La vittoria di Peter Sagan a Plumelec © Bettiniphoto
La vittoria di Peter Sagan a Plumelec © Bettiniphoto

Con questo Sagan tutto sembra facile

Peter vince il primo Europeo dei professionisti davanti ad Alaphilippe; Italia pimpante ma non finalizza e Ulissi è solo nono

Dal punto di vista del prestigio non varrà quanto un Campionato del Mondo o una classica monumento, ma Peter Sagan ha aggiunto un’altra bella vittoria al proprio palmarès: oggi a Plumelec in Francia il fenomenale corridore slovacco ha infatti vinto la prima edizione aperta anche ai professionisti dei Campionati Europei. Sul percorso bretone è stato tutto facile per il 26enne di Zilina: il percorso era perfetto per le sue caratteristiche con il traguardo posto in cima ad una salitella di 1800 metri, lo svolgimento tattico della corsa è stato anche quello ideale e un ulteriore vantaggio l’ha avuto nell’assegna di Greg Van Avermaet, probabilmente l’unico corridore che al momento riesca a rivaleggiare quasi alla pari con lui come dimostra il recente 1-1 delle corse canadesi di Québec e Montréal. Insomma, Sagan doveva vincere e ha vinto: in attesa del Mondiale di Doha del prossimo 16 ottobre, Peter Sagan sa già che il prossimo anno in gruppo avrà di nuovo una maglia diversa da tutti gli altri che lo renderà sempre più riconoscibile, se non sarà di nuovo quella bianca con i colori dell’iride, sarà questa nuova bianca e blu con le stelle.

Quattro in fuga dal primo giro
Il circuito per la gara élite maschile era quello già ben collaudato di 13.7 chilometri con il finale caratterizzato dallo strappo della Côte de Cadoudal: in totale oggi erano previsti ben 17 passaggi e 232.9 chilometri. Subito nel corso del primo giro è partita la fuga che è rimasta in avanscoperta fino agli ultimi 50 chilometri: i protagonisti sono stati Bertjan Lindeman (Olanda), Pirmin Lang (Svizzera), Andrii Bratashchuk (Ucraina) e Risto Raid (Estonia) che al termine del quarto giro (circa 55 chilometri di gara percorsi) erano riusciti ad accumulare un vantaggio sul gruppo nell’ordine degli undici minuti. Per tenere sotto controllo l’azione dei fuggitivi, tutte le nazioni più rappresentative hanno messo un uomo a lavorare in testa al gruppo: per l’Italia è andato il laziale Valerio Conti che ha mostrato ancora un’ottima condizione fisica dopo la vittoria di tappa alla Vuelta.

Negli ultimi 5 giri iniziano gli scatti
Nel corso dell’11° passaggio sulla Côte de Cadoudal la fuga si è dimezzata e sono rimasti da soli in testa Bertjan Lindeman e Andrii Bratashchuk con il plotone che in quel frangente si era già riavvicinato a 4’20”. Nel corso della tornata successiva invece sono finalmente iniziati i primi movimenti nel gruppo: a 68 chilometri dal traguardo la Francia ha accelerato con Alexandre Geniez, per l’Italia si è mosso in marcatura Enrico Gasparotto e subito dietro si sono accodati anche Jelle Vanendert (Belgio), David De La Cruz (Spagna), Emanuel Buchmann (Germania), Lukasz Owsian (Polonia) e Tobian Ludvigsson (Svezia), ma questo drappello di contrattaccanti non ha avuto vita particolarmente lunga.

Ben diversa invece è stata l’azione nata nel corso della 13esima scalata della Côte de Cadoudal: con Bertjan Lindeman ormai solitario in fuga con meno di un minuto di vantaggio, da dietro è riuscito a sganciarsi un drappello molto interessante e numeroso con l’Italia che ha piazzato subito Davide Villella e poco dopo anche Fabio Aru; il Belgio era presente con Jelle Vanendert e Ben Hermans, la Germania con Simon Geschke, la Francia con Cyril Gautier e Nicolas Edet, la Spagna con Omar Fraile e David De La Cruz, l’Olanda con Sam Oomen e poi (dal chilometro 48) con Bertjan Lindeman, la Russia con Sergey Lagutin, il Portogallo con Sergio Paulinho, la Polonia con Karol Domagalski, la Repubblica Ceca con Karel Hnik, la Slovenia con Jan Polanc, la Svizzera con Fabian Lienhard, l’Estonia con Peeter Pruus ed infine l’Albania con Redi Halilaj.

L’Italia Visconti, Moser e Aru
In un primo momento al gruppo sembrava andare bene questa nuova fuga tanto che dietro si sono quasi rialzati facendo schizzare il vantaggio dei 19 uomini di testa fino a 1’10”, poco dopo però è stato il Belgio a rompere gli indugi e da lì è iniziato un inseguimento ad un ricompattamento generale a 27 chilometri dall’arrivo, dopo con Lienhard e Polanc avevano provato a fare da soli per un po’. All’inizio del penultimo giro un bel forcing di Giovanni Visconti ha primo messo il gruppo in fila indiana e poi ha portato via un nuovo gruppetto 17 corridori dove, oltre al corridore della Movistar, c’erano anche Moreno Moser e di nuovo un generoso e attento Fabio Aru; anche il Belgio era messo benissimo davanti con Philippe Gilbert, Tiesj Benoot e Ben Hermans. Purtroppo proprio mentre si avvantaggiavano questi corridori una caduta in plotone ha coinvolto Gianni Moscon, finito a terra con Alexandre Geniez e Rubén Fernández e costretto ad un faticoso inseguimento col gruppo lanciato.

Oltre ai già citati corridori di Italia e Belgio il gruppetto in fuga comprendeva anche Gautier, Rubio, De Kort, Oomen, Voss, Martens, Frank, Reichenbach, Domagalski, Lagutin e Kvasina. Il solo Gautier non faceva stare tranquilla la Francia che si è fatta carico dell’inseguimento trovando una piccola collaborazione due uomini di Slovacchia e Portogallo: il gap di 30″ è stato annullato sul penultimo passaggio della Côte de Cadoudal, ma a quel punto il gruppo si era ormai assottigliato ad una cinquantina di unità rispetto ai 141 corridori partenti.

Moser ci prova all’ultimo giro
Nell’ultimo giro è stata ancora l’Italia ad essere protagonista con un bellissimo scatto di Moreno Moser che ha sorpreso il gruppo e si portato da solo in testa alla corsa obbligando le altre nazionali a sfinirsi per inseguirlo. Il corridore trentino, grazie ad una fantastica copertura da parte dei compagni di squadra, è arrivato ad avere fino a 30″ di vantaggio a 6 chilometri dall’arrivo ma quando, oltre al Belgio, si sono messe a tirare Francia, Spagna e Polonia non c’è stato molto da fare per un uomo solo in testa: ai piedi della Côte de Cadoudal il vantaggio di Moser era di soli 10″ e appena iniziata la salita la sua pedalata si è fatta via via sempre più pesante.

Villella anticipa, Sagan metti tutti d’accordo
Il primo corridore a prendere l’iniziativa dal gruppo è stato lo svizzero Mathias Frank che ha istigato il contrattacco di Davide Villella che ai 1200 metri finali ha ripreso e superato uno stremato Moreno Moser: il 25enne milanese di Magenta è stato convocato all’ultimo per sostituire l’infortunato Gianluca Brambilla, ma la sua risposta è stata molto positiva sebbene anche questo scatto non abbia dato i frutti sperati. La corsa si è così decisa con una lunga volata in salita lanciata in progressione dallo spagnolo Daniel Moreno: Peter Sagan si è incollato alla sua ruota e sul rettilineo finale in leggera salita l’ha saltato andando a vincere con una facilità quasi disarmante.

Il secondo posto è andato al francese Julian Alaphilippe, già infilzato da Sagan nella tappa di Cherbourg all’ultimo Tour de France; Daniel Moreno è riuscito a salvare il podio mentre a seguire sono arrivati Samuel Dumoulin (che aveva vinto qui in Coppa di Francia), Petr Vakoc, Rui Costa, Tony Gallopin e Philippe Gilbert. La Francia finisce con il piazzarne tre nei primi sette e probabilmente avrà il rammarico di non aver provato a fare qualcosa di più per impedire un arrivo in volata dove, contro Peter Sagan, l’esito era praticamente già scritto.

L’Italia manca solo nel finale
L’Italia chiude con il nono posto di Diego Ulissi come miglior piazzamento dopo che il toscano della Lampre si era fatto trovare assieme a Sonny Colbrelli in ottima posizione all’ultimo chilometro. Purtroppo anche oggi la nostra nazionale ha palesato i limiti già più volte visti in passato: la squadra si è mossa bene e con grande generosità praticamente tutta la corsa, quando c’era da lavorare non si è tirata indietro ed in tutte le azioni più pericolose c’era sempre almeno un uomo in marcatura con i tempi giusti, purtroppo a mancare continua ad essere l’uomo che possa finalizzare il lavoro dei chilometri precedenti. Ulissi oggi ci ha provato e ha confermato il buon periodo di forma, ma a 27 anni ormai sappiamo bene che la sua esplosività diminuisce oltre una certa distanza e probabilmente avrebbe preferito anche un paio di grandi di pendenza in meno sullo strappo finale.

Dietro ad Ulissi, per quanto riguarda i corridori italiani, troviamo Giovanni Visconti 21°, Fabio Aru 23° mentre Sonny Colbrelli è finito addirittura 29° a 39″ dopo essere rimasto senza gambe proprio nel finale. Per il ct Davide Cassani adesso è già ora di voltare pagina perché tra meno di un mese già il Mondiale in Qatar su un percorso completamente pianeggiante e che quindi vedrà coinvolti uomini diversi da quelli di oggi: anche per la prova iridata mancherà probabilmente la grande individualità su cui impostare la corsa, vedremo cosa riuscirà ad inventarsi Cassani con il lavoro di squadra.

Archivio

La vignetta di Pellegrini