Il quartetto dell'Italia maschile in azione a Rio © Bettiniphoto
Il quartetto dell'Italia maschile in azione a Rio © Bettiniphoto

A Wiggins la gloria, agli azzurri il rimpianto

Rio, quartetto britannico oro e record nell’Inseguimento. Italia fuori per un niente dalla finalina. Alle cinesi la Velocità a squadre

Questa è la cronaca di una rosicata con pochi eguali, quest’anno. Non è il bieco nazionalismo che si dipana in occasioni universali come le Olimpiadi a spingerci a scrivere ciò, quanto il pensiero di tutto quello che ha preceduto la serata di oggi a Rio de Janeiro. Parliamo dell’Inseguimento a squadre, ovviamente; e parliamo del quartetto italiano.

Se una settimana fa ci avessero detto che gli azzurri sarebbero arrivati a un passo dal podio, ci saremmo fatti una risata; per il semplice motivo che una settimana fa per la formazione italiana non era punto prevista la partecipazione ai Giochi. E diciamo “una settimana” non per iperbolizzare, ma perché proprio venerdì 5, sette-giorni-sette fa, è arrivata la notizia del ripescaggio di Ganna e compagni in seguito alla defezione russa.

Torna dalle ferie (o da ovunque tu sia), prepara al volo il bagaglio, dimentica sicuramente qualche effetto personale, sali sul primo aereo per il Brasile, càlati dal cielo nel pieno del clima olimpico, un battito di ciglia e sei già sull’anello del velodromo a gareggiare. Ce n’è abbastanza per arrivare ultimi nelle qualifiche e avere tutte le giustificazioni del mondo.

E invece nel turno preliminare Liam Bertazzo, Simone Consonni, Filippo Ganna e Francesco Lamon non solo non sono arrivati ultimi, ma col quinto tempo hanno pure fatto intravedere possibilità che alla vigilia erano impensabili.

 

Una prova con un ostacolo imprevisto per l’Italia
Sicché oggi, nel primo turno della prova, il quartetto schierato dal ct Marco Villa si è trovato contrapposto, nella seconda batteria, alla Cina. Gli italiani sono partiti subito forte, hanno fatto un secondo chilometro sublime, hanno tenuto ad alti livelli (in vantaggio rispetto al record italiano) nel terzo, e nel quarto…

E nel quarto, quando si trattava di raccogliere per quanto seminato, si sono ritrovati davanti un ostacolo: i cinesi, autori di una prova alquanto opaca, si sono fatti raggiungere. In altri momenti del ciclismo su pista, la gara sarebbe finita lì con la vittoria azzurra; ma qui contavano i tempi per stabilire quale squadra potesse accedere alla finale per il terzo e quarto posto, per cui il quartetto avversario andava sorpassato, e la prova portata a termine.

Superare un quartetto in pista significa dover cambiare traiettoria, probabilmente disunirsi, trovare di sicuro delle difficoltà nell’operare la rotazione in testa. Riportato in termini di cronometro, se non si perde un secondo poco ci manca.

“Beh, non importa”, dirà il lettore, in fondo un secondo è poca roba. Non nell’Inseguimento; non in questo testa a testa odierno.

 

I neozelandesi beffano per 7 centesimi il quartetto azzurro
Ricapitolando: dalla prima batteria avevamo una Germania che – superata agevolmente una spenta Svizzera – aveva fatto segnare un tempo di 3’56″903. Nella seconda batteria l’Italia doveva cercare di far meglio rispetto ai tedeschi, per ambire alla finalina.

E gli azzurri – diamine! – hanno fatto in pieno la loro parte: 3’55″724, ovvero nuovo record italiano (migliorato il precedente 3’56″393), e dita incrociate in vista delle prove di Australia, Nuova Zelanda e Danimarca, che ieri in qualifica si erano espresse tutte e tre sul piede dei 3’55”; come dire, la possibilità di giocarsi il bronzo non erano più così remote per Ganna e compagni.

La terza batteria, equilibratissima, ha lanciato l’Australia verso la finalissima (tempo di 3’53″429), con la Danimarca giunta a un’incollatura (3’53″542), e rinviata alla finalina. Nella quarta batteria i più attesi tra tutti, i britannici di Bradley Wiggins, erano attesi a un tempone. E l’hanno stampato, quel tempone, abbassando fino a 3’50″570 il record mondiale della specialità. Quasi una formalità, per il quartetto della Gran Bretagna.

Agli azzurri interessava però il tempo della Nuova Zelanda: fosse stato più alto di quello del quartetto italiano, i nostri sarebbero entrati nella finale per il bronzo. Per quasi tutta la gara la Nuova Zelanda ha avuto un margine di sicurezza, tra i 2″ e i 2″ e mezzo; ma nell’ultimo chilometro gli oceanici si sono ingolfati, hanno accusato la fatica di aver  cercato – per quanto possibile – di tenere testa agli inarrivabili britannici, e hanno visibilmente perso colpi.

L’esito del cronometro è stato quasi incredibile: 3’55″654 per i neozelandesi; solo 7 centesimi di secondo meglio dell’Italia: ecco che quel sorpasso ai cinesi si rivelava determinante ai fini del risultato azzurro. Va bene prendere gli aspetti positivi da ogni vicenda, va bene non recriminare più di tanto, ma anche alla iella c’è un limite!

 

Bradley Wiggins, oro leggendario con il quartetto della Gran Bretagna
Nelle finali, poi, tutto è andato secondo pronostico: l’Italia, con Michele Scartezzini subentrato a Bertazzo, è apparsa piuttosto scarica perdendo la sfida per il quinto posto con la Germania (3’59″485 contro 4’02″360); per il terzo posto la Danimarca di uno scatenato Lasse Norman Hansen si è imposta nettamente (3’53″789) sulla Nuova Zelanda (3’56″753). Il tempo dei danesi fa pensare che in ogni caso gli azzurri non sarebbero riusciti a issarsi sul podio, ma come tutti sanno ogni gara fa storia a sé: resteremo con un minimo di dubbietto.

Quindi la finalissima: la Gran Bretagna, sulla carta, avrebbe dovuto fare polpette del quartetto australiano. Ma i wallabies – quasi come se sin qui si fossero nascosti – hanno preso di petto la sfida, dando tutt’altra impressione rispetto ai primi turni. Soprattutto, facendo tutt’altri tempi.

Con entrambi i quartetti lanciati su andature da record mondiale, gli australiani (Alexander Edmondson, Jack Bobridge, Michael Hepburn e Sam Welsford) hanno guidato per tre quarti della prova: avvantaggiati anche di 7 decimi (intorno al secondo chilometro), hanno poi subìto il ritorno dei britannici, ma stavano comunque tenendo, finché ancor prima del terzo chilometro un vagoncino del quartetto ha perso contatto: Bobridge.

Contestualmente, Steven Burke ha dato la sua ultima trenata che ha di fatto appaiato la GBR all’Australia, e poi si è a sua volta staccato: toccava ai suoi compagni Ed Clancy, Owain Doull e Bradley Wiggins chiudere il capolavoro. E i tre non hanno mancato l’impegno: hanno portato a compimento il progetto, respingendo il tentativo di ritorno dell’Australia, e completando l’opera nel tempo di 3’50″265, di nuovo record del mondo.

Gli aussie hanno chiuso in 3’51″008, arrivati a tanto così dal perpetrare la beffa clamorosa, ma quando c’è Wiggo di mezzo, è difficile che le cose non vadano come programmato dal baronetto: per lui quarta Olimpiade di fila baciata dall’oro, Inseguimento individuale già ad Atene 2004 e poi a Pechino 2008; in Cina la medaglia fu doppiata dall’oro nell’Inseguimento a squadre. Poi, a Londra 2012, titolo nella cronometro su strada. Ora questo strepitoso ritorno alla pista, per una chiusura di carriera nel solco della leggenda.

 

Nella Velocità maschile fuori a sorpresa François Pervis
Altre due gare erano in programma oggi a Rio. È cominciato il torneo della Velocità maschile, con le qualifiche, e il primo turno a eliminazione diretta (con annessi ripescaggi). I migliori sono stati ancora una volta i britannici, che hanno segnato entrambi il nuovo record olimpico sui 200 metri: Callum Skinner (9″703) e poco dopo il suo compagno Jason Kenny (9″551), campione uscente della specialità.

Nei testa a testa non ci sono state grosse sorprese, se escludiamo l’eliminazione di François Pervis: il francese ha perso la sua sfida con il tostissimo olandese Jeffrey Hoogland, e poi nei ripescaggi si è fatto beffare dal colombiano Fabián Puerta (che ha battuto pure il polacco Rafal Sarnecki).

Domani negli ottavi si fronteggeranno Kenny-Puerta, Skinner con l’australiano Constable, l’altro australiano Glaetzer col tedesco Levy, il russo Dmitriev col neozelandese Webster, il francese Baugé contro Hoogland e il cinese Xu con il secondo tedesco Eilers.

 

Velocità a squadre femminile, primo oro olimpico cinese nel ciclismo
L’altra specialità giunta a medaglia oggi è stata la Velocità a squadre femminile. Qui la Cina (con la coppia Jinjie GongTianshi Zhong) non ha fatto prigionieri, dominando in lungo e in largo il torneo. Già autrici del nuovo record olimpico (32″305) in qualifica, le due asiatiche si sono superate al turno successivo, quando hanno fissato il primato mondiale con 31″928, prime nella storia a scendere sotto i 32″.

In finale la Cina ha incontrato la Russia, in una riedizione della finale di qualche mese fa ai Mondiali di Londra. Ma se in marzo le cinesi furono relegate per un cambio irregolare, stavolta non hanno commesso il minimo errore; di più: anche quattro anni fa, alle Olimpiadi di Londra, le cinesi furono relegate per cambio irregolare (allora   tedesche).

Ecco allora che l’occasione del riscatto assoluto è stata centrata in pieno. Primo oro cinese nel ciclismo olimpico, anche questo nel suo piccolo è un record. Russia (Anastasiia Voinova-Daria Shmeleva) d’argento, Germania (Kristina Vogel-Miriam Welte) di bronzo superando l’Australia (Anna Meares-Stephanie Morton) nella finalina.

Domani, oltre alla progressione del torneo della Velocità maschile, si sprinterà anche nel Keirin femminile: grande sfida tra la tedesca Vogel e l’australiana Meares (prima e seconda ai Mondiali di Londra), ma occhio all’inserimento delle cinesi e delle russe già viste oggi ai massimi livelli.

E poi, gara più attesa tra gli appassionati italiani, il torneo dell’Inseguimento a squadre femminile andrà a compimento: il quartetto azzurro, qualificatosi col settimo tempo, sfiderà nel primo turno la Cina, cercando un tempo di livello per sognare la finale per il bronzo. Impresa proibitiva, ma Tatiana Guderzo, Francesca Pattaro, Simona Frapporti e Silvia Valsecchi (col possibile inserimento di Beatrice Bartelloni) ci proveranno. Lanciate verso la lotta per l’oro, le ragazze di Gran Bretagna e Stati Uniti.

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