La gioia di Óscar Rodríguez, vincitore alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport
La gioia di Óscar Rodríguez, vincitore alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport

La rinascita del marchio Euskadi

Dopo sette anni una squadra basca vince alla Vuelta: a La Camperona esulta Óscar Rodríguez. Nairo Quintana guadagna su tutti i favoriti

Per il ciclismo basco quella di oggi è una pagina per certi versi storica: a sette anni dall’ultima volta, una squadra della regione e con in marchio Euskadi in bella evidenza torna a vincere sulle strade della Vuelta a España. Nel 2011 era stato Igor Antón a regalare alla storica Euskaltel-Euskadi il successo in mezzo alla folla di Bilbao, due anni dopo la mitica squadra in maglia arancione ha chiuso i battenti e adesso sta lentamente provando a prendere il suo posto la Euskadi Basque Country-Murias, formazione che ha debuttato proprio in questo 2018 e che alla sua prima partecipazione alla Vuelta è subito riuscita a cogliere una vittoria che per molti è abbastanza inaspettata.

L’eroe del giorno si chiama Óscar Rodríguez, 23enne originario di Burlata in Navarra, che ha scelto bene il teatro della sua prima vittoria in carriera da professionista: approdato l’anno scorso alla Euskadi-Murias quando ancora era una formazione Continental, quest’estate Rodríguez aveva dimostrato una certa attitudine per le gare a tappe ed i percorsi impegnativi disputando una dignitosissima Volta a Portugal dove era finito ventesimo nella generale. Per un ragazzo giovane e con poca esperienza ad alto livello, riuscire a vincere subito una tappa alla Vuelta contro corridori World Tour andava oltre ogni tipo di sogno: oggi però tutto è diventato realtà.

Ben 32 corridori in fuga
Lasciate alle spalle tante giornate intermedie e con una classifica generale ancora molto corta, con la tappa di oggi alla Vuelta a España entrava nella sua fase decisiva proponendo il primo di tre arrivi in salita consecutivi: il percorso di questa tredicesima frazione era di quelli tipici della corsa spagnola, senza difficoltà insormontabili per parecchi chilometri ma con un durissimo muro al traguardo, in questo caso quello de La Camperona già proposto nel 2014 e nel 2016. Nelle due precedenti occasioni in cui la Vuelta è arrivata in cima a questa salita di 8.3 km al 7.5% medio, ma con un’impennata a più del 14% negli ultimi 2500 metri, è sempre stata una fuga da lontano ad avere la meglio e anche quest’anno il copione è rimasto lo stesso.

L’azione buona si è formata sulle dolce rampe dell’Alto de la Madera, una salitella classificata di terza categoria ed il cui gran premio della montagna era posto al chilometro 21 di gara: ad avvantaggiarsi è stato un gruppo di addirittura 32 uomini con il già due volte vincitore di tappa Ben King e con il polacco Rafal Majka come meglio posizionati nella generale, rispettivamente a 7’04” e 8’50” dal neoleader Jesús Herrada; lo stesso corridore della Cofidis in maglia rossa si era ritrovato quasi involontariamente in fuga, visto che nella convulsa fase iniziale ha pedalato sempre nelle prime posizioni, ma si rialzato e fatto riprendere. Oltre a King e Majka, da segnalare la presenza di Ilnur Zakarin, Bauke Mollema, Dylan Teuns, Gorka Izagirre, del leader dei gpm Luis Ángel Maté e degli italiani Nicola Conci, Fabio Felline ed Edward Ravasi.

La Cofidis lascia spazio e la fuga arriva
La maglia rossa conquistata ieri era già una grande soddisfazione per la Cofidis che con Maté in fuga e Bouhanni ritirato aveva solo cinque uomini da lasciare accanto a Jesús Herrada: la squadra francese ha così scelto di non impegnarsi a tutta fin dall’inizio nella difesa della leadership sperando che la presenza di uomini pericolosi come King e Majka portasse le squadre dei veri favoriti per la vittoria finale a fare il grosso del lavoro e quindi a proteggere la maglia di Herrada. Perché il piano della Cofidis avesse successo, s’è dovuto attendere però diversi chilometri fino a che il vantaggio dei 32 uomini al comando ha toccato addirittura i nove minuti e mezzo: troppo pericolosa a quel punto la posizione di King e Majka in particolare e così Movistar, LottoNL-Jumbo, EF Education First, Mitchelton-Scott e Astana hanno iniziato a rotazione a dare una mano alla Cofidis.

Sulla salita di prima categoria del Puerto de Tarna, mentre davanti si staccava Tosh van der Sande e restavano quindi in 31, il plotone ha riportato il ritardo ad un margine di maggior sicurezza: a 60 chilometri dall’arrivo la differenza tra la testa della corsa e gli inseguitori era di 6’10” con il terreno che sulla carta favoriva leggermente quest’ultimi visto che c’era solo pianura fino alla durissima rampa conclusiva de La Camperona. Però, se dietro tiravano Astana, Cofidis e Movistar, anche davanti c’erano formazioni molto ben organizzate: la Bora-Hansgrohe, oltre a Majka, aveva anche McCarthy e Burghardt che si sono messi a disposizione del polacco, in tre erano anche i Trek-Segafredo e gli Euskadi-Murias, la Lotto Soudal invece ne aveva addirittura cinque, poi quattro dopo l’addio di Van der Sande. Per i battistrada è stato quindi fondamentale restare compatti fino alla salita finale tenendo sempre alta l’andatura: a 20 chilometri dall’arrivo il loro vantaggio era di 4’30”, ai meno 11 era di 4’05”, mentre a 8.5 chilometri dal traguardo in corrispondenza delle prime leggere rampe all’insù il gap era ancora di 3’50”; a quel punto era fatta per la tappa.

Óscar Rodríguez sorprende tutti
Abbastanza irregolare ma mediamente facile nella prima parte, la salita de La Camperona presenta il suo tratto più brutale solo negli ultimi 3000 metri dove la pendenza arriva a toccare anche il 20%. Dopo un primo tentativo di allungo di Ilnur Zakarin, un po’ troppo anticipato, è stato Rafal Majka a dare la botta decisa che ha fatto esplodere il gruppo di testa: lo scalatore della Bora, però, non è riuscito a fare veramente il vuoto e così salendo regolari (Kudus aveva provato a tenerlo ma poi è saltato) sono riusciti a rientrare su lui prima Dylan Teuns e poi il sorprendente Óscar Rodríguez.

Il giovane della Euskadi-Murias è arrivato sulle testa della corsa subito prima dell’ultimo chilometro e, senza alcun tipo di timore reverziale, ha allungato ai 980 metri e nessuno è più riuscito a riprenderlo: Majka ha staccato Teuns negli ultimi 500 metri, ma non è riuscito ad avvicinarsi allo spagnolo che ha trionfato con 19″ di vantaggio sull’uomo della Bora e 30″ sul belga della BMC. Ancora Belgio a seguire con Lambrecht quarto ed uno sfortunato De Plus (caduto poco prima della salita) quinto, nona posizione a 1’25” per Edward Ravasi.

Quintana il migliore dei big, Herrada resta leader
Tra gli uomini di classifica non c’è stato grande spettacolo, ma la durezza degli ultimi chilometri ha inevitabilmente creato selezione: il migliore è risultato Nairo Quintana che si è mosso all’ultimo chilometro e poi ha staccato Simon Yates di 6″ nelle ultime centinaia di metri. Benissimo e fin troppo generoso il giovane Enric Mas che ha chiuso con soli 9″ di ritardo, poi segnaliamo Alejandro Valverde e Thibaut Pinot a 17″, Miguel Ángel López a 20″ nonostante un salto di catena, Wilco Kelderman David de la Cruz, Steven Kruijswijk e Rigoberto Urán a 25″. Note negativa di giornata Ion Izagirre (42″ persi), Emanuel Buchmann (47″) e ancora una volta Fabio Aru che ha lasciato per strada altri 56″ rispetto a Quintana.

In classifica generale resiste al comando Jesús Herrada, anche se lo spagnolo della Cofidis ha visto ridursi drasticamente il proprio vantaggio: Simon Yates è ancora secondo ma a 1’42”, Nairo Quintana è salito al terzo posto a 1’50”, poi c’è Alejandro Valverde a 1’54”, Miguel Ángel López a 2’23”, Rigoberto Urán a 2’33”, Ion Izagirre a 2’35”, Tony Gallopin a 2’40”, Steven Kruijswijk a 2’44” ed Emanuel Buchmann a 2’47”, per rimanere solo alle prime dieci posizioni. Classifica ancora cortissima tra i favoriti, ma domani c’è l’inedito arrivo in salita a Les Praeres, una rampa ancora più micidiale di quella di oggi con 4 chilometri al 12.5% medio.

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