Nibali, Quintana, Froome, Contadot: protagonisti nel 2015, protagonisti nel 2016? © B. Bade - ASO
Nibali, Quintana, Froome, Contadot: protagonisti nel 2015, protagonisti nel 2016? © B. Bade - ASO

Chris save the Queen?

L’analisi dei favoriti per la maglia gialla: duello Froome-Quintana, Contador terzo incomodo. Aru-Nibali possono stupire

Non è, come tutti sanno, un gran bel periodo per il Regno Unito, e in particolar modo per l’Inghilterra, la più importante delle quattro nazioni costitutive: prima la Brexit, poi la magra comparsa della nazionale dei Tre Leoni ad Euro 2016, con la sconfitta contro la piccola Islanda, nazione che vanta meno abitanti di un quartiere di Londra.

Per risollevare l’onore e il morale alla truppa britannica ci può pensare lo sport, con due pedine. Una è rappresentata dallo scozzese Andy Murray sul prato verde di Wimbledon, ma la concorrenza di Novak Djokovic è spietata. L’altra è rappresentata da Chris Froome: keniano di nascita, sudafricano di crescita e monegasco di residenza. In buona sostanza uno che, con Farage al governo, sarebbe rimasto fermo a Calais invece di battere bandiera Union Jack.

Froome per il tris, con una squadra super
Il favorito della vigilia è il vincitore uscente. Questo sebbene il 2016 di Christopher Froome non sia finora il suo anno più convincente: dopo il debutto vincente nel poco competitivo Herald Sun Tour a febbraio, il trentunenne è tornato al successo con una fuga al Tour de Romandie dopo essere uscito di classifica e dopo un’insufficiente Vuelta a Catalunya. Ha rivestito una maglia (gialla, ovviamente) di leader al Critérium du Dauphiné, in quello che è stato il suo ultimo appuntamento prima del Tour.

Tra quanti puntano alla vittoria è colui che ha disputato meno giorni di corsa, solo 28, numero per lui consueto (i giorni pre Tour furono 27 nel 2015, 27 nel 2014, 30 nel 2013). Dalla sua parte c’è un percorso particolarmente adatto, elemento già presente nella scorsa edizione della Grande Boucle. Oltre alle sue ben note qualità, Froome può contare su di una (stellare) squadra tutta a sua disposizione: nomi come Henao, Kiryienka, Landa, Nieve, Poels e Thomas in salita permettono di creare i tanto amati trenini che sgretolano le resistenze degli avversari. Rowe e Stannard sono poi delle garanzie in pianura.

Quali sono gli appigli a cui gli avversari possono aggrapparsi? Nelle due vittoriose esibizioni in terra di Francia Froome è calato alla distanza, non risultando insuperabile nella terza settimana come invece era avvenuto in quelle precedenti. Quest’anno, fra Finhaut, la crono di Megève, Saint-Gervais e Morzine c’è un poker di difficoltà in serie nel quale poter ribaltare la corsa. Da non trascurare, inoltre, la tradizionale rigidità nelle tattiche del Team Sky, ormai ben note alle formazioni rivali. Le quali potrebbero finalmente provare ad imparare dal passato, cercando di unire gli sforzi contro l’armata britannica, che pare superiore a tutte le altre squadre prese singolarmente. Ma, come si suol dire, l’unione fa la forza e hai visto mai…

È arrivata la volta buona per Quintana? I segnali ci sono
Secondo nel 2013 da debuttante, secondo nel 2015 con un Giro già in saccoccia. Al Tour 2016 Nairo Quintana si presenta con l’obiettivo dichiarato di migliorare le precedenti esperienze e, dati i risultati, c’è solo una posizione da scalare. Il 2016 del colombiano è stato più che positivo, con le vittorie al Catalunya, al Romandie e alla Route du Sud a cui si aggiungono i podi al San Luis (dove scortò il fratellino Dayer) e al País Vasco. Rispetto a molti avversari l’andino è ancora in età di crescita dal punto di vista delle prestazioni.

Un aspetto su cui ha lavorato è relativo alle cronometro, che al Tour presenteranno poca pianura e molta salita. Rispetto alla scorsa stagione il percorso lo accontenta ancor più data la riduzione, se non assenza, di trabocchetti nella prima settimana, i quali si rivelarono decisivi nel 2015 per l’assegnazione della maglia gialla. Altro punto a suo favore è la resistenza nelle tre settimane, con gli ultimi giorni che lo hanno visto in passato ben più pimpante rispetto ai rivali. Al suo fianco c’è un Movistar Team costruito a sua immagine e somiglianza e, quest’anno, con un Alejandro Valverde che non punta alla classifica. Insomma, ci son tutte le condizioni per inserire il Sudamerica fra i continenti vincitori della Grande Boucle.

L’eterno Contador punta tutto sul Tour: riuscirà a rivincerlo?
Nona esibizione al di là dei Pirenei per Alberto Contador; sembrava, almeno in inverno, poter essere l’ultima ma le voci emerse a partire dalla primavera sembrano aver scongiurato tale ipotesi. Il campione di Pinto ha incentrato tutta la stagione sul Tour de France, in una squadra guidata da un patron che non fa nulla per togliere pressione ai propri sottoposti. Cinque sono state le uscite stagionali del trentatreenne, che ha iniziato con un terzo posto all’Algarve, ha proseguito con due secondi alla Paris-Nice e al Catalunya, ha vinto al País Vasco e si è dovuto accontentare del quinto posto al Dauphiné.

Come spesso accaduto ultimamente la sua formazione non pare, almeno alla vigilia, all’altezza di quelle avversarie: cinque i confermati (Kreuziger, Majka, Tosatto, Valgren e il jolly Sagan) rispetto al 2015, quando vi erano in più due scalatori (Basso e Rogers) e un passista (Bennati) di esperienza, sostituiti quest’anno da uno scalatore altalenante (Kiserlovski) e da due affidabili passisti (Bodnar e Gatto). Per Contador c’è l’arma dell’imprevedibilità che (quasi) tutti gli altri big non possiedono; di contro un certo logorio fisico che già nel recentissimo passato si è manifestato con il trascorrere dei giorni. Non è dunque il grande favorito della vigilia, e non è detto che ciò sia un male.

Astana bifronte: Aru leader alla vigilia, ma Nibali è pronto
Da una parte c’è chi ha incentrato la stagione sul Tour, dall’altra chi della corsa francese ne fa il secondo dei tre obiettivi del 2016. Sono connazionali e, soprattutto, compagni di squadra. Fabio Aru debutta in Francia dopo una prima parte d’annata non certo sfavillante, con la perla della stoccata di Tournon al Dauphiné a nascondere le non eccelse impressioni dei primi mesi. A lui non viene chiesto il successo, anche perché il debutto al Tour non è uno scherzo per nessuno, anche se nel palmares hai una Vuelta e due podi al Giro. Nelle crono dovrebbe pagare dazio agli avversari, puntando inoltre a non perdere terreno nelle tappe con trabocchetti.

Al suo fianco una squadra di altissimo livello, partendo dai fidati Rosa, Sánchez e Tiralongo per passare ai poliedrici Grivko e Lutsenko e ai “girini” Fuglsang e Kangert. Con loro anche chi il Giro l’ha vinto esattamente un mese fa: Vincenzo Nibali, stando alle dichiarazioni della vigilia, non si presenta a Mont-Saint-Michel con i gradi di uomo di classifica. Tuttavia tagliar fuori il messinese, che ha trascorso buona parte del mese allenandosi nella consueta base del Passo San Pellegrino, sarebbe un errore madornale. La strana coppia sardo-siciliana può risultare uno degli elementi di attenzione per il pubblico del Tour, non solo quello italiano; coppia che si ripresenterà, ma a ruoli invertiti, anche a Rio de Janeiro, prima di vederli nel 2017 (finalmente) su sponde opposte.

BMC, francesi e quant’altro fra speranze di podio e di top 5
Altra coppia è quella targata BMC Racing Team composta da Richie Porte e Tejay van Garderen: a differenza di Aru e Nibali costoro non possono vantare neppure un podio in un grande giro (contro gli undici degli Astana). Probabilmente, nonostante le speranze del team statunitense, neppure questa potrà essere la volta buona, considerato il cast dei rivali: la formazione disegnata da Jim Ochowicz è di buon livello e pronta ad aiutare i capitani. Sui quali, oltre all’elemento della competitività, sovviene il dubbio su chi sia il leader alla vigilia. Verosimilmente ognuno correrà per sé sino alle prime salite; da lì chi sarà meglio posizionato potrà contare sul supporto altrui. Tra i migliori 5 possibile vedere uno di loro, più difficile il discorso podio.

Chi ha migliori chance, vuoi perché sul podio degli Champs-Élysées ci è già salito, è Thibaut Pinot. Il francese è nella stagione del salto di qualità, nella quale è riuscito ad essere competitivo sin dall’inizio. È enormemente migliorato a cronometro, diventando anche campione nazionale. In più c’è una formazione, la FDJ, a lui dedicata e con gregari esperti e valenti. Potrebbe essere la sorpresa: non magari per la vittoria, ma per il podio la sua candidatura è di rilievo. Anche l’arcirivale Romain Bardet sta vivendo l’anno della consacrazione: ma per lui, nonostante una squadra assai competitiva in salita (al suo servizio in AG2R La Mondiale anche Pozzovivo, al primo Tour), è più difficile immaginarlo tra i migliori tre.

Alla top 5, seppur con diverse sfaccettature, possono ambire come massimo piazzamento i vari Alberto Rui Costa, Mathias Fränk, Daniel Martin, Bauke Mollema, Pierre Rolland e la coppia del Team Katusha composta da Joaquim Rodríguez e Ilnur Zakarin; ma, loro, devono sperare in disavventure altrui. Sarebbe meglio inseguire, soprattutto per chi ha vinto in carriera una maglia iridata o classiche monumento, un successo di tappa piuttosto che una grigia posizione di rincalzo ad oltre 10′ dal vincitore: ma fintantoché il settimo posto in classifica vale di più rispetto ad una frazione vinta sia dal punto economico (11500 € per il settimo, 11000 € per il vincitore di tappa) che dal punto di vista degli agognati punti World Tour (ben 80 al settimo, solo 20 per la tappa vinta), ecco che costoro non possono essere biasimati del tutto.

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