Przemyslaw Kasperkiewicz conquista la sesta tappa del Tour du Rwanda © Tour du Rwanda
Przemyslaw Kasperkiewicz conquista la sesta tappa del Tour du Rwanda © Tour du Rwanda

Questo Kasper non è un fantasma

Ancora fuga al Tour du Rwanda: vince Przemyslaw Kasperkiewicz, già protagonista dei primi giorni. Da domani muri e pavé con Kudus in giallo

Nei primi giorni di questo Tour du Rwanda 2019 uno dei corridori più combattivi era stato senza dubbio il polacco Przemyslaw Kasperkiewicz, corridore dotato di un notevole spunto veloce e che dall’anno scorso difende i colori della Delko Marseille Provence, dopo aver effettuato uno stage con la Quick Step nel 2017. Nella prima tappa vinta dal suo compagno di squadra Fedeli, il bravo Kasperkiewicz (“ma potete chiamarmi Kasper”, dice lui stesso) si era piazzata in terza posizione per poi fare secondo il giorno successivo a Huye: il polacco era poi andato all’attacco da lontano nella terza frazione e solo a quel punto era uscito di classifica e aveva iniziato a risparmiare qualche energie.

Nella testa di Przemyslaw Kasperkiewicz c’era infatti già la tappa di oggi, un giornata speciale per lui visto che è nato proprio il 1° marzo nel 1994: ci teneva a fare bene nel giorno del suo venticinquesimo compleanno, e quindi perché non regalarsi la prima vittoria in carriera da professionista? Una grandissima gioia per lui che ha centrato la fuga giusta e poi nel finale ha piazzato la stoccata vincente arrivando con una manciata di secondi di vantaggio sugli ex compagni d’avventura.

A Nyamata un memorial del genocidio del 1994
La sesta tappa del Tour du Rwanda si snodava su un tracciato di 121.1 chilometri con la ripartenza da Musanze, la terra dei gorilla e dei vulcani, e arrivo a Nyamata, cittadina poco più a sud di Kigali e che attualmente sta ospitando i lavori per la costruzione del nuovo aeroporto che dovrà gestire il traffico aereo della capitale e che dovrà affiancare quello già esistente ormai è giunto al limite della propria operatività; non è un caso che ad ospitarci per questa giornata sia l’albergo più bello e capiente di tutta la corsa, già pronto proprio in previsione dell’apertura dell’aeroporto.

A Nyamata c’è anche uno dei sei memoriali per che ricordano le vittime del genocidio del 1994, una ex chiesa cattolica in cui si è consumata una delle tragedie più spaventose di quei mesi terribili. All’inizio delle rappresaglie circa 10000 persone, quasi tutte di etnia Tutsi – ma va ricordato che durante le violenze furono uccisi anche molti Hutu moderati che si rifiutavano di prendere parte al massacro – si erano rifugiate e barricate in questa non grandissima chiesa sperando che la comune fede cristiana potesse salvarli: così non è stato e tra l’interno e l’esterno del luogo sacro furono uccise quasi 50000 persone. Ancora oggi si possono vedere sul tetto i fori dei proiettili, sulle pareti e sulle stole dell’altare ci sono vistone macchie di sangue e sulla panche sono stati ammassati tutti i vestiti delle vittime della tragedia, oltre ai documenti che certificato a quale etnia si apparteneva. Qui c’è anche la tomba di una missionaria italiana, Antonia “Tonia” Locatelli, uccisa nel 1992 per aver cercato di informare la comunità internazionale delle violenze contro i Tutsi, due anni prima che esplodesse il genocidio vero e proprio. È un luogo denso di significati ed emozioni per la storia del Ruanda e che non poteva non valere una piccola deviazione al termine della tappa.

Partenza veloce, la fuga va dopo 30 km
Tornando ai fatti di corsa, anche oggi abbiamo avuto una partenza molto veloce e con parecchi corridori intenti a cercare la fuga. Nei chilometri iniziali bisognava però fare i conti con la salita di Kivuruga, 7.5 chilometri al 4.8% che hanno visto Mulu Hailemichael (Dimension Data) ed il solito Moïse Mugisha (Ruanda) tra i più attivi: tra la salita e la successiva discesa, non si è formata una fuga vera e propria, ma il gruppo si è spezzato con Merhawi Kudus attentissimo nelle prime posizioni assieme ai suoi compagni di squadra. Al termine della discesa non c’era più bisogno di forzare il ritmo, il gruppo s’è ricompattato e quasi in contropiede, al chilometro 32, è andato via il gruppetto che poi si è giocato la vittoria di tappa.

A prendere vantaggio sono stati Samuel Mugisha (Dimension Data), Youcef Reguigui (Algeria), Valens Ndayisenga (Ruanda), Julien Trarieux e Przemyslaw Kaspekiewicz (Delko), Henok Mulubrhan e Yacob Debesay (Eritrea), Joonas Henttala (Novo Nordisk), Pablo Torres (Interpro) e Rohan Du Plooy (ProTouch), quest’ultimo poi rialzatosi dopo aver vinto il primo traguardo volante e aver rafforzato la leadership nella speciale classifica. Tra i nove di testa i più pericolosi in classificano erano Ndayisenga (11° a 6’50” alla partenza) e Debesay che rappresentava una minaccia per la maglia di miglior giovane: la fuga è quindi andata ma il gap è stato sempre tenuto sotto ai due minuti e mezzo.

Kasperkiewicz piazza la stoccata giusta
Il tracciato, anche oggi caratterizzato da salite, discese e ogni tipo di dislivello possibile, ha visto anche i corridori passare per Kigali in mezzo ad un pubblico ancor più numeroso dei giorni precedenti e che lascia presagire a cosa potremo assistere nelle ultime due tappe: la fuga però è rimasta compatta e solo negli ultimi 10 chilometri, terminati i gpm di giornata, davanti sono iniziate le classiche scaramucce di queste situazione, che avrebbero potuto portare ad una beffa atroce se solo in gruppo ci fosse stato un reale interesse a puntare allo sprint. E invece tra scattini e marcature, il vantaggio è sceso un po’, ma mai in maniera tale da far pensare ad un possibile ricongiungimento.

La presenza di un corridore esperto e veloce come l’algerino Youcef Reguigui era senza dubbio una minaccia per molti, e poi manca sempre la prima vittoria di un corridore ruandese in questa edizione: Samuel Mugisha ci ha provato ma anche lui è stato molto controllato, poi ai meno 5 chilometri il drappello di testa ha lasciato un centinaio di metri di vantaggio a Przemyslaw Kasperkiewicz e lo hanno rivisto solo al traguardo. A 3″ è arrivato Pablo Torres (Interpro) che nel finale aveva provato da solo a riportarsi sulla testa, terzo posto a 4″ per Youcef Reguigui che come prevedibile ha vinto la volata dei battuti; Henok Mulubrhan e Julien Trarieux hanno completato la top5 della tappa di oggi.

Kudus sempre in giallo, domani muri e pavé
Il gruppo principale è arrivato al traguardo con un ritardo di 1’19”, con cambiamenti minimi in classifica: Valens Ndayisenga entra nella top10 (nono a 5’35”) e si trova a soli 35″ da Didier Munyaneza Mbappe nella lotta per il miglior atleta di casa; guadagna anche Yacob Debesay anche se tra i giovani ha ancora 1’43” di ritardo dallo stesso Munyaneza. Nelle posizioni che contano tutto è rimasto uguale con Merhawi Kudus sempre in maglia gialla, ma nelle ultime due tappe nella capitale arrivano i muri in pavé e chi avrà gambe potrà ancora stravolgere quasi tutto.

La settima tappa di domani è lunga solo 84.1 chilometri, ma non ci sarà un attimo di respiro: saranno ben quattro i tratti su un pavé abbastanza sconnesso ed impegnativo, ed il finale è su una salita di 2200 metri al 7.4% medio con del pavé tra i 300 ed i 100 metri conclusivi. Non si farà ancora l’ormai celebre Muro di Kigali, ma lo spettacolo non mancherà.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile