Dumoulin tra le miss © Bettiniphoto
Dumoulin tra le miss © Bettiniphoto

Dumoulin vince il Giro? Forse sì

Oggi la Farfalla di Maastricht ha inferto un duro colpo al morale dei rivali. È la tempesta che si è abbattuta sul Giro

Nel momento in cui Nairo Quintana si è girato e, dopo vari chilometri all’attacco verso il sanutario di Oropa, pedalando, rilanciando, ondeggiando, spingendo, si è ritrovato addosso un Tom Dumoulin che per tutta la salita era salito col pilota automatico, intendendo con questo termine non la facilità dell’azione, ma la modalità di ascesa, con una potenza costante ed una compostezza del gesto atletico, ha probabilmente capito che le cose si stavano complicando, e di molto, nei suoi piani di conquista della maglia rosa finale. La sfinge si è mossa in quel momento, il volto ha tradito un’emozione, un pensiero: “e questo da dove è arrivato?”.

Il Dumoulin della Vuelta 2015 in formato “maxi”
Quando dallo stesso, alcune centinaia di metri dopo, è stato staccato, ha probabilmente pensato, anche solo per un momento, che riprendergli il simbolo del primato sarebbe stato quasi impossibile. Lui, gli altri corridori, come i malamente staccati Vincenzo Nibali e Thibaut Pinot, gli appassionati, ai quali va subito ricordato, per evitare improvvide esternazioni, che un annetto e mezzo fa, quando l’olandese non si era ancora mentalizzato sui grandi giri, e il suo fisico era “appesantito” da due, tre chili in più rispetto all’attualità aveva schiantato alla Vuelta, su una salita secca e persino più pendente, gente come Chris Froome e Joaquim Rodriguez. Sarebbe stata quella la Vuelta di Fabio Aru, bravo ad attaccare fino all’ultimo, a logorare l’olandese fino al giorno del suo crollo, alla penultima giornata. E’ l’unica speranza alla quale si possono appigliare i suoi rivali.

Per batterlo serviranno attacchi a go-go
Sapevamo già, dopo i risultati della cronometro, che sarebbe stata necessaria una condotta di gara garibaldina per cercare di mettere in difficoltà Dumoulin, dopo Oropa la necessità è ancora più impellente, con il secondo della generale, Quintana, a 2’47”, il quinto, Zakarin, a 4’24”; in mezzo Pinot e Nibali, a 3’25” e 3’40” rispettivamente. La classifica della seconda settimana è sempre cosa ben diversa da quella finale, ma si tratta di distacchi molto ampi, ed è del tutto da dimostrare che un corridore che finora ha palesato una così brillante condizione ed una così lucida gestione delle energie possa crollare in maniera inusitata. Per dirla a chiare lettere: Tom Dumoulin non può vincere il giro, Tom Dumoulin è allo stato attuale il pretendente con le maggiori probabilità di vittoria finale, di gran lunga maggiori di quelle dei suoi rivali.

La chiave tattica: costanza e gradualità
Quello formato 2017 è un corridore totalmente nuovo, maturato fisicamente e mentalmente. Certo, gestire venti minuti di corsa dura, rispetto a potenziali ore, nelle impegnative tappe delle tre settimane, è tutt’altra cosa, ma non può non impressionare la sua condotta di gara odierna. Ad ogni minima accelerazione del gruppetto dei migliori nella prima metà dell’ascesa finale Dumo perdeva tre, quattro posizioni, il gas tenuto aperto sempre allo stesso modo, centellinato, quel tanto che serviva, insensibile alle fiammate dei Movistar.

La rimonta su Quintana è stata perfetta, graduale, senza scatti, e quando il gas l’ha spalancato l’olandese ne ha messo uno per angolo. Fa da contraltare alla sua lucidità l’apprezzabile ma poco concreta aggressività del colombiano: come poteva sperare di staccare di molto, su un salita perfetta per i passisti, un corridore che su pendenze ben più dure, su una salita ben più lunga, il Blockhaus, gli era arrivato ad una manciata di secondi?

 È l’uomo più forte. I tapponi unico ostacolo
Sembra che per Dumoulin si apriranno, martedì, le porte dell’inferno. Si dà quasi per scontato che da qualche parte, tra i passi alpini, debba abbandonare la rosa, ma c’è in questo una certa retorica, che vuole il nuovo sfidante destinato per forza di cose destinato a crollare nell’ultima parte di un grande giro. Si cita, esercizio facile, il Giro dell’anno scorso, senza rendercisi conto che l’anno scorso Nibali compì un numero incredibile, unico, una delle prove della sua eccezionale caratura. Fece sembrare facile un miracolo sportivo, lo stesso che occorrerebbe allo stesso e a Quintana, magari in compagnia di un battagliero Pinot.

Allo stato attuale le gambe dei tre non sono eccezionali, e anche se dovessero migliorare nei prossimi giorni e prodursi in attacchi a lunga gittata Dumoulin sembra avere ciò che serve per rintuzzarli: mancherà di una squadra fortissima, certo, ma a due terzi di giro è stato in assoluto l’uomo più forte, ha caricato di minuti i rivali, riducendoli ad una sola opzione tattica, ovvero il “o la va o la spacca”, ha dimostrato di sapersi gestire alla grandissima, può prevedere di sacrificare qualche secondo qua e là, pur di non eccedere, e ha ancora a disposizione una crono da 29km.

Secondo la teoria del caos, il battito d’ali di una farfalla produce una tempesta dall’altra parte del mondo: Tom Dumoulin non è la farfalla, è la tempesta che si è abbattuta sul Giro. E potrebbe essere la tempesta perfetta.

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