Ivan Sosa in azione in maglia Androni © Bettiniphoto
Ivan Sosa in azione in maglia Androni © Bettiniphoto

Ciclomercato e indennizzi, è qui il futuro?

Da Egan Bernal al il caso Sosa, la Sky ha sborsato per ingaggiare i due colombiani: per le Professional può essere un modello che garantisce continuità

L’annuncio ufficiale da parte del Team Sky che dovrà mettere la parola fine ad una delle operazioni di ciclomercato più discusse da diversi anni ad oggi ancora non è arrivato, ma ormai tutte le indiscrezioni vanno in una sola direzione: nel 2019 il giovane scalatore colombiano Ivan Sosa vestirà la maglia neroazzurra della corazzata britannica e non quella della Trek-Segafredo che a fine agosto lo aveva annunciato come nuovo acquisto. La vicenda Sosa è una storia formata da tanti retroscena, clausole rescissorie, battaglie tra procuratori, accordi saltati, contratti mai firmati, annunci fatti e poi smentiti: insomma, più una delle tante telenovela tipiche del calciomercato che non del ciclismo.

Nonostante tutto, l’addio di Ivan Sosa all’Androni-Sidermec resta uno dei temi più interessanti del ciclomercato: per il secondo anno consecutivo, infatti, Gianni Savio è riuscito a trarre profitto dalla cessione di un corridore precedentemente blindato da un lungo contratto pluriennale, una pratica che per il ciclismo è talmente rara che di fatto si può definire rivoluzionaria e che può aprire le porte a scenari futuri da valutare con grande attenzione. La riforma UCI prevista per il 2020 sembra molto penalizzante per le squadre Professional che per sopravvivere dovranno inventarsi sempre qualcosa di nuovo: ed allora chissà che non possano essere proprio gli squadroni più ricchi e blasonati, a garantire un futuro alle squadre minori.

Scouting e un vero lavoro di sviluppo possono essere premiati
Secondo i bene informati dell’ambiente, l’ingaggio di Egan Bernal era costato al Team Sky tra i 300 ed i 350 mila euro, per quanto riguarda invece Sosa l’accordo tra Androni e Trek era sulla base di 120 mila euro e si può pensare che si sia rimasti intorno alla stessa cifra anche con l’ingresso nella trattativa dei britannici che hanno fiutato l’occasione per riunire questi due grandi talenti e amici: per una squadra con un budget tra i due ed i tre milioni di euro a stagione, queste sono cifre importanti che possono coprire il mancato rinnovo di uno sponsor o l’ingaggio di uno o due nuovi corridori che altrimenti sarebbero rimasti senza squadra.

Sia Bernal che Sosa erano legati al team di Gianni Savio con contratti quadriennali, un aspetto che è risultato decisivo anche perché presto è stato chiaro che entrambi erano già pronti per un livello più alto: c’è voluto un ottimo colpo d’occhio nello scovare il talento di questi due ragazzi, la bravura a scommetterci sopra ed a farli crescere nel modo giusto. Ma non capita sempre di avere tra le mani un Bernal o un Sosa ed è anche per questo che al giorno d’oggi la maggior parte dei contratti dei corridori è di due o tre anni al massimo ed i trasferimenti prima della naturale scadenza sono cosa rara, anche in presenza di dissidi interni al team come è stato quest’anno per Bouhanni e Kittel, ad esempio: serve fortuna, perché tanti piccoli fattori possono condizionare la carriera e far cambiare il valore di un ciclista, per cui nessuna delle parti ha interessi a legarsi per troppi anni. A me che, appunto, non si decida di agevolare un sistema di trasferimenti.

E se un modello a cui ispirarsi fosse quello italiano?
Nel momento in cui a Bernal e Sosa dovessero aggiungersi altri casi e pratica diventasse più diffusa, l’Unione Ciclistica Internazionale dovrà per forza attivarsi per regolare il tutto per evitare giri di denaro fuori controllo: e ricordiamo anche che nell’inchiesta “paga per correre” erano emerse irregolarità proprio nella gestione dei contratti pluriennali, modificabili all’occorrenza per lasciare a piedi o chiedere indennizzi ai corridori. Ma se si vuole provare a dare una mano alle formazioni Professional e Continental per incentivarle a lavorare su corridori di talenti e ad investire su un serio programma di preparazione e sviluppo, proprio dall’Italia potrebbe arrivare un modello a cui ispirare: attualmente, infatti, per le categorie giovanili la Federciclismo prevede un premio di valorizzazione alle società d’origine nel caso di atleti o atlete che cambiano maglia.

Questo compenso, che non è legato a contratti di durata pluriennali e che riguarda tutti i trasferimenti fino alle soglie della massima categoria, varia in base al numero di punti ottenuti da un’atleta nel ranking federale ma non può oltrepassare una soglia massima, in Italia fissata a 1500 euro. Cifre e modalità a parte, un sistema ben definito che porti le squadre World Tour a riconoscere un indennizzo a squadre Professional e Continental che sia calcolato in maniera oggettiva in basi ai punti UCI conquistati dal corridore stesso potrebbe ragionevolmente istituito nel ciclismo professionistico: questo comporterebbe un piccolo aumento dei budget delle squadre di primo livello, ma è un qualcosa che sta già avvenendo da anni e nonostante tante parole nessuno ha ancora fatto qualcosa di concreto, ma d’altra parte potrebbe tutelare le formazioni delle divisioni inferiori e le squadre di sviluppo che avrebbero un ritorno anche nel caso in cui un corridore “di casa” scegliesse poi di passare professionista da un’altra parte. L’importante, tuttavia, è muoversi in maniera intelligente e con i tempi giusta, prima che tutto vada fuori controllo.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

La vignetta di Pellegrini

L’angolo della polemica

Versione stampabile