Chaves, López, Quintana, Valverde, Roglic, Fuglsang: alcuni dei favoriti per la vittoria alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport
Chaves, López, Quintana, Valverde, Roglic, Fuglsang: alcuni dei favoriti per la vittoria alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport

Tanti toreri vedono la maglia roja

L’analisi degli uomini di classifica della Vuelta a España: Roglic e López partono in pole, gli outsider non mancano

La maglia roja per chiudere al meglio la stagione. Sono potenzialmente pochi i grandissimi favoriti ma, vedendola da un altro punto di vista, sono tanti i medi favoriti: c’è poco di prevedibile alla vigilia della Vuelta a España numero 74. Proviamo a passare in rassegna big, semibig e potenziali sorprese della corsa iberica per quanto riguarda la classifica finale.

Quanti assenti! Dal Deutschland alle gare canadesi, tanti big corrono altrove
Diversamente dal solito, è opportuno partire dagli assenti perché, come mai negli ultimi anni, questa Vuelta a España si presenta estremamente povera di grandi nomi, con solo cinque corridori facenti parte della top 20 dell’UCI World Ranking (che, pur con le sue storture, può essere un riferimento utile) a schierarsi dopodomani nella cronosquadre di Salinas de Torrevieja. E fra chi non ci sarà in molti marcheranno visita in ragione di un calendario differente in vista dell’ultimo obiettivo di stagione, sia esso il Mondiale nello Yorkshire piuttosto che le classiche italiane d’autunno.

La principale minaccia per la corsa targata Unipublic/ASO arriva proprio da una corsa targata ASO: per la seconda edizione, il rinato Deutschland Tour attira un parterre di livello assoluto, con Alaphilippe, Nibali, Evenepoel, Thomas, Kwiatkowski, Kristoff, Martin, Porte, Stuyven, Ackermann, Buchmann, Ewan, Mas, Sivakov, giusto per citare i principali, al via nella quattro giorni della prossima settimana. Tanti velocisti, da Viviani ad Ackermann, da Ewan a Démare, da Trentin a Groenewegen, da Colbrelli a Kristoff sono come di consueto protagonisti questa domenica ad Amburgo. Se in apertura di settembre a Plouay non c’è questa gran ressa, diverso il discorso con le seguenti classiche canadesi: a Québec e Montréal sono infatti annunciati Sagan, Alaphilippe, Nibali, Kwiatkowski, Van Avermaet, Matthews, Wellens, Naesen e tanti altri.

Coppia López-Fugslang per l’Astana, Jumbo-Visma con Roglic e due jolly, Movistar senza il leader in pectore
Sostanzialmente, ai fini della classifica generale, il panorama può essere diviso in compartimenti abbastanza stagni: da una parte tre squadroni, dall’altra diversi team con capitani isolati, in mezzo un tre/quattro di formazioni ben fornite ma non all’altezza delle principali. Vero che la Vuelta consente anche ad atleti non attorniati da gregari di primissimo livello di centrare il bersaglio grosso, certo è che partire con un certo tipo di rosa aiuta tanto.

L’Astana Pro Team porta due che, potenzialmente, possono giocarsi il gradino più alto del podio: sin da inizio stagione il leader designato è Miguel Ángel López che, dopo un Giro non del tutto sufficiente, si è concentrato sull’inseguimento al primo successo finale della ancor breve carriera. In Polonia, unica gara disputata come avvicinamento, ha palesemente testato la gamba, con risultati in chiaroscuro. Al suo fianco c’è Jakob Fuglsang, autore di un 2019 stupendo eccettuando il Tour concluso col ritiro: da allora il danese non ha più corso e, come dichiarato, non sarà il capitano. Di certo dovrà essere bravo a farsi trovare pronto in caso di défaillance di Superman, altro che, come lui, non è certo esente da disattenzioni nel corso delle tre settimane. Il cast di supporto è brillante, con i fratelli Izagirre piuttosto che Omar Fraile che in salita sono validi come pochi altri.

Parte con un capitano unico il Team Jumbo-Visma che dopo i podi a Giro e Tour vuole fare tripletta: tutti per Primoz Roglic, a giudicare dalle parole di dirigenza e corridori. Lo sloveno si approssima alla prima Vuelta della carriera senza gare disputate negli ultimi 50 giorni: la sua superiorità a crono sulla concorrenza e il livello della squadra sono elementi che possono far pendere la bilancia dalla sua parte. Come pretoriani d’eccezione l’ex saltatore con gli sci avrà George Bennett e soprattutto Steven Kruijswijk, terzo al Tour e qui a supporto di Roglic: in salita i gialloneri saranno, assieme ai kazaki, quelli da battere.

Tanti grossi punti di domanda accompagnano il Movistar Team: il palmares stagionale e anche la forma recente indicava in Richard Carapaz il nome principale da cavalcare tuttavia l’ecuadoriano, rientrato dopo il vittorioso Giro alla Vuelta a Burgos con un bel podio, è caduto domenica in un criterium provocandosi una ferita alla spalla che lo ha costretto a rinunciare. C’è dunque Nairo Quintana: fino a due anni fa non ci sarebbero stati dubbi, tuttavia il rendimento dell’ultimo periodo del colombiano non è certo irreprensibile e, in quello che sarà il suo ultimo appuntamento con la squadra navarra prima del passaggio alla Arkéa-Samsic, alcuni avversari paiono giungere con maggiori attese. E questo, per Naironman, non è detto che sia un male. Magari toccherà salvare la baracca, come spesso accaduto in passato, al più anziano dei 176 partenti, quell’Alejandro Valverde a cui la corsa di casa ha spesso regalato gioie. Al via c’è anche Marc Soler ma, come accaduto al Tour, per il catalano i compiti sono principalmente di gregariato, ma non è da escludere che nulla, visti gli ultimi sviluppi interni.

Ineos con le seconde linee di qualità, una solida Bora e una effervescente EF puntano a sorprendere
Nel limbo c’è il Team Ineos: assente ovviamente Froome, guardano la corsa dalla tv per loro scelta anche Bernal e Thomas e, per decisione della squadra, Sivakov e Sosa. Occasione più unica che rara per Wout Poels che, senza squilli di tromba, potrebbe rappresentare una sorpresa per il podio; fondamentale evitare quei passaggi a vuoto accadutigli quasi in ogni grande giro. Prova a far classifica, seppur con ambizioni diverse, Tao Geoghegan Hart mentre all’ultimo è stato portato a furor di popolo David De la Cruz: non sono la solita armata, dunque, ma qualcosa di buono lo possono fare.

Diventata ormai una delle formazioni di riferimento su qualsiasi terreno, la Bora Hansgrohe piace anche in questo caso. Alla vigilia il leader designato è Rafal Majka, che ormai è diventato un regolarista per le posizioni tra la quinta e la decima. Tra le rivelazioni dell’anno c’è Felix Grossschartner che, per la prima volta, ha un po’ di spazio per mostrare le sue doti anche sulle tre settimane. C’è anche Davide Formolo ma il veronese pare partire come supporto, al pari di Gregor Mühlberger.

A trazione colombiana è la EF Education First che si preannuncia come una delle squadre maggiormente intriganti in tema di varietà di pedine e tattiche potenzialmente utilizzabili: il capofila è Rigoberto Urán, settimo al Tour ma quasi passato inosservato. Il colombiano fungerà, oltre che da capitano, anche da chioccia per due giovanissimi e talentuosi connazionali, il debuttante Sergio Higuita e Daniel Martínez. In squadra ci sono anche lo spilungone Hugh Carthy e lo stagionato Tejay van Garderen: la forza complessiva potrebbe dare la spinta a Rigo per ambire il podio, ma non sarà semplice.

Aru e baby Pogacar per la UAE, c’è Chaves. Tra le sorprese occhio a Knox e Rodríguez
Ha una coppia estremamente interessante, seppur per motivi diversi, l’UAE Team Emirates: l’ormai esperto Fabio Aru, unico già vincitore al via con Quintana e Valverde, che dopo un Tour positivo considerando le condizioni in cui si era presentato giunge in Spagna con il morale giusto per provare a ben figurare, senza dover andare per forza a caccia del risultato. Assieme a lui c’è il neopro’, Evenepoel escluso, che più ha impressionato quest’anno: vederlo fare classifica potrebbe essere azzardato, tuttavia Tadej Pogacar ha i numeri e l’esuberanza per provarci sin da subito, sfruttando anche un campo partenti non certo spettacolare.

Punta alla classifica Esteban Chaves, leader unico di una Mitchelton-Scott non irresistibile: ma il colombiano, che si sta ricostruendo passo dopo passo, pare partire più indietro rispetto a tanti altri. Giunge più fresco di tutti, complici i problemi fisici che lo hanno attanagliato a lungo, Pierre Latour: già nel 2016, suo primo grande giro, piacque con una vittoria di tappa e un rendimento in crescita nell’ultima settimana, stavolta il francese della AG2R La Mondiale può essere nome da top 10.

Tra i vari outsider per un posto nella prima pagina della graduatoria, con tutto il rispetto per i vari Gianluca Brambilla, Wilco Kelderman, Mark Padun e compagnia, sono due i nomi relativamente conosciuti che più stuzzicano: avrà finalmente spazio per sé James Knox, talentuoso britannico della Deceuninck-Quick Step terzo alla Adriatica Ionica e decimo al Tour de Pologne. Rappresenta il futuro del ciclismo spagnolo, invece, Óscar Rodríguez, solo omonimo di Purito e un anno fa strepitoso vincitore di tappa a La Camperona: il ventiquattrenne della Euskadi-Murias arriva in gara pieno di fiducia dopo il secondo posto dietro al solo Sosa alla Vuelta a Burgos.

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