Omar Fraile conquista il successo a Mende © ASO - Alex Broadway
Omar Fraile conquista il successo a Mende © ASO - Alex Broadway

Fraile dire e il fare c’è di mezzo Omar

Tour de France, lo spagnolo dell’Astana vince a Mende. Fuga spettacolo per Stuyven, raggiunto nel finale. Sagan 4°, Caruso 5°. Tra i big Roglic pimpante, sfortuna Dan Martin

Subito movimento iniziale: ventagli, diversi big in ritardo
L’andamento geografico è da tappa di trasferimento. Ma solo quello, perché la Saint Paul Trois Châteaux-Mende di 188 km è tutto tranne che una parentesi fra Alpi e Pirenei. Un po’ perché il Massiccio Centrale, spesso sottovalutato, è una catena con continui saliscendi; un po’ per la situazione già venuta a crearsi in classifica, con una lotta di fatto praticamente già chiusa a tre soli elementi. Quattro le salitelle valide come gpm nella giornata, compresa la finale Côte de la Croix Neuve: in quella che è nota come Montée Laurent Jalabert dal vincitore del 1995, tale strappetto di 3 km al 10.2% farà differenza, prima del consueto traguardo posto nel locale aerodromo.

Partenza alle 13.12 e subito si crea una situazione pericolosa. Soffia forte, infatti, il maestrale (o come chiamato in queste zone, il mistral), portando alla frattura del gruppo dopo un paio di km: davanti alcuni coraggiosi, in mezzo il gruppo maglia gialla e dietro una settantina di elementi, fra cui tantissimi big. Ci sono quarto (Primoz Roglic), quinto (Romain Bardet), sesto (Mikel Landa), nono (Daniel Martin), decimo (Jakub Fuglsang), undicesimo (Alejandro Valverde), dodicesimo (Bob Jungels), assieme a Guillaume Martin, Simon Yates e tanti altri.

Parte la maxifuga, dentro Alaphilippe e Sagan. Caruso unico itlaiano
Davanti sono in sette, nomi niente affatto malvagi: c’è la maglia a pois Julien Alaphilippe (Quick Step Floors) e il fuggitivo seriale Thomas De Gendt (Lotto Soudal), così come Andrey Amador (Movistar Team), Omar Fraile (Astana Pro Team), Anthony Perez (Cofidis, Solutions Crédits) e la coppia Direct Énergie composta da Lilian Calmejane e Jérôme Cousin. Il plotone maglia gialla rallenta, permettendo il rientro degli attardati al km 14 e dando di fatto il là all’azione di giornata.

Che non è composta dai soli sette, dato che a bagnomaria si è inserito un maxigruppo di venticinque unità. Spazio per Daniel Martínez e Pierre Rolland (Team EF Education First-Drapac), Simon Geschke (Team Sunweb), Gorka Izagirre e Kristijan Koren (Bahrain Merida), Michael Hepburn e Daryl Impey (Mitchelton Scott), Damiano Caruso, Stefan Küng e Greg Van Avermaet (BMC Racing Team), Philippe Gilbert e Yves Lampaert (Quick Step Floors), Peter Sagan e Maciej Bodnar (Bora Hansgrohe), Tom Jelte Slagter e Julien Vermote (Team Dimension Data), Thomas Boudat, Sylvain Chavanel e Damien Gaudin (Direct Énergie), Michael Gogl e Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), Nicolas Edet, Christophe Laporte e Anthony Turgis (Cofidis, Solutions Crédits), Thomas Degand (Wanty-Groupe Gobert).

Calma piatta in gruppo, Sagan ormai sicuro della verde
Il ricongiungimento fra le due entità avviene al km 21, creando così un gruppone di trentadue. Dietro, a tutti quanti, va benissimo la situazione creatasi e in un battibaleno il margine esplode: al km 35 si la maglia gialla e quanti sono con lui, con Gianni Moscon e Luke Rowe a tirare senza soluzione di continuità, pagano 4’15”. Il gap sale progressivamente nel resto del pomeriggio, conoscendo gap sinora mai toccati nell’edizione 105 della Grande Boucle.

L’armonia, ovviamente, regna sovrana anche davanti, tutti interessati ad andare di comune accordo per poi giocarsi il successo. Non accade così nulla per quasi un centinaio di km, con la sola eccezione dei due traguardi intermedi affrontati: sul gpm della Côte du Grand Châtaignier (km 81) Alaphilippe aggiunge il punticino in palio al suo pallottoliere mentre al traguardo volante di Bessèges (km 90) è inevitabile che a vincere sia Sagan, sprintando su Boudat. Lo slovacco ha ottenuto, sinora, quasi il 60% dei punti in palio nella speciale classifica. Impossibile per chiunque pensare di tenergli testa: la conferma, salvo ovviamente l’arrivo a Parigi, della conquista della maglia verde potrebbe arrivare già domani, nel caso conquistasse 24 punti in più di Kristoff. Non semplice, ma è un dettaglio di poco conto.

Bevin si ritira, davanti Izagirre attacca: Slagter e Stuyven si accodano
Dopo 100 km dal via il margine della fuga è di 7’10”: ma è solamente meno della metà del massimo toccato nel prosieguo. Mentre è costretto al ritiro, per problemi gastrointestinali, il neozelandese Patrick Bevin (BMC Racing Team), davanti iniziano l’unico gpm di seconda categoria, il Col de la Croix de Bethel, con oltre 9′. L’armonia si rompe a 3.5 km dalla vetta, ossia a 62.5 km dalla conclusione: dopo il forcing di Koren, che fa staccare irrimediabilmente Boudat e faticare Gaudin e Hepburn, Izagirre prova a finalizzare il lavoro con un bello scatto.

Nessuno reagisce immediatamente, perdendo il momento adatto: Lampaert e Stuyven, infatti, cercando di andare in caccia 1.5 km più tardi, ma vanamente. Allo scollinamento (km 129) il basco passa con 21″ su Slagter, lanciatosi a 600 metri dalla vetta, e 30″ sul resto della fuga. L’ex Euskaltel e Movistar aspetta in discesa il neerlandese e un altro elemento, che si è mosso nei primi metri di declivio, vale a dire Stuyven: il terzetto si forma ai meno 55.5 km e, complice l’attendisimo alle spalle con alcuni scattini inutili di Cousin e Gilbert, il gap tocca il minuto ai meno 50 km, proprio mentre il gruppo paga la bellezza di 14′.

Il belga è di un altro passo e se ne va
A lavorare ci pensa il solo Lampaert, campione belga che oggi, nella giornata di festa nazionale, deve accantonare i già ridotti sogni di gloria. Il suo ritmo non è affatto malvagio: sul Col du Pont sans Eau il tricolore fa staccare nell’ordine Gogl, Laporte, Bodnar, Hepburn, Turgis, Vermote, Koren, Chavanel e Cousin. Al gpm (km 142) niente volata, con Stuyven davanti a Izagirre e Slagter: i primi inseguitori viaggiano a 40″, il plotone maglia gialla pedala tranquillamente a 15′.

Con il vento che torna a soffiare con vigoria in senso contrario, nel trio davanti c’è chi ha esaurito le forze: è Slagter, che inizia a saltare i cambi prendendosi i rimbrotti di Izagirre. Il neerlandese si stacca a 35 km dalla fine, in un tratto di falsopiano, creando un piccolo buchetto fra Stuyven e Izagirre: lo spagnolo cerca di rientrare, il belga non cessa il suo passo da carrarmato e si invola tutto solo, con il basco che preferisce aspettare qualche rinforzo alle sue spalle.

Poca coordinazione tra gli inseguitori, Stuyven verso il sogno
Il gruppetto, infatti, è in preda alla confusione. Un rallentamento permette il rientro di Chavanel, Cousin, Koren e Vermote in un primo momento, seguiti da Bodnar, Hepburn e Turgis. E ancor peggio accade sulla salitella, non valida come gpm, de La Baraque de l’Air: sul ritmo dettato da De Gendt rimangono con lui solo Alaphilippe, Caruso, Edet, Fraile, Geschke e Martínez, con il rientro allo scollinamento di Calmejane (che attacca subito dopo), Degand, Gilbert, Impey e Rolland, mentre poco dopo tocca a Amador, Perez, Sagan e Van Avermaet riaffacciarsi.

A 30 km dal termine la situazione vede Stuyven pedalare a tutta con 50″ sul quartetto Izagirre, Slagter, Calmejane, De Gendt (avvantaggiatisti, questi due, in discesa), 1’10” sul gruppetto Alaphilippe e ben 17’20” sul placido plotone maglia gialla. Il ventiseienne di Leuven non conosce sbandamenti e, invece che perdere, continua a guadagnare sul ben più numeroso drappello alle spalle (con i quattro a bagnomaria ripresi ai meno 23 km): nonostante il lavoro in principal modo di Gilbert, Stuyven entra negli ultimi 20 km con 1’25”, che diventano 1’45” ai meno 15 km e ben 1’50” ai meno 10 km.

Sulla salita finale De Gendt accende le micce, Fraile risponde bene
L’iridato di Valkenburg cerca, senza esito, alleanze, dovendo così sobbarcarsi quasi esclusivamente l’opera: quasi allo stremo delle forze, il vallone fa il forcing, facendo scendere il gap a 1’35” e iniziando così la salita finale, con le prime rampe posizionate a 4.5 km dal traguardo. Quasi subito si sposta, dopo il subitaneo scatto di De Gendt: l’unico a reagire è Fraile, che riesce a portarsi su di lui. In quel che resta del gruppetto (Alaphilippe, Calmejane, Caruso, Edet, Geschke, Martínez, Perez, Rolland, Sagan) il ritmo viene dettato dal siciliano, ancora alla ricerca della prima affermazione in un grande giro.

Mentre Stuyven inizia ad accusare la fatica (anche perché i 78 kg che si porta appresso non sono certo un beneficio), Fraile stacca De Gendt, che viene ripreso dal gruppetto alle sue spalle dopo 1 km di scalata: poco più tardi si muove Martínez, con Geschke che gli si incolla a ruota. Ma neppure questa coppia dà l’impressione di poter riassorbire né Stuyven né Fraile, che si fa sempre più famelico alle spalle del leader.

Stuyven ripreso da Fraile, che centra un successo di prestigio
Diversa, invece, la sensazione che lascia la mossa a 1.1 km dalla vetta, ossia a 2.4 dall’arrivo: Julian Alaphilippe prende e se ne va, saltando facile Martínez, riprendendo senza troppa fatica Geschke e provando il recupero per la gioia del numeroso pubblico presente. Davanti il sogno di Stuyven si infrange a 500 metri dalla vetta: Fraile gli si rifà sotto e subito lo distanzia. Ma continua a voltarsi, il basco, perché sente che Alaphilippe viene su forte: allo scollinamento l’ex Caja Rural passa con 10″ su Alaphilippe e Stuyven, coppia costituitasi 150 metri prima.

Dietro collaborano, con l’esausto belga che dà preziosi cambi una volta entrati nel rettilineo finale. Ma non c’è nulla da fare e Omar Fraile può andare a conquistare un successo prezioso. Per sé, che aggiunge una perla ad un palmares che sta iniziando a farsi interessante (tappa al Giro, tappa al Romandie, tappa al País Vasco, Giro dell’Appennino e due classifiche degli scalatori alla Vuelta). E per l’Astana Pro Team, che ha colto la prima gioia di un Tour sinora sfortunato. Per i kazaki una ulteriore motivazione: gli uomini di Vinokourov hanno infatti corso con un segno di lutto per onorare la memoria di Denis Ten, pattinatore venticinquenne bronzo a Sochi e ucciso assurdamente giovedì a coltellate nel tentativo di rubargli l’automobile.

Non c’è volata per il secondo posto a 6″, con Julian Alaphilippe che precede uno splendido Jasper Stuyven. Quarto posto a 12″ per uno stratosferico Peter Sagan, il cui rendimento odierno in chiave Mondiale di Innsbruck fa segnare un punto a suo favore. Quinto a 17″ è Damiano Caruso. Seguono Simon Geschke e Nicolas Edet a 19″, Lilian Calmejane a 23″, Daryl Impey a 30″ e Thomas De Gendt a 37″.

Malasorte per Martin, Roglic si muove
Per quanto riguarda il gruppo, 1 km prima dell’inizio della salita fora Daniel Martin, che così non può affrontare l’ascesa assieme ai rivali: a dargli poi una mano in salita, cavallerescamente, è Simon Yates, anche oggi staccatosi subito. A fare il ritmo è l’AG2R La Mondiale con Mathias Fränk e la maglia bianca Pierre Latour, riducendo a una ventina di elementi il gruppetto (con Froome un po’ indietro, ma comunque senza alcun problema). Il primo a provare a mettere il becco fuori è Mikel Landa, a 3.2 km dalla fine, venendo subito stoppato dal Team LottoNL-Jumbo e dal Team Sky.

Più serio il tentativo, ai meno 2.9 km, di Primoz Roglic: Michal Kwiatkowski lavora a fondo per ricucire, ma non ci riesce. Deve così entrare in azione Egan Bernal, seguito solo da Thomas, Quintana, Bardet, Froome e Kruijswijk. Con apparente fatica e andando su con il proprio passo Dumoulin rientra dopo circa 300 metri. E il neerlandese, poco dopo, riparte bene: con lui restano solo Thomas, Quintana e Froome. Perdono invece sia Kruijswijk che Bardet. In vetta al gpm Roglic passa con 5″ su Thomas, Froome e Dumoulin, mentre Quintana ha perso una manciata di metri sul falsopiano, a causa di un’accelerazione della coppia britannica, non riuscendo più a rientrare.

Lo sloveno guadagna, Dumoulin risponde presente. Domani altra fuga?
Roglic giunge quindi all’arrivo con 18’01” di ritardo da Fraile, mentre Froome, Dumoulin e Thomas arrivano a 18’09”. Nairo Quintana taglia il traguardo a 18’19” mentre Steven Kruijswijk, Egan Bernal e Romain Bardet giungono a 18’23”. Ilnur Zakarin poi passa con 18’33”, Alejandro Valverde, un redivivo Domenico Pozzovivo, Jakub Fuglsang e Mikel Landa a 18’38”, Bob Jungels a 18’53”, Pierre Latour a 18’56” e Mikel Nieve a 19’03”.  Il ritardo di Martin, invece, è di 1’51” dallo sloveno.

In classifica Geraint Thomas (Team Sky) continua a vestire la maglia gialla. Il margine del britannico sul connazionale Froome rimane a 1’39”, così come quello su Dumoulin è di 1’50”. Roglic ora è quarto a 2’38”, quindi Bardet è quinto a 3’21”, Landa sesto a 3’42”, Kruijswijk a 3’57”, Quintana a 4’23”, Fuglsang a 6’14” e Martin a 6’54”.

Domani altra probabile giornata che sorriderà ai fuggitivi: da Millau si prosegue il viaggio verso sudovest, giungendo nella ridente Carcassonne dopo 181.5 km. Tre i gpm in programma, con l’inedito e arcigno Pic de Nore (12.3 km al 6.3%) come punto decisivo: dalla vetta rimangono 41.5 km prima del traguardo, la maggior parte dei quali di discesa. Appare improbabile vedere movimento tra gli uomini di classifica, già proiettati all’appuntamento pirenaico di martedì.

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