L'arrivo vincente di Marianne Vos a Pau © CCC Liv
L'arrivo vincente di Marianne Vos a Pau © CCC Liv

Anche a Pau ci si diverte se in gara c’è Marianne

Vos vince la 6a edizione de La Course by Le Tour con una fucilata fantastica: Amanda Spratt attacca ma si deve arrendere nel finale

A seconda della maggior parte degli osservatori Marianne Vos era la grande favorita per la vittoria nella sesta edizione de La Course by Le Tour de France e la fenomenale atleta della CCC Liv ha puntualmente portato a casa il successo: tutto normale verrebbe da dire, ma una delle grandi qualità della 32enne fuoriclasse neerlandese è una capacità innata di lasciare sempre tutti a bocca aperta anche quando il pronostico sembra scontato. E oggi è stato ancora una volta così, perché Marianne Vos non si è limitata a vincere bissando il trionfo ottenuto cinque anni fa davanti all’Arco di Trionfo, ma ha regalato a tutti gli appassionati l’ennesimo numero spettacolare della sua carriera: praticamente, uno spot per la trasmissione in diretta del ciclismo femminile.

Curiosamente proprio la vittoria a Parigi del 2014 era stata l’ultima di Marianne Vos in Francia, ma intanto con questa splendida perla e con i quattro successi di tappa all’ultimo Giro Rosa il bottino stagionale tocca quota nove centri: è dalla scorsa estate che Vos sembra essersi definitivamente lasciata alle spalle tutti i problemi fisici che l’hanno pesantemente condizionata per alcune stagioni, adesso pare tornata molto vicina al livello dei suoi giorni migliori ed a settembre c’è un Campionato del Mondo su un percorso che pare disegnato su misura per lei; forse è presto per sbilanciarsi, ma il nome della favorita principale della prova in linea di Yorkshire 2019 potremmo già averlo davanti agli occhi.

Fuga numerosa fin dall’inizio
Dopo tre edizioni a Parigi sul circuito dei Campi Elisi e poi altre due disputate in alta montagna sulle Alpi, gli organizzatori di ASO hanno scelto Pau e la concomitanza con la cronometro maschile per dare vita alla sesta La Course by Le Tour de France: dopo aver dato spazio prima alle velociste e poi alla scalatrici, il percorso di oggi era favorevole alle atlete da classiche vallonate. Le donne dovevano affrontare sostanzialmente cinque giri del tracciato della cronometro per un totale di 121 chilometri: la Côte de Gelos con i suoi 1100 metri al 7.8% era il passaggio più delicato, ma in programma c’erano anche la Côte d’Esquillot ed il muro di Rue Mulot, 100 metri al 17% a soli 500 metri dalla linea d’arrivo.

Le caratteristiche del circuito hanno quindi favorito gli attacchi fin dalle prime pedalate e dopo appena 6 chilometri avevamo già attaccato otto atlete che sono poi diventare undici un poco più avanti. Il drappello di testa era composto da Alexandra Manly e Sarah Roy (Mitchelton-Scott), Karol-Ann Canuel (Boels-Dolmans), Jeanne Korevaar (CCC Liv), Elise Chabbey e Nikola Noskova (Bigla), Alexis Ryan (Canyon), Liane Lippert (Sunweb), Audrey Cordon (Trek-Segafredo), Evita Muzic (FDJ) e Sofie De Vuyst (Parkhotel Valkenburg) ed il loro vantaggio è ben presto salito sopra al minuto: dal gruppo principale ci sono stati altri attacchi, con la Boels molto attiva, perché a molti non piaceva che la Mitchelton avesse due atlete là davanti, e la situazione si è tranquillizzata proprio quand Manly ha perso contatto dalle prime.

Van Vleuten accende la corsa
A 65 chilometri dall’arrivo le 10 fuggitive hanno toccato il loro vantaggio massimo di 1’50” sul gruppone inseguitore, ma in vista degli ultimi due giri il plotone ha sensibilmente alzato l’andatura ed a 47 chilometri dall’arrivo, sul quarto passaggio sulla Côte de Gelos, un attacco di Annemiek van Vleuten ha fatto esplodere la corsa e ha annullato quindi la fuga iniziale. Le più forti atlete in gara si sono ritrovate quindi tutte assieme con una serie di attacchi, contrattacchi e rilanci che hanno reso la corsa molto difficile da controllare: oltre a Van Vleuten, hanno provato a muoversi in prima persona anche atlete del calibro di Anna van der Breggen, Ashleigh Moolman, Amanda Spratt e anche la nostra Elisa Longo Borghini.

A 35 chilometri dall’arrivo dopo lo strappo della Côte d’Esquillot si sono trovate in testa undici atlete con tutte le big, ma anche in quel frangente non c’è stata grande organizzatore e la situazione è cambiata velocemente: dal drappello di testa di sono avvantaggiate Amanda Spratt, Lucinda Brand, Soraya Paladin, Ashleigh Moolman e Cecilie Uttrup Ludwig che hanno preso una quindicina di secondi di vantaggio, mentre le altre hanno preferito aspettare un secondo gruppetto e provare ad allestire un inseguimento un po’ più efficace. Il vantaggio delle cinque di testa non è mai decollato, anzi proprio all’inizio dell’ultimo giro la prima parte del plotone le aveva ormai quasi riprese: ai meno 25 chilometri ha quindi allungato ancora Amanda Spratt tutta sola, e qui è entrata in azione una grande Annemiek van Vleuten.

Spratt ci prova da sola
Reduce dal podio al Giro Rosa, Amanda Spratt ha tentato di fare una vera e propria impresa mentre la compagna di squadra Annemiek van Vleuten, che già in Italia l’aveva aiutata in più occasioni nonostante la maglia rosa, a proteggerla per quanto possibile: mentre l’australiana difendeva con le unghie e con i denti una ventina di secondi di vantaggio, la neerlandese rompeva i cambi e stoppava ogni minimo tentativo di contrattacco. Questa situazione ha creato un po’ di disorganizzazione tra le inseguitrici, anche perché il gruppo aveva ormai perso diversi elementi – erano poco più di trenta alle spalle di Spratt – e di forze ce n’erano poche dato che per tutta la corsa non si è mai andati con il freno a mano tirato.

A 8 chilometri dall’arrivo il vantaggio di Amanda Spratt ha toccato addirittura i 30″, ma a quel punto CCC Liv, Sunweb e Bigla sono riuscite a fare un’ultimo sforzo per andare a tirare e riportare il gap nell’ordine dei 10″ all’ultimo chilometro. Se il finale fosse stato tutto pianeggiante, forse le cose sarebbero andate diversamente e adesso saremmo qui a celebrare la seconda vittoria australiana nella storia de La Course, ma il breve e durissimo strappo di Rue Mulot ha fatto la differenza, e proprio come l’anno scorso sono state le ultime centinaia di metri e creare la differenza decisiva nella corsa francese.

Fucilata regale di Marianne Vos
Sul muro al 17% il plotoncino inseguitore aveva ormai nel mirino Amanda Spratt e così a 500 metri dal traguardo, dove iniziava questa rampa durissima, è partita come un fulmine Marianne Vos che con un’accelerazione bruciante ha lasciato sul posto tutte le rivali ed è andata a riprendere e superare Spratt che non ha avuto neanche la forza di accennare una reazione minima. Quando la strada è tornata a spianare negli ultimi 300 metri, Vos ha trovato ancora la forza per rilanciare la bicicletta e tenere a distanza tutte le avversarie: alla sua ruota ormai non c’era più nessuna e si è potuta godere pienamente l’arrivo a braccia alzate.

In seconda posizione, staccata di 3″, è arrivata la canadese Leah Kirchmann (Sunweb) che era salita sul podio anche nella prima edizione nel 2014 proprio quando vinse Marianne Vos; ritardo di 3″ anche per la danese Cecilie Uttrup Ludwig che ha completato il podio in terza posizione. Il muro nel finale ha fatto esplodere il gruppo di testa con le atlete che sono giunte al traguardo molto sfilacciate: Lucinda Brand ha chiuso quarta a 4″, poi quinto posto per Ashleigh Moolman e sesto per la nostra Elisa Longo Borghini entrambe a 6″ e ancora a 7″ sono arrivate Annemiek van Vleuten, Soraya Paladin, Ane Santesteban e Anna van der Breggen a completare la top10 di giornata; per Amanda Spratt alla fine è arrivato un 24° posto con 14″ di ritardo, ma una volta vista svanire la vittoria in quel modo, sono spariti anche gli stimoli a tenere duro per un piazzamento di rincalzo.

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