Jelle Wallays vince a Lleida © Photo Gómez Sport
Jelle Wallays vince a Lleida © Photo Gómez Sport

Il gruppo tentenna, Wallays ringrazia

Vuelta a España, a Lleida arriva a sorpresa la fuga: vince il belga su Bystrøm, Sagan terzo davanti a Viviani. Domani si sale ad Andorra

Tappa per velocisti, non partono Geschke e Pernsteiner
Lasciata l’insidiosa tappa basca, la Vuelta a España vive la giornata altimetricamente più agevole delle tre settimane, al pari della frazione conclusiva. La Ejea de los Caballeros-Lleida di 186.1 km non prevede alcun gpm e, sostanzialmente, è un lungo trasferimento in vista del fine settimana decisivo con i Pirenei. Spazio, finalmente, per i velocisti, che dopo alcuni giorni tornano a riprendersi la scena.

Una non partenza dal comune aragonese, vale a dire quella di Simon Geschke. Il tedesco del Team Sunweb, sinora capace di portare a termine i precedenti undici grandi giri affrontati, ha dovuto gettare la spugna in ragione di febbre e malessere che lo stavano accompagnando da qualche giorno. Per lui un ritiro anche di tipo conservativo dato l’obiettivo Campionato del Mondo che lo attende a breve. Vuelta finita, suo malgrado, anche per Hermann Pernsteiner: l’austriaco della Bahrain Merida, incolpevole protagonista ieri della caduta provocata da Fabio Aru, termina anzitempo il primo grande giro della carriera, che per altro stava disputando con profitto.

Tre in fuga, il gruppo controlla facilmente
La fuga che caratterizza la giornata nasce dopo un paio di km con tre atleti a comporla. Si tratta del neerlandese Jetse Bol (Burgos BH), sinora pressoché invisibile a differenza dell’edizione 2017, il norvegese Sven Erik Bystrøm (UAE Team Emirates) e il belga Jelle Wallays (Lotto Soudal). A tutti gli altri va benissimo una composizione simile, data la minima pericolosità che un terzetto può configurare.

Il vantaggio massimo di 2’55” viene toccato al km 20: da questo punto in poi entrano in azione Quick Step Floors e Trek-Segafedo, più tardi coadiuvate dalla Bora Hansgrohe, che si incaricano di fare l’andatura, tenendo il gap sempre fra i 2′ e i 2’30” per la gran parte della tappa. Complice il vento che soffia a favore la velocità non è affatto disprezzabile, tanto che la media delle prime tre ore supera il 43 km/h.

Il vento soffia forte, Bol si stacca
L’unico traguardo intermedio previsto è posto a Monzón dopo 127 km: per primo passa Wallays davanti a Bol e Bystrøm, con il gruppo che viaggia a 2’10”. Continua a non succedere nulla anche nei km seguenti, con sempre Bora, Quick Step e Trek, a cui si aggiunge la Lotto Soudal, a trascinare il plotone: il ritardo inizia a scendere dai meno 30 km in poi, tanto che al cartello dei meno 20 km la differenza è di 1’30”.

La facilità del tracciato e l’aiuto del vento viene ben testimoniato dalla velocità fra i meno 50 e i meno 20 km, con il gruppo che ha viaggiato a 49.3 km/h di media. Il trio di testa entra negli ultimi 10 km con ancora 53″ a loro disposizione e, elemento da non sottovalutare, con il vento ancora più impetuoso sempre alle spalle dei corridori. La fatica si fa sentire sul meno passista dei tre, vale a dire Jetse Bol: il neerlandese perde prima qualche metro e poi si stacca definitivamente ai meno 7.5 km.

Il gruppo sbaglia i tempi, i due di giocano il successo
Bystrøm e Wallays proseguono con un’ottima lena e iniziano gli ultimi 5 km con 35″ dalla loro: è di gran lunga il norvegese il più generoso della coppia. L’opera di ricongiungimento non è per nulla agevole e a 2500 metri dalla conclusione, una volta entrati a Lleida, il divario è ancora di 22″. Bora, Quick Step e Trek ci provano ma non è per nulla semplice: sotto l’arco dell’ultimo km il gap è di 15″ ma proprio qui Wallays smette di dare cambi, restando fisso a ruota.

Nel lungo rettilineo finale con un falsopiano nella fase iniziale, nel gruppo, si muove la coppia della Bora Hansgrohe: Lukas Pöstlberger scorta fuori Peter Sagan, che si lancia ai meno 450 metri provando una clamorosa rimonta. Clamorosa perché i due davanti sono ancora belli e tranquilli, con decine di metri dalla loro: a far partire la volata è Wallays che accelera dai meno 300 metri. Bystrøm pare poterlo superare ma così non è.

Prevale Wallays, nei 10 Viviani e Nizzolo
Vince, con enorme sorpresa, Jelle Wallays, al suo settimo centro in carriera. Una bella soddisfazione per la Lotto Soudal, sempre protagonista con attacchi ma sinora senza affermazioni alla Vuelta 2018. Secondo un Sven Erik Bystrøm troppo generoso, giunto a tanto così dalla prima affermazione tra i professionisti. A Peter Sagan (Bora Hansgrohe), terzo, sono mancati una sessantina di metri per poter operare il sorpasso.

Quarta piazza per un Elia Viviani (Quick Step Floors) partito troppo da lontano. Completano la top 10 Iván García Cortina (Bahrain Merida), Danny van Poppel (Team LottoNL-Jumbo), Jon Aberasturi (Euskadi-Murias), Tom Van Asbroeck (Team EF Education First-Drapac), Giacomo Nizzolo (Trek-Segafredo) e Ryan Gibbons (Team Dimension Data). Da segnalare un buco dopo il trentottesimo ma nessun uomo di classifica è rimasto coinvolto.

Classifica invariata, domani tocca ad Andorra
Tutto immutato in classifica con Simon Yates (Mitchelton-Scott) in maglia rossa. Il primo inseguitore è Alejandro Valverde (Movistar Team) a 25″, quindi nell’ordine Enric Mas (Quick Step Floors) a 1’22”, Miguel Ángel López (Astana Pro Team) a 1’36”, Steven Kruijswijk (Team LottoNL-Jumbo) a 1’48” e Nairo Quintana (Movistar Team) a 2’11”.

Domani spazio ad una tappa “unipuerto”, con gli ultimi 20 km oltreconfine. Si riparte da Lleida e si arriva, dopo 154.4 km, ad Andorra, in prossimità del parco di divertimenti Naturlandia cui viene dato il nome per motivi di sponsorizzazione (anche se tale località viene oltrepassata a 8 km dal termine…). La salita finale altro non è che il Coll de la Rabassa, finalmente una ascesa lunga e non da garage come troppe di quelle viste finora: la parte più dura è nel km inaugurale con pendenza media prossima al 13%, prima di lasciare spazio a rampe più agevoli, tanto che per lunghi tratti si sale attorno al 3%. I 17 km totali di salita presentano una pendenza media del 6.6% e portano la corsa a quota 2025 metri, lì dove, tendenzialmente, Valverde vive maggiori difficoltà.

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