Giulio Ciccone batte Amaro Antunes (coperto) e Fausto Masnada al Giro dell'Appennino 2018 © Foto MEV-Genova
Giulio Ciccone batte Amaro Antunes (coperto) e Fausto Masnada al Giro dell'Appennino 2018 © Foto MEV-Genova

Ciccone, l’Appennino vien mangiando

Continua il momento d’oro della Bardiani-CSF: l’abruzzese vince a Genova su Antunes e Masnada e si candida per un Giro d’Italia da protagonista

Il lungo digiuno di successi delle squadre italiane nelle corse di casa è finalmente terminato ed a spezzare quella che ad un certo punto sembrava anche un po’ una maledizione è proprio quella Bardiani-CSF che per ultima aveva gioito con Sonny Colbrelli alla Tre Varesine il 27 settembre 2016: a vincere la 79esima edizione del Giro dell’Appennino è infatti l’abruzzese Giulio Ciccone, scalatore che si rivelò nel 2016 da neoprofessionista nella tappa di Sestola del Giro d’Italia e che ancora oggi ha appena 23 anni.

Giulio Ciccone correva da favorito dopo un brillantissimo Tour of the Alps in cui aveva chiuso al nono posto in classifica generale e dove aver finalmente ritrovato le sensazioni dei giorni migliori dopo un anno molto difficile per via di tanti problemi fisici. Adesso per il corridore della Bardiani-CSF la testa è tutta rivolta al Giro d’Italia, ma le prestazioni dell’ultima settimana avranno fatto senza dubbio molto piacere al commissario tecnico Davide Cassani che oggi era proprio a Genova al seguito del Giro dell’Appennino: il Mondiale di Innsbruck è lontanissimo, ma la nazionale avrà bisogno di gente forte in salita e chissà che Ciccone non possa diventare uno degli uomini da prendere in considerazione per una maglia azzurra.

Partenza forte e fuga di sette uomini
Questo Giro dell’Appennino è partito subito con gran bel ritmo: quasi 47 km/h di media nella prima ora e fuga di giornata che si era avvantaggiata dopo appena 11 chilometri di corsa: ad ottenere il via libera dal gruppo sono stati Luca Colnaghi (Sangemini), Enrico Salvador (Biesse Carrera), Emanuele Onesti (D’Amico), El Mehdi Chokri (Dimension Data), Filippo Fortin (Felbermayr), Fernando Barceló (Euskadi-Murias) e Mateusz Taciak (CCC Sprandi). Il gruppo ha lasciato fare ed i sette battistrada hanno approfittato dal tratto iniziale in pianura per guadagnare un vantaggio massimo di poco superiore ai cinque minuti.

A questo punto è stata la Bardiani-CSF a farsi carico dell’inseguimento impostando un ritmo abbastanza regolare ma che ha consentito al gruppo di recuperare progressivamente terreno alla testa della corsa sulle prime salite di giornata, il Passo della Castagnola, il Passo del Giovi, la Crocetta d’Oro e poi ancora i Giovi per una seconda volta. A 80 chilometri dall’arrivo il gruppo di testa ha iniziato a frazionarsi: i primi a perdere contatto sono stati Onesti, Chokri e Colnaghi, poi più avanti sulle prime rampe del mitico Passo della Bocchetta, nuovamente posizionato in una fase decisiva della corsa e affrontato dal versante storico e più impegnativo, hanno alzato bandiera bianca anche Filippo Fortin ed Enrico Salvador.

Ciccone scatena la bagarre sulla Bocchetta
Proprio sul Passo della Bocchetta, salita che misura 8.2 chilometri con una pendenza media del 7.7%, si è scatenata la lotta nel gruppo: ad accendere la miccia è stato proprio Giulio Ciccone che a quel punto dopo tanto lavoro dei compagni di squadra voleva provare a ripagarli con una vittoria. L’attacco è arrivato proprio nel primo chilometro di salita dove si concentrano le pendenze più selettive e l’unico capace di tenere la scia dello scatenato abruzzese della Bardiani-CSF è stato Fausto Masnada dell’Androni-Sidermec: i due hanno iniziato velocemente a superare i vari fuggitivi della prima ora, ma prima del gran premio della montagna è rientrato su di loro anche Amaro Antunes, portoghese della CCC Sprandi con un passato alla Ceramiche Flaminia che ama l’Italia (“ci vengo sempre in vacanza con mia moglie”, ha poi raccontato al termine della corsa) e che al Tour of the Alps aveva avuto un problema di salute al primo giorno e poi nell’ultima tappa si era ritirato su consiglio dei tecnici della squadra proprio per puntare ad essere fresco a questo Giro dell’Appennino.

Ciccone, Masnada e Antunes sono andati a riprendere e superare anche Fernando Barceló e Mateusz Taciak, ultimi superstiti della fuga iniziale, e a quel punto è iniziata una cavalcata che nessuno è più riuscito ad interrompere: al gran premio della montagna della Bocchetta i tre avevano 50″ di vantaggio su Edoardo Zardini che in un primo momento aveva provato a tenere lo scatto di Ciccone ma che poi era rimbalzato all’indietro, un gruppo ridotto ormai ad una ventina di unità era invece segnalato ad una distanza di 1’07”. Sull’inedita e dura salita di Fraconalto il trio di testa ha guadagnato ancora scollinando con 1’55”, mentre sul successivo Passo dei Giovi il distacco segnalato era di due minuti esatti.

Il trio di testa vola e si presenta compatto allo sprint
A quel punto restavano da percorrere 30 chilometri senza alcuna asperità, ma si è capito subito che il destino era tutto nelle mani dei fuggitivi: il gruppo inseguitore era ristretto e Nippo-Vini Fantini e Wilier-Selle Italia mancavano di forze per organizzare una caccia concreta; davanti invece Ciccone, Masnada e Antunes hanno continuato a collaborare e addirittura hanno finito col guadagnare terreno. Quando il gap ha toccato i 2’40” a 10 chilometri dall’arrivo non c’era più dubbio: i fuggitivi avrebbero dovuto impegnarsi a fondo per riuscire a perdere la corsa, ma l’assenza di un corridore che svettasse nettamente sugli altri per velocità e la certezza di essere alla peggio sul podio ha favorito la buona riuscita di quest’azione.

Certo, nel finale sono partiti gli attacchi: Fausto Masnada è stato il primo a provarci, ma l’uomo dell’Androni-Sidermec è stato ripreso, poi anche Giulio Ciccone ha provato un allungo senza grande fortuna, il portoghese Amaro Antunes invece è rimasto per lo più passivo a ruota scegliendo di giocarsi tutto in volata. Alla fine nessuno dei tre è riuscito a sorprendere gli altri e così si sono presentati tutti assieme sull’insidioso rettilineo in leggera pendenza di Via XX Settembre: complice un po’ di inesperienza, Fausto Masnada si è messo in testa ed è partito molto lungo facendo un po’ un regalo ai compagni di fuga. Ma il giovane bergamasco ha dovuto anche sbandare e tirare i freni a circa 250 metri dall’arrivo quando da una transenna stava spuntando fuori un cagnolino di piccola taglia: un’incertezza improvvisa e inattesa, ma che probabilmente non ha influito più di tanto sul risultato finale.

Ciccone vince nettamente su Antunes e Masnada
Alla fine Giulio Ciccone aveva fatto vedere di avere forse qualcosa in più degli altri in salita ed in una volata sulla carta abbastanza equilibrata avere più energie degli altri può fare la differenza: così è stato e infatti il corridore della Bardiani-CSF si è imposto nettamente con Amaro Antunes che è riuscito solo a prendersi di un soffio la seconda posizione. Al termine della corsa Ciccone ha voluto proprio dedicare la vittoria ai compagni di squadra, assolutamente esemplari per tutta la giornata: e con il bonus conquistato per il primo posto, la Bardiani-CSF vede riaprirsi in parte la classifica a squadre della Ciclismo Cup nella quale il distacco iniziava ad essere preoccupante.

Ciclismo Cup che per il momento continua a sorridere ancora all’Androni-Sidermec: il gruppo inseguitore, forte di circa 25 unità, è infatti arrivato al traguardo attardato di 2’06” (nel finale ha recuperato un minutino ma solo perché davanti si sono guardati un po’) con Francesco Gavazzi e Davide Ballerini che si sono presi rispettivamente la quarta e la quinta posizione. La top10 è stata quindi completata nell’ordine da Marco Canola, Paolo Totò, Simone Andreetta, Alex Turrin e Roland Thalmann.

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