Van Vleuten impegnata nella cronoscalata del Giro Rosa © Ossola
Van Vleuten impegnata nella cronoscalata del Giro Rosa © Ossola

Van Vleuten, il Giro Rosa ha la sua padrona

Annemiek domina la cronoscalata con distacchi clamorosi e ipoteca il successo finale. Battaglia apertissima per le altre posizioni del podio

Un colpo da ko, se non definitivo almeno quasi. Nella cronoscalata da Lanzada alla Diga di Campo Moro, la 35enne olandese Annemiek Van Vleuten ha fatto esattamente ciò che si attendeva da lei: la portacolori della Mitchelton-Scott non ha solo vinto la tappa, ma con una prestazione davvero straordinaria ha praticamente ipotecato il successo nella classifica generale finale di questo ventinovesimo Giro Rosa. Già al termine dell’edizione dello scorso anno, Van Vleuten aveva detto di voler tornare in Italia quest’anno per puntare alla vittoria ed il percorso disegnato da Giuseppe Rivolta non ha fatto che rafforzarne la convinzione: tanti piazzamenti ma solo due vittorie, entrambe in maglia iridata a cronometro, nella prima parte di stagione ma tutta l’attenzione era rivolta al mese di luglio.

Il Giro Rosa della Mitchelton-Scott era partito benissimo con la vittoria sfiorata nella cronometro a squadre che aveva messo Annemiek Van Vleuten subito in una posizione di vantaggio rispetto alle sue maggiori rivali: l’esperienza dello scorso anno si è fatta sentire e nelle giornate successive la forte atlete olandese si è più che altro limitata a stare fuori dai guai lasciando la scena alle sua compagna di squadra, prima Jolien D’Hoore con due successi di tappa e ieri Amanda Spratt che si era presa il primo arrivo in salita vestendo per la prima volta in carriera la maglia rosa. La giornata che Annemiek Van Vleuten aveva segnato con un circoletto rosso sul calendario era quella di oggi: una cronoscalata di 15 chilometri da affrontare con la maglia di campionessa del mondo e con possibilità di rifilare distacchi che potessero anche mettere al riparo da eventuali brutte sorprese sullo Zoncolan. E se non fosse per la salitona friulana, sicuramente non si aggiungerebbe la parola “quasi” tra Giro e chiuso.

Quasi due minuti e mezzo alla seconda
Questa cronoscalata si è disputata su un tracciato lungo 15 chilometri esatti con un dislivello di 1010 per arrivare fino ai 2000 metri di quota della Diga di Campo Moro: la pendenza media calcolata sull’intero percorso era quindi del 6.7%, ma c’era qualche tratto di respiro e anche lunghi settori in cui le rampe non scendevano mai al di sotto del 9%. Annemiek Van Vleuten è stata assolutamente inarrivabile per chiunque: unica a scegliere di gareggiare con un telaio aerodinamico da cronometro abbinato a ruote normali, una velocità media di quasi un chilometro orario superare a quella della seconda classificata e dei distacchi che quindi sono risultati essere nell’ordine di minuti, come si poteva immaginare.

Il tempo finale di Van Vleuten è stato un clamoroso 46’07”: la prima delle umane è stata la sudafricana Ashleigh Moolman che però ha perso la bellezza di 2’29”, risultando comunque l’unica altra atleta a scendere sotto alla barriera dei 49 minuti. Onestamente, in queste condizioni, sembra impossibile pensare che lo Zoncolan possa ribaltare i valori espressi oggi: quello della Moolman, che veste la maglia della Cervélo-Bigla, resta comunque un ottimo Giro Rosa e nelle prossime tappe lotterà per conquistare un paio che in carriera non ha mai ottenuto, vantando un quarto posto nel 2015 come miglior risultato della corsa a tappe per eccellenza del ciclismo femminile.

Longo Borghini e Arzuffi nelle prime dieci
Una delle sorprese di giornata è in terzo posto dell’olandese Lucinda Brand, ottima passista, all’occorrenza abbastanza veloce, molto abile nel ciclocross e migliorata tantissimo anche in salita: una cronoscalata può adattarsi bene a chi è abituata a lavorare sul ritmo e la 29enne del Team Sunweb oggi si è davvero superata arrivando a 2’54” dalla connazionale vincitrice di tappa. Alle spalle della Brand i distacchi diventano superiori ai tre minuti con ben quattro atlete tutte abbastanza vicine tra loro: la statunitense Megan Guarnier (Boels) ha chiuso quarta a 3’17”, l’ormai ex maglia rosa Amanda Spratt (Mitchelton) ha perso 3’26”, buon riscatto di Elisa Longo Borghini (Wiggle) che ha chiuso sesta a 3’28” dopo le difficoltà di ieri, mentre tra le principali favorite della vigilia, chi ha perso qualcosina di più è stata la polacca Katarzyna Niewiadoma (Canyon), settima a 3’38”.

Molto buona è stata la prova di Alice Maria Arzuffi (Bizkaia) che ha chiuso addirittura con il nono tempo di scalata a 4’18” da Annemiek Van Vleuten, un ritardo che però significa anche 1’49” dal secondo posto di Ashleigh Moolman: che la forma fosse molto buona si era già visto nei giorni scorsi quando aveva spesso e volentieri corso all’attacco centrando anche un bellissimo terzo posto nella tappa con arrivo ad Omegna; il suo Giro Rosa è tutto concentrato sui traguardi parziali, in classifica ormai è lontana e chissà che questo non possa aiutarla a togliersi una bellissima soddisfazione con una fuga. Tra le altre italiane, c’è stato il diciasettesimo posto di Erica Magnaldi (BePink) a 4’56” mentre per la maglia bianca si ravviva il duello tra Sofia Bertizzolo (Astana) e Nadia Quagliotto (Top Girls), con la prima che si difende e con la seconda che recupera e si avvicina a 56″.

Van Vleuten in rosa, bella battaglia per il secondo posto
Quando mancano tre tappa alla conclusione del Giro Rosa, Annemiek Van Vleuten si ritrova quindi in maglia rosa: per lei non è la prima volta perché sia nel 2015 che nel 2016 aveva vinto il prologo d’apertura della corsa, ma entrambe le volte tenne il simbolo del primato per un solo giorno prima di cederlo ad altre atlete. Nei due precedenti citati, però, la differenze erano sempre nell’ordine di pochi secondi e poteva bastare un semplice abbuono a stravolgere la classifica, domani servirebbe un incidente o un tracollo non preventivabile al momento.

Se non ci fosse Van Vleuten, probabilmente a questo punto staremmo parlando di un Giro d’Italia Femminile incredibile spettacolare ed incerto, con tante atlete tutte abbastanza vicine tra di loro e lo Zoncolan pronto a fare da giudice: effettivamente la realtà è questa, ma solo per quanto riguarda la lotta per il podio. Van Vleuten ha infatti 2’53” di vantaggio sulla compagna di squadra Amanda Spratt e probabilmente, per quanto possibile, l’aiuterà a farla salire sul podio per rendere ancora più netto il dominio della Mitchelton-Scott: ma attenzione perché Ashleigh Moolman ha solo 1″ di ritardo dalla piccola australiana, Lucinda Brand è a 8″ e poi ancora c’è Katarzyna Niewiadoma a 1’28”, Megan Guarnier a 1’40” e Cecilie Uttrup Ludwig a 1’46”. Ha guadagnato quattro posizioni Elisa Longo Borghini che adesso è nona a 6’34” dalla vetta e che ha nel mirino almeno la statunitense Ruth Winder che anche oggi ha stretto i denti, ma ha comunque perso parecchio terreno dalle migliori.

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