Fernando Gaviria vince a Fontenay le Comte al Tour de France © Cor Vos
Fernando Gaviria vince a Fontenay le Comte al Tour de France © Cor Vos

Nel caos spunta la tempesta tropicale Gaviria

La prima tappa del Tour saluta l’esordio con giallo del colombiano e il ritorno delle cadute a grappolo: Froome, Porte e Quintana attardati in tre diversi incidenti

Benvenuti al Tour de France, si fa per dire. La Grande Boucle comincia con una tappa in linea che ne sintetizza tutta l’indole estiva di una corsa che non a caso, si tiene in luglio: chilometri e chilometri di campagne amene, con sole e ozio a far da protagonisti, e poi nel pomeriggio, all’improvviso, la tempesta: le cadute, le forature, e la rincorsa al gruppo ormai lanciato ad altissima velocità verso la volata. Una tempesta breve, improvvisa e particolarmente violenta, che in dieci chilometri di strade improvvisamente strette, tortuose e ricche di rotonde, non ha risparmiato quasi nessuno dei big. Ed in quel “quasi” c’è, più per abilità che per fortuna, Vincenzo Nibali, che gode di un inatteso jolly su avversari quotati come Chris Froome, Richie Porte e Nairo Quintana, nonché svariati altri outsider: è in particolare la Sky ad essere falcidiata, con Egan Bernal a terra ed il solo Geraint Thomas arrivato in gruppo.

L’andamento del finale della tappa odierna non offusca l’immagine di Fernando Gaviria. Il velocista colombiano partiva alla tappa odierna coi favori del pronostico, e non ha tradito le attese, vincendo la sua prima tappa con uno sprint imperioso, permettendosi di far schiantare alla sua ruota, è il caso di dirlo, un appannato Peter Sagan. Maglia gialla, maglia verde e pure maglia bianca: tutte le soddisfazioni che un atleta rincorre per una vita il velocista colombiano li raccoglie in un solo giorno. E lancia la sfida per la maglia verde, che potrebbe vedere tra il colombiano e lo slovacco un duello molto combattuto e sentito; ricordiamo che, con l’eccezione dell’esclusione dell’anno scorso, Sagan è sempre arrivato a Parigi in maglia verde.

Una fuga bio: A chilometro zero e con prodotti locali
“Sotto questo sole è bello pedalare…” certo, ma forse dopo un po’ ti rompi anche le scatole. Facciamo che i primi 190 km da Noirmoutier-en-l’île a Fontenay-le-Comte son piacevoli perché comunque corsi ad un clima accettabile, per il resto la noia dilaga su un percorso che non supera mai i 30 metri sul livello del mare. Si parte da quello che potrebbe essere considerato l’equivalente francese delle Valli di Comacchio, una penisola palustre a sud della foce della Loira con zanzare magari un po’ meno grandi, e si scende sulla costa atlantica, evitando di attraversare il Passage du Gois (annunciato in un primo momento), protagonista di una caduta drammatica che cambiò il volto al Tour 1999, non affrontabile a questa data e a quest’ora causa maree. Il meteo spegne qualunque fantasia di ventaglio, l’unica bava di vento viene da terra. E quindi? Quindi no contest e fuga a chilometro zero praticamente decisa a tavolino, con Yoann Offredo (Wanty-Groupe Gobert), Kévin Ledanois (Team Fortuneo-Samsic) e Jérôme Cousin (Direct Énergie) che non fanno nessuna fatica a smarcarsi dal gruppo ed andare in avanscoperta. Dopo 20 km il trio ha 4′, e resta il vantaggio massimo poiché basta il ritmo controllato dei Quick Step a tenerli ad una distanza di controllo.

La consueta sfiga del numero 13
Chi in questi primi chilometri non si annoia, diciamo così, è Lawson Craddock, caduto al rifornimento di metà gara. Per l’americano, protagonista in fuga dell’Amstel Gold Race quest’anno, zigomo sanguinante e soprattutto dolorosa botta alla spalla sinistra: la dimostrazione che rivoltare il dorsale 13 quando lo si indossa non serve a nulla. Pur dolorante, il buon Craddock riuscirà a rientrare in gruppo stringendo i denti fino ai -18 dall’arrivo per arrivare ultimo a 7’50” di ritardo, con la speranza di non avere niente di irreparabile in quella spalla.

Poco dopo arriva il primo punto saliente della corsa, il traguardo volante di La Tranche-sur-Mer, dove la fuga transita con 2’10” di vantaggio sul gruppo: lo sprint del gruppo lo vince nettamente Fernando Gaviria (Quick Step Floors) prendendo i primi 13 punti, precedendo André Greipel (Lotto Soudal) e Arnaud Démare (Groupama-FDJ); sorprendente la dormita di Peter Sagan (Bora-Hansgrohe), il quale si ritrova chiuso, finisce anche dietro al compagno Maciej Bodnar e si prende appena 7 punti.

Ledanois prima maglia a pois, big disinteressati allo sprint bonus
I fuggitivi riescono a resistere fino alla Côte de Vix, un cavalcavia a 30 metri di altitudine lungo ben 700 metri all’arcigna pendenza media del 4,2% collocato a 38 km dal traguardo. Lo sprint viene vinto da Kévin Ledanois, che i più ricorderanno come campione del mondo under 23 a Richmond: già professionista all’epoca, non ha ancora colto risultati clamorosi ma l’età è ancora dalla sua. La sua prima partecipazione al Tour de France resterà sicuramente nella sua memoria: partenza da casa (è vandeano di Saint Jean de Monts, attraversata dopo 30 km), fuga davanti al suo pubblico e maglia a pois, di meglio non poteva chiedere; Ledanois è anche il primo a rialzarsi, a 21 km dal termine.

Il vantaggio è ormai sui 40″ e ci si aspetta a questo punto un’accelerazione da parte del gruppo, perché ai meno ai -13.5 c’è la novità dell’anno, lo sprint bonus situato a Maillezais (meno 13.5 ): un traguardo volante che non dà punti ma solo abbuoni, nel classico schema 3″-2″-1″ (viceversa, lo sprint di La Tranche-sur-mer dava solo punti) e che vedremo ripetersi per tutta la prima settimana fino a Roubaix.

Tuttavia, l’unico che si mostra interessato è – un po’ a sorpresa – il passista belga Oliver Naesen (AG2R La Mondiale), il quale scatta ai -18 per andare a prendere 1″ passando dietro a Cousin ed Offredo e appena davanti il gruppo; tutti gli altri big si mostrano indifferenti, con le squadre dei velocisti più concentrate a preparare al meglio una volata che sembra ormai inevitabile. Ma in agguato c’è un finale estremamente insidioso, che tra cadute e forature farà un sacco di vittime.

Le cadute: la prima ai -11, poi giù Bernal
L’olocausto comincia ai -11 al termine, quando una caduta importante spacca a metà il gruppo poco prima che riprenda i restanti due fuggitivi. Chi le prende particolarmente è la Groupama-FDJ, la quale provoca la caduta, e si ritrova coinvolti e pesantemente staccati sia il suo velocista principale Arnaud Démare, il quale non cerca in alcun modo di recuperare sul gruppo e arriva scortato dai compagni Ludvigsson e Le Gac nelle ultimissime posizioni a 6’23”, sia il suo capitano nonché concorrente alla maglia bianca David Gaudu. Indietro di parecchio anche Pierre Latour, la seconda punta dell’AG2R La Mondiale, ed il fedelissimo di Froome Wouter Poels, mentre rallentati, ma finiti nella seconda parte del gruppo, ci sono Richie Porte (BMC), Adam Yates (Mitchelton-Scott) tra gli altri. Neanche il tempo di riorganizzarsi e giù ancora: stavolta è una caduta individuale, più spettacolare che dolorosa per fortuna, per Egan Bernal, altro favorito della maglia bianca: esordio da dimenticare per il più giovane di tutti, che una capriola ai -8 favorita da un improvviso restringimento costringe ad inseguire.

Froome fuoristrada, Quintana spacca le ruote
A questo punto il nervosismo aumenta e come un domino favorisce le altre cadute, assieme alle strade sempre strette e tortuose: ai -5 finisce clamorosamente fuori su un restringimento Chris Froome, rimasto con pochi compagni e non più coperto dalle spallate di un uomo della Katusha; il britannico deve ripartire dal gruppo inseguitore, con Gianni Moscon a tutta per cercare di limitare il gap. Non è finita qui: poco prima della zona neutrale, Nairo Quintana entra duro su un’isola spartitraffico. Lui ne esce intero, ma  non la bici: a poche centinaia di metri dai -3 è costretto a fermarsi e a cambiare le ruote, ripartendo dietro al gruppo Froome con Amador e Bennati ad aiutarlo. Un disastro per quasi tutti, insomma: il gruppo comandato da Richie Porte, con Adam Yates in prima ruota, Froome e anche Guillaume Martin, Pierre Rolland, Atwan Tolhoek, Domenico Pozzovivo e Ion Izagirre chiuderà a 51″; Nairo Quintana ed Egan Bernal ad 1’15”; Gianni Moscon ad 1’38”; Pierre Latour a 2’11”; Alexis Vuillermoz a 2’16”; Daniel Martínez a 2’19”; David Gaudu, Marc Soler, Daniel Navarro e Michal Kwiatkowski a 2’24”; Wouter Poels a 2’44”; Damiano Caruso e Tony Gallopin a 3’02”.

La volata: Gaviria perfetto ed insuperabile
Ma veniamo alla volata a Fontenay-Le-Comte, comunque carica di contenuti visto che, a parte Démare e Magnus Cort Nielsen (Astana), nessuno dei velocisti si è fatto sorprendere dagli incidenti. I Bora-Hansgrohe tirano negli ultimi chilometri, ma è poi il treno Quick-Step a fare la voce del padrone, col treno che arriva in forze all’ultimo chilometro e i vari Jungels, Lampaert e Richeze che fanno turni minimi per lanciare uno straripante Fernando Gaviria. Il colombiano parte ai -200 dall’arrivo, Peter Sagan prova a lanciarsi alla sua ruota, ma sul finale in leggera salita deve sedersi ed accontentarsi del secondo posto: impossibile battere il colombiano. Terzo posto per Marcel Kittel (Katusha), lontano parente ancora di quello che fu con la maglia blu, ma che comunque dà un buon segnale rispetto a quanto visto finora quest’anno. Poi Alexander Kristoff (Uae Team Emirates) precede un buon Christophe Laporte (Cofidis), sesto Dylan Groenewegen (LottoNL – Jumbo), settimo Michael Matthews (Team Sunweb), e ottavo John Degenkolb (Trek-Segafredo). Nel gruppo di 63 arrivati con lo stesso tempo i velocisti sono già finiti, perciò il resto della top ten è occupata da degli intrusi: Jakub Fuglsang (Astana) e Rafal Majka (Bora-Hansgrohe), i quali precedono Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida), lusinghiero undicesimo. E si salvano anche i vari Thomas, Dumoulin, Bardet, Landa, Valverde, Mollema, Roglic, Kruijswijk, Zakarin, Uran, Daniel Martin, “vincitori” nella tappa odierna.

Si riparte domani da Mouilleron-Saint-Germain con Gaviria in giallo, avvantaggiato di 4″ su Sagan e di 6″ su Kristoff, di 9″ su Naesen e di 10″ su tutti gli altri; l’obiettivo è portarla fino a Cholet, dove difenderla oltre sarà comunque molto difficile.

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