Jay McCarthy vince la Cadel Evans Great Ocean Road Race su Elia Viviani e Daryl Impey © Mitchelton-Scott - Getty
Jay McCarthy vince la Cadel Evans Great Ocean Road Race su Elia Viviani e Daryl Impey © Mitchelton-Scott - Getty

McCarthy respinge il rimontone di Viviani

Cadel Evans Great Ocean Road Race all’australiano della Bora. Bel finale, garone di Oss al servizio del vincitore; podio completato da Impey, Battaglin in top ten

La parola più temuta dal ciclonerd degli anni ’10 è una e una sola: “georestricted”. Con la variante “geoblocked”. Significa che una data corsa, se c’è di mezzo quella parola, diverrà molto più difficile da seguire, per ragioni di diritti tv riservati a determinate aree geografiche e negati ad altre; e a volte succede che se non viene fuori qualche streaming pirata dell’ultim’ora, guardarla – la gara – sarà proprio direttamente impossibile.

Voi direte che ci sono settecentottantamilavirgolaqualcosa problemi molto più seri di questo, e non vi si potrà certo dare torto; ma sacrificare il sonno per seguire una diretta testuale della Cadel Evans Great Ocean Road Race, con la consapevolezza di dover comunque aspettare che un’anima pia pubblichi dopo l’alba una sintesi decente su YouTube, non predispone a una luminosa domenica di gioia nei cieli.

Anche perché poi la corsa – a conti fatti – risulta gradevole, e spiace non averne potuto godere in diretta delle immagini, ma ormai è andata così e pazienza. Ha vinto Jay McCarthy, il ciclista che anni fa ribattezzammo J-Mac, proprio come un noto attore hard, e il finale della CEGORR (acronimo ormai ufficiale della gara australiana) è stato in effetti parecchio hard, con un gruppetto in avanscoperta raggiunto sul rettilineo finale da un altro gruppetto, comprendente quest’ultimo Elia Viviani autore di un numero da Folletto, nel senso dell’aspirapolvere, Elia che con una rimonta pantagruelica si è ingoiato uno dopo l’altro una quindicina di avversari in 100 metri, recuperandone 50 (di metri, sempre), in poche pedalate. Non gli bastò, se non per far secondo e per avere una nuova “miglior volata non vinta” in bacheca. Da sottolineare poi il garone di Daniel Oss, spesosi in maniera superefficiente per McCarthy: e in casa Bora-Hansgrohe si fregano le mani, non tanto per la pur dignitosa Cadel Evans Great Ocean Road Race testè conquistata, ma per avere finalmente un gregario fortissimo da affiancare a Peter Sagan più avanti.

 

Bella fuga con Lasse Norman Hansen protagonista
164 km con circuito finale da 17 da ripetere 3 volte e mezza a Geelong, ed ecco qua la quarta edizione della gara intitolata a Cadel Evans, seconda prova del World Tour disputata in Australia e fin qui sfuggita, nelle prime tre repliche, ai corridori di casa. Come ben sapete se siete arrivati fin qui, oggi Jay McCarthy ha interrotto l’ancor breve digiuno aussie.

Fuga a 5 attiva sin dai primissimi chilometri, due uomini della selezione nazionale australiana, ovvero Alexander Porter (già visto al recente Tour Down Under) e Sam Welsford, l’olandese Robbert De Greef (Roompot-Nederlandse Loterij), il russo Pavel Kochetkov (Katusha-Alpecin) e una vera bestia da traino come il danese Lasse Norman Hansen, punta di diamante dell’Aqua Blue Sport.

Il quintetto, in barba all’impegno di Mitchelton-Scott e Quick-Step Floors in gruppo, ha costruito un vantaggio che è arrivato a toccare i 6’30” quando mancavano soli 75 km alla conclusione, e poi ha iniziato a perdere i pezzi sui vari passaggi (quattro in totale) per Challambra Crescent, salita simbolo del circuito finale. In realtà una salitella di un chilometro appena, con pendenze mai esagerate (si sta sull’8-9%), ma il resto del lavoro di selezione è stato operato dal caldo, ancora persistente nell’estate australiana.

Al primo passaggio da Challambra Crescent, ai -60, hanno perso contatto Welsford e De Greef, al secondo si è esaurito Porter che poi ha mollato un po’ più avanti, ai -38; e bisogna dire che pure il gruppo, tirato sempre forte per ridurre il gap dai primi, si è sfoltito di parecchio, fino a contare appena una trentina di unità quando, al terzo passaggio ai -26, è stato Lachlan Morton (Dimension Data) a fare una bella trenata.

 

Chaves fa i numeri alla prima gara, Oss generosissimo
Al penultimo passaggio da Challambra il margine per Hansen e Kochetkov si è ridotto a pochi secondi rispetto a un primo gruppetto; poi un secondo gruppetto, dopo essersi staccato in salita, si è riunito col primo, Tim Roe (altro rappresentante della selezione nazionale di casa) ha tentato la sortita, ma senza fortuna, e ai -15 i due superstiti della fuga sono stati infine ripresi. Non rimaneva che un passaggio dalla salitella, ed è stata la LottoNL-Jumbo a forzare tempi e modi, impostando in maniera dolorosa per tanti quest’ultima Challambra Crescent.

Dopo il lavoro dei suoi gregari, è stato George Bennett a spingere in prima persona, e il suo affondo ha prodotto un gruppetto di nove uomini al comando della corsa quando mancavano 9 chilometri: con lui c’era il suo compagno Robert Gesink, quindi avevamo una coppia Bora-Hansgrohe formata da Jay McCarthy e Daniel Oss, una coppia Mitchelton formata da Daryl Impey (vincitore del TDU) e – udite udite – Esteban Chaves all’esordio stagionale, quindi c’erano ancora Simon Gerrans (BMC), un positivo Roger Latour (AG2R La Mondiale) e il sempre solido Dries Devenyns (Quick-Step Floors).

Erano pochi ma buoni i secondi che ballavano rispetto ai primi inseguitori, e il miscuglio tra coppie e singoli nel drappello ha dato vita a interessanti batti&ribatti, ed è qui che Daniel Oss si è consacrato gregario del giorno: prima ha chiuso su Latour sullo strappetto di Meville, poi ha annullato un tentativo a due di Chaves e Bennett ai -5.5, poi ha stoppato ancora Bennett ai -3.7, infine ha lavorato (con buoni esiti) all’attacco più serio di questo finale, condotto da un Chaves più che mai pimpante, scattato poco dopo i -3 alla conclusione.

Il colombiano ha tenuto bene pochi metri di margine per un paio di chilometri, ma le velocità dietro sono aumentate via via, per cui agli 800 metri ha dovuto arrendersi. Le velocità aumentavano perché se da un lato bisognava riprendere l’attaccante, dall’altro bisognava provare a respingere il rientro di diversi inseguitori. Il primo obiettivo è stato centrato, il secondo no, e ci si è trovati ai 500 metri con una situazione molto fluida: sui componenti del gruppetto di testa sono rientrati i primi avanguardisti del secondo drappello, e uno di questi, José Isidro Maciel (per gli amici JIM) Gonçalves della Katusha è andato ad aprire le ostilità impostando uno sprint lunghissimo, con l’intento di favorire il compagno Maurits Lammertink, poco lontano.

 

McCarthy porta a casa il bottino nonostante il ritorno impetuoso di Viviani
Invece alla ruota del portoghese c’era appostato Jay McCarthy, che ravanando nel borsello ha trovato un’unica fiche, bella grossa, e ha deciso di giocarla. Come? Anticipando in maniera esasperata lo sprint, lanciandosi a 300 metri dalla fine. Alla sua ruota c’era Gerrans, che però ha fatto vedere di non avere il colpo da ko di qualche stagione fa, infatti è rimbalzato indietro.

Devenyns ha provato a reagire in qualche modo, ma intanto da dietro (e dall’altro lato) emergeva come un pazzo il suo compagno Viviani, che dalle posizioni di retroguardia del secondo gruppetto aveva già fatto una prima volata per riportarsi in coda ai primi, e poi ha piazzato lì la rimonta di cui scrivevamo all’inizio, una risalita tanto impetuosa quanto difficoltosa, visto che più che ciclismo pareva slalom, con tanti avversari da superare di volta in volta, e tutti – ovviamente – non da una traiettoria comoda, ma dovendo sempre allargare all’esterno. Tutto ciò nello spazio di 200 metri. E nonostante in quello spazio Elia abbia coperto circa 7-8 chilometri in più rispetto a McCarthy, il quale invece era davanti e andava dritto per dritto, alla fine è riuscito ad arrivare a un’incollatura dall’australiano.

McCarthy-Viviani all’arrivo, quindi, e poi terzo posto per Impey; a seguire Devenyns, Gerrans, il vincitore del 2017 Nikias Arndt (Sunweb), Steele Von Hoff (Nazionale Australiana), Lammertink, Enrico Battaglin (LottoNL) al nono posto e Lars Bak (Lotto Soudal) a chiudere la top ten. Il gruppetto, formato da 24 uomini, è stato chiuso da Eros Capecchi (Quick-Step); nel secondo drappello, cronometrato a 20″, anche Oss tra gli staccati del finale (27esimo lui), e Salvatore Puccio (Sky) piazzatosi 25esimo.

Si chiude così la scampagnata australiana di inizio stagione per il World Tour; la massima categoria del ciclismo UCI tornerà tra poco meno di un mese con l’Abu Dhabi Tour, ma da qui ad allora avremo modo di assistere già a tante altre gare. E l’appetito (per i grandi appuntamenti) continuerà a venir mangiando.

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