Philippe Gilbert vince alla Tre Giorni di La Panne © Tim De Waele
Philippe Gilbert vince alla Tre Giorni di La Panne © Tim De Waele

Gilbert, è una corte spietata alla Ronde

Tre Giorni di La Panne, nella prima tappa il belga domina involandosi sul Muur. Buoni segnali azzurri: Consonni gran terzo

Nelle ultime stagioni aveva disertato, non per decisione totalmente sua (a Van Avermaet la coabitazione non andava a genio), questo tipo di gare. Dopo l’esibizione odierna che segue quelle della Dwars door Vlaanderen e della E3 Harelbeke si può ufficialmente dire. Che peccato mortale, caro Philippe Gilbert, non averti ammirato negli ultimi quattro anni sulle pietre!

Il vallone ha fatto anche oggi, nella prima tappa della Tre Giorni di La Panne, il diavolo a quattro. Prima accelerazione a 64 km dal termine, che ha permesso di andare a riprendere la testa della corsa. La seconda ai meno 17 per involarsi tutto solo. Entrambe nel medesimo luogo, il Kapelmuur, l’eden delle pietre.

Andatura alta ma la fuga non si forma
La prima frazione della Driedaagse De Panne-Koksijde rappresenta ormai una piacevole consuetudine. I 206.2 km da De Panne a Zottegem divisi tra una prima parte agevole ed una seconda metà caratterizzata da ben undici muri, fra cui le due ascese al Kapelmuur (ossia il Muro di Grammont), l’ultima delle quali prevista a circa 15 km dal termine.

La partenza (manca il solo Timothy Dupont) viene data a mezzogiorno sotto un cielo sereno che sta accompagnando i corridori in tutta questa campagna del pavé. Nella prima fase si susseguono i tentativi di attacco, tutti infruttuosi. Anche la Lotto Soudal cerca di muoversi provando, con l’aiuto di una brezza che soffia lateralmente, a spezzare il gruppo; ma non succede nulla, e così si trascorre la prima ora (nella quale sono stati affrontati ben 51.5 km) a ranghi compatti.

In sette vanno all’attacco, Baugnies prova a rientrare ma non ce la fa
Attorno al km 60 un gruppetto di sette elementi riesce ad evadere. Si tratta dei belgi Kenny De Ketele (Sport Vlaanderen-Baloise), Jimmy Duquennoy (WB Veranclassic Aqua Protect) e Matthias Vandewalle (Tarteletto-Isorex), dell’irlandese Conor Dunne (Aqua Blue Sport), del francese Brice Feillu (Fortuneo-Vital Concept), del norvegese Kristoffer Skjerping (Joker Icopal) e dell’israeliano Aviv Yechezkel (Israel Cycling Academy).

Su di loro prova a rientrare Jérôme Baugnies ma il vallone della Wanty-Groupe Gobert, dopo qualche km, desiste nell’inseguimento. Al km 75 gli uomini al comando pedalare con 1’15” sul gruppo che, tuttavia, continua a non ridurre l’andatura. Prima del passaggio ad Oudenaarde il ventitreenne Vandewalle non riesce a rimanere in compagnia degli altri e si stacca irrimediabilmente.

Ritiro per Halvorsen, solita caduta per Bauer
Sul primo muro, Edelare (km 92.5), il sestetto diventa quintetto a causa della perdita del contatto del giovane Yechezkel; il plotone si fa sempre più minaccioso transitando a 53″. L’andatura si mantiene elevata, attorno ai 49 km/h, anche dopo il passaggio su Leberg (km 100.5) e Berendries (km 104.5). All’ingresso del circuito finale di 46 km è previsto il primo dei due traguardi volanti: nello sprint si impone Skjerping su De Ketele e Feillu.

Mentre anche la seconda scalata al Berendries (km 126) scorre via senza problemi e con il gruppo a soli 25″, giunge la notizia del ritiro del talentino norvegese Kristoffer Halvorsen (Joker Icopal). Il vincitore della Handzame Classic, alle prese con dei malanni di stagione, sale in ammiraglia. La fine dell’evasione per i cinque al comando arriva ai meno 78 km, poco prima di una caduta che coinvolge un corridore della Nippo, il neozelandese Jack Bauer (Quick Step Floors) e proprio il neoraggiunto Feillu.

Attacco di De Buyst, si forma un gruppetto con Barbin e Consonni
Sul Ten Bosse (km 131) iniziano i movimenti in gruppo: attacca Jasper De Buyst (Lotto Soudal), marcato stretto dal connazionale Joeri Stallaert (Cibel-Cebon). In prossimità dello scollinamento si accodano Marco Haller (Team Katusha-Alpecin), Alexandre Pichot (Direct Énergie), Pierre-Luc Périchon (Fortuneo-Vital Concept) e, nel falsopiano seguente, altri dodici elementi. Fra di loro Matthias Brändle, Dries Devenyns, Alex Edmondson, Christoph Pfingsten, Boy van Poppel e i nostri Enrico Barbin e Simone Consonni, bravi ad essere presenti nelle prime esibizioni sulle pietre.

A cercare di riportarsi su questo pericoloso gruppetto ci prova prima il due volte vincitore della Ronde Stijn Devolder (Veranda’s Willems-Crelan), poi un quintetto composto da Lasse Norman Hansen (Aqua Blue Sport), Davide Martinelli (Quick Step Floors), Andreas Schillinger (Bora-Hansgrohe) e la coppia Wanty-Groupe Gobert formata dal già citato Baugnies e da Guillaume Van Keirsbulck. Costoro, però, durano poco, dato che vengono riassorbiti dal gruppo ai meno 69 km.

Arriva il Muur: cade Juul Jensen, Gilbert prende e se ne va
Ai piedi dell’attesissimo Muur (km 142.7) la situazione vede gli uomini al comando con 30″ sul plotone tirato dalla Quick Step Floors. E nell’abitato di Geraardsbergen, che domenica tornerà a riabbracciare la Ronde, prova l’allungo Haller, il quale non va da nessuna parte, scollinando alle spalle di Devenyns e Edmondson e in compagnia di altri elementi.

Dietro, invece, accade qualcosa di più: prima cade Chris Juul Jensen (Orica-Scott), che si mostra dolorante sul polso destro. Poi, nel tratto più duro, attacca uno degli uomini più in forma del momento. Philippe Gilbert (Quick Step Floors) se ne va, con i soli Frederick Backaert (Wanty-Groupe Gobert) e Luke Durbridge (Orica-Scott) bravi a rimanere con il campione belga.

Rovinosa caduta per Kuznetsov, Gilbert rientra sulla testa
Anche nella discesa si registrano fatti di cronaca: in una curva a destra cadono un non meglio specificato elemento della Fortuneo e i russi Viacheslav Kuznetsov (Team Katusha-Alpecin) e Alexey Tsatevich (Gazprom-RusVelo), con il primo che finisce oltre alla siepe che delimita un caseggiato. E sempre nel declivio il terzetto Backaert-Durbridge-Gilbert rientra sulla terza della corsa, andando a raggiungere quanti sono riusciti a tenere l’andatura.

Ai meno 60 km la situazione vede gli uomini al comando guidare con 20″ sul primo gruppo di inseguitori dove sono presenti nomi come Sam Bennett, Sylvain Chavanel, Jens Debusschere, Tony Gallopin, Marcel Kittel, Alexander Kristoff, Marco Marcato, Sacha Modolo, Lukas Pöstlberger e Edward Theuns. Dopo aver oltrepassato l’agevole Klemhoutstraat (km 154.1) il margine cresce ai meno 50 km quando tocca quota 30″ sul plotone principale che, nel frattempo, ha conosciuto un rientro da parte di un ulteriore drappello che comprendeva fra gli altri Jens Keukeleire e Filippo Pozzato.

Sedici in testa, c’è anche Consonni. Forano Barbin e Ligthart
Matthias Brändle, Simone Consonni, Jasper De Buyst, Dries Devenyns, Luke Durbridge, Alex Edmondson, Ole Forfang, Philippe Gilbert, Marco Haller, Pierre-Luc Périchon, Christoph Pfingsten, Alexandre Pichot, Rob Ruigh, Joeri Stallaert, Boy van Poppel. Questa la composizione del gruppo di testa, dove Devenyns e Edmondson si sacrificano per i rispettivi leader. I quali si giocano il secondo e ultimo traguardo volante ai meno 46 km, con Gilbert che ha la meglio su Durbridge e Brändle.

Il gruppo principale transita a 31″ e viene tirato a fondo dal Team Katusha-Alpecin che può contare su Reto Hollenstein, Nils Politt e Rick Zabel come vagoncini a disposizioni di Kristoff. Sfortunato invece Enrico Barbin: il bergamasco, nel frattempo ripreso dal gruppo Kristoff, fora la ruota posteriore e deve attendere l’ammiraglia, rimanendo inevitabilmente staccato. Destino simile anche per l’olandese Pim Ligthart (Roompot-Nederlandse Loterij), il quale però rientra dopo qualche km.

Backaert prova la sparata, dietro gli azzurri si fanno vedere
Mentre inizia a spirare un vento laterale non indifferente il margine della fuga acquista sempre più consistenza: merito di Devenyns e Edmondson che vincono la sfida a distanza con il trio Katusha arrivando a contare 37″ ai meno 38 km e 43″ ai meno 35 km, poco prima dell’inizio della terza ascesa al Berendries (km 172.9): proprio qui, a sorpresa, decide di attaccare Backaert che guadagna qualche metro ma torna a più miti consigli nel falsopiano seguente, venendo ripreso ai meno 30.5 km.

Qualcosa di più significativo accade nel gruppo inseguitore: Marcato accelera, e con lui rimangono nell’ordine Kristoff, Pozzato, Adam Blythe e un’altra decina di elementi. Il norvegese, vincitore di questa tappa nelle ultime due stagioni, prova un disperato tentativo attaccando in una successiva minipendenza: resta sempre assieme al vichingo il solo Sacha Modolo (Team UAE Emirates) mentre rientrano dopo qualche centinaio di metri Ligthart, gli azzurri Iuri Filosi (Nippo-Vini Fantini) e Andrea Pasqualon (Wanty-Groupe Gobert) e Van Keirsbulck.

Prima Edmondson e poi Devenyns terminano il lavoro. Si ritorna sul Muur
Sul terzultimo muro, il Tenbosse (km 177.9), Edmondson finisce la propria fatica permettendo ancora ai restanti quindici di viaggiare con 33″ sul gruppo Kristoff. Che, nel frattempo, viene rinfoltito da due nuovi elementi, entrambi italiani (e vicentini, come Pasqualon). Si riagganciano infatti sia Marco Canola (Nippo-Vini Fantini) che Filippo Pozzato (Wilier Triestina).

Questo drappello di otto unità vede però la fine poco prima dei meno 20 km, quando una decina di elementi rientrano su di loro. In questo momento la situazione non appare ancora del tutto compromessa, dato che i battistrada possiedono 25″ e con i soli Gilbert e Devenyns intenti a tirare. L’ex IAM Cycling termina il proprio lavoro ai piedi della seconda ascesa del Muur (km 189.6), lasciando così il capitano a giocarsela da solo.

Gilbert vince la resistenza di Durbridge e si invola. Buone risposte da Pozzato
La selezione da dietro produce le prime vittime. Nell’ordine perdono contatto i comunque bravi Ruigh, Forfang (altro giovane norvegese da tenere d’occhio), Pfingstein e van Poppel. La selezione si fa sempre più netta perché Gilbert effettua un cambio di ritmo: pedalando sul cordolo (e non sul pavé, discorso che vale anche per tutti gli altri) il vallone guadagna qualche metro su tutti. Tranne Durbridge, che non gli lascia un centimetro, e in parte Backaert, il quale tenta faticosamente di restare a contatto.

Sul tratto duro re Philippe forza ancora, e stavolta per Durbridge non c’è nulla da fare. Il belga scollina con 5″ su Durbridge, 10″ su Backaert, una ventina di secondi su un gruppo di superstiti e circa 40″ sul gruppo. Dal quale c’è un uomo che si è tolto tutti di ruota: Filippo Pozzato prende qualche metro di margine e prova ad andare in caccia di quanti lo precedono. Un bel segnale dal parte del sandricense in vista della Ronde di domenica.

Che sfida tra i due! Consonni da applausi
Terminata l’insidiosa discesa, tra Gilbert e Durbridge la sfida si fa bellissima: l’australiano vede il rivale davanti a sé, ma non riesce ad avvicinarsi. Anzi, perché il trentaquattrenne poco a poco aumenta il suo gruzzoletto: ai meno 12 km il gap è di 10″, che diventa di 13″ ai meno 10 km e 15″ ai meno 8 km. Nel frattempo Backaert è stato raggiunto da quanti lo inseguivano e Pozzato è tornato a far parte del gruppo Kristoff.

L’undicesimo ed ultimo muro è il più facile di tutti, quello di Klemhoutstraat (km 201). I primi due continuano di buona lena mentre nel terzo gruppetto riescono a guadagnare del vantaggio Brändle e De Buyst. Su di loro, nell’immediata e breve discesa, riesce a riportarsi uno stupendo Consonni, che inizia a far conoscere il proprio talento anche su queste prove.

Gilbert si impone, Consonni ottimo terzo
Il distacco fra i due solitari cavalieri rimane pressoché inalterato e così Pippo G può andare a conquistarsi uno strameritato trionfo. Il primo in maglia Quick Step Floors, per lui che non alzava le braccia dal campionato nazionale di luglio. Il tricolore non sventolava sulla corsa dal 2005, quando toccò a Tom Steels (ora ds dell’armata belga) esultare nella terza frazione.

Luke Durbridge taglia il traguardo a 17″; bello è l’abbraccio fra i due protagonisti di giornata, che si giocheranno il successo nella crono conclusiva. La volata per il terzo posto a 34″ vede un chiaro vincitore: è il più giovane di tutti, ossia Simone Consonni. Il bergamasco del UAE Team Emirates ha la meglio sui più navigati Jasper De Buyst (Lotto Soudal) e Matthias Brändle (Trek-Segafredo).

Nei 10 anche Canola e Modolo, domani volatona a Koksijde
Sesto a 53″ è Frederik Backaert (Wanty-Groupe Gobert), che abbina sempre la forza con una tattica rivedibile. Il gruppo principale giunge a 58″ e viene regolato da Alexander Kristoff (Team Katusha-Alpecin): alle spalle del norvegese si piazzano Edward Theuns (Trek-Segafredo) e i veneti Marco Canola (Nippo-Vini Fantini) e Sacha Modolo (Team UAE Emirates).

In classifica Gilbert guida con 22″ su Durbridge e 43″ su Consonni. Domani tappa di 192.2 km da Zottegem a Koksijde con cinque muri, fra cui il Kemmelberg, da affrontare nella fase centrale. Sarà volata a ranghi compatti, a meno di sorprese.

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