Foto di rito per il GM Europa Ovini © GM Europa Ovini
Foto di rito per il GM Europa Ovini © GM Europa Ovini

GM Europa Ovini, progetto con vista Professional?

Intervista al presidente Gabriele Marchesani, fra bilanci e prospettive future

Quella del GM Europa Ovini è un’esperienza nata all’inizio del 2015, con un quattordici corridori in un progetto a fortissime tinte abruzzesi. Dopo le prime gare di ambientamento sono arrivati i primi risultati importanti, suggellati da due successi: il primo, il 15 maggio con Marco D’Urbano, al Rhône-Alpes Isère Tour al termine di una lunga fuga. Il secondo, il 10 giugno con Filippo Fortin, alla Okolo Slovenska in una volata a ranghi compatti.

Quest’anno una ulteriore crescita, testimoniata con inviti ricevuti da molteplici paesi e risultati in numero ancor più cospicuo, con un team globalmente migliorato in tutti i suoi settori. Tutto questo non avrebbe potuto compiersi senza la volontà di Gabriele Marchesani, imprenditore nel settore alimentare che ha creato la compagine in prima persona, per un’esperienza che potrà conoscere nuovi scenari nella prossima stagione.

Presidente Marchesani, come valuta l’ambiente del ciclismo?
«Io provengo dal mondo del calcio, sport di cui continuo a far parte come sponsor del Pescara Calcio; e proprio per l’amicizia con il presidente Sebastiani sto valutando un’entrata nell’assetto societario. Nel ciclismo, rispetto al calcio, a mio avviso manca in taluni casi la professionalità: per gestire una formazione bisogna aver effettuato un determinato percorso di studi, ad esempio in scienze manageriali, o avere delle esperienze pregresse. Invece si assiste a casi in cui un giorno un atleta scende dalla bici e il giorno dopo diventa manager e gestore di aziende di qualche milione di euro. Nel calcio non esiste che un calciatore da un giorno all’altro si metta a dirigere Real Madrid e Barcellona; nel ciclismo, purtroppo, sì».

Che bilancio traccia sinora di questa stagione, con quattro vittorie raccolte da Filippo Fortin?
«Molto positivo, stiamo raccogliendo delle belle soddisfazioni. A parte due anni con la Bardiani, Filippo non aveva avuto possibilità di ritagliarsi spazio e guadagnare notorietà. Con noi nel 2015 ha centrato una vittoria mentre quest’anno si è consacrato non solo con i successi ma con podi e piazzamenti (ben ventotto top 10, ndr) anche in gare prestigiose. Lottare come ha fatto ad esempio al Challenge Mallorca contro Greipel, Boasson Hagen, Bouhanni e finire per due volte su due tra i primi significa che è un ragazzo che può ancora migliorare e che riesce a competere con i migliori al mondo».

Tra i più positivi ci sono il giovane Antonio Di Sante e Davide Pacchiardo
«Soprattutto Di Sante! Lui è veramente una rivelazione perché è cresciuto in maniera esponenziale e si sta comportando molto bene; al Matteotti è arrivato con i primi ma, non avendo spunto in volata, più del quattordicesimo posto non poteva fare. È un ragazzo che proviene dall’Aran ed è passato con noi senza tanti risultati, ma sta veramente dando il massimo andando anche spesso in fuga (l’ultima qualche giorno fa al Tour Alsace). Pacchiardo non lo scopriamo di certo oggi, lui che è stato campione italiano élite senza contratto. Ha avuto un inizio di stagione un po’ altalenante a causa di una toxoplasmosi che gli ha fatto perdere un mese e mezzo per recuperare bene, poi ha saputo tornare competitivo cogliendo dei bei risultati. C’è poi Matteo Rotondi che è un ragazzo di diciannove anni che ha fatto ottavo al campionato italiano under 23 che sta crescendo bene».

Quanto conta avere come team manager una persona come Roberto Damiani?
«Il lavoro suo e dei direttori sportivi Dario Andriotto, Alessandro Donati e Dimitriy Nikandrov si vede nella crescita dei giovani. Roberto è con noi da marzo ed è il nostro punto di appoggio: la sua presenza è garanzia di professionalità e di esperienza nonché un bel riferimento per un team giovane come il nostro».

Quale sarà il futuro del team?
«Ieri abbiamo depositato presso l’UCI il dossier per ottenere una licenza Professional. Vogliamo comunque fare una Professional a “profilo basso”, senza fare voli pindarici: sedici elementi con diversi ragazzi giovani che si affacceranno per la prima volta nel mondo professionistico con un paio di guide più esperte. Questo per il primo anno, poi magari con il passare del tempo possiamo crescere assieme agli sponsor».

A proposito di patrocinatori, come è entrato in contatto con Ibiza e la Comunità delle Baleari?
«Non per incensarmi ma in questo caso sono stato bravo io che ho saputo sfruttare un’indicazione di Stefano Garzelli il quale mi aveva segnalato José Márquez, ragazzo molto ben visto nell’isola e che è un “personaggio” ad Ibiza perché uno dei pochi ciclisti. Chiaramente con il suo arrivo è stato possibile creare un legame anche di amicizia con il presidente e la giunta del Consiglio Insulare di Ibiza; sto per aprire un’attività sull’isola, la Europa Ovini Ibiza, per la distribuzione degli arrosticini e grazie anche a questo sforzo stiamo crescendo molto a livello di visibilità, come testimoniano i molti inviti che abbiamo ottenuto».

Proprio Márquez è migliorato notevolmente rispetto alle prime gare
«Lui veniva da una formazione dilettantistica (la valenciana Controlpack, ndr) ma il dilettantismo spagnolo non equivale a quello italiano. Invece José grazie alle corse che ha fatto in giro per l’Europa è cresciuto molto ed è un punto di riferimento in salita; insomma, sta venendo su bene».

Quanto è stato rilevante per un team come il vostro aver corso così spesso all’estero?
«È stato molto importante perché abbiamo guadagnato molta esperienza e abbiamo avuto la possibilità di metterci in evidenza sia a livello agonistico con i risultati, sia a livello di visibilità per i nostri sponsor che lavorano in Slovacchia, Croazia e Slovenia e a loro far piacere essere presenti nei territori con il loro brand. La disputa di molte gare all’estero, soprattutto nell’Est Europa, deriva anche dal fatto che da noi, purtroppo, ci sono poche gare e non si può far riferimento al calendario nazionale. Soprattutto per un team piccolo come il nostro ma con dei criteri sani: siamo l’unica Continental che ha tutti i dipendenti, corridori e staff, a stipendio. Io sono un imprenditore e non voglio che le persone lavorino per me a zero euro; per me non esiste, non è nel mio dna».

Quali sono gli atleti che state seguendo per la prossima stagione?
«Noi stiamo costruendo la squadra per il prossimo anno su Fortin e, se riusciremo ad ottenere una licenza Professional e lui resterà con noi, gli vogliamo affiancare un atleta di alto spessore per fare in modo che possano darsi una mano vicendevolmente. Stiamo valutando anche qualche altro ragazzo che abbia già esperienza a buon livello per costruire una squadra solida e competitiva».

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