Editoriale

È online Muri #20: "Volgendo lo sguardo oltralpe..."

Archiviati i Giri d'Italia, il ciclismo guarda verso la Francia: il Tour Auvergne-Rhône-Alpes e un viaggio tra le montagne che hanno costruito il mito del Tour de France

09.06.2026 14:34

Il ventesimo numero di Muri è appena arrivato nella vostra casella di posta con due pezzi che, archiviato il Giro d'Italia, guardano verso la Francia: la corsa, le montagne, la storia. Per iscrivervi, basta cliccare qui.

La corsa indigesta agli italiani

Nelle ultime settimane ci siamo occupati di chi si allena, corre e sogna: Filippo D'Aiuto alla ricerca del contratto da professionista, Monica Trinca Colonel in cerca (poi non riuscita) di una top 5 al Giro d'Italia Women. Questa settimana cambiamo registro. Michele Moretti apre il numero con una scheda sulla corsa che più di ogni altra ha saputo resistere agli italiani: quella che fino a quest'anno si chiamava Critérium du Dauphiné o Giro del Delfinato e che da questa edizione si chiama Tour Auvergne-Rhône-Alpes. Ottantotto edizioni, zero vittorie azzurre, tre soli podi. Una maledizione che difficilmente si spezzerà anche quest'anno, visti i favoriti: Paul Seixas, il 19enne di Lione che ha già dominato il Giro dei Paesi Baschi e che punta a diventare il più giovane vincitore nella storia della corsa, e Isaac Del Toro, il messicano della UAE Emirates-XRG che quest'anno ha già vinto l'UAE Tour e la Tirreno-Adriatico. Il duopolio UAE-Visma, che ha dominato tutte le grandi corse a tappe della stagione tranne l'Itzulia, si annuncia anche qui.

Paul Seixas ©cyclingimages

In bici tra le montagne che hanno costruito il mito del Tour de France

Il secondo pezzo è di Umberto Bettarini, ed è qualcosa di diverso dal solito: un viaggio cicloturistico nelle Alpi francesi, tra Grenoble, la Maurienne, l'Alpe d'Huez e il Galibier. Non una guida nel senso tradizionale, ma un racconto per chi vuole capire cosa significa pedalare in quei luoghi: perché l'Alpe d'Huez classica delude più di quanto si pensi, perché il Col de Sarenne è la perla nascosta che vale il viaggio, e perché un weekend di due giorni e mezzo può bastare per immergersi nell'atmosfera della Grande Boucle. In chiusura, un itinerario bonus sulle orme di Marco Pantani, ricalcando la tappa del 27 luglio 1998 in cui il Pirata ribaltò il Tour sotto la pioggia, per chi non riesce a resistere al richiamo della storia e degli amarcord.

Cicloturismo sulle Alpi francesi ©Umberto Bettarini

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Strada delle mele, circa 100 km attraverso il Piemonte