Vincenzo Nibali con Bob Jungels e Domenico Pozzovivo sulla Boccola © Giro d'Italia-Tim De Waele
Vincenzo Nibali con Bob Jungels e Domenico Pozzovivo sulla Boccola © Giro d'Italia-Tim De Waele

Vedrai, vedrai: non è finito, sai…

A Bergamo Vincenzo Nibali attacca e manda un chiaro messaggio ai rivali: si entra nella terza settimana, lo Squalo è pronto a mordere

Il Re non ha ancora abdicato. Vincenzo Nibali c’è, mentalmente e fisicamente. Dopo una prima parte di Giro d’Italia in chiaroscuro, il siciliano lancia la sfida all’alba della terza settimana, dove la strada sale e non ci si può più nascondere.

 

Lo Squalo infiamma la Boccola
Dopo la mini crisi patita negli ultimi due chilometri della scalata verso il Santuario di Oropa, il capitano della Bahrain-Merida è tornato ad infiammare i tifosi con un attacco al termine dello strappo della Boccola. Primo a riportarsi su un indomito Bob Jungels, Nibali ha cercato il forcing nella successiva discesa verso il traguardo di Bergamo.

Attacco da interpretare in che modo? Senza dubbio la condizione c’è, e lo dimostra l’attacco di forza sferrato in un finale esplosivo non congeniale alle caratteristiche dell’ex Astana. Su un percorso che strizzava l’occhio ai grandi interpreti delle classiche di un giorno, è emerso tutto l’acume tattico e spettacolare di Nibali, l’ultimo dei grandi competitivo sia nei GT che nelle corse di un giorno.

La stoccata del re del Giro 2016 ha causato qualche grattacapo sia a Dumoulin che a Quintana, rimasti un po’ indietro nella parte conclusiva della salita ma che hanno facilmente ricucito in discesa. Condizione fisica in crescendo (per stessa ammissione di Nibali) così come quella mentale. L’attacco verso Bergamo Alta lascia presagire la voglia del siciliano di acciuffare il podio e, perché no, quella maglia rosa lontana quasi 4 minuti. Nulla di impossibile, un anno fa il gap da Kruijswijk era il medesimo.

 

Stelvio, Dolomiti e Monte Grappa i trampolini per la rimonta
Alpi e Dolomiti. Le montagne che hanno scritto la storia dello Squalo dello Stretto decideranno il Giro 100. La chiave sarà, senz’altro, la condizione delle varie squadre. Con un Team Sunweb che non appare solidissimo in salita, le ambizioni di Nibali e Quintana vertono sul lavoro di Bahrain-Merida e Movistar. In casa Bahrain, in crescita Pellizotti e Visconti, elementi preziosi già da martedì prossimo, con la temuta tappa del Mortirolo e della doppia scalata allo Stelvio.

La speranza per Nibali è il recupero di Agnoli e Siutsou, apparsi finora in ritardo di condizione. Alleanza possibile con la Movistar di Quintana, la formazione più attrezzata in salita come dimostrato sul Blockhaus e ad Oropa. Isolare Dumoulin è possibile, la rimonta si concretizza però con le gambe e, soprattutto per Nibali, con la fantasia.

 

I precedenti lasciano sperare
Vincenzo Nibali, indole da attaccante vero. La sua forza sta nella testa, nella tattica, nella fantasia che rimanda ai tempi del bianco e nero. Il suo modo di preparare i grandi appuntamenti è cambiato nel corso degli anni. Fino al 2013, lo Squalo andava forte tutto l’anno, dalla Tirreno al Giro fino alla Vuelta. Da due anni a questa parte, Vincenzo esce alla distanza, nella famosa e temuta terza settimana. Alla Grande Boucle 2015, iniziata tra mille difficoltà e chiusa in crescendo con il successo a La Toussuire, e al Giro 2016, riaperto a Risoul, azzannato (o meglio sbranato come fanno gli squali) a Sant’Anna di Vinadio. Nelle ultime cinque frazioni viene fuori il campione della Tripla Corona, quello che il pubblico italiano ha adottato ed eletto a proprio idolo.

Da martedì, dunque, sarà spettacolo assicurato, con i rivali della maglia rosa pronti a dare battaglia. In un Giro che ha parlato molto poco “italiano”, le speranze nostrane sono riposte tutte in Vincenzo Nibali. Il disegno altimetrico dell’ultima parte della Corsa Rosa lascia ampio spazio ad un fondista come il siciliano, corridore che soffre salite secche ed esplosive.

Sopra i duemila metri, in tanti hanno pagato dazio alle progressioni di Nibali, come testimoniato da Chaves e Valverde dodici mesi fa. Quest’anno i rivali si chiamano Quintana, Dumoulin e Pinot, tre mica da ridere, oltre alle mine vaganti Mollema, Zakarin, Pozzovivo e Yates. Livello e concorrenza di altissima qualità, buon per il Giro numero 100. Certo, con un po’ di Italia in più…

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