
Sicilia No Stop: il periplo dell'isola in poco più di tre giorni
Da Palermo a Palermo, con il mare sempre sulla destra. Oltre 1000 km tra caldo, sonno e storie che raccontano lo spirito autentico del ciclismo di lunga distanza
Si è conclusa da poche ore la tredicesima edizione della Sicilia No Stop, una delle randonnée più longeve e affascinanti del panorama italiano. Da ventisei anni, con cadenza biennale, infatti, la manifestazione permette agli appassionati delle lunghe distanze di compiere il periplo completo della Sicilia in totale autonomia, affrontando i suoi oltre 1000 km in un tempo massimo di 75 ore.
L'edizione 2026, andata in scena nel ponte del 2 giugno, ha visto al via 172 iscritti provenienti da tutta Italia,e da altri 7 paesi. Alla fine, saranno 132 i ciclisti in grado di completare il percorso, con i più veloci che hanno iniziato a fare ritorno a Palermo già nelle prime ore del 2 giugno, mentre gli ultimi hanno concluso il proprio viaggio alle prime luci di mercoledì 3 giugno.
Quella di quest'anno è stata anche un'edizione di cambiamenti. Dopo oltre vent'anni di organizzazione affidata allo storico patron Salvatore Giordano e alla Ciclo Tyndaris, il testimone è passato al GS Mediterraneo che ha inoltre deciso di modificare la città di partenza e arrivo nella manifestazione che passa da Siracusa a Palermo.
Sul piano tecnico, gli organizzatori hanno optato per un percorso meno severo rispetto ad alcune edizioni del passato, escludendo la scalata dell'Etna, che nel 2024, complice anche il grande caldo, aveva rappresentato una delle principali difficoltà per molti partecipanti. Il tracciato, sviluppato interamente lungo il periplo dell'isola in senso antiorario, presentava comunque oltre 1.000 chilometri e 7.750 metri di dislivello positivo, numeri più che sufficienti per rendere la Sicilia No Stop una sfida capace di mettere alla prova anche i randonneur più esperti.
Il percorso è stato suddiviso in dodici tappe con relativi punti di controllo e servizi. Dopo la partenza dal Velodromo Borsellino di Palermo, la randonnée ha toccato alcune delle località più rappresentative della costa siciliana, da San Vito Lo Capo a Marsala, da Sciacca a Porto Empedocle, passando poi per Ragusa Marina, Portopalo di Capo Passero e Siracusa, prima di risalire lungo la costa ionica attraverso Roccalumera, Patti Marina e Santo Stefano di Camastra fino al ritorno nel capoluogo regionale. Un lungo anello con il mare sempre sulla destra, pensato per offrire ai partecipanti un viaggio completo attorno all'isola prima ancora che una semplice sfida sportiva.

Le operazioni di partenza
Nonostante la partenza fosse prevista per domenica 31 maggio, già da sabato 30 il Velodromo Paolo Borsellino di Palermo ha iniziato a popolarsi di randonneur. La vigilia di una prova di questo tipo, infatti, è sempre un momento cruciale per le operazioni preliminari come la verifica delle iscrizioni, il ritiro delle carte di viaggio, il controllo dell'attrezzatura e gli ultimi preparativi prima di affrontare oltre mille chilometri lungo le strade della Sicilia. Il velodromo si è così trasformato nel punto di incontro di decine di storie diverse, accomunate dalla stessa destinazione. Un'atmosfera che gli organizzatori hanno raccontato con queste parole: «Il Velodromo Borsellino si è svegliato piano, accarezzato dalle prime luci di Palermo. Le bandiere sventolano nel vento e sembra quasi di respirarla, quella polvere di sogni che precede le grandi storie».
Alle prime luci di domenica mattina, tra le 6 e le 7, è poi arrivato il momento della partenza alla francese. A piccoli gruppi, i partecipanti hanno lasciato il velodromo dirigendosi verso la costa occidentale dell'isola, con San Vito Lo Capo ad attenderli dopo poco più di cento chilometri e un lungo viaggio attorno alla Sicilia appena iniziato.
1000 chilometri, una pluralità di storie
Come tutte le grandi randonnée, anche la Sicilia No Stop è un coacervo di storie. Dietro ogni numero di pettorale, infatti, si nascondono motivazioni diverse. C'è chi è qui per completare i brevetti necessari a entrare nel nuovo ciclo della Nazionale Italiana Randonneur, chi punta a conquistare una buona posizione nelle griglie di partenza della prossima Parigi-Brest-Parigi e chi, semplicemente, vuole scoprire fin dove riesce a spingersi.
Ci sono veterani che hanno già accumulato decine di migliaia di chilometri nelle prove di ultradistanza e che sono in lotta per raggiungere il master Audax Oro, e ciclisti alla loro prima esperienza oltre i mille chilometri. Ma soprattutto, sono quelli che arrivano in Sicilia per chiudere un conto rimasto aperto con il proprio passato. Tra le storie più significative di questa edizione c'è quella di Catalina. Per lei la Sicilia No Stop rappresentava la chiusura di un cerchio. Nell’edizione del 2024, infatti, durante la discesa dall'Etna affrontata a quasi 70 km/h, una caduta l'aveva costretta al ricovero dopo un altro grave incidente avvenuto appena un mese prima sulle strade del Comasco. Due cadute importanti in poco più di trenta giorni, il corpo che chiedeva di fermarsi e la necessità di fare i conti con paure e fragilità che ogni ciclista, prima o poi, si trova ad affrontare. «Oggi ho appena concluso la Randonnée Sicilia No Stop. Sono tornata sull'isola che due anni fa mi ha fermata. E questa volta sono arrivata fino in fondo», ha scritto al termine della prova sulla sua pagina Facebook. Una frase che racconta bene lo spirito di molte delle persone presenti a Palermo. Perché nelle randonnée il traguardo raramente coincide con il semplice arrivo. Spesso rappresenta piuttosto la conclusione di un percorso iniziato molto tempo prima, fatto di allenamenti, rinunce, cadute e ripartenze.
Protagonista il grande caldo
Se ogni edizione della Sicilia No Stop ha il suo protagonista inatteso, quest'anno il ruolo spetta senza dubbio al caldo. Le temperature elevate hanno accompagnato i partecipanti per gran parte del percorso, trasformando le ore centrali della giornata in una sfida nella sfida. Un caldo importante, che ha messo a dura prova anche due randonneur particolarmente esperti come Marco Giro e Roberto Moscatelli che, come ci hanno raccontato, nel corso della prima giornata hanno scelto di rifugiarsi per diversi minuti all'interno di un supermercato Lidl, approfittando dell'aria condizionata per recuperare energie e lasciarsi alle spalle le ore più torride della giornata.
Altri ancora hanno, invece, preferito sfruttare sfruttare maggiormente le ore notturne e le temperature più miti, allungando i chilometri da percorrere dopo il tramonto e inserendo qualche riposo supplementare nelle ore più calde della giornata. Scelte strategiche e dettagli organizzativi, che spiegano le tante variabili a cui si deve badare durante una randonnée e che dimostrano che oltre alle gambe la chiave del successo sia da rintracciare nella capacità di capire quando fermarsi e quando ripartire.

Dal Mare alle Alpi
Il rientro a Palermo dei partecipanti alla Sicilia No Stop non segna certo la conclusione della stagione delle grandi randonnée italiane. Il 18 agosto, infatti, sarà l’esordio della Firenze-Roma-Firenze, mentre tra poco più di due settimane, il mondo randagio tornerà a darsi appuntamento a Bormio per l'Alpi 4000, una delle prove più impegnative del calendario europeo. L'edizione 2026 prenderà il via il 20 giugno e proporrà ai partecipanti un percorso di circa 1300 chilometri e oltre 23.000 metri di dislivello attraverso alcune delle salite più iconiche dell'arco alpino.
Una sfida molto diversa da quella siciliana, ma altrettanto capace di mettere alla prova gambe, testa e capacità di gestione. E tra coloro che si presenteranno sulla linea di partenza valtellinese ci sarà sicuramente anche qualcuno dei randonneur che, fino a poche ore fa, stava ancora pedalando lungo le coste della Sicilia.
Perché è questa una delle caratteristiche più sorprendenti del mondo Audax. La capacità di trasformare ogni arrivo in una nuova partenza. Di chiudere un viaggio di mille chilometri e ritrovarsi quasi subito a pensare al successivo, sempre con la stessa voglia di mettersi alla prova.
