Baptiste Planckaert saluta il pubblico © Photonews
Baptiste Planckaert saluta il pubblico © Photonews

Lo Europe Tour è questione fra belgi

Il bilancio del circuito europeo: Planckaert batte Dupont, la Wanty ha la meglio tra le squadre e il Belgio tra i paesi. Italia in crescita

Con il cambiamento operato nella scorsa stagione dall’UCI i circuiti continentali 2016 hanno conosciuto una modifica a livello temporale, con il via dal primo gennaio e la conclusione posta domenica 23 ottobre, una settimana dopo il termine della rassegna iridata di Doha. Le prove susseguenti che si sono svolte, sono in corso di svolgimento o si svolgeranno fino al 31 dicembre entrano nei conteggi dei ranking 2017. Questo in attesa della tanto vociferata riforma del World Tour che andrebbe a cascata a risistemare il panorama continentale.

Europe Tour: testa a testa fra Planckaert e Dupont
Parla belga il circuito europeo: merito di Baptiste Planckaert, ventottenne della Wallonie Bruxelles, e di Timothy Dupont, ventinovenne della Veranda’s Willems. I due si sono dati battaglia da fine gennaio sino ad ottobre inoltrato, inanellando vittorie e piazzamenti in serie. Cinque le affermazioni di Planckaert: tappa più classifica al Tour de Normandie di fine marzo, Tour du Finistère a metà aprile, La Poly Normande a fine luglio e una tappa al Czech Cycling Tour di metà agosto.

Addirittura quindici i successi di Dupont, che lo incoronano come plurivittorioso del 2016 davanti al campione del mondo Peter Sagan (in attesa di vedere le ultime scorribande cinesi di Mareczko). Il conteggio si apre prepotentemente a marzo con cinque gioie: una tappa alla Driedaagse van West Vlaanderen, la Nokere Koerse e ben tre frazioni del Tour de Normandie. Digiuno ad aprile seguito dall’accoppiata Dwars door de Vlaamse Ardennen e GP Criquielion di maggio. A giugno è la volta del Memorial Philippe van Coningsloo mentre a luglio sono quattro le vittorie raccolte in soli otto giorni: GP de Pérenchies a cui fanno seguito tre tappe al Tour d’Alsace. Ad agosto volata vincente all’Antwerpse Havenpijl mentre a settembre arrivano le ultime due conquiste alla De Kustpijl e al Kampioenschap van Vlaanderen.

Come ha fatto dunque Planckaert a conquistare la classifica, terzo belga a riuscirvi dopo Nico Eeckhout nel 2006 e Tom Van Asbroeck nel 2014, pur avendo ottenuto solo un terzo delle vittorie dell’avversario? Parzialmente i piazzamenti: il vallone ha sommato quarantuno risultati fra il secondo ed il decimo (con sei secondi e cinque terzi) mentre per il fiammingo sono trentacinque (ma ben dieci secondi e cinque terzi).

Il problema per Dupont è che molte delle sue vittorie (dodici su quindici) e dei piazzamenti (undici su trentacinque) sono stati colti in prove .2; calcolando solo le competizioni .Hc e .1 per Dupont il bilancio è di tre vittorie e ventiquattro ulteriori piazzamenti in top 10, per Planckaert è invece di tre vittorie e ben trentadue ulteriori piazzamenti in top 10. La graduatoria finale vede quindi l’alfiere della Wallonie conquistare il titolo con 1605 punti contro i 1425 del portacolori della Veranda’s Willems.

Colbrelli terzo la spunta su Coquard. Classifica di spessore
Anche per l’ultimo, virtuale gradino del podio si è assistito ad una sfida a distanza fra due corridori, militanti a differenza dei belgi in squadre Professional: si tratta di Sonny Colbrelli e Bryan Coquard. L’italiano della Bardiani CSF, in quella che è stata la stagione della definitiva esplosione, ha racimolato sette vittorie, sei delle quali da metà agosto in poi. Addirittura tredici i successi del francese della Direct Énergie, il quale però paga un minor numero di piazzamenti nei confronti del bresciano, che si issa a quota 1370 punti contro i 1333 del pistard.

Con la riapertura dei punteggi anche agli atleti di formazioni World Tour la classifica presenta una qualità maggiore rispetto al passato: nelle rimanenti sei posizioni della top ten sono presenti quattro atleti del massimo circuito, ossia l’olandese Dylan Groenewegen quinto, il francese Samuel Dumoulin sesto, l’italiano Diego Ulissi settimo e il ceco Petr Vakoc decimo. Gli “intrusi” sono il francese Nacer Bouhanni (vincitore della graduatoria 2015) ottavo e l’italiano Francesco Gavazzi, altro che fa della consistenza una buona regola, nono.

Ancor più impressionante a livello qualitativo è la decina di atleti fra l’undicesimo e il ventesimo; nell’ordine si trovano Alexander Kristoff, Kenny Dehaes, Fernando Gaviria, Philippe Gilbert, Giacomo Nizzolo, Tony Gallopin, Tom Boonen, Dries Devenyns, Peter Sagan e André Greipel, seguiti a ruota da Arnaud Démare e Alejandro Valverde.

L’anno scorso furono cinque gli italiani nella top 20, con Davide Rebellin nono e migliore di tutti. Uno in meno quest’anno, ma con posizioni nettamente migliori. Tra i miglior 50 vi sono anche altri quattro azzurri: Giovanni Visconti ventiquattresimo, Gianni Moscon trentunesimo, Gianluca Brambilla trentaquattresimo e Filippo Pozzato trentottesimo.

Wanty prima tra le squadre, italiane in crescita
Tra i team la vittoria è andata, per la prima volta, alla Wanty-Groupe Gobert: la squadra per cui hanno gareggiato gli azzurri Simone Antonini, Enrico Gasparotto, Marco Marcato e Danilo Napolitano ha avuto la meglio in una sfida a tre contro le francesi Direct Énergie e Cofidis, Solutions Crédits. 3019 i punti dei primi, 2966 dei secondi e 2953 dei terzi, facendo così in modo che il titolo rimanga per il terzo anno di fila in Belgio dopo la doppietta della Topsport Vlaanderen-Baloise (costretta al nono posto).

Complessivamente più che buoni i segnali dai team italiani: sesto posto per la Bardiani CSF (ventiduesima nel 2015), nono per la Androni Giocattoli-Sidermec (trentaquattresima nel 2015), tredicesima la Wilier Triestina-Southeast (nona nel 2015), ventiquattresima la Unieuro Wilier (trentesima nel 2015), ventinovesima la Nippo-Vini Fantini (quarantunesima nel 2015), quarantatreesima la D’Amico Bottecchia (sessantacinquesima nel 2015), cinquantaquattresima la Norda-MG.Kvis (cinquantasettesima nel 2015) e sessantasettesima la GM Europa Ovini (settantunesima nel 2015).

Da segnalare in positivo le prestazioni di Wallonie Bruxelles (quinta) e Veranda’s Willems (settima) trainate dai rispettivi leader così come è più che soddisfacente il quarto posto degli spagnoli della Caja Rural-Seguros RGA. Decimi invece i tedeschi della Bora-Argon 18, prossimi al salto nel World Tour. Deludente il rendimento della Delko Marseille Provence KTM, solo trentaquattresima, in una graduatoria comprendente centotrentotto team.

Il Belgio ha la meglio su Italia e Francia, a punti anche la Macedonia
Il cappotto si completa con la classifica per nazioni: non contento, il Belgio conquista anche questa, e lo fa con ampio margine, visto che sono 8044 i punti sommati dai sudditi di Re Filippo. Battaglia serrata tra le altre due nazioni nobili del ciclismo: ad avere la meglio è l’Italia che si conferma al secondo posto con 6943.75 punti contro i 6786 punti della Francia.

Una voragine si apre alle spalle del podio: quarta è l’arrembante Norvegia che, grazie ai tantissimi giovani terribili delle squadre Continental, supera nel rush finale Spagna, Paesi Bassi e Gran Bretagna. Completano la top ten Germania, Danimarca e Repubblica Ceca. Ben quarantatré le nazioni europee andate a punti: l’ultima, con la “bellezza” di 0.33 punti (neppure un punto!) è la Macedonia. Merito del ventenne Andrej Petrovski, giunto secondo nella cronometro a squadre del Giro della Valle d’Aosta nella squadra del Centre Mondiale du Cyclisme.

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