Il percorso del Giro d'Italia 2018
Il percorso del Giro d'Italia 2018

Giro 2018 nel segno di Froome. Sin dal percorso

Due crono, otto arrivi in salita di cui due appenninici, Zoncolan, Finestre e Cervinia le montagne decisive, tanti (troppi) trasferimenti, finale show a Roma

Quasi 3550 km, oltre 45000 metri di dislivello, trentanove gran premi della montagna, due paesi (Israele e Italia), sedici regioni toccate (mancano Liguria, Puglia, Sardegna e Toscana). Questi i freddi numeri dell’edizione 101 del Giro d’Italia. Edizione rivoluzionaria sotto molti aspetti: il primo, e il più osteggiato, riguarda la partenza in Israele, da molti considerata errata per le più svariate ragioni. Rivoluzionaria perché, dopo nove anni, il traguardo finale è stato posizionato a Roma, per altro in uno scenario spettacolare e unico al mondo.

Ad una prima vista, e anche a una seconda e a una terza, la Corsa Rosa 2018 merita una sufficienza piena, presentando interessanti elementi e alcune pecche più o meno gravi. Ma il voto aumenta considerando l’appendice, ovvero sia la conferma della presenza (lautamente remunerata grazie proprio alla tanto vituperata partenza israeliana) di Christopher Froome nel parterre dei partenti, attirato anche da un tracciato che ben si sposa alle sue caratteristiche. L’ambizione di raggiungere Merckx e Hinault nell’esclusivo club di quanti hanno saputo detenere contemporaneamente i tre grandi giri ha permesso finalmente al keniano bianco di fare il tanto sospirato viaggio in Italia.

Ciò che va: tappe lunghe e un palcoscenico finale da applausi
Un elemento che piace del Giro 2018 è la presenza di diverse tappe lunghe, soprattutto fra quelle di montagna. Il recente passato, anche in Italia, vedeva il progressivo incremento di minigiornate a discapito dei tradizionali tappone. A sorpresa nessuna frazione sprint è stata ritenuta nel percorso, fatto in controtendenza con gli ultimi Giri made in Vegni. Piace inoltre lo spazio dedicato agli Appennini, valorizzati soprattutto a Campo Imperatore.

Una scelta vincente sin da ora (inciso: per completare l’opera servirebbe che la popolazione fosse più partecipe rispetto al deserto delle ultime manifestazioni ciclistiche della città) è quella di usare la Roma e la sua magnificenza come chiusura. Il percorso capitolino è stato scelto con oculatezza e permette di mostrare una buona parte delle meraviglie dell’Urbe. Con tanti saluti ai comunque bellissimi Champs Élysées.

Ciò che non va: Dolomiti, niente crono finale, troppi arrivi in salita e trasferimenti
Ecco, proprio sul tema Roma vi è uno dei fattori di maggior delusione. Le attese erano per una cronometro finale, esercizio per altro lodato da Vegni stesso nel recente passato, contrario a parole ad un finale passerella. Ora, invece, il dietrofront: probabilmente una ulteriore prova contro il tempo ci sarebbe stata molto bene ma, a pesare contro, pare essere stato il lunghissimo trasferimento dalla Valle d’Aosta.

Il tema dei viaggi è un punto dolente: dopo qualche anno tornano a farsi pesanti gli spostamenti. E non siamo parlando di quelli, necessari, per rientrare dall’estero, quanto quelli fra arrivo e successiva partenza. Di fila 120 km fra Caltagirone e Agrigento, 170 km fra Santa Ninfa e Caltanissetta, addirittura oltre 200 km (a cui aggiungere il traghetto) fra Etna e Pizzo: troppo, decisamente.

Delude l’eccessivo numero, ben otto, di arrivi in salita a fronte di zero traguardi in discesa, spesso avvincenti tanto se non più di quelli all’insù. E spiace, inoltre, il poco spazio dedicato alle tradizionali Dolomiti e alle vette classiche: un Giro contemporaneamente senza Stelvio e Gavia, Fedaia e Pordoi, Giau e Mortirolo, San Pellegrino e Sella, Falzarego e Rolle, è un colpo al cuore.

Via da Israele: crono e due volate nel menu
Come già noto la partenza sarà, per la prima volta, al di fuori dei confini geografici dell’Europa. E con un appuntamento già interessante ai fini della classifica, perché la frazione di apertura di venerdì 4 maggio sarà una cronometro. 9700 i metri (una leggera riduzione rispetto alla prima stesura) della sfida a Gerusalemme, in un tracciato ondulato e con numerose curve che portano i 176 partenti a sfidarsi davanti ai luoghi più noti della parte israeliana. Ad aggiungere difficoltà è lo strappetto conclusivo che porta a ridosso delle mura della città storica.

Le rimanenti due giornate passate in Israele saranno senza dubbio preda dei velocisti: improbabile che il vento spiri a sufficienza per formare i tanto sospirati (da molti, da altri temuti) ventagli. Da Haifa il plotone si dirige verso sud, in direzione di Tel Aviv, raggiunta sabato 5 dopo 167 km sostanzialmente pianeggianti, fatti salvi due zampellotti nella prima metà di giornata. Più movimentato l’inizio della tappa di domenica 6, anch’essa da percorrere verso sud: da Be’er Sheva verrà affrontato il deserto del Negev che conduce fino a Eilat, unico avamposto del paese sul Mar Rosso e confinante a ovest con l’Egitto e a est con la Giordania.Il chilometraggio è sostanzioso (229 km) ma non preoccuperà nessuno. Da segnalare, ed è abbastanza intuibile, che si tratta del punto più a sud toccato nella storia dal Giro.

Tre giorni in Sicilia, con l’Etna (ma non solo)
Dopo il giorno di trasferimento la ripresa delle operazioni, come previsto, verrà data dalla Sicilia, per una tre giorni nell’isola che quindi bissa la presenza nel tracciato della Corsa Rosa. Martedì 8 sarà Catania il luogo deputato a dare il via alle operazioni in Trinacria: per giungere a Caltagirone verranno percorsi 191 km estremamente vallonati, con due gpm indicati ma che potrebbero tranquillamente sette o otto. Il traguardo dopo quasi 13 km di salita, seppur più lieve negli ultimi 3. Gran bella tappa, che potrebbe regalare qualche sorpresa.

Mercoledì 9 si prosegue verso ovest viaggiando da Agrigento fino a Santa Ninfa, in piena Valle del Belice, traguardo fortemente voluto per ricordare i 50 anni dal terremoto che colpì la zona. 152 i km in programma per una frazione assai intrigante: le tre salite nella seconda parte di gara possono favorire tentativi di corridori da prove di un giorno mentre lo strappetto che porta sul traguardo potrebbe provocare alcuni buchi tra gli uomini di classifica.

Ma l’apice dell’esperienza in Sicilia non può che essere, ovviamente, l’Etna. Il Mungibeddu rappresenta il tradizionale approdo del Giro nell’isola, e così sarà anche giovedì 10; quello che cambia rispetto al 2017 è il versante affrontato, vale a dire quello sudoccidentale da Paternò che porta, dopo ben 25 km, ai 1736 metri dell’Osservatorio Astronomico. 163 i km da Caltanissetta, in una giornata trascorsa nell’entroterra e che, sperabilmente, non si risolva in un nulla di fatto come nel maggio scorso.

6a tappa
6a tappa

Inizia la risalita, Campo Imperatore promette battaglia
Il rientro in Continente avviene, ovviamente, dalla Calabria, in una giornata tutta tirrenica. Si sviluppa infatti quasi totalmente lungo la costa l’appuntamento di venerdì 11, da Pizzo fino a Praia a Mare, all’estremo nord della regione. 159 i km e una nuova sfida per le ruote veloci, con un rettilineo finale di 3000 metri; niente Praienberg, muretto decisivo nel 2016. Protagonisti diversi quelli chiamati a mettersi in luce sabato 12, sempre con Praia a Mare come protagonista, stavolta di partenza. L’arrivo è quello noto di Montevergine di Mercogliano, al rientro dopo sette anni e affrontata per la settima volta. Unica salita di una tappa di 208 km, che non dovrebbe dire granché per la classifica.

Diversamente dalla sfida di domenica 13 che, questa sì, si preannuncia molto attesa. È dal 1999 che Campo Imperatore non ospita un traguardo di tappa del Giro d’Italia. E l’assenza della località turistica aquilana era una pecca, fortunatamente ora sanata con l’ingresso nel percorso 2018. Quasi 50 km di salita, pur se inframezzati in tre occasioni da falsipiani, fanno di tale salita un giudice per le ambizioni di molti. Se poi, dalla partenza di Pesco Sannita, la linea bianca dista 224 km con quasi 4000 metri di dislivello, ecco che le aspettative si fanno elevate.

9a tappa
9a tappa

Interessanti le tappe appenniniche, meno l’accoppiata Imola-Nervesa 
Giorno di riposo sempre in Abruzzo, regione da cui scatta la seconda settimana per la frazione più lunga di tutta l’edizione 101. La pescarese Penne ospita il via martedì 15 di una tappa tutta appenninica che trova subito il gpm di Fonte della Creta, transitando per la località di Rigopiano. Arrivo a Gualdo Tadino raggiunta dopo 239 km. Numerosi i saliscendi da affrontare, per un’occasione particolarmente ghiotta per i fugaioli. Anche mercoledì 16 il canovaccio sarà simile, ma a cambiare, innanzitutto, è la distanza: 156 i km di una tappa breve ma complessa. Da Assisi si raggiunge, in una sorta di cammino francescano, Osimo. Quasi 2800 i metri di dislivello, con la rampa finale vista quest’anno al Giro under 23 nella tappa vinta dal ruandese Areruya. Da segnalare che, a circa 30 km dal termine, si transita per Filottrano, il paese del mai dimenticato Michele Scarponi.

Dopo quest’accoppiata ricca di su e giù, lo scenario muta, lasciando spazio a due frazioni per i velocisti. Giovedì 17 Osimo ospita anche una partenza, con la corsa che varca l’Appennino e si arresta, dopo 213 km, a Imola. Si passa sulla salita di Tre Monti, che nel 1967 caratterizzò il circuito del mondiale vinto da Vittorio Adorni. Sostanzialmente stesso programma per venerdì 18, con Ferrara scelta come lancio dell’appuntamento che, 180 km più tardi, porta la carovana fino a Nervesa della Battaglia, località che testimonia il ricordo del centenario del termine della Grande Guerra. Anche in questo caso si affronta l’ascesa del Montello, teatro del successo iridato nel 1985 di Joop Zoetemelk. Queste due giornate, tuttavia, paiono deludenti in considerazione della disponibilità di intriganti divagazioni nei territori circostanti.

Zoncolan e Sappada, qui Vegni si è superato
L’attesa di molti è rivolta per la tappa di sabato 19, la prima alpina. E se la partenza di San Vito al Tagliamento non attira l’attenzione, l’arrivo, 181 km più tardi, è di quelli noti anche ai meno appassionati, nonostante tale salita sia salita alla ribalta poco più di dieci anni fa. Lo Zoncolan è lo spauracchio di tutti, uomini di classifica e non. Il gigante carnico, scalato come ormai di consuetudine dal versante di Ovaro, presenta pendenze difficilmente replicabili altrove, costringendo a salire costantemente a 10-12 km/h. A differenza del solito, però, il percorso che anticipa il finale è semplicemente azzeccato: il Passo Duron e la Sella Valcalda rappresentano il perfetto antipasto. Difficile vedere qualcuno attaccare qui, ma l’acido lattico sicuramente porterà a distacchi ampi sul Kaiser.

14a tappa
14a tappa

Si temeva, e non a torto, che l’unica giornata dolomitica fosse un disastro. Ma, grazie a Vegni, i foschi presagi hanno lasciato spazio allo stupore: ma allora si può disegnare una bella tappa con salite poco conosciute! Domenica 20 partenza da Tolmezzo, si entra in Veneto per il Passo della Mauria, quindi lunghissimo falsopiano fino a Cortina dove incomincia il breve ma insidioso Passo Tre Croci. Lunga discesa fino ad Auronzo e inizia il Passo San Antonio, 8 km a circa l’8% di pendenza media. Discesa e breve muro di 4 km scarsi verso Costalissoio, anche in questo caso con pendenza media vicina al 10%. Ultima discesa e quindi ascesa conclusiva verso Sappada, raggiunta dopo 176 km. Solitamente la località prossima al passaggio in Friuli regala colpi di scena. Il 2018 promette di proseguire il trend.

15a tappa
15a tappa

Crono pianeggiante in Trentino, Prato Nevoso apre il trittico occidentale
Dopo questa rapida ma sostanziosa abbuffata di salite e un giorno di meritato riposo, ecco giungere, martedì 22, l’unica cronometro su suolo italiano. Da Trento a Rovereto un esercizio di 34.5 km pressoché totalmente pianeggiante nel quale spingere il rapportone sarà la costante. Mercoledì 23 tornano di scena i velocisti con l’ultima frazione a trovare definizione. Ed è l’ormai abituale “winestage”, stavolta declinata in una tappa in linea, a cui poter aggiungere anche l’appellativo di “lakestage”: da Riva del Garda si entra in Lombardia, percorrendo le zone della Franciacorta e giungendo, dopo 155 km di cui una tornata di 23.9 km in un circuito, a Iseo.

Giovedì 24 la prima giornata del trittico delle Alpi Occidentali. Si scatta da Abbiategrasso e, dopo 196 km, si sale fino ai 1607 di Prato Nevoso. Salita unica, se si eccettua il piccolo dentello di Novello. Terreno perfetto per una squadra forte capace di dettare un ritmo asfissiante, da finalizzare con un capitano bravo in tale tipologia di ascese. Stiamo tutti pensando allo stesso nome? Ragionevolmente sì.

18a tappa
18a tappa

Ultima due giorni di montagna per pochi eletti
Il fine settimana decisivo si apre con la frazione della Cima Coppi. Stesso discorso effettuato per lo Zoncolan, dato che si tratta di un’ascesa giovane ma già nell’immaginario collettivo. È il Colle delle Finestre a fregiarsi di tale riconoscimento, grazie ai suoi 2178 metri. Ma venerdì 25 non è solo questo. Dal via da Venaria Reale la strada è sempre all’insù, trovando poi il Colle del Lys come iniziale asperità. Discesa e lungo passaggio in Val di Susa quindi, da Meana di Susa, spazio al Finestre dal versante in parte sterrato: pendenza e durezza sono ormai note a tutti. Così come la successiva discesa e salita, non troppo difficile, fino a Sestriere. La tappa non termina qui perché spazio a discesa, falsopiano e poi, una volta a Bardonecchia, gli ultimi 7 km al 9% medio fino al Jafferau. 181 i km, oltre 4000 i metri di dislivello e molta, molta fatica in corpo.

19a tappa
19a tappa

Sabato 26 non è affatto da meno. Partiamo dalla lunghezza, 214 km, che piacevolmente presenta un chilometraggio da ciclismo di resistenza. Susa è la località prescelta per la partenza: i primi 130 km sono tutti pianeggianti. Ma da Verrès in poi l’antifona cambia, e di molto. 4500 metri di dislivello per tre salite, a cominciare dal Col Tsecore, ascesa di 16 km con pendenza media attorno all’8%. Discesa e poi da Senon ecco partire il terribile Col Saint Pantaléon, altri 16 km con pendenza altrettanto vicina alla doppia cifra. 10 km di discesa e poi gli ultimi 9 di salita fino a Cervinia, per un traguardo che determinerà il vincitore dell’edizione 101 del Giro d’Italia.

20a tappa
20a tappa

Gran finale a Roma, tanta storia… ma non solo
Il finale di domenica 27 sarà a Roma, ma sfuma l’ideale trait d’union tra Gerusalemme e Vaticano: troppo complicato organizzare un grande evento di domenica in Piazza San Pietro. Sfuma anche l’ipotesi di crono conclusiva, perché il megatrasferimento da Cervinia ha sconsigliato Vegni dal forzare la mano con le fatiche richieste ai corridori. Ma a parte questo, signori, che scenario si prepara per la passerella conclusiva della corsa rosa 2018! Roba da far impallidire per anni Parigi e i Campi Elisi. 11.8 km di circuito in gran parte sui sanpietrini, partenza e arrivo ai Fori Imperiali, e in mezzo un ricco assaggio (ma potremmo dire “scorpacciata”) delle bellezze capitoline: nell’ordine, Piazza Venezia, Mercato Traianeo, Quirinale, Via delle Quattro Fontane su su fino a Piazza Barberini (con la Fontana del Tritone), quindi transito in cima alla scalinata di Trinità dei Monti sopra Piazza di Spagna, per il punto più alto del circuito, che dal via tende a salire fino a questo punto.

Dopodiché si lambisce Villa Borghese passando dal Pincio e tuffandosi poi su Piazza del Popolo, da cui si percorre tutta Via del Corso (sfiorando i “palazzi del potere”, Chigi e Montecitorio), e poi di nuovo Piazza Venezia risalendo verso Ara Coeli e Campidoglio, Teatro di Marcello, Bocca della Verità con tempietti vari, Circo Massimo, Terme di Caracalla, si passeggia accanto al Palatino fino all’Arco di Costantino, e Colosseo circumnavigato prima del rettilineo finale. Cosa chiedere di più a livello di scenario? Insuperabile.

La planimetria della Roma-Roma
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