Bauke Mollema conquista la tappa di Le Puy-en-Velay © Bettiniphoto
Bauke Mollema conquista la tappa di Le Puy-en-Velay © Bettiniphoto

Mollema fugge, Froome frigge: è lieto fine

Fuga vincente al Tour, Bauke festeggia, Ulissi è secondo; Caruso entra in top ten. Tra i big, paura e sollievo per Chris; salta Quintana

Non era uno di quei tapponi da cui ci si potessero aspettare ribaltamenti e colpi di scena clamorosi, ma era comunque una frazione da non prendere sotto gamba, visto che quando si parla di “terreno da imboscate” ci si riferisce proprio a percorsi come quello affrontato oggi sul Massiccio Centrale.

E un problema meccanico stava rischiando di costare carissimo alla maglia gialla Chris Froome, ritrovatasi attardata a 40 km dal traguardo, e con tutti i rivali (tranne uno) ben saldi dietro al trenino di una AG2R scatenata. Una volta di più si conferma come Romain Bardet sia l’uomo più motivato a far saltare il banco, ma allo stesso modo una volta di più si conferma come la Sky – compreso Froome stesso – sia una realtà solidissima.

Se oggi Chris non fosse stato in giallo, avremmo forse assistito a uno spettacolo più o meno epocale, visto che l’Astana di Fabio Aru non avrebbe avuto la forza di controllare la corsa, e sarebbe stata esposta ad attacchi da qualunque direzione. Ma il team britannico ha saputo riprendere ieri le redini del Tour, e oggi ha fatto una volta di più valere la sua legge. Per gran parte della tappa, controllando appunto. Nel finale, aiutando Froome a non perdere terreno dopo l’incidente meccanico; e chiudendo – col capitano supportato dal fortissimo e obbediente Landa – senza problema alcuno.

A due terzi di Tour, Froome resta al comando della corsa pur continuando a dare un’impressione di non eccessiva agevolezza; ma allo stesso tempo, pur se non in grado di ammazzare la corsa come qualche anno fa, l’anglokenyano è più che mai solido, come abbiamo già scritto più su: e scalzarlo dal trono del Tour non sarà facile.

Ci proverà ancora Bardet, ci proveranno magari anche altri: in fondo il vedere che il leader della Boucle non è nelle migliori tre settimane della sua vita, incoraggia gli avversari. Tra questi, oggi Fabio Aru non ha riempito gli occhi, non ha promosso attacchi, non è stato neanche il più lesto a muoversi quando all’attacco ci sono andati altri (segnatamente, Bardet). Ma ha comunque portato a casa la pagnotta, dopo la difficile giornata di ieri: salvato senza problemi il secondo posto, rimasto invariato (ad appena 18″) il distacco da Froome, con la prospettiva ora di un giorno di sospirato riposo a cui seguirà una tappa di trasferimento martedì, prima delle Alpi.

E lì, sulla catena montuosa più vicina all’Italia, Aru potrà tentare l’all-in, oppure potrà lavorare per condurre la nave nel porto sicuro del podio. In un caso o nell’altro, qualora riuscisse nel suo intento, meriterebbe solo ovazioni, visto il suo accidentatissimo avvicinamento alla corsa gialla, e considerata la solitudine in cui si è ritrovato, da un certo momento in poi, nelle tappe più difficili.

 

Ancora una maxifuga, stavolta l’Italia ottimamente rappresentata
Oggi guardavi il profilo altimetrico della 15esima tappa del Tour de France 2017, da Laissac-Sévérac L’Église a Le Puy-en-Velay per 190 km (o poco meno) su e giù per i saliscendi del Massiccio Centrale, e pensavi a una sola parola: fuga.

E in effetti sin da subito le grandi di manovre hanno caratterizzato la frazione. Diciamo in premessa che la Sky della maglia gialla Chris Froome ha immediatamente stoppato ogni volo pindarico, ad esempio annullando un tentativo di Alberto Contador sulla prima difficile salita di giornata, la Montée de Naves d’Aubrac: hai visto mai che a qualche rivale del leader della corsa venissero idee malsane… il team britannico ha scongiurato tale ipotesi, per cui ribaltamenti modello Foix sono stati rinviati eventualmente a qualche prossima giornata.

In ogni caso, sia prima che dopo l’azione di Contador, non è mancato l’impegno di bei nomi, già sul piano nei primissimi chilometri della tappa, e poi ovviamente sulla salita. Evitiamo di dar conto di ogni metro e ogni scattino, ci limitiamo a dire che sulla prima salita sono emersi prepotentemente in tre: l’ovvio Warren Barguil (Sunweb), passato a prendere i punti Gpm (1a categoria) per rafforzare ulteriormente la sua maglia a pois (e poi transitato per primo pure sulla successiva Côte de Vieurals, 3a categoria); Serge Pauwels (Dimension Data); e Damiano Caruso (BMC), che attraverso le maxifughe potrebbe ancora centrare l’obiettivo di raggiungere e tenere fino a Parigi la top ten, non disdegnando nel frattempo la possibilità di provare a inseguire un successo di giornata, che male certo non farebbe.

Successivamente sul terzetto sono rientrati 25 corridori. Due subito dopo il Gpm (erano già con Caruso e soci), ovvero Tsgabu Grmay (Bahrain-Merida) e Dylan Van Baarle (Cannondale-Drapac); altri (un bel gruppone stimolato dall’iniziativa di Bauke Mollema) si son rifatti sotto rientrando al km 60, e si trattava del citato Mollema (Trek-Segafredo) e poi di: Diego Ulissi e Kristjan Durasek (UAE Emirates), Tiesj Benoot, Tony Gallopin e Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Thibaut Pinot (FDJ), Robert Kiserlovski, Maurits Lammertink e Tony Martin (Katusha-Alpecin), Luís Ángel Maté e Daniel Navarro (Cofidis), Romain Hardy e Pierre-Luc Périchon (Fortuneo-Oscaro), Simon Geschke e Michael Matthews (Sunweb), Primoz Roglic (LottoNL-Jumbo), Lilian Calméjane e Romain Sicard (Direct Énergie), Jan Bakelants (AG2R La Mondiale), Alessandro De Marchi, Amaël Moinard e Nicolas Roche (BMC).

Da sottolineare la presenza, tra gli altri, del forzato della fuga Thomas De Gendt, per la settima volta all’attacco da lontano in 14 tappe in linea. Tre gli italiani in avanscoperta: con Caruso il suo compagno De Marchi, e Ulissi (molto attivo nei primi chilometri).

Presente poi anche Matthews, immancabile vincitore del traguardo volante di Saint-Alban-sur-Limagnole, e non rassegnato all’idea di non poter contendere la maglia verde della classifica a punti a Marcel Kittel.

Il gruppo, tirato – come detto – dalla Sky, si era abbastanza selezionato (fino a contare una cinquantina di unità) sulla prima salita, ma poi il ritmo si è fatto regolare e sono rientrati quasi tutti (non Tim Wellens della Lotto, ritirato dopo giorni difficili). Il vantaggio della testa della corsa sarebbe salito fino ai 9’30” toccati al km 145, a 45 dalla conclusione.

 

L’attacco di Martin e quello di Mollema
A 67 dall’arrivo, in un tratto in discesa, Tony Martin ha deciso di mettere una pietra sopra ai problemi fisici che l’hanno limitato fin qui nel Tour, ed è partito tutto solo. L’intento del tedesco era di guadagnare abbastanza terreno per provare a scollinare coi migliori il difficile Peyra Taillade, e in effetti il suo progetto non è andato troppo lontano dal realizzarsi: il nostro Panzerwagen preferito ha messo 1’35” tra sé e gli inseguitori, e sulla citata salita (che iniziava ai -41) ha tentato di difendersi coi denti. Il suo problema è che Warren Barguil aveva altri piani per la giornata.

L’uomo a pois si è mosso dal gruppetto (già selezionato dalla prima parte di salita) ai -36, e con sostanzialmente poche pedalate è andato a prendere e staccare Martin, dopo aver raggiunto Pauwels che si era mosso poco prima. Warren è scollinato ancora una volta per primo, e dopo il Gpm su di lui sono rientrati i primi inseguitori: lo stesso Pauwels, poi Caruso, Benoot, Gallopin, Roglic, Ulissi, Pinot, Navarro e Mollema.

Proprio quest’ultimo non ci ha pensato due volte, e in contropiede è partito in discesa, a 30 dalla fine. L’olandese della Trek ha fatto davvero una grande azione, ma sulle prime forse non è stato preso troppo sul serio, anche perché il drappello di Caruso e Ulissi vedeva rientrare altri corridori da dietro: l’unione farà la forza, avranno pensato gli inseguitori di Bauke. Avrebbero scoperto poi che tale assunto oggi non era valido.

 

La meritata e sospirata vittoria di Bauke; Ulissi mastica amaro
Infatti Mollema ha tenuto bene, ma non solo: ha allungato con decisione, portando il suo vantaggio a più di mezzo minuto. Sulla Côte de Saint-Vidal, ultimo Gpm di giornata ai -13, Roglic ha pensato bene di stringere i tempi, scattando dal gruppetto e chiamando appresso a sé Barguil: all’inizio della rampetta, Mollema aveva addirittura 47″ di margine; gli hanno rosicchiato gran parte di quel vantaggio, scollinando a 18″, poi subito dopo il Gpm su Roglic e Barguil sono rientrati pure Ulissi e Gallopin, e il massimo che il quartetto è riuscito a fare è stato di abbattere a 10″ il gap, su un forcing di Ulissi ai -5. Ma è stato l’ultimo colpo di coda degli inseguitori.

Mollema ha resistito anche a questo brivido, ed è entrato a Le Puy-en-Velay da trionfatore solitario. Ulissi, grande protagonista della giornata, si è dovuto accontentare di vincere l’amara volata del secondo posto (quella che fa pensare inevitabilmente all’occasione sprecata), a 19″ dal vincitore. Magra consolazione, su Gallopin, Roglic e Barguil (cronometrato a 23″); ma pur sempre una consolazione per il toscano, che ha dimostrato di non essere un intruso in questo Tour che, onestamente, gli ha riservato nel tracciato ben poche tappe adatte alle sue caratteristiche.

A 1′ da Mollema, Nic Roche ha preceduto di 4″ un drappello con Calméjane, Bakelants, Pinot, Pauwels, Benoot, Caruso e Navarro; più indietro, sparsi qua e là, molti degli altri fuggitivi della prima ora. Per Caruso un guadagno di 5’21” sul gruppo maglia gialla, il che significa per il siciliano la risalita fino alla decima posizione della classifica: molto bene per lui, partito da gregario di Richie Porte e diventato strada facendo il capitano della BMC.

 

Colpo di scena, Froome rischia di saltare!
Ci siamo fin qui concentrati sulla fuga, ma a onor del vero le notizie più roboanti venivano dal gruppo dei migliori. Rimasto sotto la guida degli Sky per gran parte della tappa, con margine crescente dai battistrada, il plotone ha vissuto un netto cambio della situazione sulla discesa che da Saugues portava al fondovalle di Prades, intorno ai 50 km alla fine, prima del Peyra Taillade.

Tale cambio è stato imposto dall’AG2R La Mondiale di Romain Bardet, la quale si è messa a fare un’andatura forsennata in testa, e ciò ha causato non pochi problemi alla maglia gialla Chris Froome, che proprio in quel frangente era alle prese con un concomitante – e ben più preoccupante – problema meccanico alla ruota posteriore.

Il britannico si è staccato una prima volta, poi è rientrato, poi si è staccato ancora e infine ha capito che si sarebbe dovuto fermare per cambiare quella ruota: l’ammiraglia era lontana, ma lì in zona c’era il sempre preziosissimo Michal Kwiatkowski, il quale ha dato al capitano la sua ruota. Tra rallentamenti, buchi, stop&go, Froome ha perso quasi un minuto dal gruppo buono, che intanto andava via via assottogliandosi sotto i colpi spietati della AG2R (gran Oliver Naesen, in questo frangente).

Bisogna però dire che il capitano di una squadra chiamata Sky difficilmente resta solo. E oggi, sulla strada che via via si inerpicava dal fondovalle fino al Gpm di Peyra Taillade, abbiamo avuto una straordinaria rappresentazione di questo fattore. Sergio Henao è stato il primo ad aspettare Froome, tirandolo per il primo tratto e dando poi il cambio a Vasili Kiryienka. Il bielorusso ha fatto un paio di potenti trenate delle sue, intanto Froome con lui recuperava secondi e corridori staccati dal gruppo (tirato sempre più convintamente dagli AG2R).

Dopo Vasili è toccato a Mikel Nieve, che col suo sforzo ha portato Froome a 20″ dal gruppetto buono, gruppetto da cui intanto si era staccato malamente Nairo Quintana: per il colombiano della Movistar arriva l’ennesima certificazione di un Tour tutto storto, non raddrizzato a sufficienza dalla bella prestazione di Foix. 3’56” il suo ritardo all’arrivo, e sipario su ogni residua speranza di rientrare nella lotta per il successo finale. Con la sconfitta del Giro (e con qualche dissapore che sta emergendo in casa Movistar), prendono corpo i contorni di una stagione quasi fallimentare per Nairo.

 

Sky ancora fortissima, Froome si salva bene
A questo punto eravamo a metà salita e Froome non aveva ancora chiuso sui migliori. Quando Nieve si è staccato, Chris è rimasto solo per qualche centinaio di metri (subissato dai buuh antisportivi del pubblico sovraeccitato dal vederlo staccato), dopodiché si è fermato Mikel Landa (che sgambettava senza problemi nel gruppetto Bardet), e ha riportato sotto il capitano. Ancora una volta il basco ci fa venire in mente il celebre telegramma di Garibaldi allo stato maggiore savoiardo (Obbedisco!).

Fin qui Froome aveva speso abbastanza, e ci stava quindi che qualcuno gli infilasse un termometro sotto l’ascella per misurargli la febbre. Ci ha provato – com’era anche logico che fosse, visto il gran lavoro dei suoi – Bardet, sul cui scatto (avvenuto a 3 km dal Gpm) ha risposto subito Rigoberto Urán; ma la differenza non s’è fatta, e tutti sono stati in grado di rientrare poco dopo. Da qui in cima, nessun altro s’è mosso.

Per vedere un nuovo attacco nel drappello dei migliori, abbiamo dovuto attendere la Côte de Saint-Vidal: qui si è mosso Simon Yates, ma a bagnare le polveri del capitano Orica-Scott ci ha pensato Landa, con una seconda parte di scalata veramente bellissima ed efficace.

Allora è stato il turno di Dan Martin tentare l’evasione, dopo il Gpm, su un tratto in falsopiano discendente ai -12. E l’irlandese della Quick-Step Floors ha trovato semaforo verde, perché nessuno è andato a tampinarlo in maniera tempestiva. Sicché il buon Daniel ha potuto proseguire nel suo sforzo, trovando anche la collaborazione di qualche fuggitivo della prima ora raccattato qua e là lungo la strada che portava a Le Puy-en-Velay. Al traguardo Martin avrebbe anticipato di 14″ il gruppo maglia gialla: a 6’11” il suo transito, a 6’25” quello di Froome, Landa, Yates, Urán, Aru, Bardet (con Vuillermoz), Bennett, Meintjes e un Contador pienamente all’altezza dei migliori.

 

Nella nuova top ten c’è Caruso e non più Quintana
In classifica Chris Froome resta quindi in giallo con 18″ su Fabio Aru, 23″ su Romain Bardet, 29″ su Rigoberto Urán. Al quinto posto sale Daniel Martin (a 1’12”), Mikel Landa scende al sesto a 1’17; seguono Simon Yates a 2’02”, Louis Meintjes a 5’09”, Alberto Contador a 5’37” e Damiano Caruso a 6’05”. Fuori dalla top ten Quintana, 11esimo a 6’16”, quindi troviamo al 12esimo posto George Bennett a 6’39”, e al 13esimo Warren Barguil il quale, una fuga dopo l’altra, ha ridotto il suo gap a 8’48” (e la sua risalita non è ancora finita, vedrete).

Domani il Tour osserverà il suo secondo giorno di riposo, si riprende martedì con una tappa interlocutoria (da Le Puy-en-Velay a Romans-sur-Isère, 165 km) prima della due giorni alpina che risulterà probabilmente decisiva: la tappa del Galibier, seguita da quella dell’Izoard (con le varie montagne intorno alle due mitiche vette) potrebbe dare una forma più stabile a una classifica che al momento è quantomai fluida, con sei uomini entro il 1’20″… un equilibrio che avrebbe potuto dar luogo al più bieco attendismo, ma che invece è stato fin qui presupposto per un discreto spettacolo tra gli uomini in lotta per la gialla. Speriamo che il gioco continui: a questo punto le aspettative per le Alpi sono altissime.

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