Alessandro Zanardi (1966-2026) © Federazione ciclistica italiana
Paraciclismo

«Però, Zanardi da Castelmaggiore»: in memoria di Alessandro, un fuoriclasse della vita

Il pilota e ciclista paralimpico bolognese - scomparso venerdì a 59 anni - è stato un esempio anche per il mondo delle due ruote

02.05.2026 16:00

Quante vite ha ispirato Alessandro Zanardi, per tutti Alex, prima e ancor più dopo il terribile incidente al Lasitzring, pochi giorni dopo l'attentato alle Torri Gemelle? Quante persone hanno ricominciato a sorridere alla vita, dopo aver ascoltato il racconto della sua personalissima rinascita? Quante volte ci ha fatto ridere con le sue battute e la sua impareggiabile autoironia, che lo hanno reso popolare anche in TV? In un giorno di dolore per tutto il mondo dello sport italiano, ci piace ricordare ciò che Alessandro Zanardi ha consegnato anche al nostro mondo.

Alessandro Zanardi, ieri, oggi, per sempre

Forse è vero che i miti e le leggende non vanno mai via. La motivazione è tanto semplice quanto profonda: a differenza dei comuni mortali, i fenomeni lasciano un segno nettissimo nelle vite di appassionati e profani dell'arte, dello spettacolo, dello sport. Chi scrive ha imparato a conoscere Alessandro Zanardi dopo la sua prima, infeconda esperienza in Formula 1, terminata con qualche rimpianto nel 1995. Sbarcò in Formula CART, la massima serie del motorsport americano, sfidando grandi specialisti come Jimmy Vasser, Al Unser jr., Gil De Ferran, il figlio d'arte Christian Fittipaldi e molti altri. Vinse due titoli consecutivi (1997-1998), ma l'episodio più celebre della sua prima vita da pilota resta senza alcun dubbio il sorpasso al cavatappi di Laguna Seca, la sequenza di curve più famosa del motorismo, ai danni di Bryan Herta. Trent'anni fa tra qualche mese.

Un simile capolavoro sarebbe bastato a chiunque per vivere di rendita. Tuttavia, il destino aveva in serbo altri piani per Zanardi da Castelmaggiore. Sabato 15 settembre 2001: in un clima surreale, la Formula CART torna in pista sull'ovale del Lausitzring, in Germania, pochi giorni dopo gli attacchi terroristici che hanno cambiato per sempre la storia dell'umanità. A pochi giri dalla fine della corsa, Zanardi perde il controllo della sua Reynard in uscita dai box e viene centrato in pieno dalla Forsythe di Alex Tagliani. Sembrava tutto scritto, al punto che in ospedale gli avevano impartito l'estrema unzione. E invece, dopo l'amputazione di entrambi gli arti inferiori, 17 operazioni chirurgiche e una lunga riabilitazione, Zanardi da Castelmaggiore è tornato.

L'esempio in handbike (e in tv)

Ed è qui che la sua storia si intreccia con la nostra: da grande uomo di sport, il pilota bolognese non risalirà soltanto sulle auto da turismo - vincendo un titolo italiano nel 2005 - ma coltiverà con rara tenacia il sogno paralimpico, correndo in handbike. Ora che non c'è più, il bilancio delle medaglie mondiali e paralimpiche appare ancora più imponente: 12 allori iridati, 4 ori e due bronzi totali ai Giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016, senza dimenticare il trionfo alla Maratona di New York 2011 e le imprese nel triathlon paralimpico, a cominciare dall'Ironman

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Alessandro Zanardi ha vinto 4 titoli paralimpici nell'handbike © Comitato italiano paralimpico

La consapevolezza di essere unico - anche davanti alle telecamere: è stato l'unico conduttore della storia di Sfide, la trasmissione di Raitre che ha raccontato i grandi dello sport - stemperata dall'ironia e da un filo sottilissimo di timidezza. Come a dire: «Va bene tutto, ma non prendetemi troppo sul serio». In un mondo abituato a spendere aggettivi iperbolici per qualsiasi gesto tecnico - persino il più insignificante - Alessandro Zanardi ha riportato tutto nella giusta dimensione. Come insegna un suo conterraneo, Lucio Dalla, «l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale». Alex ha fatto di tutto per esserlo, fino all'estate del 2020. Fino a quella maledetta curva sulle colline toscane, dove fu investito da un camion. E, per una singolare congiuntura del destino, si è congedato da noi nello stesso giorno in cui Ayrton Senna è morto a Imola, 32 anni prima di lui. Ora potranno ricominciare a correre insieme, per l'eternità.

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Carmine Marino

Nato a Battipaglia (Salerno) nel 1986, ha collaborato con giornali, tv e siti web della Campania e della Basilicata. Caporedattore del quotidiano online SalernoSport24, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Campania dal 4 dicembre '23.