Sanne Cant ed Eva Lechner duellano a Hoogerheide © UCI
Sanne Cant ed Eva Lechner duellano a Hoogerheide © UCI

Eva, non succede ma se succede…

Lechner seconda a Hoogerheide dopo il duello con Sanne Cant: si preannuncia un mondiale femminile tutto da seguire. Tra gli uomini invece Van Der Poel amplifica la crisi di spettacolo

Manca poco, una settimana per la precisione, al mondiale di ciclocross a Valkenburg, in Olanda. Un percorso che ha fatto breccia nel cuore degli appassionati, sia per ragioni storiche, date dalla prossimità ad un luogo storico del ciclismo come il Cauberg, sia per la durezza del tracciato, che lo renderà un percorso senza dubbio interessante e particolare. Arriviamo a questo mondiale con sentimenti contrastanti: da una parte, tanto entusiasmo per la gara femminile, dove abbiamo una Eva Lechner ancora una volta tra le prime al mondo, favorita sia dalla forma che dalla cabala, visto che a Valkenburg 2015 risale la sua seconda ed ultima vittoria di Coppa del Mondo, ma avremo anche la possibilità di vedere una gara molto combattuta e vivace, con alcune delle migliori atlete multidisciplinari dell’oggi e del domani che si daranno battaglia, di cui almeno 6-7 di esse papabili per un successo finale. Dall’altra parte, una situazione completamente opposta, con gli uomini che hanno affrontato gare di Coppa del Mondo più simili a gare di formula uno in questo gennaio, un Mathieu Van Der Poel decisamente inarrivabile in ogni salsa, un Wout Van Aert troppo in forma per poter essere avvicinato da qualsiasi altro contendente, ma non abbastanza forte per avvicinare il campione olandese; tanti atleti della vecchia guardia che sono calati o si sono rassegnati (Kevin Pauwels e Tom Meeusen saranno esclusi eccellenti al mondiale), nella nuova non ci sono altri fenomeni (a parte Toon Aerts) e fuori da Olanda e Belgio, Italia compresa, il movimento è in cancrena (negli ultimi 3 anni solo Marcel Meisen è stato capace di salire sul podio in una prova di Coppa del Mondo, a Fiuggi), succube dei richiami della strada (ad esempio Clement Venturini, uno dei francesi più interessanti dell’ultima generazione, non sarà al mondiale ma alla Vuelta Valenciana).  In conseguenza di ciò, la competizione di Hoogerheide non è stata trasmessa in diretta televisiva in nessun paese, fuori dall’Olanda; al di là del dominio di Van Der Poel, che sicuramente ammazza un po’ di interesse intorno alle gare, prima o poi i vertici dell’UCI dovranno interrogarsi su come riportare i grandi campioni al centro di una disciplina bella, importante e che potrebbe muovere un indotto parecchio più largo di quanto fa attualmente.

Breve cronaca della gara uomini: buoni segnali da Bertolini
La cronaca della prova odierna degli uomini si chiude in pochi momenti salienti, tanto più che Hoogerheide è casa Van Der Poel, il GP è intitolato a papà Adrie e quindi Mathieu non può permettersi di perdere. Allo stesso tempo, non deve neanche fare troppa fatica in vista dell’impegno di Valkenburg, dove la durezza del tracciato potrebbe ridurre la distanza che c’è tra lui e Van Aert. Il primo giro del velocissimo circuito olandese (niente fango, tra l’altro) è dunque il più forte di Van Der Poel, che piega subito la resistenza di Laurens Sweeck e va via già in partenza. Wout Van Aert non tarda a palesarsi: rimonta su Tim Merlier, Michael Vanthourenhout , Laurens Sweeck e David Van Der Poel e li stacca già al terzo dei 10 giri previsti, mettendosi in cruise control a 20″ di divario su Van Der Poel, meno devastante rispetto alla scorsa settimana, ma comunque mai apparso in grado di perdere, nonostante il recupero di Van Aert agli ultimi giri, che porterà il campione del mondo all’ultima uscita in maglia iridata a solo 8″ dall’olandese. Solite ere geologiche di distanza per tutti gli altri: il terzo gradino del podio va stavolta a Michael Vanthourenhout, ingaggiato in duello da Laurens Sweeck che è apparso inferiore ma è riuscito a stargli addosso praticamente fino al penultimo giro, col corridore Marlux giunto ad 1’41” ed il capitano della Era-Circus ad 1’58”. Tardivo scatto d’orgoglio per Kevin Pauwels, che conclude quinto in rimonta a 2’22”, battendo in volata Tim Merlier ed un appannato Toon Aerts. Dopo David Van Der Poel, ottavo a 2’50”, e Lars Van Der Haar, nono a 3’02”, troviamo finalmente il primo non-benelux, il ceco Michael Boros a 3’14”, ma sebbene sia indiscutibilmente il miglior straniero in circolazione il ceco appare più un regolarista mai capace di lottare per il podio.

Buoni segnali arrivano invece dagli italiani, in vista della prova della prossima settimana. Gioele Bertolini oggi è partito bene, ma è finito a terra con un pizzico di sfortuna sul primo salto ad ostacoli: una caduta di Daan Soete davanti a lui gli ha fatto perdere la freddezza, cappottandosi a sua volta e ripartendo dalla 30esima posizione. La reazione di Gioele merita comunque un encomio, riuscendo a rimontare quindici posizioni fino a giungere poi 17esimo a 4’12”, in evidente debito d’ossigeno all’ultimo giro, ma comunque in buona forma in vista di un circuito a lui favorevole come Valkenburg, che lo ha visto vincere già due volte tra gli under23: pensare a un Gioele in top ten tra una settimana non sarebbe così azzardato, certo gli servirà una gara più pulita di quella odierna. Meglio delle precedenti uscite anche gli altri azzurri, col campione d’Italia Luca Braidot 27esimo e capace di terminare la corsa a pieni giri a 5’29”; indietro di un giro Marco Aurelio Fontana, 31esimo, e Nicolas Samparisi, 34esimo, 2 giri per Lorenzo Samparisi 36esimo. È andato sotto le aspettative solo Daniele Braidot, 58esimo a 5 giri.

Donne: Sanne piega Eva, sospiro di sollievo per Pauline Ferrand-Prévot
La gara femminile invece è stata un susseguirsi di emozioni, sebbene anche qui sia emerso abbastanza in fretta che solo due atlete si sarebbero contese il successo. Eva Lechner è partita a razzo, e la sola Sanne Cant è stata capace di tenerle testa; la campionessa del mondo ha sofferto parecchio la destrezza della campionessa altoatesina, biker nel sangue, nelle contropendenze in prossimità del traguardo, e non avrebbe potuto vincere se non fosse riuscita a staccare la campionessa italiana prima (che difatti a Hoogerheide ha ottenuto l’altra sua vittoria di Coppa del Mondo, nonchè il suo unico argento mondiale). Così è stato, al quarto giro, con Eva che non riusciva a tenere testa a quella che è di fatto la migliore ciclocrossista donna, nonché una delle poche vere specialiste al femminile. Alle spalle di Eva, si consumava un interessante duello per il podio, che vedeva emergere 3 atlete di classe purissima: da una parte la giovanissima britannica Evie Richards, campionessa del mondo tra le under 23 nel 2016 e bronzo l’anno scorso, la quale dovrebbe tornare al successo senza problemi quest’anno, visto il livello raggiunto (in Coppa ha già vinto a Namur, quest’anno); dall’altro due dei fenomeni della mountain bike (ma non solo) al femminile negli ultimi anni , Pauline Ferrand-Prévot e Jolanda Neff, la prima (ben)tornata al ciclocross dopo una pausa olimpica e qualche anno di crisi d’identità, la seconda affacciatasi da quest’anno alla competizione e capace già dopo un anno di raggiungere i massimi livelli. Per entrambe però la gara finisce in anticipo, con una rovinosa caduta in discesa a seguito di un contatto. Ad avere la peggio è Pauline, portata via in barella; a caldo si teme il peggio, tuttavia i raggi non evidenziano alcuna frattura, perciò dovremmo rivedere entrambe ai nastri di partenza a Valkenburg.

Con Evie Richards lanciata invano alla caccia di Eva Lechner (seconda a 10″, Evie terza a 19″), si apriva la lotta per il quarto posto, regolata in volata a 51″ da una mai spenta Marianne Vos; sebbene gli anni migliori siano passati per quella che è forse la più grande campionessa della storia del ciclismo femminile, sarà della lotta. Regolate Kaitlin Keough, altra presenza fissa degli ordini d’arrivo quest’anno (tanto da concludere seconda la Coppa del Mondo) ed Alice Arzuffi, tornata alle sue “solite” gare, con partenza dolorosissima e corsa in rimonta, stavolta dalla 25esima alla sesta posizione. Curioso notare che la brianzola ha ottenuto lo stesso risultato a Nommay con una condotta di gara opposta: quando riuscirà a trovare un equlibrio sarà davvero un osso duro. Erano presenti anche due azzurre che potrebbero competere nel mondiale under 23: Sara Casasola, autrice finora di una stagione altalenante, è 26esima a 3’01”, mentre Chiara Teocchi, dopo una buona partenza,  ha chiuso 36esima a 4’26”. In condizioni ideali la bergamasca potrebbe essere un contendente per la medaglia, ma in tempi recenti non ha ancora dato l’impressione di riuscire a esprimersi ad alti livelli

Le categorie giovanili: Pidcock vince la Coppa Under 23 nonostante la sfortuna
Tra gli Under 23 si consumava un interessante duello, che vedeva contro due importanti prospetti per il futuro del ciclocross, Eli Iserbyt e Tom Pidcock. Il vero duello in realtà non c’è stato, a causa di una caduta in partenza che ha costretto Pidcock a partire dalle retrovie: Iserbyt si involava così verso il successo, sperando che il talentino britannico non riuscisse a rimontare abbastanza posizioni per prendersi la Coppa. Invece Pidcock non ha subito le conseguenze della caduta ed è partito in rimonta, riuscendo ad assicurarsi la seconda piazza ed il titolo già nella metà gara, concludendo a 25″ da Iserbyt. Europeo a Iserbyt, Coppa a Pidcock: la bella si consumerà al mondiale, ed è difficile che qualcun altro possa frapporsi tra i due rivali, a cominciare da Joris Neuwenhuis, vincitore della coppa l’anno scorso e terzo oggi a 52″. Molto bene Jakob Dorigoni, che con l’ottavo posto odierno ad 1’28” conclude decimo la Coppa del Mondo e lascia ben sperare per Valkenburg.
Titolo juniores conquistato dal ceco Tomas Kopecky, il quale ha terminato quarto la gara odierna, terminata a favore del belga Niels Vandeputte sul connazionale Jarno Bellens, dopo che un incidente ha tolto dai giochi all’ultimo giro Louis Rouillier, svizzero e favorito numero uno per il mondiale. Preoccupante la controprestazione del campione italiano Filippo Fontana: al ritorno alle gare dopo che l’influenza lo ha tenuto lontano da Nommay, e tormentato da qualche pensiero di ritiro, il talento veneto non è stato mai in gara ed ha terminato in calando, 34esimo a 3’31”. Meglio il connazionale Davide Toneatti che lo accompagnava nella mini-spedizione azzurra, il quale correndo in rimonta ha chiuso 29esimo a 3’16”. Si sperava in un Fontana tra i favoriti per Valkenburg, ma allo stato attuale la condizione non sembra quella ideale per avere ambizioni iridate.

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