David De La Cruz batte Omar Fraile a Nizza © Team Sky
David De La Cruz batte Omar Fraile a Nizza © Team Sky

A Nizza il sale è sempre sulla coda

Marc Soler ribalta la Paris-Nice con un attacco da lontano, beffati Yates e gli Izagirre. Tappa finale a De la Cruz su Fraile

Nelle ultime due edizioni della Parigi-Nizza Alberto Contador aveva tentato senza fortuna di ribaltare la corsa nell’ultima tappa. Tale impresa è invece riuscita oggi a Marc Soler, corridore che per la Spagna rappresenta il futuro, che viene dal calcio (portiere in gioventù, fino ai 17 anni ha vestito sia i guantoni sui prati verdi, che i guantini in bici, per poi abbandonare il pallone e dedicarsi in toto al ciclismo), e che centra oggi il più importante successo di una carriera ancora fresca, iniziata da pro’ tre anni fa.

Ottimo scalatore, ottimo cronoman (secondo nella tappa contro il tempo vinta da Poels mercoledì), piazzato nel 2017 alla Volta a Catalunya (terzo), proprio da Contador deve aver rubato qualche segreto, visto che era con lui all’attacco verso Nizza 12 mesi fa: una giornata vissuta, allora, con il compito di fare esperienza; esperienza che oggi è stata messa ottimamente a frutto.

Il fatto che Soler abbia vinto la Parigi-Nizza attaccando a oltre 40 km dal traguardo rinfranca tutti gli appassionati, i quali vanno in visibilio ogniqualvolta emerge un nuovo spirito ribelle, e oggi è proprio uno di quei casi. Il ciclismo ama gli attaccanti che amano il ciclismo. Il cerchio si chiude, nel momento in cui si apre una nuova fase della carriera dello spagnolo: quella della consapevolezza e dei grandi progetti.

 

Tappa breve che chiama i big all’azione
A Julian Alaphilippe bruciava particolarmente l’inattesa defaillance del finale di tappa di ieri, in cui in due chilometri (metro più metro meno) aveva perso due minuti (secondo più secondo meno), e ciò mal s’adeguava a uno dei favoriti della Parigi-Nizza. Tanto il desiderio di riscatto, che oggi il francese della Quick-Step Floors s’è un po’ allargato, ed è andato all’attacco all’inizio dell’ultima tappa, salvo poi evidenziare qualche carenza strada facendo, e finendo addirittura a 13′ dai migliori.

Per cominciare il racconto di questa Nizza-Nizza di 110 km, punteggiata dalla bellezza di 6 Gpm, non bisogna puntare su Alaphilippe, però. L’abbiamo citato perché il suo coraggioso (o avventato) attacco conferma come la frazione finale della Course au Soleil si presti ogni anno ad azioni importanti da parte dei più forti in gara. Ma se dovessimo dare il via alla cronaca di tappa, non potremmo che cominciare da Omar Fraile e David De La Cruz, i quali sono stati i primi a muoversi sulla Côte de Levens, prima asperità di giornata. Era il km 20, pioveva già dall’inizio della frazione e avrebbe proseguito praticamente fino alla fine.

Coi due spagnoli, Jakob Fuglsang, a formare con Fraile un’assortita coppia Astana, e Jesús Herrada (Cofidis); ma l’azione è durata poco, dal km 20 al 21, poi i quattro sono stati presi da altri 20, un’avanguardia del gruppo selezionatasi lungo la salita, e che sarebbe andata avanti con pochi rientri da dietro nel corso della giornata.

Al primo traguardo volante, posto a Levens al km 24, Gorka Izagirre (Bahrain-Merida) ha preceduto Tim Wellens (Lotto Soudal) e il leader della corsa Simon Yates (Mitchelton-Scott): con distanze tanto risicate in classifica (il britannico alla partenza precedeva il basco di 12″ e il belga di 13″, e in mezzo c’era pure l’altro Izagirre, Ion, a 11″) la lotta si faceva anche sugli abbuoni.

Sulla seconda salita, la Côte de Châteauneuf, l’Astana ha nuovamente sganciato Fraile e Fuglsang; e con loro si è mosso Alaphilippe. Al loro inseguimento un drappello di circa 20, nel quale c’erano 13 dei primi 15 della generale: mancavano solo il decimo (Alexis Vuillermoz) e l’11esimo (Sam Oomen), i quali comunque sarebbero rientrati più avanti.

 

Fraile resta solo al comando, e si muovono Soler e De La Cruz
L’avventura di Fuglsang non è durata troppo, nella discesa dello Châteauneuf il danese è caduto e ha lasciato che fossero gli altri due a raggiungere un vantaggio massimo di 1’20” sul gruppo. Sul Col de Calaïson il gruppetto ha visto altri rientri, tra cui quello – preziosissimo per Yates – di Matteo Trentin, pronto a una giornata di grandi trenate.

La Côte de Peille, quarta ascesa in programma, è stata quella in cui tutto è cambiato: Fraile ha staccato Alaphilippe, e dal gruppo – tirato indefessamente dai Mitchelton, i quali però continuavano a lasciare al battistrada un minutino – si sono mossi in contropiede Gorka Izagirre, ancora De La Cruz e Marc Soler (Movistar). Quest’ultimo, sesto della generale a 37″ da Yates, era quello più interessato a far funzionare l’azione; il corridore della Sky aveva messo nel mirino sin dalla partenza (vedi primo attacco a Levens) la vittoria di giornata; e Izagirre, benché iniziatore del contrattacco, si è invece subito riseduto, non tenendo (o non volendo tenere) il ritmo dei due connazionali.

L’inseguimento di Soler e De La Cruz è durato per tutta la scalata, ed è stato coronato proprio al Gpm, quando i due si sono rimessi in scia a Fraile. Mancavano 42 km, e anche De La Cruz, inizialmente titubante avendo Henao in gruppo, aveva iniziato a collaborare da un po’, diciamo da quando era emerso chiaramente che il colombiano non stava vivendo la miglior giornata della carriera.

Ai Mitchelton ha dato una mano in questa fase anche la Bahrain, con un Antonio Nibali in bella evidenza: gli interessi degli Izagirre coincidevano con quelli di Yates, dato che Soler, portatosi a quasi un minuto e mezzo di vantaggio, era maglia gialla virtuale. Non contento, il giovanotto ha conquistato pure 3″ al secondo sprint intermedio di giornata, a La Turbie, per cui una reazione non era più rinviabile da parte degli inseguitori. Il risultato di tanto impegno si è visto nella decurtazione di un terzo del vantaggio che aveva il terzetto di testa: il Col d’Èze, affrontato da un versante breve (nemmeno 2 km di salita) è stato preso dai tre con 50″ di margine; tutto era ancora possibile.

 

Il leader Yates va in difficoltà, gli Izagirre e Wellens ci provano
La classica salita finale della Parigi-Nizza quest’anno non era prevista come… salita finale: una volta scollinata, si sarebbe fatto un giro orario per andare ad affrontare anche il Col des Quatre Chemins, prima di reimmettersi sulla strada principale, incrociando l’ultimo pezzo di discesa dell’Èze: scelta discutibile per una situazione di gara gestita malissimo dai commissari sul percorso, come vedremo.

Ma torniamo all’Èze: sulle sue brevi rampe non è successo niente, mentre in discesa Fraile ha allungato sugli altri due, ma il gap rispetto al corridore dell’Astana è stato chiuso ai -14, all’inizio del Col des Quatre Chemins, laddove si è riformato il terzetto.

Tale salita, più dura nella prima parte, ha visto il gruppo frazionarsi in seguito a un allungo di Ion Izagirre (a 13.5 km dal traguardo, 4.5 dalla vetta); sul basco si sono portati dapprima Wellens con Richard Carapaz (compagno di Soler); poi anche Dylan Teuns (BMC) con Gorka Izagirre. Yates, rimasto senza compagni, ha invece pagato dazio, restando con Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe) e Alexis Vuillermoz (AG2R La Mondiale) a 10-20″ dai contrattaccanti.

Intanto davanti il terzetto scoppiava: De La Cruz ha affondato il colpo, Soler ha scelto di salire regolare, Fraile ha invece voluto tenere la ruota dell’avversario, col risultato di esaurirsi parecchio, staccandosi ai -11. La bontà della scelta di Soler è stata lampante nel momento in cui il ragazzo è riuscito a riprendere De La Cruz proprio in cima alla salita, ai -9. Il margine dei due su Wellens e gli Izagirre ammontava, comunque, sempre a 50″. La gallina aveva fatto l’uovo, per dirla in termini bucolici.

 

Pasticci variegati in discesa, Soler vicino all’obiettivo
In discesa il fattaccio organizzativo: la testa della corsa ha raggiunto e superato alcuni… doppiati. Grave errore dei commissari, che avrebbero dovuto in qualche modo fermare questi ultimi, o “congelarne” la posizione, mentre invece è venuto un prolungato momento di grande confusione.

È stato proprio in questi frangenti che un’incredibile distrazione (o sfortuna, se preferite) ha visto protagonisti i fratelli Izagirre, caduti insieme (Gorka ha tirato giù Ion), e rialzatisi con le bici incastrate l’una nell’altra. Clamorosa topica, e Wellens che salutava i due, destinati a essere raggiunti da Yates.

Ma anche davanti la situazione era sul punto di cambiare: ai -5 infatti Fraile è rientrato su De La Cruz e Soler, e poco dopo ha pure forzato, causando il distacco del corridore Movistar. Ma il 24enne catalano non ci stava a veder messa in discussione un’impresa che aveva costruito con tanto coraggio, sicché avrà probabilmente mandato i suoi battiti cardiaci a un ritmo da musica house, ma è riuscito a riportarsi ancora una volta sui colleghi, chiudendo il buco ai 1800 metri.

Chiaramente, disinteressandosi di preservare alcunché per l’eventuale vittoria di tappa, Soler è tornato subito a trainare il terzetto, per continuare a tenere a distanza Wellens e gli altri; bene faceva, visto che sul fiammingo (e su Teuns e Carapaz che erano ancora con lui) stavano rientrando Yates e gli Izagirre (con Vuillermoz e Konrad), quindi serviva spingere più che mai fino alla linea d’arrivo per preservare i pochi secondi che servivano per vincere la PN.

 

De La Cruz vince la tappa, Soler conquista la Parigi-Nizza
Soler ha tirato a tutta fino al rettilineo finale, dove si è fatto da parte lasciando agli altri due la volata: Fraile l’ha impostata bene, ma De La Cruz non ha più mollato, e ai 50 metri ha affiancato e superato il connazionale, assicurandosi proprio come un anno fa il successo nella frazione di Nizza. Oggi batte Fraile come 12 mesi fa batteva Contador; e come 12 mesi fa, al terzo posto si piazza Soler, a 3″ dagli altri due. Ma stavolta il risultato per Marc è di quelli grossi.

Contando infatti i secondi di abbuono suoi (3″ al traguardo volante più 4″ per il terzo posto finale) e di Yates (1″ al traguardo volante), al corridore della Movistar serviva un margine di almeno 32″ al traguardo per scavalcare il britannico. Cronometri alla mano, lui, i suoi tifosi e tutto il pubblico hanno atteso l’arrivo della maglia gialla. La quale, per somma gioia di Soler, ha chiuso a 38″ da De La Cruz, quindi 35″ da Soler stesso.

La volatina per il quarto posto l’ha vinta Konrad su Wellens, Yates, Teuns, Carapaz, Gorka e Ion. Il tutto va a costituire una classifica finale in cui Marc Soler conquista la corsa con soli 4″ su Yates (uno dei distacchi più risicati della storia della Parigi-Nizza), 14″ su Gorka Izagirre, 16″ su Ion Izagirre e Wellens, 32″ su Teuns, 44″ su Konrad, 1’54” su Vuillermoz, 2’15” su De La Cruz e 2’35” su Felix Grossschartner (Bora). Per trovare il primo italiano nella generale bisogna scendere fino al 32esimo posto, con Matteo Trentin a 33’01” da Soler; ma il trentino non doveva far classifica, e tornerà a casa dalla Francia con una discreta soddisfazione nello zaino: aver confermato una condizione super, che lo proietta tra i probabili protagonisti delle prossime classiche.

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