L'arrivo vittorioso di Søren Kragh Andersen a Gommiswald © Team Sunweb
L'arrivo vittorioso di Søren Kragh Andersen a Gommiswald © Team Sunweb

Kragh Andersen, la fuga è vincente

Il danese del Team Sunweb fa sua la tappa regina del Tour de Suisse, Richie Porte stacca tutti e rafforza il primato in classifica

La tappa da molti ritenuta regina di questa edizione del Tour de Suisse si è conclusa con la vittoria in fuga del danese Søren Kragh Andersen, ma l’unica vera azione regale di giornata è stata quella di Richie Porte nel finale di corsa: mentre il corridore del Team Sunweb andava a prendersi la sua seconda vittoria in carriera in maglia bianconera, nel gruppo principale l’australiano della BMC staccava di forza tutti i rivali per la classifica generale rendendo più solida la propria maglia gialla. Attenzione a Porte per il Tour de France: non è la prima volta che lo diciamo, ma se per una volta starà lontano dai guai potrebbe diventare davvero un serio contendente.

Fuga numerosa dalle prima battute
Il percorso del Giro di Svizzera 2018 non è certo uno dei migliori della storia recente, tutt’altro, e proprio questa sesta tappa è la perfetta rappresentazione di quanto particolari siano state quest’anno le scelte degli organizzatori: nei 186 chilometri tra Fiesch e Gommiswald c’erano ben due salite Hors Catégorie come il Furkapass ed il Klausenpass, la prima a circa 150 chilometri dall’arrivo, la seconda ai meno 70 con tanta pianura prima di arrivare allo strappetto conclusivo. Insomma, la tappa era senza dubbio impegnativa ma non c’era il terreno per assistere a qualcosa di veramente spettacolare.

Le caratteristiche del tracciato, però, erano quasi ideali per assistere alla buona riuscita di una fuga da lontano ed infatti dopo una decina di chilometri avevamo già la bellezza di sedici corridori all’attacco: si trattava di Nathan Haas (Katusha), Sören Kragh Andersen (Sunweb), Cyril Gautier (AG2R), Magnus Cort Nielsen (Astana), Gorka Izagirre (Bahrain), Patrick Konrad (Bora), Michael Gogl (Trek-Segafredo), Maxime Monfort (Lotto Soudal), Nicolas Dougall (Dimension Data), Sep Vanmarcke (EF Education First), Maarten Wynants (LottoNL), Michal Golas (Sky), Jan Polanc (UAE), Mark Christian (Aqua Blue), Perrig Quemeneur e Rein Taaramäe (entrambi Direct Energie) che molto rapidamente hanno preso due minuti di vantaggio. La Quick-Step Floors, rimasta inizialmente fuori dal primo gruppo, ha lanciato al contrattacco Tim Declercq e Iljo Keisse che sono riusciti a riprendere i battistrada.

La BMC tiene sotto controllo Monfort
Sulla lunga salita verso i 2429 metri di quota del Furkapass la fuga si è disgregata con Nathan Haas a scollinare per primo al chilometro 37 in un gruppetto di 11, ma in discesa i battistrada sono nuovamente tornati tutti assieme, anche perché la strada da percorrere era ancora lunghissima e servivano più energie possibili per avere chance di arrivare fino in fondo. Tuttavia sul Klausenpass c’è stata di nuovo selezione tra gli uomini di testa: l’estone Rein Taaramäe ha attaccato tutto solo ed è riuscito a passare per primo al gran premio della montagna con 55″ di vantaggio su Nathan Haas, Gorka Izagirre, Mark Christian, Maxime Monfort, Michael Gogl, Sören Kragh Andersen e Cyril Gautier; l’estone della Direct Energie non è nuovo ad azioni un po’ scriteriate ed in discesa ha giustamente preferito aspettare i corridori alle sue spalle per non logorarsi inutilmente in pianura.

Al gran premio della montagna del Klausenpass il gruppo maglia gialla aveva un ritardo di 4’40” nei confronti di Taaramäe, il massimo di tutta la tappa nei confronti della testa della corsa ma anche nei confronti degli altri attaccanti che in precedenza mai avevano avuto più di 3’40”. La BMC infatti è stata costretta a tenere sempre abbastanza alta l’andatura per la presenza davanti del belga Maxime Monfort che in classifica era 27° a solo 2’31” da Richie Porte: il corridore della Lotto Soudal è stato quindi a lungo leader virtuale del Giro di Svizzera e le altre squadre hanno giocato proprio su questo fattore per lasciare tutte le responsabilità dell’inseguimento ai rossoneri; ma alla BMC interessava solo tenere Monfort ad una distanza di sicurezza, la vittoria di tappa non era un priorità, e questo ha senza dubbio dato una bella mano ai battistrada.

Gogl si pianta, Kragh Andersen va a prendersi il successo
Negli ultimi 25 chilometri un problema meccanico ha fatto staccare Mark Christian e ha lasciato sette uomini in testa, ma poco dopo è rimasto al vento anche Rein Taaramäe e se ne sono andati in sei: l’estone aveva iniziato a fare un po’ il furbetto e risparmiare energie senza dare i cambi in vista del finale, troppo presto per i colleghi con lo hanno messo in mezzo con una breve fase di attacchi, buchi e contrattacchi a cui Rein ha dovuto arrendersi. Davanti sono quindi rimasti Nathan Haas, Gorka Izagirre, Maxime Monfort, Michael Gogl, Sören Kragh Andersen e Cyril Gautin che ai meno 6 chilometri avevano ancora 2’15” di vantaggio sul gruppo maglia gialla, sempre tirato dalla BMC e da un generosissimo Alessandro De Marchi.

Il finale di Gommiswald era caratterizzato da una salitella di 2200 metri al 6.6% medio ma punte anche del 10%: il gran premio della montagna però non coincideva con l’arrivo, ma l’ultimo chilometro era tutto in leggero falsopiano. I fuggitivi si sono studiati perdendo tanto nei confronti del gruppo, poi è stato l’austriaco Michael Gogl a rompere gli indugi e ad attaccare con decisione: il corridore della Trek-Segafredo ha superato bene la parte con le pendenze maggiori, ma si è completamente piantato al gpm era è stato superato prima da Sören Kragh Andersen, poi anche da Nathan Haas. Le ultime centinaia di metri in solitaria hanno dato modo a Sören Kragh Andersen di godersi ancora di più la vittoria che gli mancava dalla terza tappa del Tour of Oman 2017: a 10″ è arrivato Nathan Haas, a 24″ Gorka Izagirre, a 25″ Maxime Monfort e Cyril Gautier.

Porte stacca gli uomini di classifica. Generale ipotecata?
Sullo strappo di Gommiswald c’è anche lotta tra gli uomini di classifica e, come abbiamo detto in apertura, a dare spettacolo è stato Richie Porte in maglia gialla: nel tratto più duro l’australiano si è messo davanti a scandire il ritmo, aumentando gradualmente in progressione fino a quando tutti i rivali hanno ceduto, anche Nairo Quintana che aveva preso subito la ruota di Porte con apparente tranquillità e che poi prima del gran premio della montagna ha dovuto arrendersi come Simon Spilak, Jakob Fuglsang, Mikel Landa e compagnia. Il numero di Richie Porte è stato notevolissimo e addirittura è quasi piombato addosso ai fuggitivi: l’australiano della BMC ha infatti tagliato il traguardo in sesta posizione a 27″ da Kragh Andersen superando negli ultimi metri un stremato Gogl.

Il gruppo degli uomini di classifica, di 15 unità, è stato regolato in volata da Diego Ulissi ma ha perso ben 12″ nei confronti di Richie Porte: il capitano della BMC ha adesso 32″ di vantaggio su Wilco Keldermann e Sam Oomen, 33″ su Enric Mas, 41″ su Jack Haig, 45″ su Nairo Quintana, 48″ su Ion Izagirre, 52″ su Diego Ulissi, 58″ su Simon Spilak e 59″ su Mikel Landa. Classifica ipotecata? Forse sì, anche perché l’arrivo in salita di Arosa sembra favorire Porte che si è dimostrato il più forte quando la strada sale, e la cronometro finale a Bellinzona non sembra certo aiutare gli altri.

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