Fausto Masnada vince a Baselga di Piné al Tour of the Alps © PentaPhoto
Fausto Masnada vince a Baselga di Piné al Tour of the Alps © PentaPhoto

SuperFaust li lascia tutti stecchiti!

Tour of the Alps, Masnada fa il colpaccio a Baselga di Pinè, anticipati i big. Geoghegan Hart e Majka sul podio di giornata, si vede ancora un buon Nibali, Froome fa il gregario, Sivakov resta leader

Saremmo troppo scontati se definissimo “Fausto” questo momento dell’Androni-Sidermec? Sì, lo saremmo; però il momento della squadra di Gianni Savio è in effetti fausto, e questo ci dice fondamentalmente due cose: che spesso la verità non è poi così originale come un bel titolo di giornale; e che il suddetto Gianni Savio ci sa fare. Anche questi due assiomi sono peraltro da tempo ben noti, per cui se speravate di trovare in queste righe il senso della vita (o succedanei), avete sbagliato indirizzo.

Però possono tornarvi utili, tali righe, per sapere un po’ come sta andando il Tour of the Alps in corso di svolgimento tra Trentino e Tirolo e zone limitrofe, dato che siamo arrivati alla terza tappa e possiamo dire che come talent show questa corsa non ha nulla da invidiare ai vari ics factor e consimili. Qui la giuria è la strada, e i talenti che stiamo vedendo in scena meritano un po’ tutti la finale, dai Tao Geoghegan Hart e Pavel Sivakov dei giorni scorsi a Fausto Masnada che si è imposto oggi a Baselga di Pinè.

Accanto a questi rampanti ciclisti del domani (ma già dell’oggi), le vecchie glorie che rispondono ai nomi di Vincenzo Nibali e Chris Froome si stanno parimenti facendo valere, il primo curando una classifica tutt’altro che banale (soprattutto se confrontata con certe precedenti prestazioni nelle brevi corse a tappe in questi ultimi anni), il secondo spendendosi al servizio dei giovani compagni di squadra. Messo tutto insieme, vien fuori un gradevole spettacolo ciclistico, accresciuto ovviamente dai consueti scenari da sogno che quest’area geografica è giustamente orgogliosa di mostrare al mondo.

 

Fuga di 12 con tra gli altri Velasco e Nibali junior
La Salorno-Baselga di Pinè era la tappa più breve del Tour of the Alps 2019, 106 km con percorso accidentato anche se non durissimo. L’arrivo era comunque posto al termine di una scalata che prometteva di portare in dote un minimo di selezione, e così in effetti è stato.

La fuga del giorno è partita al km 12 e al suo interno per coerenza hanno trovato posto 12 uomini: Antonio Nibali (Bahrain-Merida), Manuele Boaro (Astana), Carlos Julián Quintero (Manzana-Postobon), Francesco Gavazzi (Androni-Sidermec), il vincitore del Laigueglia Simone Velasco (Neri Sottoli-Selle Italia-KTM), Fernando Barceló (Euskadi-Murias), Michele Corradini e Marco Tizza (Nazionale Italiana), Elie Gesbert (Arkea-Samsic), Evgeny Shalunov (Gazprom-Rusvélo), Nicola Bagioli (Nippo-Vini Fantini) e Joel Nicolau (Caja Rural-Seguros RGA). Il vantaggio massimo è stato di 3’40”, i Gpm incontrati strada facendo sono stati vinti da Quintero (Brusago al km 54) e Gesbert (Lago di Santa Colomba al km 79), e proprio il francese è stato tra i massimi animatori dell’azione, proponendo anzi un contrattacco in proprio a 32 km dal traguardo (tentativo che è stato successivamente rintuzzato dagli stessi fuggitivi), e poi ancora un altro assolo ai -20, e questo è stato l’allungo che ha permesso a questo caro amico di Moscon (do you remember Tour de France 2018?) di eleggere se stesso “ultimo dei fuggitivi a essere stato ripreso”.

Già già, Gesbert è stato raggiunto a 6 km dalla fine da Rafal Majka il quale si era mosso dal gruppo; poco prima avevamo avuto un tentativo di Hermann Pernsteiner (Bahrain) tampinato da Andrey Zeits (Astana), ma i due non erano andati lontano anche se avevano trovato a mezza strada Antonio Nibali, che reduce dalla fuga ha dato una trenata in favore dell’austriaco; ma dietro si scalpitava parecchio, alle spalle dell’AG2R La Mondiale che oggi chissà perché si era presa l’onere di tirare tutto il giorno (ma del resto ognuno impiega il proprio tempo come gli pare, no?).

 

Majka e Nibali Senior provano a chiudere la partita
Come accennavamo poco sopra, Rafal Majka, capitano Bora-Hansgrohe in questa 5 giorni alpina, è partito a 6 km da Baselga; la sua azione ha chiamato la reazione di Nibali, non Antonio ma Vincenzo, il quale ha confermato di avere una gamba più che decente al momento, e se ciò non autorizza profetiche visioni rosa (calma e gesso, boys!), non autorizza nemmeno voli pindarici in chiave Liegese (qui più che la calma c’entrerebbe la scaramanzia). Resta il fatto che stiamo vedendo un Vincenzo bello tonico, come da tempo non apprezzavamo in questo tipo di gare di preparazione.

Se si muove lo Squalo dello Stretto, è chiaro che gli altri non possono stare a guardare, e così Chris Froome, coniugando a modo suo la locuzione (lui sta a guardare: sì, in basso), ha tirato il gruppetto dei migliori, già selezionato, fino ad andare a chiudere sulla coppia italopolacca. Con Chris c’erano i due giovani Sky sugli scudi attualmente, ovvero Tao Geoghegan Hart (vincitore della prima tappa) e Pavel Sivakov (vincitore della seconda nonché primo in classifica); ma c’era anche una coppia Astana formata da Jan Hirt e Dario Cataldo (che però faceva l’elastico), e poi ancora Mattia Cattaneo, rappresentante Androni che seppur a fatica teneva quelle ruote calde.

Poco dietro c’erano altri uomini, a partire da Fausto Masnada (Androni pure lui), e proseguendo con Roland Thalmann (Vorarlberg Santic), un convincente Giovanni Carboni (Bardiani-CSF) e quell’altro giovane interessante di Aleksandr Vlasov (Gazprom).

Ai 4.8 km di nuovo Nibali ha tentato l’evasione, e di nuovo con Majka (l’innescatore stavolta è stato Vincenzo), e di nuovo Froome ha chiuso; il terreno di gara, già non impossibile nel momento del duello, tendeva peraltro a facilitarsi con l’approssimarsi della linea d’arrivo: la salita spianava decisamente verso Baselga, sicché gli uomini subito dietro ai primi son riusciti a rifarsi sotto, e si profilava una volata di questo drappello di una dozzina di unità, senonché c’è stato chi ha avuto un’idea diversa, e quel qualcuno era proprio Fausto Masnada.

 

Il colpo di classe di Fausto Masnada
Il bergamasco dell’Androni si è fatto senz’altro apprezzare all’ultimo Giro d’Italia, nel corso del quale lo ricordiamo all’attacco più volte (in particolare destò bell’impressione sull’altopiano abruzzese del Gran Sasso); sempre nel 2018 ha centrato i primi successi da pro’ (tappa e generale al Tour of Hainan), e si è portato a casa pure un buon podio al Giro dell’Appennino. Certo vincere una tappa al Tour of the Alps, al cospetto di certi nomi, sarebbe stata impresa di tutt’altro sapore.

Dev’essere stato questo pensiero a mettere le ali ai piedi del 25enne di Brembilla, che con tempismo eccellente è scattato secco a 1600 metri dal traguardo. Essendo non immediatamente a ridosso dei primi della classifica, ci sta che gli Sky abbiano tentennato qualche secondo prima di inseguire con decisione il ragazzo, e quando hanno capito che quello rischiava di andare a vincere era ormai troppo tardi, e della superiorità numerica il team inglese non aveva più di che farsene.

Sicché Masnada, con questo schiocco di frusta, si è involato a cogliere il risultato più significativo della sua giovane carriera, per la gioia di quel bachelor del pierraggio che è il suo general manager. Il raggiante Savio ha accolto così un altro successo di rilievo a due giorni dalla splendida affermazione di Andrea Vendrame alla Tro-Bro Leon, ennesima conferma del valore di una squadra che da tempo spicca nel panorama delle Professional italiane.

Masnada ha inflitto 5″ di distacco al drappello, nelle cui fila si son piazzati nell’ordine Geoghegan Hart, Majka, Nibali, Cataldo, Vlasov, Sivakov, Hirt, Thalmann, Cattaneo e Carboni; a 15″ è giunto Chris Froome, staccatosi sul cambio di ritmo dello sprint, ma comunque già soddisfatto del lavoro svolto in precedenza.

La generale vede sempre al comando Sivakov con 8″ su Hirt, 23″ su Cattaneo, 35″ su Majka, 37″ su Geoghegan, 39″ su Nibali, 1’01” su Hermann Pernsteiner (Bahrain), 1’08” su Thalmann, 1’24” su Vlasov e 1’35” su Masnada. Domani quarta tappa da Baselga di Pinè a Cles, 134 km col Passo Predaia nel finale, poi conclusione in bellezza nella Caldaro-Bolzano. Tappe, ci si conceda, disegnate molto bene per dare sempre la possibilità di sovvertire la situazione di classifica; questo almeno in linea teorica: poi, come diciamo sempre, dipenderà dalle gambe.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio




Versione stampabile