Simon Yates vince a Bagnères-de-Bigorre © LeTour.fr
Simon Yates vince a Bagnères-de-Bigorre © LeTour.fr

Antipasto di Pirenei? Sciapo. Simon Yates? Sciapò!

Giorno da fuga nella prima frazione pirenaica al Tour, vince il britannico su Bilbao e Mühlberger. Felline e Trentin nei 10. No contest per la classifica

Non parliamo di delusione perché giusto qualche anima candida poteva aspettarsi che oggi il Tour de France offrisse qualcosa in più del poco che ci ha fornito, come spettatori e appassionati. Le tappe di montagna alla Grande Boucle sono spesso un po’ così… quelle pirenaiche in particolare… quelle pirenaiche senza arrivo in salita ancora di più… quelle pirenaiche senza arrivo in salita, e in più piazzate al primo giorno di montagna, sono poi il non plus ultra.

In pratica oggi c’era una concentrazione di negatività per lo spettacolo tale che il buco nero risultante rischiava di fagocitare anche il bello possibile nelle frazioni circostanti: fortuna che domani c’è subito una cronometro, in cui per forza di cose qualche rivolgimento ci sarà, e tra gli uomini di classifica il faccia a faccia sarà reale.

Non scriveremo altro, della frazione dei big: sarebbe come spiegare il volo agli uccelli, o voler insegnare ai pesci a nuotare. L’ovvio lo lasciamo per altri momenti. Ci limitiamo a dire che il Team Ineos non ha nemmeno dovuto più di tanto mettere in strada il classico trenino, perché tra Peyresourde e Hourquette d’Ancizan mancava proprio la volontà, a livello generale, di tentare alcunché. Tutti a salvare la gamba per la prova contro il tempo di Pau, e poi per le successive frazioni di montagna, e poi e poi… perché c’è sempre un buon motivo per salvare la gamba, quando al Tour la strada inizia a salire. Tutti insieme all’arrivo, quindi, poi tra qualche giorno (quando sarà tardi per provare qualcosa), saranno in tanti a manifestare rimpianti per quanto non fatto quando sarebbe stato – se non possibile – auspicabile.

 

Una fuga oceanica con vista Pirenei
E allora spazio ai fuggitivi, che si son meritati la copertina e hanno prodotto un vincitore di tutto rispetto, Simon Yates. Ci son voluti oltre 40 km della tappa 12 del Tour de France 2019, la Toulouse-Bagnères de Bigorre di 209.5 km, perché la fuga trovasse via libera. Naturalmente tutti in gruppo sapevano che al 98% la fuga sarebbe andata in porto, per cui chiunque voleva entrarci, e quand’è così e i galli a cantare sono tanti, non diventa mai giorno.

Sia come sia, si son messi in viaggio in 40, e abbiamo l’obbligo morale di citarli dal primo all’ultimo, ma lo facciamo al termine del capitolo (per il solito motivo per cui il lettore non interessato agli elenchi del telefono può facilmente passare oltre fino al titoletto successivo). Tra i tanti, alcuni si sono mossi solo per sprintare al traguardo volante di Bagnères-de-Luchon, km 130, e in effetti dopo la volata, vinta a mani basse da Peter Sagan, lo slovacco per primo e poi anche altri si sono rialzati; o comunque sono stati naturalmente staccati sulle rampe del Peyresourde.

Sonny Colbrelli insieme ad Alexander Kristoff hanno in verità provato ad avvantaggiarsi prima della celebre (quanto inutile) salita, ma il loro destino non è cambiato di molto: staccati dai fuggitivi più avvezzi a scalare, solo che un po’ più avanti rispetto ai colleghi di sprint.

Non abbiamo ancora scritto del vantaggio dei 40: la Deceuninck ha lavorato a lungo, soprattutto con il comparto veloce (Maxi Richeze ed Elia Viviani molto impegnati: che bello spirito di squadra!), per tenere il gap sotto i 4′, tanto che qualcuno a casa si è illuso che Julian Alaphilippe volesse fare la tappa. Invece gli uomini di Lefévère puntavano semplicemente a evitare che il distacco volasse a 20 minuti, e per far ciò hanno lavorato nella parte di percorso a loro più adatta: quella pianeggiante. Infatti non appena la strada ha preso a salire, il ritardo del gruppo è stato solidale ed è salito pure lui, senza fermarsi più, destinato a raggiungere quota 9’35” all’arrivo.

Vi dovevamo l’elenco dei 40, in ordine di squadra eccoli qui: Peter Sagan, Gregor Mühlberger, Daniel Oss e Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe), Michael Mørkøv (Deceuninck-Quick Step), Oliver Naesen, Tony Gallopin e Matthias Fränk (AG2R La Mondiale), Sonny Colbrelli, Iván García Cortina e Dylan Teuns (Bahrain-Merida), Imanol Erviti (Movistar), Pello Bilbao (Astana), Dylan Groenewegen e Mike Teunissen (Jumbo-Visma), Alberto Bettiol, Simon Clarke e Tom Scully (EF Education First), Matteo Trentin e Simon Yates (Mitchelton-Scott), Greg Van Avermaet e Serge Pauwels (CCC), Rui Costa e Alexander Kristoff (UAE Team Emirates), Fabio Felline e Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), Michael Matthews, Nikias Arndt, Cees Bol e Nicolas Roche (Team Sunweb), Pierre-Luc Périchon e Julien Simon (Cofidis), Tiesj Benoot, Roger Kluge e Tim Wellens (Lotto-Soudal), Lilian Calméjane (Total Direct Energie), Andrea Pasqualon (Wanty-Gobert), Edvald Boasson Hagen e Michael Valgren (Dimension Data) e Kévin Lédanois (Arkéa-Samsic).

 

Le schermaglie tra Peyresourde e Hourquette
Sul Peyresourde, dopo il velleitario allungo di Colbrelli e Kristoff, si è mosso Calméjane, che però aveva un’autonomia limitata, sicché in cima è stato ripreso dall’avanguardia del drappello, e superato al Gpm dalla maglia a pois Tim Wellens; il belga aveva già incamerato il punticino al primo Gpm di giornata, la Côte de Montoulieu-Saint-Bernard al km 62, e con i 10 punti del Peyresourde la sua giornata in avanscoperta ha assunto decisamente senso.

In discesa è partito in contropiede Clarke, ma non era il Simon giusto per la giornata; sulle sue tracce, lungo la picchiata, si è messo Trentin, ma ai piedi della Hourquette d’Ancizan, a 40 km dalla fine, l’australiano della EF aveva ancora 1′ sul trentino, mentre a 1’20” c’era un selezionato drappello di fuggitivi, e il gruppo veleggiava placido a 6′.

In salita Trentin è andato meglio di Clarke, e l’ha raggiunto e superato a 35 km dal traguardo; da dietro erano intanto usciti Fränk e Mühlberger, poi Yates con Roche, quindi Gallopin, e ancora Bilbao, Schachmann e poi Pauwels. Ai -34 l’azione che ha fatto storcere il naso agli aficionados di Matteo: Yates, proprio lui, compagno di squadra dell’italiano, è partito con decisione dal drappello, e insieme a Mühlberger si è portato sull’uomo al comando. Poco dopo è rinvenuto pure Bilbao (che però avrebbe agganciato la testa della corsa solo dopo il Gpm), ma nel frattempo è stato proprio Trentin a patire il ritmo del coéquipier e a perdere contatto. Un bel rischio per Yates, perché l’italiano sarebbe stato di gran lunga il più veloce di qualunque gruppetto si fosse presentato a Bagnères-de-Bigorre, tra i corridori rimasti a giocarsi il successo sulla Hourquette; per cui la logica avrebbe imposto di tutelare Trentin e cercare di portarlo al traguardo. Ma Simon evidentemente non è un gran logico (e ciò è anche un bene, ciclisticamente parlando).

In discesa, come anticipato, Bilbao ha raggiunto Yates e Mühlberger, ed ecco il terzetto che sarebbe andato a giocarsi la vittoria. Alle spalle dei tre si è formato un gruppetto via via più corposo, ma il ritardo dai battistrada ha continuato ad aumentare perché evidentemente le forze in campo dietro erano meno assestate rispetto a quelle avanti.

 

Simon Yates volata perfetta, domani l’attesa crono di Pau
Lo sprint a tre è stato molto bello e combattuto, e se Mühlberger ha guidato il trenino nell’ultimo chilometro, scrutandosi come un Ok Corral con Bilbao soprattutto, Yates è stato spietato nel fare in modo di prendere in testa l’ultima curva a sinistra, ai 200 metri. Era convinto che chi fosse entrato per primo sul rettilineo finale sarebbe stato avvantaggiato: e aveva ragione, diavolo di un Simon!

La volata del britannico è stata praticamente perfetta, e gli ha permesso di tenersi dietro gli altri due, che pure l’hanno affiancato e hanno chiuso vicinissimi a lui. Ma si devono accontentare di una bella sconfitta, laddove Simon Yates festeggia la conquista della tripla coroncina (nel senso che con oggi ha vinto tappe in tutti e tre i GT); secondo è stato Bilbao, terzo Mühlberger, quindi sono entrati in scena i cronometristi, i quali hanno contato 1’28” fino all’arrivo di Benoot, che si era mosso in anticipo ed è arrivato davanti (ma con lo stesso distacco) a Felline, Trentin, Naesen, Rui Costa, Clarke e Stuyven; 21 dei 40 fuggitivi hanno preceduto il gruppo dei big, che è arrivato come detto a 9’35”, regolato da Dylan Van Baarle (Ineos) e composto da poco meno di 70 unità: tappa pirenaica, eh!

Tra le notizie del giorno: nel corso della frazione si è ritirato Rohan Dennis, in aperta polemica con la sua squadra, la Bahrain, e dire che nei primi chilometri l’australiano si era pure dato parecchio da fare per cercare di entrare in fuga; e dire, in più, che domani ci sarebbe la crono, quella per la quale Dennis sarebbe stato tra i possibili favoriti: partenza e arrivo a Pau, solo 27.2 km di lunghezza, un paio di salitelle lungo un percorso sostanzialmente pianeggiante, e la possibilità per Alaphilippe, che contro il tempo non è fermo, di difendere la maglia gialla dall’attacco di Thomas.

La generale, appunto: Julian Alaphilippe (Deceuninck) è in giallo con 1’12” su Geraint Thomas e 1’16” su Egan Bernal, i due Ineos all’inseguimento, e poi 1’27” su Steven Kruijswijk (Jumbo), 1’45” su Emanuel Buchmann (Bora), 1’46” su Enric Mas (Deceuninck), 1’47” su Adam Yates (Mitchelton), 2’04” su Nairo Quintana (Movistar), 2’09” su Daniel Martin (UAE) e 2’33” su Thibaut Pinot (Groupama-FDJ). Fabio Aru (UAE) è il primo degli italiani, 24esimo a 5’57” dal primo.

Diamo anche conto di qualche classifica secondaria, giacché siamo qui: graduatoria a punti, maglia verde, Sagan è primo con 277 punti, seguito da Colbrelli a 191 (oggi Sonny è transitato al secondo posto al traguardo volante), Viviani a 184, Matthews a 167 e Caleb Ewan (Lotto) a 148. Maglia a pois, quindi classifica Gpm, attualmente monocolore Lotto con Wellens che precede Thomas De Gendt (54-37 i rispettivi punteggi); terzo è Giulio Ciccone (Trek) a 30, quindi abbiamo Xandro Meurisse (Wanty) a 27 e Natnael Berhane (Cofidis) a 20.

Tra i giovani (maglia bianca) svetta Bernal con 30″ su Mas, 3’16” su David Gaudu (Groupama), 13’19” su Ciccone e 23’59” su Mühlberger: pare evidente che la lotta sia drammaticamente ridotta a due-massimo-tre nomi. La Trek è prima nella classifica a squadre con 9’19” di vantaggio sulla AG2R, 10’22” sulla Movistar, 12’01” sulla Bora e 12’47” sulla Mitchelton; questa graduatoria è soggetta a ribaltoni praticamente ogni giorno.

 

PS: lo sappiamo che si scrive chapeau.

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