
Una Amstel doppio malto per Evenepoel: Remco piega Skjelmose a Valkenburg, 3° Cosnefroy
Il belga della Red Bull segue l'attacco di Grégoire sul Kruisberg prima di sgretolarne la resistenza sul penultimo Cauberg. Con lui resta soltanto il campione uscente, che esce sconfitto ma a testa alta. Gran corsa di Marco Frigo, 10° dalla fuga
Un'altra sfida a due, come alla Sanremo e alla Roubaix: questa stagione delle classiche è anche la stagione dei duelli. Il terzo testa a testa della primavera è andato in scena alla Amstel Gold Race, protagonisti il favorito annunciato, Remco Evenepoel, e il campione uscente, Mattias Skjelmose. Con loro avrebbe potuto esserci anche Romain Grégoire che, dopo aver infiammato la corsa sul Kruisberg, si è spento sul penultimo Cauberg, cedendo il passo al belga e al danese. La sfida di nervi e di gambe si è poi decisa in uno sprint senza storia: il fuoriclasse belga aggiunge un'altra classica alla sua collezione, lanciando un bel segnale alla concorrenza in vista della Liegi-Bastogne-Liegi di domenica prossima. Tutto sommato, la classica della birra promuove anche il danese della Lidl-Trek, che ha difeso il titolo con grande temperamento. Anche l'ultimo posto sul podio è stato aggiudicato allo sprint, che ha dato ragione a Benoît Cosnefroy, 3° come due giorni fa alla Freccia del Brabante. In una giornata altrimenti grama per il movimento italiano, risalta la prestazione di Marco Frigo: il 26enne veneto, ultimo superstite della fuga a 9 che ha scandito la prima parte della corsa, è stato bravissimo a non perdere il treno dei primi contrattaccanti, cercando addirittura di piazzare un'ultima stoccata per anticipare la concorrenza. Il 10° posto finale non gli rende giustizia, ma la sua prova resta fin qui il punto più alto della campagna tricolore ex aequo con la vittoria di Filippo Ganna alla Dwars door Vlaanderen.
La cronaca della Amstel Gold Race
Un compleanno importante per la Amstel Gold Race (Maastricht-Valkenburg, 257,2 km), che taglia il traguardo delle 60 edizioni senza tradire lo spirito che l'ha resa inconfondibile negli ultimi anni: non solo il totem Cauberg, ma anche il ricco contorno di strappi e côtes su e giù per le Ardenne olandesi. Dopo la partenza da Maastricht, il percorso si incattivisce subito con il Maasberg (300 metri al 7,1% e un picco in doppia cifra), seguito dopo una trentina di chilometri dal Bergseweg (2,3 chilometri, pendenza media del 3,3% e punte vicine all'8,5%), dal Korenweg, poco meno di un chilometro con una pendenza del 3,8% e un massimo del 5,2%, e dal Nijswillerweg, altri 300 metri di salita al 7,1% che si arrampicano fino al 10,1%. Qualche chilometro per tirare il fiato, poi l'ottovolante degli strappi prosegue con il Rijksweg N278 (250 metri morbidi al 3,3% che superano di poco il 5%), il Wolfsberg (1,1 chilometri con una pendenza di poco superiore al 3% e un'impennata in doppia cifra), il Loorberg (1,5 chilometri al 5,1% con un'incursione al 6,3%) e lo Schweibergerweg (2,5 chilometri al 4,3% e un massimo del 9,2%), posizionato a circa 70 km dall'ingresso nel circuito conclusivo. Ad ogni modo, Valkenburg è ancora lontana: la serie di strappi prosegue con il Camerig, il più lungo di tutti con i suoi 3,8 chilometri (pendenza media di poco inferiore al 4% e un massimo dell'8,3%), il Vaalserberg/Drielandenpunt (3300 metri al 4,2% di media che raggiungono l'8,4%) e, dopo un breve sconfinamento in Belgio, il Gemmenich (800 metri al 6,1%, pendenza massima di poco superiore al 9%) e Epenerbaan/Vijlenerbos, una salita di 1300 metri al 5,5% (pendenza massima del 10,5%). Ai -120 dalla fine, poi, la carovana affronta l'Eperheide (2600 metri, pendenza media del 4,3% e un massimo dell'8,4%), apripista di una cinquina di côtes ravvicinate che comprende anche il Gulperberg (400 metri che salgono al 10,7% medio e raggiungono il 15,8%), il Plettenberg - poco più di un chilometro che procede al 4% ma tocca anche il 15,8% - l'Eyserweg (2200 metri con una pendenza media del 4,2% e un massimo del 6,7%), lo Schanternelsweg (1000 metri con una pendenza del 5,9% e un'incursione al 13,1%) e il Vrakelberg (500 metri all'8,3%, pendenza massima del 12,6%). Dopo aver affrontato il Sibbergrubbe (1800 metri al 4% e punte del 7,5%), eccoci finalmente sul Cauberg: 900 metri di salita al 7% con un picco all'11,7%. Dopo il transito sulla linea del traguardo, i corridori affrontano un primo circuito di 62 chilometri, che propone subito le scalate al Geulhemmerberg (900 metri di salita al 6,3% con un tratto al 9%) e al Keerderberg (1,8 chilometri con una pendenza media del 3,6% e un massimo del 5,9%). Dopo aver superato il Bemelerberg (900 metri, pendenza media del 4,8% con un picco del 7,5), la strada tende leggermente ad ammorbidirsi prima del secondo passaggio sul Loorberg e sul Gulperberg, 900 metri di strada al 5,6% medio (pendenza massima vicina al 16%). A metà circuito, poi, il menu prevede in successione il Kruisberg (700 metri al 7,9% con un'impennata al 13,8%), l'Eyserbosweg - poco meno di un chilometro che sfiora il 9% e raggiunge il 13,9% - il Fromberg (1,7 chilometri al 3,8%, con una pendenza massima dell,8,5%) e il Keutenberg, altri 1300 metri al 6,2% che raggiungono il 16%, ultimo avamposto prima di scalare per la seconda volta il Cauberg. Una volta raggiunta la sede d'arrivo, mancheranno ancora 17,8 chilometri, in cui si affronta il trittico Geulhemmerberg-Bemelerberg-Cauberg, quest'ultimo posizionato a 1800 metri dalla fine. Gli ultimi 700 metri sono interamente rettilinei.
Poco dopo la partenza, decolla l'azione che caratterizzerà la prima parte della classica olandese: all'attacco i belgi Siebe Dewierdt (Flanders-Baloise) e Abram Stockman (Unibet ROSE Rockets), i francesi Warren Barguil (PicNic PostNL) e Valentin Retailleau (TotalEnergies), l'italiano Marco Frigo (NSN), l'olandese Huub Artz (Lotto-Intermarché), il polacco Filip Maciejuk (Movistar) e gli spagnoli Joseba López (Caja Rural-Seguros RGA) e Mikel Azparren (Q36.5). La testa della corsa accumulerà un vantaggio massimo di 4'15" sugli inseguitori, costantemente pilotati dagli uomini della Red Bull-BORA-Hansgrohe, al servizio del belga Remco Evenepoel (Red Bull-BORA-Hansgrohe). Ben prima di raggiungere il Cauberg, il Toro Rosso - poi spalleggiato dagli uomini della Visma-Lease a Bike - accelera sensibilmente l'andatura, riducendo in polvere il margine dei 9 corridori al comando, che imboccano la salita-simbolo dell'Amstel con poco più di 1' di margine. A quel punto, Frigo decide di accelerare il passo, portandosi dietro Artz, Azparren, Barguil e Retailleau. Dopo il passaggio sul primo Geulhemmerberg, anche Barguil perde contatto dalla testa, imitato poco più avanti dal connazionale della TotalEnergies. Il buon lavoro del passista veneto consente ai superstiti della fuga di riguadagnare qualcosa sugli inseguitori, cronometrati a poco più di 1' quando mancano circa 75 chilometri all'arrivo. Nel frattempo, il primo Cauberg respinge il francese Julian Alaphilippe (Tudor), che si avvierà mestamente verso il pullman dopo il passaggio sul traguardo, e conferma le difficoltà del belga Tim Wellens (UAE Emirates-XRG), che pure avrà modo di rientrare sul gruppo.

Mentre il terzetto formato da Artz, Azparren e Frigo continua a pedalare con un margine che oscilla tra il minuto e il minuto e 15", prende l'iniziativa ai -70 l'olandese Pepijn Reinderink (Soudal Quick-Step), a cui il gruppo concederà subito una quarantina di secondi. Quando mancano 63 chilometri alla fine, poi, esce di scena anche lo spagnolo della Pinarello-Q36.5, che sarà successivamente raggiunto e staccato da Reinderink. Ad ogni modo, i due corridori al comando viaggiano con 52" secondi di margine sull'olandese della Soudal e poco meno di 2' sul gruppo, che procede ancora a velocità di crociera in attesa della fase decisiva, con la Decathlon CMA CGM, la Groupama-FDJ United e la Uno-X Mobility a scandire il passo.
Una decisa accelerazione dei Red Bull in vista del Gulpenberg riporta Reinderink nei ranghi e, al tempo stesso, mette un'ipoteca sul destino dei due uomini al comando. A proposito: in cima a questo strappo, Artz perde le ruote di Frigo, che rilancia ancora la sua azione. Alle spalle dei primi, invece, lo spagnolo Haimar Exteberria (Red Bull) e lo sloveno Jan Tratnik (Red Bull) cominciano a saggiare le gambe della concorrenza in vista dello spartiacque Kruisberg. Tra i possibili outsider, invece, disavventura per il campione francese Dorian Godon (INEOS Grenadiers), rallentato da due forature nello spazio di poche decine di chilometri.
Arrivati sul Kruisberg, il francese Romain Grégoire (Groupama-FDJ United) prende l'iniziativa, portandosi dietro Evenepoel, l'altro francese Kévin Vauquelin (INEOS), il danese Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) e lo statunitense Matteo Jorgenson (Visma-Lease a Bike), a cui si aggiungerà poco più avanti l'altro francese Mathieu Burgaudeau (TotalEnergies). A fine discesa, però, Vauquelin perde il controllo della bicicletta, trascinando a terra Jorgenson e Artz, che era stato appena raggiunto dai contrattaccanti. Il nordamericano della Visma non è l'unico a pagare un conto pesante alla cattiva sorte: le telecamere indugiano anche sullo svizzero Marc Hirschi (Tudor), anch'egli dolorante per una scivolata. Per intanto, la situazione sembra già delineata: Frigo ancora al comando ai -39 con una ventina di secondi su Evenepoel, Grégoire e Skjelmose, a loro volta rincorsi da altri 12 uomini - tra i quali il belga Mauri Vansevenant (Soudal), il danese Albert Withen Philipsen (Lidl-Trek), i francesi Alex Baudin (EF EasyPost), Benoît Cosnefroy (UAE Emirates-XRG) ed Ewen Costiou (Groupama), gli spagnoli Pello Bilbao (Bahrain Victorious) e Ion Izagirre (Cofidis) e il campione svizzero Mauro Schmid (Jayco-AlUla) - che viaggiano a mezzo minuto dalla testa.
Arrivati sul Fromberg, viene raggiunto anche l'ultimo degli attaccanti del mattino: un quartetto al comando, dunque, a una quindicina di chilometri dal penultimo passaggio sulla linea d'arrivo. Una nuova accelerazione di Evenepoel sul Keutenberg costringe Frigo alla resa, mentre il primo gruppo inseguitore è ormai ridotto a sei unità: Cosnefroy, Baudin, Philipsen, Costiou, Vansevenant e uno splendido Frigo, a loro volta inseguiti da Schmid e da due uomini della Alpecin-Premier Tech, il belga Emilien Verstrynge (Alpecin-Premier Tech) e l'olandese Senna Remijn (Alpecin).
A questo punto, la partita per la vittoria si gioca sul penultimo Cauberg, dove i tre al comando - tra i quali c'è una buonissima intesa, peraltro - si presentano con circa 30" sui primi inseguitori, a cui si sono appena agganciati Remijn, Schmid e Verstrynge. L'iridato di Wollongong macina un gran ritmo, mettendo in ambasce il giovane francese della Groupama, mentre Skjelmose resta a ruota di Remco. Dietro, invece, nessuno sembra averne per andare a caccia dei primi. Ad ogni modo, Remijn è il solo a sfilarsi lungo la salita-manifesto della Amstel. Situazione all'inizio dell'ultimo giro: Evenepoel e Skjelmose hanno 12" da difendere su Grégoire e 45" circa sugli altri inseguitori.
Il fiammingo si incarica di tenere alta l'andatura, ricevendo pochi cambi dal compagno di ventura verso il Bemelerberg. Lo scenario è ormai delineato: il belga e il danese - che hanno ormai un margine superiore al minuto sulla concorrenza - si giocheranno il successo, mentre Grégoire sembra destinato a essere raggiunto dalla muta dei ritardatari, che piomberà su di lui nel successivo falsopiano, dove invece si staccherà Baudin. Non resta che assistere alla sfida decisiva sull'ultimo Cauberg: come nel giro precedente, Remco affronta in testa l'ultima salita del percorso, lasciando però a Skjelmose l'onere di fare l'andatura nel tratto che conduce verso la cima. Non ci sono più dubbi: sarà volata, come un anno fa. Il belga affronta l'ultimo chilometro in seconda posizione prima di lanciare la sua progressione ai 200 metri. Il duello non ha storia: Evenepoel conquista il suo 7° successo stagionale, il 74° da professionista. Il belga sarà accompagnato sul podio da Skjelmose e Cosnefroy (a 1'59"), che regola in volata Grégoire, Verstrynge, Schmid, Vansevenant, Philipsen, Costiou e Frigo, che ha cercato invano di attaccare nel finale per anticipare lo sprint.
