Simona Frapporti (col numero 12) inquadrata dall'alto nel corso dell'Omnium di Coppa del Mondo a Glasgow © Twitter
Simona Frapporti (col numero 12) inquadrata dall'alto nel corso dell'Omnium di Coppa del Mondo a Glasgow © Twitter

Per l’Italia di Coppa è il giorno del rammarico

Belle prove di Frapporti nell’Omnium e di Consonni-Lamon nella Madison. Medagliere della CDM di Glasgow vinto dalla Gran Bretagna con 5 ori

Si sarebbe potuta chiudere con una bella medaglia per Simone Consonni e Francesco Lamon la tre giorni di Coppa del Mondo su Pista a Glasgow, e nessuno avrebbe potuto obiettare alcunché, perché nella Madison che ha rappresentato l’atto finale della rinnovata manifestazione targata UCI la coppia azzurra si è davvero ben comportata.

Invece i due italiani sono rimasti ai piedi del podio, a non-festeggiare un quarto posto che lascia loro un po’ d’amaro in bocca al termine di una prova in cui i ragazzi schierati da Marco Villa si sono dimostrati all’altezza degli avversari più quotati.

Un risultato che fa il paio col quinto posto di Simona Frapporti nel nuovo Omnium, con l’azzurra arrivata oggi a uno sprint non solo dal podio, ma addirittura dalla vittoria. Un appuntamento, quello di CDM, che si chiude con una sola medaglia per i colori italiani, l’argento conquistato dal quartetto femminile nell’Inseguimento, ma che conferma – pur fatta la tara dell’assenza di alcuni pezzi grossi – che il nostro movimento è ormai fuori dalle sabbie mobili nelle quali si è dibattuto troppo a lungo.

Chi esce col vento in poppa dal weekend scozzese è la Gran Bretagna, cinque vittorie su 14 gare, ottenute peraltro con molti volti nuovi, come a indicare che ci sarà sempre un seguito ai successi ottenuti dai mostri sacri che hanno dominato sugli anelli di tutto il mondo da ormai diversi lustri.

Francia seconda nel medagliere con 2 ori, 4 argenti e un bronzo, poi Lituania (2 ori e un argento) e Spagna (2 ori e un bronzo). 1-1-1 per Australia e Polonia il computo delle medaglie.

 

Sylvain Chavanel vince l’Inseguimento, Confalonieri settima nello Scratch
La giornata è cominciata con le qualificazioni dell’Inseguimento individuale e delle Velocità a squadre. Possiamo andare direttamente al punto, ovvero ai risultati dei tre tornei. Nel primo (17esimo posto per Davide Plebani in qualifica) il miglior tempo è stato fissato dal polacco Daniel Staniszewski (4’18″217) davanti a Sylvain Chavanel (4’20″427); ma la finale tra i due ha ribaltato i valori espressi al mattino, e il francese ha conquistato la vittoria (in 4’20″567) con una gara accorta e condotta praticamente sempre in testa, seppur con poco margine (4’22″875 il tempo dello sconfitto, alla fine). Il bronzo è andato all’olandese Dion Beukeboom sul tedesco Leif Lampater.

Nella Velocità a squadre femminile, settimo posto in qualifica per le italiane Gloria Manzoni e Miriam Vece, le quali hanno poi ceduto il passo alla Spagna nel primo turno a eliminazione diretta (e in base ai tempi del turno, hanno confermato il settimo posto in graduatoria). Le spagnole (Tania Calvo e Helena Casas) hanno poi proseguito in maniera vincente, imponendosi in finale sulle cinesi Jun Han e Lili Liu; bronzo per le russe Natalia Antonova e Tatiana Kiseleva, che hanno battuto l’Australia nella finalina.

La Velocità a squadre maschile è stata uno dei momenti palpitanti per il pubblico di casa, visto che a imporsi è stata la Gran Bretagna: solo terzo in qualifica, opposto alla Repubblica Ceca nel primo turno, il terzetto formato da Jack Carlin, Ryan Owens e Joe Truman ha poi battuto la Francia (Sébastien Vigier, Quentin Lafargue e Benjamin Edelin) in finale. Il bronzo è stato conquistato dalla Polonia (gran finale di Kamil Kuczynski) a spese della Germania.

La Francia aveva peraltro esultato poco prima con Elise Delzenne nello Scratch: la transalpina è stata brava a prendere il giro insieme alla giapponese Minami Uwano, alla russa Evgeniya Romanyuta, all’irlandese Lydia Gurley e alla bielorussa Marina Shmayankova, superate nell’ordine al termine della gara. Per l’Italia c’era Maria Giulia Confalonieri, che si è fatta sfuggire il trenino buono e ha poi chiuso al settimo posto.

 

L’Omnium parte nel segno della giapponese Yumi Kajihara
Capitolo Omnium: nella nuova versione, la prova multipla (ridotta a 4 gare anziché 6) ha confermato quanto si era già capito sin dagli esordi della rinnovata formula, e cioè che si tratta di una competizione basata più che mai sul mordi&fuggi: eliminate le tre gare dallo svolgimento più lungo e (televisivamente parlando) monotono, ovvero Inseguimento, Chilometro/500 metri e Giro lanciato, confermate le tre di più immediato appeal (Scratch, Eliminazione e Corsa a punti), inserito quel vero e proprio Far West che risponde al nome di Tempo Race.

Gli aggiustamenti sono tuttora in corso, se è vero che il regolamento di quest’ultima prova è stato già minimamente modificato, anche se il senso resta tutto (uno sprint al giro, un punto a chi lo vince, 4 punti se si conquista il giro). Naturalmente non si è assistito a 27 sprint consecutivi, perché è poi naturale che chi tenta un attacco, stando davanti, guadagni il suo bravo punticino al giro senza dover fare volate.

Nel nostro caso, si veniva da uno Scratch vinto dalla giapponese Yumi Kajihara davanti alla belga Lotte Kopecky, alla francese Roxane Fournier, alla britannica Emily Kay e a Simona Frapporti (quinta); nei primi giri l’azzurra è stata molto brava, è transitata due volte in testa, dopodiché ha preso corpo un attacco a tre condotto da Kajihara, Kay e dalla bielorussa Tatsiana Sharakova (che nello Scratch era stata sesta).

Evitiamo di fare l’elenco di tutti i passaggi, basti dire che alla fine (conquistato il giro da parte delle tre a tre tornate dal termine, e rilevate al comando dalla cinese Xiaoling Luo) la gara ha visto vincere nuovamente Kajihara, davanti a Kay, Sharakova, Luo, Frapporti (di nuovo quinta) e Kopecky. Simona – coerentemente coi primi due risultati – si ritrovava a metà gara al quinto posto con 64 punti contro gli 80 della giapponese (che era seguita a 72 da Kay, a 68 da Kopecky, a 66 da Sharakova).

 

Quinto posto e un po’ di rammarico per un’ottima Simona Frapporti
L’Eliminazione non è andata bene per l’azzurra, appena 13esima su 18 concorrenti; a imporsi qui è stata la Kopecky davanti alla Kay, con Kajihara ancora ottima (terza). 116 punti per Yumi alla partenza della decisiva Corsa a punti, quindi; contro i 110 punti di Kay, i 108 di Kopecky, i 92 di Sharakova; Frapporti, con 80 punti, era scivolata all’ottavo posto della generale.

La gara finale è stata per una buona metà abbastanza bloccata, Frapporti ha messo insieme 5 punti nei primi due sprint (in totale sarebbero state 8 volate per 80 giri di corsa), intanto Emily Kay macinava piazzamenti utili per avvicinare prima e superare poi la Kajihara; l’asiatica, a parte un tentativo di caccia ai -64, non si è praticamente vista, chiudendo la prova con la miseria di un punto conquistato.

Al quinto sprint (ai -30) il sorpasso di Kay (119 a 117, con Kopecky che incalzava, terza a 113), poi l’attacco della Sharakova, che è riuscita a prendere il giro volando così al primo posto provvisorio ai -19. Sulla scorta dell’assalto della bielorussa, altre cinque atlete si sono messe in caccia: tra di esse, proprio Simona.

La quale, tra l’altro, è stata bravissima a ritardare l’aggancio al gruppo (una volta che era chiaro che il giro sarebbe stato conquistato) per restare sola al comando e transitare per prima al settimo e penultimo sprint; col giro effettivamente preso di lì a poco e lo sprint vinto, un bottino di 25 punti che ha proiettato l’azzurra in zona podio.

Serviva un buon piazzamento nello sprint finale (con punteggi raddoppiati) per salirci, su quel podio; addirittura, vincendo la volata conclusiva, Simona avrebbe scavalcato tutte le avversarie andando a imporsi nella generale.

E invece le cose non sono andate come Frapporti avrebbe sognato: l’ultimo sprint l’ha vinto la francese Roxane Fournier sull’ucraina Tetyana Klimchenko e Kopecky, e l’italiana si è inserita in quinta posizione. La classifica finale ha visto Emily Kay conquistare l’oro con 121 punti, un niente su Lotte Kopecky, seconda a 120; terza Tatsiana Sharakova a 119, quarta Yumi Kajihara a 117, quinta Simona Frapporti a 113.

 

Consonni e Lamon a un passo dal podio nella Madison che parla spagnolo
L’atto finale, come anticipato, è stata la Madison maschile. Ruolo degli spauracchi agli australiani Cameron Meyer e Miles Scotson, con gli spagnoli Sebastián Mora e Albert Torres e i belgi Kenny De Ketele e Moreno De Pauw a rappresentare degli ottimi terzi incomodi. Non vi stupite quindi se il podio è stato poi composto proprio da queste tre coppie.

In realtà la gara, pur se partecipata da 15 team, è stata realmente contesa da quattro o al massimo cinque coppie. Per gioia di Villa e degli appassionati italiani, la combo azzurra Consonni-Lamon era tra queste. Fasi di studio in avvio, Russia a punti in diversi sprint, fino a giungere a quota 13 dopo 5 volate, con la Francia a tampinare a 12 e poi l’Australia a 8 e via via le altre.

Più o meno a metà gara (120 giri totali, 12 sprint, l’ultimo con punteggi doppi) la Gran Bretagna di Mark Stewart e Oliver Wood ha tentato la carta del giro, involandosi con la Polonia (Daniel Staniszewski e Alan Banaszek), ma non riuscendo nel proprio intento. Per inseguire i britannici, però, il gruppo si è notevolmente sfilacciato, e nelle pieghe di questa fluidissima situazione Consonni e Lamon si sono comportati ottimamente.

Ripresi britannici e polacchi ai -55, subito gli australiani son partiti in contropiede, e in questo caso gli azzurri sono stati molto bravi ad accodarsi insieme a Belgio e Spagna: un quartetto destinato a restare lì davanti per molte tornate, mentre gran parte delle coppie avversarie si disperdevano tra un giro perso e l’altro. Peccato solo che in questo frangente gli italiani non siano riusciti a ottenere troppi punti dagli sprint (e dire che ogni volta la volata la facevano in 4: le coppie che appunto erano davanti).

Ai -26 – non essendo ancora riusciti a guadagnare il giro – gli azzurri hanno nuovamente attaccato, stavolta con la Svizzera; ma meglio ancora è uscita la Spagna, che ai -15 ha conquistato il giro ponendosi nettamente al comando della corsa (41 punti contro i 24 dell’Australia seconda e i 21 del Belgio terzo).

Sebbene sempre nel vivo dell’azione, Consonni e Lamon erano a questo punto (a 10 giri dalla fine) ancora quinti con soli 8 punti (davanti a loro pure la Francia a 12). Qui è scattato il capolavoro dei due, che hanno prima preso il giro insieme ad Australia, Belgio, Francia e Svizzera, e poi hanno pure vinto lo sprint finale. Per loro 38 punti in totale, quindi, ma la Spagna chiudeva a 45, l’Australia a 44, il Belgio a 41. Magro contraltare al bruciante quarto posto, la soddisfazione di aver almeno preceduto la Francia (34 i punti dei transalpini), mentre le altre coppie hanno chiuso tutte lontanissime (la Polonia, sesta, ha vantato 12 punti).

Valga da consolazione la consapevolezza, per Consonni e Lamon, di essere in corsa per la Coppa del Mondo di specialità: 375 punti per loro contro i 500 della Spagna, i 450 dell’Australia e i 400 del Belgio. La seconda tappa di CDM è già dietro l’angolo, programmata per il prossimo weekend (11-13 novembre) ad Apeldoorn in Olanda. Dopodiché se ne riparlerà in febbraio, con altri due fine-settimana consecutivi (quello del 19 e quello del 26), stavolta in America, a Cali in Colombia e a Los Angeles negli USA. E sarà forse un’altra storia.

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