Cicloturismo sulle Alpi francesi © Umberto Bettarini
Cicloturismo

In bici sulle Alpi francesi tra le montagne che hanno costruito il mito del Tour de France

Archiviato il Giro d'Italia, il ciclismo guarda alla Francia. Un viaggio tra Grenoble, l'Alpe d'Huez e le montagne che hanno fatto la storia della Grand Bouclé

16.06.2026 17:20

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Nemmeno il tempo di godersi l'immagine dei Fori Imperiali gremiti di gente in attesa della volata vincente di Jonathan Milan e della conquista della maglia rosa da parte di Jonas Vingegaard, che il mondo del ciclismo aveva già spostato il proprio sguardo Oltralpe. Il Tour de France incombe e, come ogni anno al termine della corsa rosa l'attenzione di tutti si sposta velocemente oltralpe, con la carovana che la scorsa settimana si è data battaglia sulle strade del Tour Auvergne-Rhône-Alpes, nome che da quest'anno sostituisce lo storico Critérium du Dauphiné. Un'occasione per molti dei futuri protagonisti della Grande Bouclé di affinare la condizione e raccogliere le prime indicazioni in vista di luglio, ma anche un modo per gli appassionati di tornare a immergersi in quel territorio che da oltre un secolo rappresenta il teatro delle grandi sfide alpine. 

La nuova denominazione della corsa richiama, infatti, le due grandi regioni amministrative francesi che la ospitano e che custodiscono buona parte dell'immaginario montano del Tour de France. È qui che si trovano il Galibier, l'Izoard, la Croix de Fer, l'Alpe d'Huez e molte delle salite che hanno contribuito a costruire il mito della corsa francese. Ma sarebbe un errore considerare questa zona solamente per le sue montagne. Come ben visibile anche dal percorso del Tour Auvergne-Rhône-Alpes, molto caratteristica è anche la zona prealpina, con le sue colline, i suoi terreni vallonati e la maestosità del fiume Rodano, tutti elementi che rendono questa zona una delle più evolute destinazioni cicloturistiche d'Europa. Un territorio che negli anni ha saputo investire in servizi, infrastrutture e accoglienza dedicati ai ciclisti, trasformando le strade conosciute in tutto il mondo per via del Tour de France in un grande parco giochi a cielo aperto per appassionati provenienti da tutto il mondo. Pedalare in queste zone, infatti, significa inseguire le orme dei campioni, ma anche scoprire un modo di vivere la natura (e in particolare la montagna) in cui la bicicletta è parte integrante dell'identità locale.

Grenoble, la porta dell'arco alpino

Grenoble vista dall'alto © Umberto Bettarini
Grenoble vista dall'alto © Umberto Bettarini

Se le Alpi francesi sono il cuore del ciclismo di montagna, Grenoble ne rappresenta probabilmente la porta d'ingresso più naturale. Situata alla confluenza delle vallate che conducono verso l'Oisans, la Maurienne e il massiccio del Vercors, la città occupa una posizione strategica che la rende uno dei principali punti di accesso alle montagne che hanno scritto la storia del Tour de France.  A differenza di molte località alpine, Grenoble non vive esclusivamente di turismo. È una città universitaria, dinamica e ben collegata, dove la bicicletta è parte integrante della vita quotidiana. Migliaia di persone la utilizzano ogni giorno per gli spostamenti urbani, supportate da una rete ciclabile estesa e ben sviluppata. Anche la geografia contribuisce alla sua vocazione ciclistica. Grenoble, infatti, sorge nel punto in cui confluiscono l'Isère e il Drac, due corsi d'acqua lungo i quali si sviluppano decine di chilometri di percorsi protetti che permettono di attraversare la città e raggiungere in sicurezza le vallate circostanti.

Più che una base per singole uscite in bicicletta, Grenoble rappresenta una tappa fondamentale per chi decide di attraversare le Alpi francesi con un itinerario di più giorni. Da qui, infatti, il paesaggio cambia progressivamente volto. Verso est si aprono le strade che conducono all'Oisans, alla Maurienne e ai grandi colli del Tour de France; verso ovest e verso nord, invece, l'Isère accompagna il viaggiatore verso vallate più dolci che conducono fino al Rodano e alle grandi direttrici cicloturistiche della Francia meridionale.

Nel cuore delle Alpi pedalando nella storia del Tour de France

I tornanti finali del Galibier © Umberto Bettarini
I tornanti finali del Galibier © Umberto Bettarini

Se Grenoble rappresenta una tappa quasi obbligata per chi attraversa le Alpi francesi in bici, chi invece programma una vacanza di più giorni dedicata esclusivamente alle grandi salite del Tour de France farebbe probabilmente meglio a spingersi qualche decina di chilometri più in profondità tra le montagne.

Le opzioni non mancano. Briançon, ai piedi dell'Izoard, del Galibier e del Granon, è forse la scelta più iconica per chi vuole coniugare la bicicletta con arte, storia e cultura. La città più alta di Francia conserva uno straordinario sistema di fortificazioni riconosciuto come patrimonio mondiale UNESCO. Anche il centro storico merita una visita, con il suo intricato reticolo di strade acciottolate, porte monumentali, fontane e case colorate che sembrano sospese nel tempo.

Dalla Maurienne, invece, in pochi chilometri si concentra una quantità impressionante di salite leggendarie. Località come Saint-Jean-de-Maurienne consentono di raggiungere facilmente il Galibier, passando dal Télégraphe, la Croix de Fer, il Glandon e i celebri Lacets de Montvernier, rendendo la valle una sorta di parco giochi per chi ama le grandi ascese. Infine, Bourg-d'Oisans, ai piedi dell'Alpe d'Huez, costituisce il punto di riferimento naturale per chi desidera raggiungere non solo i ventuno tornanti dell'Alpe, ma anche il Col de Sarenne, il Galibier passando dal Lautaret.

Alpe d'Huez e Col de Sarenne: due facce diverse della stessa montagna

Tra tante ascese che abbiamo appena citato la più popolare è senza dubbio quella dell'Alpe d'Huez che rappresenta probabilmente la strada più famosa del ciclismo mondiale. Dal suo debutto al Tour de France nel 1952, la salita è diventata una presenza quasi costante nella storia della corsa, trasformandosi in una sorta di santuario laico per generazioni di appassionati. Nell’edizione 2026 il Tour de France transiterà su questa montagna ben due volte. La prima nella tradizionale veste di arrivo in salita, affrontando i celebri ventuno tornanti che salgono da Bourg-d'Oisans. La seconda attraverso il Col de Sarenne, utilizzando il versante meno conosciuto della montagna.

Ed è proprio qui che emerge una distinzione interessante per chi decide di visitare queste zone in bicicletta. Per quanto iconica, l'Alpe d'Huez classica non può certo considerarsi una salita particolarmente appagante dal punto di vista paesaggistico. Non possiede l'imponenza dei grandi valichi alpini come il Galibier, né la bellezza quasi lunare che caratterizza l'Izoard e la sua celebre Casse Déserte. La strada venne infatti realizzata principalmente per collegare il fondovalle alla stazione sciistica e si sviluppa lungo un versante aperto, con pochi elementi naturali in grado di catturare davvero l'attenzione. Chi viene fin quassù lo fa soprattutto per avere il privilegio di pedalare dove si sono consumate alcune delle pagine più memorabili della storia del ciclismo. Un po' come se un appassionato di calcio avesse la possibilità di fare due palleggi sul prato di San Siro.

Il Col de Sarenne, invece, regala sensazioni completamente diverse. Una volta lasciata la strada principale, il traffico diminuisce rapidamente e il paesaggio si apre su prati d'alta quota, pascoli e ambienti ancora sorprendentemente incontaminati. È una salita che molti cicloturisti considerano una perla nascosta. Anche dal punto di vista tecnico merita rispetto. La pendenza media del 7,3% può risultare ingannevole, perché influenzata da un tratto in leggera discesa presente nei primi chilometri. Superata quella parentesi, la strada torna immediatamente a salire con decisione e conduce verso il valico attraverso un ambiente che restituisce una sensazione di montagna autentica, sempre più rara da trovare sulle grandi strade alpine.

Un weekend lungo sulle strade del Tour

Scorci delle strade del Tour © Umberto Bettarini
Scorci delle strade del Tour © Umberto Bettarini

Per chi volesse assaggiare il meglio delle Alpi francesi senza pianificare un lungo viaggio, un weekend di due giorni e mezzo può essere sufficiente per immergersi nell'atmosfera della Grande Boucle. Il consiglio che vi diamo è di partire nel pomeriggio del venerdì da Susa, puntando immediatamente verso il Colle del Moncenisio. L'itinerario più lineare segue la strada statale, che in quasi trenta chilometri e circa 1600 metri di dislivello conduce alla vetta con pendenze regolari e mai eccessivamente severe. Una salita lunga, da affrontare con il proprio ritmo, perfetta per entrare gradualmente nell'atmosfera delle grandi montagne francesi. Chi invece vuole aggiungere un po' di pepe alla giornata può scegliere la vecchia strada che passa per Novalesa. Una variante più breve ma decisamente più impegnativa, con circa cinque chilometri costantemente oltre il 10% prima di ricongiungersi al tracciato principale. Qualunque sia la scelta, lo scollinamento regala uno dei panorami più spettacolari dell'intero arco alpino, con il grande lago del Moncenisio incastonato tra montagne che superano abbondantemente i 3000 metri di quota. Da qui una lunga discesa conduce nella valle della Maurienne, con le località di Modane e Saint-Jean-de-Maurienne che rappresentano la base ideale per passare la prima notte.

Il sabato è la giornata più impegnativa con oltre 3000 metri di dislivello e un percorso attorno ai 120 chilometri. Dopo aver completato la discesa della Maurienne, il consiglio è quello di concedersi una deviazione opzionale verso i celebri Lacets de Montvernier, una salita di appena 3 km, sviluppata lungo 18 tornanti strettissimi sul fianco della montagna che è recentemente diventata una delle immagini più ricorrenti delle ultime edizioni del Tout. Una volta rientrati a Saint-Jean-de-Maurienne, inizia l’interminabile salita de Glandon. Circa trenta chilometri di ascesa e circa 1500 metri di dislivello che conducono a un valico posto a 1924 metri di altitudine. Si tratta di una salita che alterna tratti più pedalabili a gradoni successivi, prima dell'ultimo segmento di 4 chilometri decisamente più severo. Dalla vetta si scende poi verso Bourg-d'Oisans dove arriva il momento di confrontarsi con la leggenda dell’Alpe d'Huez

La domenica è invece il giorno del Galibier, il gigante delle Alpi francesi con i suoi 2642 metri di quota. Da Bourg-d'Oisans si parte immediatamente in salita, seguendo la lunga valle della Romanche, un interminabile fondovalle che, curva dopo curva, si fa sempre più severo fino a raggiungere il Col du Lautaret, da dove si può apprezzare uno scorcio stupendo sui ghiacciai del massiccio della Meije. Dalla cima del Lautaret con una piccola deviazione di otto chilometri si giunge alla vetta del Galibier con una strada che si arrampica mantenendo pendenze costantemente attorno all'8% e culminando nella celebre rampa finale che conduce al monumento dedicato a Henri Desgrange, storico fondatore del Tour de France. Una volta raggiunta la vetta, non resta che godersi la lunga discesa verso Briançon. Da qui le possibilità per il rientro in Italia sono due. La più diretta passa dal Colle del Monginevro, soluzione classica ma spesso piuttosto trafficata, soprattutto nei mesi estivi. Chi preferisce un'alternativa più tranquilla e suggestiva può invece scegliere il Col de l'Échelle, una deviazione che aggiunge una trentina di chilometri al percorso ma regala strade molto più silenziose e ambienti alpini autentici giungendo in Italia nei pressi di Bardonecchia. 

Bonus track: sulle orme del Pirata

Per chi dispone di un giorno in più, o semplicemente non riesce a resistere al richiamo della storia, esiste un itinerario che attraversa proprio le montagne di cui abbiamo parlato e permette di ripercorrere una delle pagine più belle del ciclismo moderno. Ci riferiamo al 27 luglio 1998, quando Marco Pantani, sotto una pioggia battente, attaccò a quasi cinquanta chilometri dall'arrivo, ribaltando il Tour de France e conquistando la sua prima maglia gialla. La tappa originale partiva da Grenoble, ma per eliminare i chilometri di pianura e rendere il percorso affrontabile anche da chi dispone di un allenamento normale, il consiglio è quello di partire e arrivare a Bourg-d'Oisans. Da qui si raggiunge il versante opposto del Glandon rispetto a quello descritto nell'itinerario principale e poi una volta in cima si gira a destra e si raggiunge la vetta della Coix de Fer, per poi scendere nella Maurienne e risalire la valle fino a Saint-Michel-de-Maurienne.

A quel punto inizia la lunga scalata che conduce al Galibier. Prima il Col du Télégraphe, poi gli ultimi chilometri verso il gigante delle Alpi francesi. Furono proprio queste montagne a fare da trampolino di lancio all'attacco del Pirata. Ancora oggi, nel punto in cui Pantani scatenò la sua offensiva, un piccolo monumento ricorda una delle azioni più celebri della storia del Tour de France. Dalla vetta del Galibier si scende verso il Lac du Chambon per affrontare i dodici chilometri che conducono a Les Deux Alpes. Una salita non particolarmente conosciuta al di fuori degli ambienti più appassionati, ma che da quel giorno è entrata a pieno titolo nella memoria collettiva, aprendo la strada alla storica doppietta Giro-Tour. Una volta raggiunta la stazione sciistica non resta che lasciarsi trasportare dalla lunga discesa verso Bourg-d'Oisans, con la consapevolezza che, almeno per un giorno, si è pedalato dentro una delle pagine più leggendarie della storia del ciclismo.

Strada delle mele, circa 100 km attraverso il Piemonte
È online Muri #20: "Volgendo lo sguardo oltralpe..."
Umberto Bettarini
Milanese di nascita, calabrese per vocazione. Dopo la sua prima randonnée, ha scelto la famosa “pillola rossa” per scoprire quanto è profonda la tana del Bianconiglio ed è rimasto intrappolato in una grave forma di dannazione ciclistica