Jolien D'Hoore a braccia alzate sul traguardo di Corbetta © Ossola
Jolien D'Hoore a braccia alzate sul traguardo di Corbetta © Ossola

A D’Hoore non si comanda

Jolien vince la terza tappa del Giro Rosa davanti a Wild e Ryan, Kirchmann nuova maglia rosa. Una caduta spezza il gruppo, Guarnier perde 1′

Proprio come avvenuto l’anno scorso, è la belga Jolien D’Hoore ad aggiudicarsi l’unica tappa a dislivello 0 di questa edizione del Giro d’Italia Femminile: la velocista passata lo scorso inverno alla Mitchelton-Scott era andata a segno nel 2017 sul traguardo di Occhiobello, oggi invece si è ripetuta a Corbetta in provincia di Milano mettendo a segno la terza vittoria personale in stagione. Ma le analogie tra la frazione apparentemente più facile dell’anno scorso e quelladi quest’anno, non sono terminate con il nome della vincitrice: anche stavolta infatti si sono venute a creare differenze interessanti per la classifica generale, ma se saranno decisive lo scopriremo solamente nei prossimi giorni.

Fuga a tre con le italiani Cipriani e Perini
La tappa di oggi era anche la più lunga di questa edizione del Giro Rosa con i suoi 132 chilometri divisi in 8 giri da 16.5 chilometri ciascuno. Anche oggi giornata molto calda, ma dopo una ventina di chilometri ci sono stati i primi tentativi di fuga: il gruppo non ha lasciato spazio perché al termine della seconda tornata, al chilometro 33, era previsto un traguardo volante che metteva in palio secondi di abbuono e punti per la maglia ciclamino. A prendersi lo sprint intermedio è stata la vincitrice della tappa di ieri Kirsten Wild (Wiggle) che così mette bene in chiaro uno dei suoi obiettivi per i prossimi giorni, ma alle sue spalle si è piazzata la coppia della Sunweb già molto attiva ieri su questi traguardi: seconda ha fatto la canadese Leah Kirchmann che ha preso così 2″ che le hanno permesso di scavalcare in classifica la compagna di squadra e maglia rosa Lucinda Brand, terza e ferma a 1″ di abbuono.

A quel punto sono ripartiti gli scatti e stavolta il plotone ha lasciato fare: la prima a muoversi è stata l’ucraina Olga Shekel (Michela Fanini), ma poco dopo è uscita la fuga che ha caratterizzata la maggior parte della tappa con protagoniste Chiara Perini (Top Girls Fassa Bortolo), Carmela Cipriani (Conceria Zabri-Fanini) e Sara Penton (Virtu); tutte e tre le attaccanti erano state tra coloro che avevano già provato a muoversi nei primi chilometri, la stessa Penton si era vista molto attiva anche nella giornata di ieri. Le tre battistrada hanno guadagnato subito 35″ di vantaggio, ma al termine del quarto giro era previsto un altro traguardo volante ad abbuoni: in gruppo ha accennato una reazione, ma accongendosi di non poter chiudere in tempo il gap con le fuggitive si è rialzato e così anche il vantaggio si è dilatato.

Una caduta spezza il gruppo nel finale
A 50 chilometri dall’arrio Carmela Cipriani, Sara Penton e Chiara Perini erano cronometrate con un margine di 1’45” sul gruppo principale, un vantaggio che consentiva alla svedese della Virtu di indossare la maglia rosa virtuale: la differenza è poi aumentata di qualche secondo fino a sfiorare i due minuti, ma il plotone non si è scomposto e negli ultimi 25 chilometri ha dato il via alle operazioni di inseguimento con l’obiettivo di ricompattarsi in vista di un traguardo ideale per il secondo arrivo in volata di questo Giro Rosa.

Per le squadre delle velociste, il finale è stato un po’ meno complicato rispetto a ieri, ma ciò non vuol dire che Cipriani, Penton e Perini si siano arrese molto facilmente: a 15 chilometri dall’arrivo il loro vantaggio era di un minuto esatto, ai meno 10 era sceso ancora a 30″ ma poi per andare a chiudere definitivamente sulle tre attaccanti ci sono voluti altri sei chilometri. Quello che è piombato addosso alle fuggitive, però, non era un gruppo compatto: poco prima, infatti, c’era stata una caduta che ha coinvolto o comunque ostacolato diverse atlete lasciandone davanti solo una quarantina.

Finale insidioso, ma D’Hoore è la più forte
Il finale non era semplice da gestire con un tratto in sampietrini ed un’ultima curva abbastanza impegnativa posizionata a soli 350 metri dall’arrivo. Michelton-Scott prima e Canyon-SRAM poi sono state le formazioni più attive in testa al gruppo, ma alla fine è stata la Sunweb a prendere in testa l’ultima svolta con la maglia rosa Lucinda Brand che si è messa a disposizione di Leah Kirchmann. Sul rellineo finale la prima a lanciare lo sprint vero e proprio è stata la statunitense Alexis Ryan, ma oggi la più forte è stata indiscutibilmente Jolien D’Hoore che si è imposta con una lunghezza abbondante di vantaggio su Kirsten Wild, terza e quarta sono arrivate proprio Ryan e Kirchmann.

Giorgia Bronzini si è piazzata quinta seguita da Marianne Vos sesta, Barbara Guarischi settima, Any Pieters ottava, Chiara Consonni nona e Lotta Lepistö decima, con un piccolo buco di 4″ tra la tredicesima e la quattordicesima. Giornata sfortunata per la Alé Cipollini che nella caduta a circa 5 chilometri ha visto rimanere attardate entrambe le sue velociste, sia l’ex iridata Marta Bastianelli che l’australiana Chloe Hosking.

Kirchmann in rosa, Guarnier perde un minuto
Ma, come detto in apertura, al traguardo si sono registrati anche dei distacchi importanti in classifica generale: il più rilevante è probabilmente il minuto esatto perso dalla statunitense Megan Guarnier, capitana della Boels-Dolmans che ha vinto il Giro Rosa nel 2016 finendo anche una volta terza, una quarta e una settima. Hanno perso invece 25″ le giovani Labous e Lippert della Sunweb che guidano la speciale classifica, come anche la vicentina Tatiana Guderzo (BePink), ritardo di 58″ per l’olandese Sabrina Stultiens, a 1’00” è arrivata anche la scalatrice piemontese Erica Magnaldi (BePink) mentre l’australiana Shara Gillow (FDJ) ha perso 1’40”.

La classifica generale si allunga quindi leggermente: la canadese Leah Kirchmann, grazie all’abbuono al traguardo volante e al piccolo buco sull’arrivo, guida con 5″ di vantaggio su Lucida Brand e 9″ su Ellen Van Dijk e Ruth Winder, tutte della Sunweb, poi a 10″ ci sono Amanda Spratt, Annemiek Van Vleuten e Gracie Elvin, a 17″ c’è invece Amy Pieters; ventottesima a 1’17” troviamo invece la statunitense Megan Guarnier che dovrà quindi correre all’attacco in salita per cercare di recuperare terreno e posizioni.

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