Maximilian Schachmann sul podio della 4a tappa dell'Itzulia Basque Country © PhotoGomezSport
Maximilian Schachmann sul podio della 4a tappa dell'Itzulia Basque Country © PhotoGomezSport

Schach infila anche la tripla

Sotto la pioggia il tedesco della Bora-Hansgrohe vince la sua terza tappa personale all’Itzulia Basque Country ed è sempre più leader della generale

L’uomo del momento è senza dubbio il tedesco Maximilian Schachmann che sta attraversando un periodo di forma assolutamente incredibile e niente o nessuno sembra essere in grado di contrastarlo: oggi il 25enne della Bora-Hansgrohe ha vinto anche la quarta tappa della Itzulia Basque Country e ha portato così il suo bottino nella corsa basca a tre successi in quattro giorni. Forte sulle salite brevi e sul passo, abile in discesa, all’occorrenza anche abbastanza veloce allo sprint, questo Schachmann sembra aver fatto un vero e proprio salto di qualità nel 2019 tanto che vanta già cinque vittorie, contro le tre ottenute nei due anni in QuickStep: adesso la curiosità è vedere se riuscirà a resistere nelle ultime due tappe più impegnative del Giro dei Paesi Baschi, ma soprattutto se riuscirà a mantenere questa condizione anche per le classiche delle Ardenne dove potrebbe essere uno dei corridori più temuti in gruppo.

Fuga a sette, c’è anche De Marchi
Quella che hanno affrontato oggi i corridori era una tappa tipica dei Paesi Baschi, con partenza dal capoluogo Vitoria Gasteiz e arrivo ad Arrigorriaga: in questi 163.5 chilometri c’erano tante brevi salitelle, pendenze molto impegnative, numerose curve e soprattutto una pioggia battente praticamente dalla prima all’ultima pedalata. Proprio le condizioni meteo hanno convinto Julian Alaphilippe a non rischiare dopo la caduta e così il francese non ha preso il via nella tappa: scelta forse giusta, anche per anche oggi abbiamo dovuto annotare diverse cadute e ritiri, compresi quelli di Michal Kwiatkowski e Nicolas Roche.

La classica fuga da lontano oggi è partita dopo poco meno di 30 chilometri, ma ha impiegato un po’ di tempo per vincere il braccio di ferro con il plotone che inizialmente non voleva lasciare spazio: per una decina di chilometri il gap è rimasto stabile attorno ai 40″, e solo dopo il km 40 è salita sopra ai due minuti. Il motivo è che tra i sette fuggitivi c’era anche Carlos Verona (Movistar) che in classifica occupava la 22esima posizione a 1’46” dal leader Schachmann: oltre allo spagnolo avevamo davanti anche Stephen Williams (Bahrain-Merida), Maxime Monfort (Lotto Soudal), Tsgabu Grmay (Mitchelton-Scott), Michael Storer (Team Sunweb), Mikel Iturria (Euskadi-Murias) ed il friulano Alessandro De Marchi (CCC Team), uno che quando va in fuga fa sempre suonare i campanelli d’allarme di chi deve inseguire.

Nessuno scatto sulla salita più dura
Il vantaggio massimo dei sette uomini al comando è stato di circa 3’50”, ma il plotone guidato dalla Bora-Hansgrohe ha poi deciso di stabilizzare la situazione attorno ai 2’45” per non correre rischi nei chilometri finali. Lo scenario tattico è cambiato negli ultimi 50 chilometri con l’avvicinamento alla salita più dura di giornata che portava al gpm di prima categoria di Bikotz Gane con quasi 4 chilometri al 10% di pendenza media: l’andatura del gruppo è inevitabilmente aumentata anche perché tutti volevano stare davanti e così De Marchi ed i suoi compagni d’avventura hanno imboccato le prime rampe di questa dura ascesa con appena 1’15” di vantaggio.

Proprio Alessandro De Marchi è stato uno dei più attivi in testa e solo lo spagnolo Carlos Verona è riuscito a rimanere con lui, ma giusta in cima questa a coppia erano rimasti appena 45″ da gestire: alle loro spalle, infatti, è stata la Mitchelton-Scott ad imporre un ritmo molto elevato, in particolar modo con il giovane australiano Lucas Hamilton, fresco vincitore della Settimana Coppi e Bartali. Nel gruppo dei miglior non ci sono stati attacchi, solo selezione da dietro e nell’ultimo chilometro anche il leader Maximilian Schachmann è sembrato lievemente in difficoltà: i compagni di squadra della Bora-Hansgrohe si sono stretti attorno a lui ed alla fine il momento di difficoltà si è limitato a qualche posizione persa nel gruppo.

De Marchi e Verona ripresi ai meno 13 km
Tra la discesa ed il successivo tratto di pianura, Alessandro De Marchi e Carlos Verona hanno provato a prolungare il più a lungo possibile la loro fuga nonostante un gap ormai ridotto a pochissimi secondi: lo scontato ricongiumento del gruppo è avvenuto a 13 chilometri dalla conclusione. In precedenza c’era stato il traguardo volante con l’austriaco Patrick Konrad, anche lui della Bora-Hansgrohe, che si era preso l’ultimo secondo di abbuono rimasto in palio alle spalle dei fuggitivi; inoltre da segnalare qualche scaramuccia tra EF Education First e Mitchelton-Scott, con i primi nei panni degli attacchi ed i secondi in quelli degli stopper. Ma nonostante tutto, il gruppo di testa è rimasto compatto, anche se ormai abbastanza ristretto.

A 7 chilometri dall’arrivo c’è stata l’ennesima caduta di questo Giro dei Paesi Baschi, innescata stavolta da Alexey Lutsenko: il campione nazionale del Kazakistan è entrato troppo forte in una curva verso destra, ha perso il controllo della ruota posteriore e si è ritrovato sull’asfalto a scivolare verso il marciapiede. Lutsenko in quel momento era in prima posizione del gruppo e così, pur senza contatti, si sono ritrovati a terra anche i corridori che lo seguivano e che in extremis hanno provato ad aggiustare la traiettoria per scansarlo: per l’Astana è andato giù anche Pello Bilbao, per la FDJ è stato David Gaudu ad assaggiare l’asfalto, stessa sorte per Pieter Serry e Mikkel Honoré della Deceuninck-QuickStep.

L’attacco decisivo sull’ultimo strappo
Nei chilometri finali della tappa c’era ancora il gran premio della montagna di Zaratamo, un doppio strappo caratterizzato da un chilometro abbondante al 6.4%, un tratto di discesa e poi altri 1100 metri al 7.3% con un picco massimo dell’11%: è stato proprio nel tratto più duro, a circa tre chilometri e mezzo dall’arrivo, che Adam Yates ha rotto gli indugi ed ha provato ad andare via in progressione sperando di non essere troppo controllato dopo il tempo perso nella seconda tappa per colpa di un incidente meccanico. E invece il primo a fiondarsi a ruota del britannio della Mitchelton-Scott è stato proprio il leader della corsa Maximilian Schachmann che ha annusato la possibilità di guadagnare altri secondi preziosi in classifica generale: oltre al capoclassifica si sono accodati anche Jakob Fuglsang dell’Astana ed il giovane talento sloveno Tadej Pogacar della UAE.

I quattro hanno preso un margine di pochi secondi, che però sono riusciti a difendere fin sul traguardo anche perché la discesa bagnata non dava del vantaggio a chi doveva inseguire. Nell’ultimo chilometro è stato proprio il talentino Tadej Pogacar a mettersi davanti e nonostante la giovane età ha fatto vedere di saper gestire abbastanza bene una situazione sfavorevole: con Maximilian Schachmann era praticamente spacciato, ma il tedesco è riuscito a sorpassarlo solo negli ultimi 100 metri e comunque lo sloveno è riuscito a chiudere in seconda posizione creando addirittura un buco alle sue spalle. Jakob Fuglsang è stato classificato terzo a 1″, stesso distacco per Adam Yates che è rimasto però fuori dal podio e dagli abbuoni. Il gruppo inseguitore è arrivato a 9″ con Marc Hirschi in quinta posizione e tutti gli altri uomini di classifica con lo stesso distacco.

Schachmann leader, ma domani si sale
In classifica generale adesso Maximilian Schachmann guida con ben 51″ di vantaggio sul compagno di squadra Patrick Konrad, Ion Izagirre è terzo a 52″, poi c’è Daniel Martínez quarto a 1’07”, Daniel Martin quinto a 1’08”, Emanuel Buchmann (terzo dei Bora) sesto a 1’10”, Jakob Fuglsang a 1’24”, Dylan Teuns a 1’30”, Mikel Landa a 1’35” e Sergio Henao a completare la top10 a 1’41”, mentre Adam Yates, oggi apparso molto forte in salita, è a 1’51”. Domani in programma c’è il tradizionale arrivo in salita di Arrate preceduto da altre salite impegnative: Schachmann dovrà probabilmente correre sulla difensiva e limitare i danni dagli scalatori, ma con il suo stato di forma stellare ormai non ci sorprenderebbe più di niente.

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