La gioia di John Degenkolb dopo il successo © Ansa
La gioia di John Degenkolb dopo il successo © Ansa

Ein, zwei, drei: sempre Germania a Dubai

Dopo la doppietta di Kittel la terza tappa va a Degenkolb grazie al colpo di reni. Terzo Colbrelli, nei 10 anche Minali, Viviani e Bennati

Non vi è dubbio che le corse del deserto siano spesso e volentieri noiose, monotone e prive di interesse fino alla volata conclusiva. È stato il caso, ad esempio, sia della frazione di martedì che di quella di mercoledì del Dubai Tour 2017. Talvolta però un elemento naturale arriva a portare scompiglio, creando sconquassi al gruppo e moltiplicando a dismisura l’adrenalina per gli appassionati: è stato il caso, ad esempio, sia del Campionato del mondo élite 2016 a Doha sia di quanto è accaduto nella fase centrale della tappa odierna.

Quattro al comando, il gruppo lascia fare
Da Dubai il via alle 10.48 ora locale, le 7.48 dell’Europa Centrale, per la terza giornata del Dubai Tour, con i 200 km che portano a Al Aqah che rappresentano l’appuntamento più lungo della corsa. La fuga di giornata prende il là poco prima del km 20, con quattro corridori a comporla: si tratta dei britannici Mark Christian (Aqua Blue Sport) e Alex Dowsett (Movistar Team), dello sloveno Luka Pibernik (Bahrain-Merida) e del belga Loîc Vliegen (BMC Racing Team).

Il gruppo lascia fare, permettendo agli attaccanti di possedere 1’45” al km 20 e di transitare allo sprint volante di Silicon Oasis (km 38.6), dove Dowsett precede Christian e Pibernik, con quasi 4′. Il margine non cessa di aumentare, toccando i 5’30” al km 50 e i 6′ al km 60, dopo una prima ora in cui si sono percorsi 48 km.

Tempesta di sabbia e ventagli, il plotone si spezza. Kittel versione Ivan Drago: ferita al sopracciglio
La corsa si incammina verso l’entroterra, lasciando l’emirato di Dubai per quello di Sharjah. Prima i fuggitivi e poi i membri del gruppo si trovano a fare i conti con un avversario non del tutto inaspettato: il vento, che inizia a soffiare prepotentemente a favore trascinando con sé sabbia e creando il terreno buono per la formazione di ventagli. Il plotone si spezza in più tronconi a causa di alcune cadute. Tra chi rimane davanti vi sono una ventina scarsi di elementi fra cui Adam Blythe, Mark Cavendish, Tao Geoghegan Hart, Michael Gogl, Dmitry Gruzdev, Bob Jungels, Tom Leezer e Mark Renshaw.

Manca Marcel Kittel: la maglia blu è suo malgrado protagonista in due occasioni, rimanendo staccato (nel medesimo gruppetto con Degenkolb e Groenewegen), e subendo una ferita all’arcata sopraccigliare sinistra, fatto che provoca una copiosa perdita di sangue (e che lo fa sempre più assomigliare a Ivan Drago, protagonista di Rocky IV). Tale problema non è però dovuto ad una caduta: il tedesco, come prontamente riportato sui social media dal suo team manager Patrick Lefevere, ha infatti subito una gomitata volontaria da un elemento dell’Astana Pro Team non meglio identificato. Una volta giunto al traguardo il tedesco ha dato un nome al colpevole, ossia l’ucraino Andriy Grivko.

Kittel rientra e parla con la giuria. Il gruppo si rialza, la fuga riprende quota
Il gruppo Kittel-Degenkolb riesce a riprendere il plotone Cavendish attorno al km 93, mentre alle spalle continua il tentativo di inseguimento un terzo folto drappello. L’aumentata velocità, con l’andatura che supera i 60 km/h, fa precipitare il margine dei quattro di testa, che al km 90 possiedono solamente un paio di minuti. A metà corsa la situazione è ancor più ingarbugliata: il quartetto di testa con 1’30” sul gruppo Kittel-Cavendish e 3’05” sul terzo gruppo dei ritardatari. I battistrada sono ai meno 95 km a portata di vista del gruppo Kittel, visto che vantavano solamente 35″.

Tuttavia il plotone, dopo che Degenkolb, Kittel e Renshaw sono andati a conversare con il presidente di giuria, letteralmente si rialza, permettendo ai quattro di testa di continuare la giornata in avanscoperta e a quanti erano staccati di rientrare dopo diversi km in apnea. Ai meno 80 km la situazione torna favorevole ai fuggitivi, che riguadagnano 4′ e riescono a riottenere i 5′ ai meno 70 km.

Jungels sempre super, che rischio per Degenkolb!
La velocità torna a risalire grazie alla comparsa in testa al gruppo di Bob Jungels, Jay Robert Thomson e Bram Tankink, rispettivamente gregari di Quick Step Floors, Team Dimension Data e Team LottoNL-Jumbo: ai meno 60 km il gap torna attorno ai 3′ mentre ai meno 50 km è di 2’20”, di 2′ ai meno 45 e di 1’45” ai meno 40 km, sempre per merito delle tre formazioni di cui sopra, presenti con almeno un paio di uomini ciascuna.

Alla lista manca la Trek-Segafredo, con John Degenkolb in coda al gruppo causa qualche problemino meccanico di poco conto, risolto con una passata d’olio sulla catena: proprio mentre il tedesco è assistito dall’ammiraglia rischia di entrare in collisione attorno ai meno 38 km dal traguardo con la macchina della UAE Abu Dhabi, fermatasi per soccorrere il campione emiratino Yousef Mirza, scivolato fortunatamente senza conseguenze.

A Dowsett il secondo traguardo volante, Boem mantiene la maglia
Il plotone continua la sua marcia, pur se rifiatando per qualche minuto, tanto che ai meno 30 km il gap è tornato a 2′. La velocità del grosso della truppa, già particolarmente elevata di suo (la media di giornata sarà superiore ai 49 km/h), risale facendo conseguentemente scende il vantaggio del quartetto a 1’15” ai meno 20 km. Merito soprattutto di un Jungels anche oggi extralusso, che si è incaricato della gran parte dell’opera di ricucimento.

Il secondo ed ultimo traguardo volante (Khor Fakkan, km 181.9) vede uno sprint tra i battistrada, con Dowsett che precede Vliegen e Christian: tale risultato permette a Nicola Boem (Bardiani CSF) di conservare la vetta nella speciale graduatoria grazie alla fuga di cui si è reso protagonista nella prima frazione. Il gruppo si riavvicina sempre più, passando sotto l’arco gonfiabile del traguardo parziale dopo 45″ mentre transita al cartello dei meno 10 km con 22″ di distacco.

Lavora anche il Team Sky, Oss ci prova ma senza fortuna
In questa fase fa capolino in testa anche il Team Sky, che si affianca alle altre compagini a dettare il ritmo. Ai meno 7.5 km il quartetto di testa diventa terzetto, con Dowsett che si rialza e si fa riassorbire dal plotone. Non sono della medesima intenzione gli altri tre che proseguono a testa bassa nel loro sforzo, passando ai meno 5 km con 16″ di margine residuo. Dietro si fanno vedere anche Astana Pro Team e Bahrain-Merida, mentre ai meno 4.5 km si rialza anche Vliegen. L’avventura di Christian e Pibernik dura fino ai meno 3.3 km, quando anche loro sono definitivamente ripresi.

Il gruppo imbocca a tutta velocità un brevissimo strappetto che porta ad una galleria: merito di chi, se non del solito Jungels? Il lussemburghese sgrana il gruppo, che difatto si dimezza. All’uscita del tunnel attorno ai meno 2 km esce in testa Daniel Oss (BMC Racing Team) che prova la sparata, venendo però assorbito rapidamente. Inizia a lavorare il Team Dimension-Data, ma i sudafricani si spostano quando notano di non avere alla propria ruota Cavendish.

Ci prova Janse van Rensburg, la spunta Degenkolb
A lavorare ci pensano allora il Team LottoNL-Jumbo e la Quick Step Floors, con Julian Alaphilippe che si vede in testa ai meno 900 metri. Come ieri i belgi non sono però compatti attorno al proprio leader, che si ritrova decisamente intruppato: dopo il francese entrano in azione Matteo Trentin e Fabio Sabatini, ma il toscano si sposta ai 300 metri senza avere Kittel a ruota. Il primo a iniziare la volata è un uomo del Team Dimension Data; non è però il solito Cavendish quanto Reinardt Janse van Rensburg.

Il sudafricano si lancia sulla destra della carreggiata, riuscendo a restare davanti praticamente fino alla fine: il sudafricano perde leggermente (e comprensibilmente, data la distanza da cui è partito) velocità negli ultimi 50 metri, subendo il sorpasso solamente a causa del colpo di reni migliore impartito da John Degekolb, rimasto alla sua ruota ed uscito nel momento giusto. Per il ventottenne tedesco è il primo successo in maglia Trek-Segafredo, per un’esperienza che pare essere iniziata nel migliore dei modi.

Terzo Colbrelli, ancora bene Minali. Kittel sempre leader, domani c’è Hatta Dam
Buon terzo posto per Sonny Colbrelli (Bahrain-Merida) che precede lo spagnolo Juan José Lobato (Team LottoNL-Jumbo), il sempre più interessante Riccardo Minali (Astana Pro Team), il lussemburghese Jempy Drucker (BMC Racing Team), Elia Viviani (Team Sky) a cui è mancato lo spunto dei giorni migliori, l’olandese Dylan Groenewegen (Team LottoNL-Jumbo), il britannico Adam Blythe (Aqua Blue Sport) e Daniele Bennati (Movistar Team).

Dunque fuori dai 10 Marcel Kittel, che comunque conserva la vetta della graduatoria con 8″ su Groenewegen, 10″ su Degenkolb, 13″ su Boem, 14″ su Drucker, Janse van Rensburg, Dowsett e Thomas Stewart (ONE Pro Cycling). Domani appuntamento con la frazione decisiva ai fini della classifica: dalla canonica partenza di Dubai ci si dirige verso il traguardo di Hatta Dam, raggiunto 172 più tardi. Nello strappetto posto in prossimità dell’importante invaso artificiale sarà fondamentale rimanere nelle prime posizioni per sperare di conquistare la corsa.

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