Lucy Kennedy vittoriosa sul Boulevard di Sán Sebastián © Photo Gomez Sport
Lucy Kennedy vittoriosa sul Boulevard di Sán Sebastián © Photo Gomez Sport

Lucy della ribalta per Kennedy

Donostia Klasikoa, la prima edizione della prova femminile regala una giornata di gloria per l’australiana della Mitchelton che batte sfortuna e avversarie

In occasione dell’ultimo Giro Rosa, il nome dell’australiana Lucy Kennedy era salito agli onori delle cronaca per il secondo posto da lei conquistato sul traguardo in salita di Piedicavallo: quel giorno la scalatrice della Mitchelton-Scott aveva scelto i tempi giusti per attaccare e anticipare le big, sembrava lanciata verso una splendida vittoria, ma proprio negli ultimi metri quando già stava esultando ha visto arrivare da dietro un fulmine chiamato Marianne Vos che le ha negato la gioia, forse la più prestigiosa della sua carriera ciclistica.

A quella beffa atroce ha fatto seguito un altro secondo posto pochi giorni fa nella Emakumeen Nafarroako Klasikoa, una durissima gara di un giorno in Navarra che era un’ottimo avvicinamento alla prima edizione della Clásica San Sebastián femminile: in quell’occasione a batterla, in uno sprint a due quasi senza storia, era stata la sudafricana Ashleigh Moolman (curiosamente, compagna di squadra di Marianne Vos) ma la 31enne australiana aveva comunque avuto la conferma di un’ottima condizione fisica e della possibilità di essere protagonista oggi nella gara basca. E stavolta niente è riuscito a mettersi tra Lucy Kennedy e la vittoria: non le avversarie, non i giochi tattici e soprattutto non la sfortuna, che pure ci aveva provato.

Corsa dura e battaglia fin dall’inizio
Gli organizzatori baschi hanno fatto sul serio per la prima storica Clásica San Sebastián femminile e hanno disegnato un tracciato di 126.7 chilometri ricco di insidie: fin dall’inizio di pianura ce n’era ben poca, ma i passaggi chiave erano le difficili salite dello Jaizkibel, di Arkale, di Mendizorrotz ed infine il muro di Murgil Tontorra a pochi chilometri dal traguardo; una gara assolutamente meritevole di entrare nel Women’s World Tour, anche se ciò non avverrà nel 2020. Dal punto di vista dei pronostici, invece, tutte le attenzioni erano puntate sulla Mitchelton-Scott che si presentava a San Sebastián al gran completo con Annemiek van Vleuten e Amanda Spratt, prima e terza al Giro Rosa, affiancate appunto da Lucy Kennedy: insomma, si potevano immaginare decine di scenari di corsa differenti ed in tutti la squadra australiana sarebbe stata la favorita nel caso in cui non avesse commesso errori o non ci fossero stati incidenti.

Le squadre rivali ben conoscevano la situazione e sapevano che sarebbe potuto essere un bel rischio andato allo scontro diretto tra le favorite sulle ultime due salite, e così tante atlete hanno attaccato e hanno cercato di portare via una fuga fin dalla prima parte di gara: nella prima parte di gara si sono messe in evidenza prima la slovena Spela Kern (BTC City Ljubljana), poi la spagnola Lorena Llamas (Movistar), con quest’ultima che è riuscita a scollinare in testa sullo Jaizkibel al chilometro 41. Questi tentativi hanno avuto vita relativamente breve e così al termine della discesa quella che è, o forse dovremmo dire era viste le ultime modifiche al percorso, la salita simbolo della Clásica il plotone è tornato ancora una volta compatto.

Dopo circa 50 km vanno in fuga in 16
Alla fine in una gara con quattro salite molto impegnative, ad essere decisivo dal punto di vista tattico è stato compreso tra lo Jaizkibel e l’Alto de Arkale, una serie di chilometri di strada pianeggiante o con alcuni dislivelli non paragonabili alle altre difficoltà altimetriche di giornata. È stato proprio in questo tratto che al comando della corsa si è formato un gruppo di 16 atlete a cui il plotone principale non ha opposto resistenza: il motivo è che tutte le squadre migliori in gara erano rappresentate con almeno una o due atlete di buon livello. Anche alla stessa Mitchelton-Scott la situazione stava benissimo così come era: davanti c’erano infatti Lucy Kennedy e Georgia Williams, mentre dietro le due leader facevano buona guardia senza dimenticare che Annemiek van Vleuten è reduce da un periodo molto intenso che dopo La Course by Le Tour l’ha portata prima in Giappone a visionare i percorsi dei Giochi Olimpici 2020, poi sulle strade del Tour de France come tifosa e quindi a disputare alcuni criterium nei Paesi Bassi.

Assieme a Kennedy e Williams, nel gruppo delle battistrada c’erano anche Janneke Ensing e Kathrin Hammes (WNT-Rotor), Pauliena Rooijakkers e Inge van der Heijden (CCC Liv), la campionessa spagnola Lourdes Oyarbide (Movistar), Ah Reum Na (Alé Cipollini), Alessia Vigilia (Valcar Cylance), Edwige Pitel (Cogeas Mettler), Eugenia Bujak, Anastasiia Chursina e Hanna Nilsson (BTC City Ljubljana), Chiara Perini (Bepink), Aroa Gorostiza (Bizkaia-Durango) e Lija Laizane (Eneicat). Le attaccanti hanno affrontato in testa la salita di Arkale e nel successivo tratto di pianura, con tanto di un primo passaggio sul traguardo, hanno guadagnato tantissimo arrivando a circa 2’50” sul gruppo principale dove erano in poche le squadre interessate a lavorare.

Kennedy da sola, ma deve fermarsi due volte in discesa
In vista della terza salita di giornata, quella di Mendizorrotz, c’era stato l’attacco di Eugenia Bujak e Chiara Perini che hanno provato a prendere un po’ di vantaggio prima di affrontare le dure rampe all’insù: un’operazione più difensiva che offensiva e che in parte è riuscita molto bene. A quel punto però è entrata in scena Lucy Kennedy che ha fatto valere le proprie qualità in salita e che a 39 chilometri dalla conclusione è rimasta da sola al comando della corsa, senza sapere bene se insistere o se aspettare le più immediate inseguitrici per dividere la fatica nel tratto di pianura: Kennedy ha scollinato da sola con circa 20″ di vantaggio su Janneke Ensing, più indietro c’erano Pauliena Rooijakkers ed Eugenia Bujak, poi Edwige Pitel ed il resto del gruppo delle fuggitive.

A togliere i dubbi a Lucy Kennedy ci ha pensato la sfortuna. Nel tratto di discesa l’australiana è rimasta vittima di una foratura che è stata anche molto brava a controllare visto che ha rischiato di andare lunga ad un tornante prima di fermarsi: l’operazione di cambio ruota è stata abbastanza veloce, ma nel frattempo Janneke Ensing era già passata. Appena 200 metri più avanti Kennedy è stata costretta a fermarsi una seconda volta perché nell’operazione precedente era stato toccato il freno che quindi andava a frenare la ruota nuova: questa seconda sosta è stata più lunga e l’atleta della Mitchelton-Scott si è ritrovata addirittura in quinta posizione con quasi 1’20” di ritardo dalla testa della corsa. Il gruppo principale, con Van Vleuten, Moolman e altre, era ormai da considerare fuori dai giochi avendo più di tre minuti e mezzo di distacco.

Ensing insiste da sola, la Mitchelton riapre la corsa
A 30 chilometri dall’arrivo Janneke Ensing era davanti a tutte con 55″ di vantaggio su Rooijakkers, Bujak e Pitel, a circa 1’10” c’era Kennedy da sola ed a 1’40” c’era il gruppetto con tutte le altre protagoniste della fuga. In questo lungo tratto di pianura che conduceva le atlete allo strappo di Murgil Tontorra è stato assolutamente fondamentale il lavoro della neozelandese Georgia Williams: Lucy Kennedy è infatti riuscita a rientrare da sola sulle tre inseguitrici di Janneke Ensing, poi a 20 chilometri su queste atlete è rientrato tutto il resto della fuga ed è stata proprio la Williams a mettersi in testa tirare per ridurre lo svantaggio e riaprire così la corsa.

Proprio ai meno 20 chilometri il gap era di 1’20”, ma l’azione combinata di Williams e Kennedy ha permesso alle inseguitrici di recuperare parecchio e di riportarsi a circa 40″ all’inizio dell’ascesa di Murgil Tontorra. Georgia Williams, atleta con un passato in Italia alla BePink, ha lavorato fino a 11.5 chilometri all’arrivo, quando ha lasciato definitivamente spazio alla compagna di squadra Lucy Kennedy che prima ha brevemente sfruttato il lavoro della coppia della CCC Liv, e che poi ha fatto tutto da sola togliendosi di ruota le compagne di fuga a poco più di 9 chilometri dall’arrivo. A quel punto la corsa era esplosa: Ensing era ancora al comando, ma pendenze superiori al 10% la stavano facendo soffrire parecchio, mentre da dietro Kennedy rinveniva a grande velocità.

Kennedy, vittoria meritatissima
A 700 metri dal gran premio della montagna di Murgil Tontorra è arrivato il sorpasso di Lucy Kennedy ai danni di Janneke Ensing: l’australiana non ha perso tempo e con il suo ritmo regolare ha subito lasciato sul posto la neerlandese della WNT-Rotor riuscendo a scollinare con ben 25″ di vantaggio. Gli ultimi 8 chilometri sono quindi stati una sorta di passerella per Lucy Kennedy, che non ha rischiato più di tanto in discesa e poi ha dato tutto quello che le restava in pianura: vedere l’ammiraglia direttamente alle sue spalle le avrà sicuramente dato forza e tranquillità. Kennedy è così entrata per prima sul Boulevard di San Sebastián e voltandosi non ha visto alcuna delle sue rivali: nelle ultime centinaia di metri ha potuto così godersi il bellissimo trionfo, il quarto stagionale dopo una tappa e la classifica del Women’s Herald Sun Tour e dopo la Durango-Durango Emakumeen Saria sempre nei Paesi Baschi, una regione che evidentemente le porta bene.

Janneke Ensing ha quindi in seconda posizione staccata di 23″, ma può dirsi assolutamente soddisfatta della propria gara caratterizzata da circa 25 chilometri di fuga solitaria, mentre per la terza piazza c’è stata una volata a 1’04” dalla vincitrice: ad agguantare il podio è stato Pauline Rooijakkers, con Anastasiia Chursina quarta, la veterana Edwige Pitel quinta a 1’06” e la spagnola Lourdes Oyarbide sesta a 1’12”. La Alé Cipollini può esere contenta per il settimo posto della sudcoreana Ah Reum Na a 1’38”, mentre per quanto riguarda le italiane abbiamo Alessia Vigilia decima a 2’04” e Chiara Perini tredicesima a 3’01”. Alla fine un gruppo ristretto con le favorite ha chiuso con 4’42” di ritardo.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

La vignetta di Pellegrini




Versione stampabile