Damiano Caruso all'ultimo Tour de France © Chris Auld Photography
Damiano Caruso all'ultimo Tour de France © Chris Auld Photography

Caruso: «Sempre legato alla Sicilia»

Cambio di squadra per Damiano che nel 2019 metterà esperienza e gambe al servizio di Nibali e della Bahrain-Merida

Inutile parlare di strategie, inutile parlare di risultati: per rispondere a questi argomenti a Damiano Caruso è sempre bastata la strada. Una crescita costante e ponderata quella del corridore ragusano in BMC che l’ha visto in questi anni improvvisarsi capitano nei Grandi Giri e diventare una presenza fissa dei piani alti nelle corse più prestigiose di una settimana. Quello che Damiano Caruso può raccontare è il suo continuo legame con la Sicilia. Damiano è un ciclista con la valigia e un treno per il Nord: questi sono stati i passi fatti per perseguire i suoi sogni. Lo stesso percorso fatto dal lucano Domenico Pozzovivo, persino lo stesso traghetto e lo stesso stretto attraversato da Vincenzo e Antonio Nibali, suoi nuovi compagni di squadra alla Bahrain-Merida. Ma a differenza degli altri siciliani, Damiano quel viaggio di ritorno non lo fa solo per le vacanze, ma anche per tornare nella casa in cui vive. E noi in questo testo ci concentreremo su questi dettagli che le statistiche e le classifiche non possono raccontare.

Damiano, in un intervista Domenico Pozzovivo lo scorso anno ha definito la Bahrain-Merida come squadra terrona. Te vai a riempire il tassello lasciato da un altro siciliano, Giovanni Visconti. Pronti per questa nuova avventura anche come immagine della Sicilia ciclistica?
«Sì ragionando così per mantenere il numero è uscito Giovanni e hanno preso me. Sinceramente non vedo il fattore geografico come determinante per la crescita di un corridore, ma rimango comunque legato alla mia terra e tutto quello che ho conseguito l’ho raggiunto allenandomi molto spesso in Sicilia».

Comunque per la crescita del tuo percorso ciclistico hai dovuto lasciare la Sicilia per emigrare e correre in formazioni del Nord Italia
«Ho fatto lo stesso percorso di Nibali, di Visconti e Pozzovivo: una valigia piena di voglia di fare ma anche di tante incognite. Per fortuna in questo cammino ho incontrato delle persone giuste che mi hanno aiutato e grazie a loro, al mio impegno e nonostante qualche difficoltà, sono riuscito a raggiungere questo obiettivo».

Sui social ci sono state molte polemiche sul fatto che il Giro d’Italia 2019 non passi da molte zone del Sud Italia. Parlando della Sicilia, non sarebbe meglio riprendere le corse leggendarie come il Giro di Sicilia invece di concentrarsi esclusivamente sul Giro d’Italia?
«Sì, sicuramente. La Sicilia comunque negli ultimi anni ha ospitato con grande successo tre o più tappe in ogni Giro d’Italia. Posso dirti che questo ha già portato a progetti di recupero e di creazione di corse ciclistiche. Far rinascere quelle gare, come per esempio il Trofeo Pantalica, sarebbe un enorme pubblicità per la Sicilia ma il beneficio ci sarebbe anche per noi corridori».

Caruso entra in questo team come corridore da utilizzare principalmente per le corse a tappe. Aspettando il calendario ufficiale non possiamo non pensare a quell’unico Grande Giro corso insieme a Vincenzo Nibali: la Vuelta 2011 in maglia Liquigas.

Damiano, te con Nibali ha già corso insieme una Vuelta sette anni fa. Dopo tanto tempo ti ritrovi più forte nelle corse di una o tre settimane, Vincenzo si è confermato il campione che aveva lasciato presagire. Come sarà tornare a correre con lui nella stessa formazione?
«Sicuramente questo è un bel ritorno, visto che con Vincenzo abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Il contributo che potrò dare sarà sicuramente maggiore, sia per l’esperienza maturata sia per la crescita avuta in questi anni da mettere al servizio di Vincenzo».

Passi da una grande formazione all’altra: quanto ti dispiace lasciare la BMC, una squadra anch’essa con una forte componente italiana sia tra i corridori che nello staff, con cui hai corso in questi ultimi anni?
«Sicuramente lasciare la BMC mi è dispiaciuto moltissimo, ma non tanto doloroso. Rimane una squadra che negli ultimi quattro anni mi hanno dato tanto. Ma la vita è fatta così: si chiude una porta, una porta che chiude una stagione coronata da tante soddisfazioni e si apre una nuova finestra che promette di essere altrettanto positiva».

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