Il vincitore dell’Amstel Gold Race e scatenato e, prima del cartello dei meno 5 km alla conclusione, si sbarazza anche della compagnia del sudamericano. Nel gruppo si muove, come d’abitudine, il Team Sky che approccia davanti l’erta conclusiva; la formazione britannica varia il consueto schema di gioco mandando all’attacco dopo qualche centinaio di metri Mikel Landa, seguito e raggiunto da Brent Bookwalter (BMC Racing Team), il quale resiste con il basco giusto qualche decina di metri.

Aru e Pinot in difficoltà, Landa continua e riprende Gasparotto
Già nelle primissime rampe della salita si stacca Tony Gallopin (Lotto Soudal), che decide di abbandonare le velleità di classifica; poco più avanti, nei presi dei meno 4.5 km dal termine, perdono contatto due coscritti della classe ’90. Ma se per Fabio Aru (Astana Pro Team) questo era nelle attese, altrettanto non si può dire per Thibaut Pinot che in precedenza aveva fatto lavorare i propri gregari: il transalpino terminerà a 2’31” dal vincitore – Aru a 1’57”, scortato dai fidi Dario Cataldo e Luis León Sánchez -, per quella che è la prima giornata no dell’anno per il pupillo della Francia ciclistica.

Landa continua il suo incedere e va prima a riprendere Quintana e poi, ai meno 3.5 km, a riagguantare un ottimo Gasparotto; il gruppo, tirato da Roman Kreuziger e del quale fanno parte sedici elementi, segue l’ex Euskaltel ad una manciata di secondi. Il primo scatto tra i papabili per la vittoria finale arriva a meno 3.1 km dalla fine e porta la firma di Daniel Martin: all’irlandese rispondono senza alcun problema Alberto Contador, Sergio Henao e Richie Porte. Resta momentaneamente staccato Chris Froome che decide di andar su del proprio ritmo; scelta corretta, perché rientra assieme agli altri componenti del gruppetto di cui fa parte ai meno 2.8 km.

Froome accelera due volte, e Contador paga: solo Porte resiste. Al britannico il successo
Neppure il tempo di rifiatare che Froome lancia una delle sue classiche accelerazioni: ai meno 2.6 km il britannico parte e riprende Landa, e i soli Contador, Porte e Romain Bardet riescono ad accordarsi. Altri 200 metri ed è ora della seconda frullata, anticipata da un cambio di ritmo in punta di sella, elemento insolito nell’esperienza del keniano bianco: stavolta però né Bardet né soprattutto Contador sono capaci di rispondere. Il madrileno deve salire del suo passo, e verrà in breve raggiunto da Daniel Martin e Adam Yates. Chi invece è sa tenere il ritmo altissimo di Froome è Richie Porte che ai meno 2100 metri dal termine riesce a operare il rientro.

I due ex compagni di squadra proseguono di comune accordo e possono vantare ai meno 1500 metri un vantaggio di 15″ sui più immediati inseguitori. Nel breve tratto di discesa che porta agli ultimi 500 metri è sempre Porte a tirare davanti; Froome esce di ruota attorno ai 220 metri dalla linea bianca e prosegue il suo sprint sui generis fatto di andatura ad alta cadenza, mettendosi anche en danseuse negli ultimi 50 metri. È la sua sesta vittoria in carriera al Critérium du Dauphiné, cifra che lo pone al quarto posto nella storia della corsa alla pari di Iban Mayo e Raymond Poulidor. Davanti a lui rimangono solo Freddy Maertens a sette, Chris Boardman a otto e Bernard Hinault a dieci.

Cambia la maglia gialla: domani c’è il Col de la Madeleine
La volata di Froome è tanto vigorosa che riesce a mettere 1″ fra lui e il più che buon Richie Porte (BMC Racing Team) di oggi. La volata per il terzo posto a 19″ viene vinta dal britannico Adam Yates (Orica GreenEDGE) sull’irlandese Daniel Martin (Etixx-Quick Step). Quinto a 21″ un indispettito Alberto Contador (Tinkoff); a 25″ conclude il francese Romain Bardet (AG2R La Mondiale) mentre pagano 27″ il francese Pierre Rolland (Cannondale), l’olandese Bauke Mollema (Trek-Segafredo), il sudafricano Louis Meintjes (Lampre-Merida), il francese Julian Alaphilippe (Etixx-Quick Step), l’azzurro Diego Rosa (Astana Pro Team) e gli spagnolo Joaquim Rodríguez (Team Katusha) e Daniel Navarro (Cofidis, Solutions Crédits). Nuova buoni segnali da Valerio Conti (Lampre-Merida) e Damiano Caruso (BMC Racing Team), rispettivamente quindicesimo e sedicesimo a 1’07”.

Con il successo Froome conquista anche la maglia gialla: ora il keniano bianco guida con 7″ su Porte, 27″ su Contador, 37″ su Martin, 42″ su Alaphilippe, 52″ su Yates, 1’08” su Rosa, 1’16” su Navarro, 1’21” su Mollema e 1’27” su Meintjes. Domani altre montagne nel menù: la tappa da La Rochette a Méribel presenta un chilometraggio pressoché identico a quello odierno (141 i km da percorrere), ma a cambiare sono le salite. Cinque in totale, una delle quali di seconda, tre di prima (compresa quella conclusiva, lunga 12.3 km con pendenza media del 6.6%) e soprattutto una hors categorie. Verrà infatti scalato a metà frazione il Col de la Madeleine, lungo 19.2 km con la pendenza media del 7.9%. Terreno per guadagnare tempo o recuperarne, per continuare ad attaccare o per mostrare di non temere le frullate altrui.

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