Nans Peters conquista la diciassettesima tappa del Giro d'Italia © LaPresse
Nans Peters conquista la diciassettesima tappa del Giro d'Italia © LaPresse

Peters centra il bersaglio giusto

Giro d’Italia, ad Anterselva prima da pro’ per il francese della AG2R La Mondiale, terzo Formolo. Landa e Carapaz guadagnano terreno su Nibali

L’estenuante tappa di ieri, con il meteo inclemente, aveva regalato talune sensazioni: Landa al top, Nibali coriaceo e voglioso, Carapaz presente ma da testare ulteriormente, Roglic in calo. Se le due “estremità” sono state rispettate, sono le affermazioni centrali ad essere state smentite dopo la giornata odierna. Secondi, pochi, persi da uno e guadagnati dall’altro, ma quando all’arrivo manca sempre meno, ecco che non si può di certo archiviare la frazione positivo.

Chi, invece, ha il sorriso stampato su tutto il volto è Nans Peters. Nome tratto da una not1 fiction degli anni ’70 (Nans le berger, ossia Nans il pastore) e naso à la Fédrigo, questo venticinquenne di Grenoble cresciuto nel Chambéry Cyclisme Formation sta vivendo un Giro da ricordare, diversamente dal resto dei compagni della AG2R La Mondiale: fuggitivo a San Giovanni Rotondo e miglior giovane dopo la crono sammarinese, il transalpino centra il primo successo da professionista alla grande, con un’azione che pareva sconsiderata ma che si è rivelata perfetta. E per un grande appassionato di sport invernali come lui (in inverno pratica lo sci di fondo), lo scenario non poteva essere migliore.

Tappa altoatesina con arrivo ad Anterselva, in tanti cercano l’attacco
Dopo l’attesa frazione di ieri, la diciassettesima tappa del Giro d’Italia, la Commezzadura-Anterselva di 181 km, è sulla carta la classica giornata da fuga. Ma in quest’edizione della Corsa Rosa c’è poco di programmato e fra il Passo della Mendola, le ascese di Elvas, Terento e soprattutto la salita finale fino alla Südtirol Arena, tempo del biathlon: nella catalogazione come gpm sono considerati 5.5 i km dell’asperità con pendenza media del 6.9%, resi bugiardi dal fatto che il tratto in salita termina sotto l’arco dell’ultimo km. La pendenza media, altrimenti, è dell’8.2%, ben più invitante per provare a fare la differenza.

Dalla località della Val di Sole la corsa prende il via alle 12.26 con 145 atleti ancora in gara con scatti e controscatti che si susseguono; tanti i tentativi ma a turno Mitchelton-Scott, EF Education First e Bahrain Merida vanno a chiudere. Attorno al km 30 si muovono Enrico Battaglin (Team Katusha Alpecin) e Miguel Florez (Androni Giocattoli-Sidermec), ma anche nel loro caso non fanno strada.

Neilands iniziatore della fuga, ci sono anche Masnada, Chaves e De Gendt
La fuga di giornata si forma nell’abitato di Fondo, al km 34, proprio quando si sta per approcciare l’ascesa sul Passo della Mendola. L’iniziatore dell’attacco è Krists Neilands: il campione lettone della Israel Cycling Academy si è dunque ripreso dopo diverse frazioni difficili causa influenza che, soprattutto nella tappa di domenica, stava per costringerlo ad abbandonare la carovana.

Assieme a lui ci sono Nans Peters (AG2R La Mondiale), Fausto Masnada (Androni Giocattoli-Sidermec), Amaro Antunes e Víctor De la Parte (CCC Team), Tanel Kangert (EF Education First), Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Esteban Chaves (Mitchelton-Scott) e Nicola Conci (Trek-Segafredo). Ma da dietro non demordono e Koen Bouwman (Team Jumbo-Visma) porta con sé Mirco Maestri (Bardiani CSF) e Andrea Vendrame (Androni Giocattoli-Sidermec), andando a ingrossare le fila del tentativo – con Maestri che si stacca poco prima dello scollinamento.

Jungels propizia il contrattacco, dentro diversi nomi di talento
Non è ancora finita, però: attorno al km 40, dopo il falsopiano a Ruffrè, è una delle maggiori delusioni del Giro a mettersi in moto, ossia Bob Jungels. Al lussemburghese della Deceuninck-Quick Step si accoda prima Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo); poi, dopo aver ripreso l’inframezzato Valerio Conti (UAE Team Emirates), Jan Bakelants (Team Sunweb) e Diego Ulissi (UAE Team Emirates); infine Davide Formolo (Bora Hansgrohe) e Chris Hamilton (Team Sunweb).

Allo scollinamento il drappello di testa vanta 35″ sul gruppetto Jungels e circa 50″ sul plotone della maglia rosa, dal quale mancano velocisti e diversi gregari. Nella veloce e affascinante discesa Jungels, Formolo, Conti, Bakelants e poi ancora Hamilton e Maestri – tutti tranne Ulissi, in poche parole – si riportano sotto, mentre il gruppo si rialza evitando ogni tipo di rischi. Da segnalare il ritiro del passista russo Viacheslav Kuznetsov (Team Katusha Alpecin).

La fuga prende piede, Bakelants in azione sul primo gpm
Quando si entra nel territorio cittadino di Bolzano, giusto al km 67, il plotone rallenta, dando il via libera alla fuga, tanto che al km 75, una volta usciti dal capoluogo altoatesino, il ritardo è schizzato sopra quota 5′. C’è una formazione a cui non va a genio questa situazione ed è la Bahrain Merida, che per una decina di km mettere a tirare Grega Bole e Andrea Garosio prima che dall’ammiraglia li invitano a spostarsi.

E così la fuga guadagna ancora spazio, passando ai 75 km dalla fine con 7′ di margine sul gruppo tirato senza patemi dal Movistar Team della maglia rosa, il neoventiseienne Richard Carapaz. Il primo traguardo parziale di giornata è lo sprint intermedio di Bressanone (km 108.9), vinto da Maestri su Masnada e Bakelants. E il belga non è lì per caso, perché pochi metri più tardi decide di allungare in vista della salitella di Elvas; l’ex RadioShack e AG2R se ne va nel disinteresse generale, per un’azione alquanto bizzarra.

Ineos e Bahrain lavorano, il gap scende
In vetta (km 114) Bakelants scollina con una quarantina di secondi sui 17 ex compagni di avanscoperta, con Masnada a transitare per secondo. Cambia qualcosa in gruppo: ai piedi dell’ascesa il Team Ineos si mette a lavorare con Christian Knees e Salvatore Puccio, in ragione della pericolosità che Davide Formolo ha in classifica, con il veronese dodicesimo al mattino e virtualmente risalito al quinto posto; i britannici dettano il passo, ma comunque in vetta il gap dal solitario fiammingo è di poco inferiore agli 8′.

E ai due del sodalizio britannico, nella breve discesa, si sommano altrettanti elementi della Bahrain e la coppia di passisti (Lluís Más e Jasha Sütterlin) del Movistar Team. La velocità così aumenta di netto e il divario da Bakelants sceso a 7′ netti – il gruppetto a bagnomaria è invece sempre a 1′. La salita di Terento è dura (6.6 km al 7.6%) e vede subito il solitario leader in difficoltà; lo stesso accade alle sue spalle, con Maestri primo a cedere mentre Antunes è attivo e guadagna qualche metro.

De Gendt accelera e fa la differenza, la volontà di Jungels è superiore alle gambe
Il gruppetto inseguitore si spezza sotto il ritmo imposto da chi, in queste frazioni, ci sguazza a meraviglia, vale a dire Thomas De Gendt; con il fiammingo, che riprende e stacca Antunes, resta il solo Neilands. Chi invece anche oggi non va affatto è Jungels, distanziato anche dagli altri fuggitivi. La coppia De Gendt-Neilands vede prima il rientro di Brambilla e Masnada, poi di Formolo, Hamilton e Peters; e a loro, a 400 metri dal passaggio al gpm e a 46 km dal traguardo, si somma anche il ripreso Bakelants, per un drappello di otto che transita in vetta (km 135.3) con Masnada a prendersi i punti.

Il gruppetto Chaves-Kangert paga già una quarantina di secondi mentre il gruppo, dopo un iniziale aumento di velocità dettato da Bole, non forza e passa con 6’40”. La discesa, veloce e fluente, consente il rientro dei quasi omonimi Conti e Conci sul drappello dei battistrada, ora forte di dieci elementi; alle loro spalle si assiste alla grinta di Bob Jungels che, pur avendo una condizione lontana dal top, rientra sugli staccati e cerca di avvantaggiarsi, ma senza fortuna. Con loro, però, trova l’accordo e ai meno 35 km passa con 27″ di disavanzo dalla fuga.

Anche il traguardo volante è di Masnada, scatti e controscatti lasciano tutto invariato
Masnada, come da perfetta tradizione Androni, non è sazio e conquista anche il traguardo volante nella graziosa Brunico (km 153), pochi metri dopo il rientro su di loro di Bob Jungels, che nelle ultime curve di discesa ha accelerato di colpo. E poco dopo il passaggio nel capoluogo della Val Pusteria anche gli altri fuggitivi del mattino si riportano dentro, ricostituendo così il gruppo di diciotto elementi che ha animato la frazione.

Alle loro spalle il plotone principale vede sempre le maglie amaranto-nere del Team Ineos a impostare il passo, pagando comunque 6’10” sotto l’arco dello sprint intermedio. Pensare ad un momento di pausa è vana illusione: ai meno 25.5 km Conci e Conti guadagnano qualche metro e il plotoncino alle loro spalle si frantuma, per poi ricomporsi totalmente 4 km più tardi. Dietro, nel frattempo, anche l’Astana lavora in compagnia degli Ineos, portando il gap attorno ai 5’45” ai meno 20 km.

La lucida follia di Peters: scatto a 16 km dalla fine ma dietro si guardano
Appena imboccata la svolta per entrare nella Valle di Anterselva, nella breve rampetta in doppia cifra di pendenza, Nans Peters decide a sorpresa di attaccare. Mossa che pare avventata, dato che al traguardo rimangono 16 km molti dei quali in fondovalle; ma la situazione si fa favorevole per il transalpino, con una leggera brezza che soffia alle spalle e, soprattutto, con un gruppo inseguitore che non trova l’accordo. E così il francese guadagna, entrando negli ultimi 11 km con 50″ dalla sua; Conci e Vendrame provano a metterci una pezza, ma senza beneficio.

E così Conti prova ad attaccare due volte; la prima viene neutralizzata da Jungels, la seconda, partita a circa 9 km dalla conclusione, invece ha esito positivo, con prima Chaves e poi Neilands che si riportano su di lui. La collaborazione tra il colombiano e il lettone c’è, “diserta” invece il rimano, che si prende gli strali del baltico. Tuttavia al cartello dei meno 5 km hanno una trentina di secondi sugli ancora disuniti inseguitori; ma purtroppo per il terzetto chi non molla è Peters, che non ha il minimo sbandamento e conserva un gruzzoletto di 50″.

Dietro c’è movimento, ma Peters è irraggiungibile e coglie la prima vittoria tra i grandi
Da dietro, sul tratto duro a 4 km dalla fine, Kangert fa il forcing e assieme a lui restano i soli Hamilton, Brambilla, Formolo, De Gendt e Masnada, il quale a sua volta parte in contropiede guadagnano qualche metro. Modifiche anche tra i primi inseguitori: uno stremato Conti si arrende ai meno 3.5 km poco prima che la progressione con il lungo rapporto di Chaves faccia saltare anche Neilands. Il colombiano, però, nulla può nel tentativo di ricucire il gap sul solitario uomo al comando che, per altro, continua con una cadenza eccellente fino all’ultimo km, dove ha modo di godersi gli attimi di gioia prima del tanto agognato trionfo.

È il primo, come detto, centro da pro’ per Nans Peters e una soddisfazione non da poco per l’AG2R La Mondiale che, per problemi di salute vari di Gallopin, Vuillermoz e Denz, ha disputato un Giro incolore. Che, ora, viene illuminato alla grande da questo debuttante alla Corsa Rosa, ennesimo prodotto dal vivaio del team savoiardo di Vincent Lavenu.

Chaves primo dei battuti, Formolo sale sul podio
Seconda posizione a 1’34” per un Esteban Chaves (Mitchelton-Scott) che voleva regalarsi una gioia dopo un periodo complesso (e dopo le ultime tappe del Giro alquanto in ombra). Per il terzo posto a 1’51” è lotta a tre: la spunta Davide Formolo (Bora Hansgrohe) su Fausto Masnada e Krists Neilands, sui quali si era riportato in precedenza. Frazione comunque più che positiva per il veronese, in un giorno di libera uscita concessogli dall’ammiraglia.

Completano la top 10 Tanel Kangert a 2’02”, Valerio Conti e Gianluca Brambilla a 2’08”, Chris Hamilton a 2’22” e Andrea Vendrame a 2’34”. Così, infine, gli altri fuggitivi: Thomas De Gendt giunge a 2’37”, Koen Bouwman a 2’48”, Víctor De la Parte e Amaro Antunes a 3’05”, Jan Bakelants a 3’29”, Nicola Conci a 3’35”, Mirco Maestri a 3’41” e un mesto Bob Jungels a 3’49”, ultimo del drappello degli attaccanti. Sì, non è proprio il Giro del lussemburghese.

López fa lavorare i suoi prima di “incasinarsi”, Landa parte con Carthy
E dietro, che succede? Il ritmo è sicuramente esigente, tanto che ai meno 4 km il gruppo è composto da una trentina di elementi. Pochi metri più tardi, quando la pendenza sfiora la doppia cifra, Jan Hirt si mette in testa a tirare con a ruota capitan Miguel Ángel López, con il chiaro intento di selezionare il gruppo; e il ceco vi riesce, riducendo a una quindicina i membri del plotoncino. Tra chi manca Zakarin, l’ancora affaticato Majka e Yates, assistito dai fidi Hamilton e Nieve.

Un colpo di scena lo si registra a circa 3.5 km; di colpo, López si sfila, come fosse incappato in una crisi nera, tanto che anche Hirt si volta e si fa da parte, per andare ad accudire il colombiano, che però si riprende da solo. In questa situazione così frammentaria è Domenico Pozzovivo a lavorare in testa, ma sotto l’arco dei 3 km ecco assistere allo scatto dell’uomo che più era piaciuto ieri, vale a dire Mikel Landa; e assieme al basco resta solo la sorpresa di ieri, quel Hugh Carthy che pare finalmente entrato in una nuova dimensione.

López e Carapaz attaccano, Nibali non riesce a rispondere e perde 7″ dall’ecuadoriano
Dietro è ancora il lucano a trainare il drappello con Nibali, Roglic, Carapaz, Mollema e l’enigmatico López, ma la coppia davanti continua a guadagnare metri. Lo spagnolo si sbarazza del britannico poco prima di entrare negli ultimi 1500 metri, luogo in cui anche López attacca; con la maglia bianca si muove la maglia rosa, mentre non risponde Nibali. Chi prova a chiudere il buco è Mollema, ma il neerlandese desiste, e così i due sudamericani vanno di comune accordo ad incrementare il gap venutosi a creare.

Spinge fino all’ultimo Landa, che taglia la linea d’arrivo dopo 4’27” dal vincitore, guadagnando 12″ su Carapaz e López e 16″ su Carthy, andato in difficoltà all’ultimo. Sul trio Nibali (che nel dopotappa ammette di aver vissuto una giornata difficile), Roglic e Mollema il vantaggio è di 19″, su tutti gli altri è ancora maggiore: accudito da Nieve e Hamilton, Yates lascia sul piatto 39″, il duo russo Sivakov e Zakarin 42″ mentre il grande sconfitto è Majka, arrivato dopo 1’20” da Landa, giusto 6″ prima di Polanc.

Carapaz sempre più rosa, domani l’ultima tappa per velocisti
In classifica Richard Carapaz incrementa il proprio margine portandolo a 1’54” su Vincenzo Nibali e a 2’16” su Primoz Roglic, il quale inizia a sentire il fiato sul collo di un Mikel Landa ora quarto a 3’03”. Il sempre più consistente Bauke Mollema consolida la quinta piazza a 5’07” mentre Miguel Ángel López scavalca Rafal Majka ed è sesto a 6’17”, con il polacco sceso al settimo posto a 6’48” Simon Yates è ottavo a 7’13”, Pavel Sivakov nono a 8’21” e il rimontante Davide Formolo entra in top ten col decimo posto a 8’59”.

Domani appuntamento con la tappa di gran lunga più semplice della settimana conclusiva, la Valdaora-Santa Maria di Sala di 222 km: l’agevolissimo Passo Cimabanche porta la corsa in Veneto, dove si svolgerà quasi per intero la quattro giorni finale. La salitella verso Pieve d’Alpago non farà la minima differenza e l’arrivo veneziano sarà l’ultimo riservato a quei velocisti ancora presenti in corsa.

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