Grande vittoria per Elia Viviani a Nancy © LeTour.fr
Grande vittoria per Elia Viviani a Nancy © LeTour.fr

Tra le stelle sprinta e va

Primo colpaccio di Elia Viviani al Tour de France, a Nancy il veronese mette in fila Kristoff, Ewan, Sagan, Groenewegen. Nizzolo settimo, classifica immutata in attesa dei Vosgi

Il Grande Brontolone del ciclismo mondiale aveva parlato con chiarezza e severità: non è il treno ad aver sbagliato, è Viviani a esserselo perso nel finale. Tappa di Bruxelles, apertura del Tour de France 2019, non il miglior viatico per il veronese della Deceuninck-Quick Step: battuto (solo nono al traguardo) e poi mazziato, dato che il G.B. di cui sopra altri non è se non Patrick Lefévère, team manager del sodalizio fiammingo.

La bastonata ad altezza ginocchia del vecchio patron della squadra deve aver pungolato parecchio il buon Elia, che peraltro era reduce, come ben sappiamo, da un Giro d’Italia orrendo e chiuso senza gioie, coronamento (al contrario) di una prima parte di stagione ricca sì di vittorie ma non di quelle che cambiano il senso di una carriera: successi parziali nelle brevi gare a tappe, ma zero alla casella classiche o semiclassiche. In pratica, arrivato al 23 maggio, giorno del suo abbandono al Giro, Viviani si ritrovava con un 2019 da reinventare.

L’aria dell’estate ci ha restituito un Elia molto più convinto di sé, a partire dal doppio successo al Tour de Suisse, prova generale per la Boucle. La Deceuninck ha dato ancora fiducia al veronese, attrezzandogli un treno di tutto rispetto per il Tour, arrivando anche a sacrificare un mostro sacro come Philippe Gilbert, lasciato fuori dalla formazione per la corsa francese. Responsabilità a mille per l’azzurro! Quindi la citata brutta volata di Bruxelles; lo sprone del burbero Patrick; la reazione d’orgoglio di Viviani. Il giorno indimenticabile di Nancy, ovvero oggi.

Elia ha conquistato la prima affermazione in carriera al Tour de France, una vittoria dal peso specifico altissimo, di fronte al meglio dello sprint mondiale, quasi tutti i principali protagonisti delle volate tirati a lucido per l’occasione. Perché proprio al Tour convergono i programmi di tutti i grandi velocisti (perlomeno quelli che vi si schierano al via): picchi di condizione puntati sulla Boucle, volate densissime e tesissime (specie quelle dei primi giorni), e “qui si farà la tua nobilitate”, avrà pensato con queste o con altre parole il già pistard di Isola della Scala. Il senso era quello: vincere al Tour è un esame di laurea importantissimo per uno sprinter. Fatto questo, e sommato a quanto già realizzato in carriera, per entrare nel novero dei super d’ogni tempo non manca poi tanto altro: ma per (ri)pensare a una Sanremo e a un Mondiale ci saranno altre stagioni. Oggi è giusto che Elia si goda questa e solo questa vittoria.

 

Una tappa anonima nell’attesa del volatone
Che fossimo in procinto di assistere a una frazione vissuta senza soverchi patemi dal gruppo, l’abbiamo capito appena – allo sparo – abbiamo visto partire la fuga, innescata dal solito Yoann Offredo (Wanty-Gobert), in compagnia del suo compagno Frederik Backaert e di Michael Schär (CCC), lasciati andare senza colpo ferire e destinati a fungere da soggetti sacrificali del giorno. I tre hanno raggiunto un vantaggio massimo di 3’20” a 150 km dalla fine di questa quarta tappa, da Reims a Nancy (213.5 i chilometri totali). Nel corso della frazione, poche e selezionate emozioni: un paio di cadute, la prima con due Cofidis, Pierre-Luc Périchon e Natnael Berhane, col primo ribaltatosi su uno spartitraffico e il secondo finitogli appresso, fortunatamente per entrambi senza conseguenze.

La seconda caduta, anche questa non cruenta, ha coinvolto Tony Gallopin (AG2R La Mondiale), Serge Pauwels (Dimension Data), Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe), Christophe Laporte (Cofidis) e Gianni Moscon (Ineos) a 117 km dalla fine. Al traguardo volante di Lérouville (-66) il gruppo ha vissuto un sussulto, con la volata per il quarto posto (in ottica classifica a punti) vinta da Elia Viviani su Sonny Colbrelli (Bahrain-Merida), Peter Sagan (Bora) e Matteo Trentin (Mitchelton-Scott). Qualcuno a questo punto ha pensato: ma Viviani non poteva riservarsi le energie per lo sprint finale? (Sorridiamo sotto i baffi).

Procedendo in questa schematica cronaca della giornata, riportiamo la foratura quotidiana di Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), oggi ai -34, e poi saltiamo ai -29, al momento in cui Offredo ha finito la benzina e si è staccato su un forcing di Schär. Che lo svizzero ne avesse di più l’abbiamo visto pure sulla famosa salitella della Côte de Maron, tra i -18 e i -15: lì il corridore della CCC (che aveva già vinto il Gpm della Côte de Rosières ai -92) ha staccato Backaert provando a involarsi verso questo secondo traguardo Gpm, ma non ha fatto in tempo perché il gruppo ormai incombeva alle sue spalle: a 16.5 km dal traguardo l’ultimo superstite della fuga è stato raggiunto dal plotone.

 

La vittoria di Viviani e della Deceuninck
In quel momento tirava la Sunweb, con l’intento di fare a tutta la salitella per mettere tossine nelle gambe di qualche velocista rivale di Michael Matthews; comunque nessuno si è staccato sulla rampa, per cui lo scenario che si è prospettato allo scollinamento è stato quello dello sprint generale. Ci ha provato Lilian Calméjane (Total Direct Énergie) a fare il sorpresone, con un attacco ai -11.5, ma anche in questo caso il gruppo non ha lasciato margine, e il francese è stato raggiunto ai -6.

A quel punto era già tutto un trenare in testa al gruppo, la Ineos di qua, la Lotto Soudal di là, la Deceuninck-Quick Step in mezzo, la Dimension Data a destra, la Bahrain-Merida a sinistra… ai 2 km abbiamo visto emergere Wout Van Aert con Mike Teunissen a ruota, segno che il velocista titolare della Jumbo-Visma (Dylan Groenewegen) avrebbe forse fatto da sé, come in effetti è poi stato. All’ultimo chilometro si è rimessa a tirare la Deceuninck, nientemeno che con la maglia gialla Julian Alaphilippe, a far capire che l’intento del team era uno, unitario e univoco: tutti per Viviani.

Dopo che Alaphilippe s’è spostato, Michael Mørkøv ha fatto una lunga, spettacolare trenata, e quando si è spostato non restava che completare l’opera: Maxi Richeze ha fatto la sua consueta volatina da ultimo uomo, e alla sua ruota era appostato nella posizione migliore Elia. Alle spalle del veronese, Caleb Ewan e Peter Sagan. Per altre vie, risalivano gli UAE Emirates al centro e Groenewegen a destra, mentre la Deceuninck restava alle transenne a sinistra.

Ai 150 metri Richeze si è spostato, e a quel punto Kristoff aveva già lanciato la propria potentissima volata. Viviani non ha sbagliato una pedalata, ha chiuso il varco a sinistra (dove forse pensava di potersi inserire Ewan: respinto con perdite), ha affiancato il norvegese e nei 50 metri conclusivi l’ha sopravanzato senza pietà. Sagan, capendo per tempo che da quel lato la via sarebbe stata chiusa, si era spostato dalla ruota di Caleb a quella di Kristoff, ma non ha tratto grossi giovamenti dalla manovra. A destra gli Jumbo facevano ognun per sé, Groenewegen senza trovare lo spunto che gli sarebbe servito, Teunissen rimontando con forza da dietro ma in ritardo; Giacomo Nizzolo, già alle spalle dei primissimi, ha trovato chiusi tutti i varchi restando in seconda linea.

 

Nizzolo al settimo posto nell’ordine d’arrivo, Alaphilippe sempre in giallo
L’ordine d’arrivo recita quindi di Elia Viviani primo su Kristoff, Ewan, Sagan, Groenewegen e Teunissen. Nizzolo ha chiuso settimo davanti a Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), Matthews e Laporte. La classifica resta uguale a ieri, con Julian Alaphilippe al primo posto con 20″ su Wout Van Aert (Jumbo), 25″ su Steven Kruijswijk e George Bennett (Jumbo), 40″ su Matthews e Egan Bernal (Ineos), 45″ su Geraint Thomas (Ineos), 46″ su Enric Mas (Deceuninck), 51″ su Greg Van Avermaet (CCC), Michael Woods (EF Education First) e Wilco Kelderman (Sunweb). Primo degli italiani, sempre Sonny Colbrelli (Bahrain-Merida), 15esimo a 56″ da Alaphilippe.

Domani si approcciano i Vosgi, la prima delle tre catene montuose previste sul percorso del Tour 2019. La Saint Dié des Vosges-Colmar misura 175.5 km e prevede un paio di salitelle negli ultimi 40 km (ma altre ce ne saranno anche prima), sulle quali qualcuno potrà provare a movimentare la corsa. Prevedibile anche un attacco da lontano con nomi più blasonati rispetto a quelli che hanno agito nelle fughe in questi giorni: probabile che la Deceuninck lavori per salvaguardare la maglia gialla di Alaphilippe, e anche perché Julian sarebbe in ogni caso uno dei favoriti per la vittoria, se il gruppo arrivasse a giocarsi la tappa. Sarà una gara a chi ci metterà più forza: una tappa tutta da seguire alla vigilia del primo grande scontro aperto di questo Tour, quello di La Planche des Belles Filles.

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