Wout Poels a braccia alzate sotto al diluvio © ASO
Wout Poels a braccia alzate sotto al diluvio © ASO

Il supplente Wout non fa rimpiangere maestro Chris

Poels vince la settima tappa del Critérium du Dauphiné con arrivo in salita a Pipay; secondo posto e maglia di leader per Jakob Fuglsang

Non sono molti i testimoni oculari dello spaventoso incidente di Chris Froome nella ricognizione della cronometro del Delfinato di cui infatti non esistono video o fotografie, ma uno di coloro che hanno assistito alla scena è il suo compagno di squadra Wout Poels: il 31enne del Team Ineos si era detto scioccato e probilmente l’aver assistito a quell’impatto molto violento ha condizionato in negativo la sua prestazione in quella tappa dove fece segnare il diciannovesimo tempo a 1’36” dal vincitore di giornata Wout van Aert. Oggi nella tappa regina del Critérium du Dauphiné è stato proprio Wout Poels a trovare pronto riscatto con una bella vittoria sull’arrivo in salita di Pipay che riporta sicuramente un po’ di serenità nel Team Ineos dopo la perdita del proprio capitano a meno di un mese dal via del Tour de France: nel momento in cui la squadra è alle prese con strategie da riorganizzare, è importante sapere di poter contare su un corridore come Poels in ottime condizioni di forma.

Si sgancia una fuga importante; Dumoulin torna a casa
La settima tappa di questo Delfinato era l’unica che poteva essere considerata come una tappa di montagna vera e propria: è vero, il punto massimo di quota sono stati i 1561 metri del traguardo e poi la distanza complessiva era di appena 133.5 chilometri, ma nel menù c’erano tre salite di prima categoria e poi quella finale classificata come hors catégorie che hanno portato i gruppo per pedalare per quattro ore a poco più di 33 km/h di media. La duretta del tracciato e le condizioni meteo che soprattutto nel finale si sono rivelate al limite dei proibitive, hanno provocato molti ritiri fin dalla partenza: tra chi non ha preso il via segnaliamo Tom Dumoulin, che accusa ancora un po’ di fastidio al ginocchio e che ha preferito non forzare, ed il tedesco André Greipel, alle prese con un batterio intestinale; per entrambi è ancora in dubbio la partecipazione al Tour de France.

La parte più facile della tappa di oggi era sicuramente quella iniziale anche perché c’erano circa 35 chilometri relativamente pianeggianti prima di andare ad affrontare il primo gran premio della montagna del giorno e la partenza è stata quindi molto veloce tra scatti e controscatti: la fuga, e che fuga, è uscita dal gruppo principale al chilometro 20 e ha visto come protagonisti ben 22 corridori, diventati poi addirittura 29 tra la salita e la discesa del Col de l’Epine. Il gruppo di testa era pieno di corridori di qualità o punti di appoggio per i grandi capitani: la Mitchelton-Scott del leader Adam Yates aveva messo davanti due gregari importanti come Jack Haig e Damien Howson, poi tra gli altri c’erano anche Julian Alaphilippe, il nostro Gianni Moscon, Dylan van Baarle, Mark Padun, Felix Grossschartner e due uomini pericolosi per la classifica generale, il canadese Michael Woods (ritardo di 1’43”) e soprattutto il kazako Alexey Lutsenko che questa mattina era ottavo a 30″ dalla maglia gialla di Yates.

Alaphilippe raccoglie altri punti ai gpm
Sia sulla prima salita, il già menzionato Col de l’Epine, che sulla seconda, il Col du Granier non è successo molto di rilevante ai fini della cronaca: come detto, sulla fuga iniziale dei 22 sono riusciti a rientrare anche altri corridori, ma lungo la discesa che separava i due colli c’è stato anche un allungo di Julian Alaphilippe (Deceuninck-QuickStep) con Lennard Hofstede (Sunweb). La coppia al comando ha preso circa 1’20” sui più immediati inseguitori, gli altri componenti del gruppo in fuga, mentre il plotone principale controllato dalla Mitchelton-Scott ha lasciato spazio fino a toccare un massimo di 4’20” di ritardo: questo ha portato Alexey Lutsenko ad essere ampiamente leader virtuale della corsa, ma nessuno è sembrato preoccuparsene più tanto.

Alaphilippe ha fatto punteggio pieno sulle prime due salite e si è ritrovato così con un vantaggio netto nella classifica dei gran premi della montagna, ma al termine della discesa del Col du Granier si è fatto riprendere dagli inseguitori, così come Lennard Hofstede: il francese era anche rimasto da solo al comando per una caduta del collega neerlandese, con quest’ultimo che poi era rientrato ed a sua volte aveva provato un breve allungo. All’inizio della terza ascesa di giornata, il Col de Marcieu (10.4 km al 6.1%), la situazione di corsa vedeva il gruppo degli uomini di classifica a circa due minuti dal plotoncino di testa che nel frattempo di era ridotto a 20 unità: a fare il ritmo davanti era il danese Magnus Cort Nielsen, oggi assolutamente da applausi in funzione del compagno di squadra Alexey Lutsenko.

Lutsenko e Woods si muovono in mezzo al diluvio
Negli ultimi chilometri di salita del Col de Marcieu si è abbattuto sulla corsa un autentico nubifragio che per alcuni attimi si è trasformato anche una pesantissima grandinata che ha creato problemi un po’ a tutti: ai corridori in primis, alle televisioni che per alcuni chilometri non hanno avuto a disposizione alcuna immagine in diretta e anche agli organizzatori con incredibili allagamenti nella zona del traguardo. La difficile situazione, però, non ha fermato la corsa ed a 35 chilometri dall’arrivo, a due dalla vetta della penultima salita, hanno attaccato Alexey Lutsenko e Michael Woods che hanno raggiunto a cima con una ventina di secondi abbondante sugli inseguitori, tra i quali non c’era più Julian Alaphilippe che aveva alzato bandiera bianca.

In discesa la composizione del gruppo di testa è cambiata ancora perché Michael Woods è stato vittima di una foratura e così anche Alexey Lutsenko ha rallentato aspettando il rientro dei corridori da dietro, compreso il suo compagno di squadra Magnus Cort Nielsen: sulle prime rampe dell’interminabile salita finale di Pipay (19 km al 6.9%) avevamo davanti Magnus Cort, Alexey Lutsenko, Michael Woods, Gianni Moscon, Mikael Cherel, Jesper Hansen, Robert Power e Felix Grossschartner, ma il gruppo dei favoriti era sempre più vicino – meno di un minuto e mezzo – anche perché la Movistar aveva messo a tirare ben tre uomini per preparare un possibile scatto di Nairo Quintana.

Quintana attacca a 11 chilometri dall’arrivo
L’attacco di Nairo Quintana è arrivato quando mancavano 11 chilometri all’arrivo e l’unico a prendere la ruota del colombiano è stato Michal Kwiatkowski che si è messo in scia senza dare cambi; Quintana non è apparso particolarmente incisivo nella sue azione ed il gruppo degli altri uomini di classifica non ha fatto avuto grossi problemi a tenerlo sempre a vista a pochi secondi di distanza, poi a 8.5 chilometri dall’arrivo un’accelerazione dell’Astana ha messo fine al mini tentativo del corridore della Movistar. Nel frattempo davanti, esaurito finalmente il lavoro di Cort che però ha trovato modo di dare una piccola mano anche a Fuglsang e Izagirre, erano rimasti davanti di nuovo Alexey Lutsenko e Michael Woods, ma stavolta il kazako non aveva più la maglia di leader visto che il vantaggio era sceso ad appena 20″.

Non andato a buon fine l’attacco con Quintana, a 8 chilometri dall’arrivo ci ha riprovato Kwiatkowski attaccando tutto solo e sfruttando il fatto di essere abbondantemente fuori classifica: che fosse per cercare la vittoria di tappa o per fare da punto di riferimento per il compagno di squadra Wout Poels, il campione del mondo di Ponferrada è stato il primo a riprendere Lutsenko e Woods formando un terzetto in testa alla corsa. Tuttavia le possibilità di questo trio di andare fino in fondo era ridotte al lumicino ed evidentemente erano loro stessi a non crederci del gruppo: dopo qualche chilometro passato soprattutto a controllare i movimenti alle loro spalle, Kwiatkowski, Woods e Lutsenko si sono rialzare e ai meno 4 la fuga è stata definitivamente annullata.

Fuglsang ci prova più volte in salita
Senza più corridori davanti, a quel punto sono finalmente entrati in azione gli uomini di classifica con Jakob Fuglsang a provarci per primo con Adam Yates un po’ sorpreso nelle posizioni di coda del drappello: dopo il danese dell’Astana ci hanno provato nell’ordine Romain Bardet, Wout Poels ed Emanuel Buchmann per dare alla corsa un’andatura irregolare che ha mandato in netta difficoltà Steven Kruijswijk, Richie Porte e Nairo Quintana; per quanto riguarda il colombiano, non è la prima volta che lo vediamo attaccare nella prima parte di una salita per poi chiudere staccato non appena si accedere la bagarre tra i big.

Lo scatto di Buchmann a 2700 metri dall’arrivo è stato inizialmente un po’ ignorato dagli altri uomini di classifica, anche per il fatto che il tedesco della Bora-Hansgrohe non fosse una minaccia diretta in classifica, ma dopo un attimo di incertezza c’è stato l’allungo tedesco di Jakob Fuglsang che è riuscito stavolta a togliersi dalla fastidiosa marcatura di Adam Yates. Fuglsang ha ripreso Buchmann e negli ultimi due chilometri ha tirato da solo per provare a distanziare il più possibile il gruppetto ristretto del leader dove si procedeva a scatti, una volta Yates, una volta Pinot, una volta Daniel Martin, un’altra Poels: l’allungo del neerlandese è stato quello più efficace e così il corridore del Team Ineos s’è lanciato a caccia dei due di testa, riuscendo a ritrovare la loro scia ad appena 250 metri dall’arrivo.

Poels rientra e va a vincere, Fuglsang va in giallo
Nel finale Jakob Fuglsang ha badato soprattutto a guadagnare il più possibile in classifica generale, mentre Emanuel Buchmann era piuttosto stremato ed aveva i suoi bei grattacapi anche solo a seguire il ritmo del danese: e così Wout Poels appena è rientrato ha provato subito ad allungare senza rifiatare neanche un attimo, ed è stato lo scatto vincente che gli ha permesso di tagliare i traguardo a braccia alzate; per lui si è trattato del primo successo personale di questo 2019. Alla fine tra Poels e gli altri c’è stato anche 1″ di differenza nell’ordine d’arrivo: Jakob Fuglsang si è quindi preso la seconda posizione ed i relativi 6″ di abbuono, Emanuel Buchmann invece ha chiuso terzo. Ritardo di 10″ per Thibaut Pinot, Daniel Martin e Adam Yates, settimo posto a 13″ per Romain Bardet, lo statunitense Tejay Van Garderen ha chiuso ottavo a 16″ mentre segnaliamo una difesa più che discreta dei belgi Dylan Teuns e Bjorg Lambrecht, rispettivamente nono e decimo al traguardo. Nairo Quintana alla fine ha perso 46″ come Richie Porte, peggio ha fatto Steven Kruijswijk a 58″.

Alla vigilia dell’ultima tappa la classifica generale è tutt’altro che decisa: Jakob Fuglsang punta a fare il bis dopo la vittoria al Delfinato 2017, ma Adam Yates è a soli 8″, poi attenzione anche a Tejay Van Garderen a 20″, Emanuel Buchmann a 21″, Wout Poels a 28″, Dylan Teuns a 32″ e Thibaut Pinot a 33″ anche perché domani la tappa finale con arrivo in Svizzera a Champéry non avrà praticamente un metro di pianura lungo i 113.5 chilometri in programma.

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