Sam Bennett, vincitore a Oviedo © Vuelta a España
Sam Bennett, vincitore a Oviedo © Vuelta a España

Bennett travolgente, la caduta pure

Vuelta, Sam stravince a Oviedo, in tanti sono coinvolti in un maxicapitombolo all’ultimo chilometro: acciacchi anche per gli uomini di classifica

Tornano in scena i velocisti alla Vuelta a España, e torna in scena Sam Bennett, incontenibile capitalizzatore del non eccessivo spazio che la sua Bora-Hansgrohe gli ha concesso quest’anno. Per l’irlandese è arrivata oggi la vittoria numero 13 in stagione, seconda nella corsa spagnola, e con essa è giunta anche la conferma che è lui lo sprinter faro della competizione. Un successo che potrebbe anche aiutare Sam a sbloccare la situazione contrattuale che lo vede ancora in bilico tra la stessa Bora e la Deceuninck-Quick Step: tutto sommato, chi vorrebbe privarsi di un corridore così efficace e vincente?

Oggi tra l’altro non l’abbiamo visto imporsi in una volata normale, dato che la strada tirava un po’ all’insù nell’ultimo chilometro, e tra questo fatto e una caduta che ha in qualche modo inciso nella composizione del novero di chi si giocava la tappa, Bennett ha di fatto vinto per distacco, esplosivo come non mai e troppo superiore a Maxi Richeze e Tosh Van der Sande che l’hanno seguito al traguardo.

La giornata sarebbe stata al 100% interlocutoria se non ci fosse stata la citata caduta, che tra gli altri (non pochi: una ventina!) ha coinvolto il secondo della generale, Alejandro Valverde, e il terzo, Tadej Pogacar: il che, alla vigilia di due altre tappe di montagna, non sembra il miglior viatico. Scopriremo direttamente domani se il murciano e il giovane sloveno avranno avuto ripercussioni da questo capitombolo (anche se sulle prime non si direbbe, ma con le botte i conti si fanno sempre il giorno dopo…).

 

La più classica delle tappe da velocisti
Molto poco da dire della tappa, la 14esima della Vuelta a España 2019, da San Vicente de la Barquera a Oviedo, 188 km interpretati in maniera molto sciolta dalla carovana: dopo le fatiche di ieri, e in attesa di quelle di domani (e dopodomani), non avrebbe potuto esserci niente di meglio che una frazione così semplice, destinata sin dalla sua genesi a un volatone di gruppo, e vissuta un po’ da tutti con un certo relax.

La fuga è partita al km 10 con sei uomini: Silvan Dillier (AG2R La Mondiale), Luka Pibernik (Bahrain-Merida), Harm Vanhoucke (Lotto Soudal), Salvatore Puccio (Team Ineos), Diego Rubio (Burgos-BH) e Stéphane Rossetto (Cofidis). Le squadre di due dei principali pretendenti alla tappa, Bora-Hansgrohe (Sam Bennett) e Deceuninck-Quick Step (Fabio Jakobsen), si sono occupate di tenere corto il guinzaglio, concedendo un massimo di 2’22” agli attaccanti (margine toccato al km 34) e tenendoli poi a una distanza oscillante tra il minuto e mezzo e i due minuti.

A 67 km dal traguardo i 6 son diventati 5, dato che Rossetto si è staccato; ai -35 Pierre Latour (AG2R) e i due principali protagonisti della lotta per la classifica Gpm, Ángel Madrazo (Burgos) e Geoffrey Bouchard (anche lui AG2R) si sono staccati dal gruppo; in cima all’unica salita di giornata, l’Alto de la Madera (vetta ai -23), Jakob Fuglsang (Astana) ha accennato, chissà perché, un allunghetto, ma si è subito fermato. Infine, ai -15 le trenate Deceuninck, sempre più martellanti, hanno causato una spaccatura in gruppo. Tutta qui la cronaca di giornata: e dal momento in cui i cinque superstiti in fuga sono stati raggiunti, tra i -12 (Rubio) e i -4.5 (Dillier, Pibernik, Vanhoucke e Puccio), ci siamo concentrati sull’atteso sprint.

 

Dalla caduta all’ultimo chilometro alla volata impetuosa di Sam
La Deceuninck si è fatta da parte ai 3 km dopo aver tirato forte in precedenza, e ha lasciato fare alla Bora, tanto bastava Maxi Richeze per tenere al caldo Fabio Jakobsen; è uscita forte la UAE Emirates ai 2 km, andando ad affiancare gli uomini di Sam Bennett (ma Fernando Gaviria era ancora intruppato dietro), e poi all’ultimo chilometro la caduta a cui accennavamo in apertura: proprio sotto la flamme rouge Luka Mezgec (Mitchelton-Scott) è stato travolto da un collega, e lì si è innescata una carambola che ne ha buttati giù 20, tra cui Alejandro Valverde (Movistar) e Tadej Pogacar (UAE); ad avere la peggio è stato proprio Mezgec, costretto al ritiro.

Col gruppo spezzato all’altezza della 15esima posizione, la volata ha cambiato radicalmente volto. Tosh Van der Sande (Lotto) aveva già in mente di giocarsi l’anticipo sulla rampetta che portava verso l’arrivo, ed è uscito forte ai 400 metri; il primo a rispondere è stato Richeze, che però alla ruota non aveva Jakobsen, ingolfatosi sullo strappetto; Bennett era invece lì, e pur dopo un secondo di indugio ha capito che doveva fiondarsi sulla ruota dell’argentino, e così ha fatto, emergendo poi impetuoso in vista della linea d’arrivo, superando in tromba pure Van der Sande e arrivando al successo praticamente per distacco (anche se i cronometristi non hanno rilevato buchi tra i primissimi). Un’esibizione di potenza che francamente ha riempito gli occhi.

 

Domani si torna a fare sul serio sull’Alto del Acebo
Sam Bennett ha preceduto all’arrivo Richeze e Van der Sande; più staccati Marc Sarreau (Groupama-FDJ), Clément Venturini (AG2R), Marc Soler (Movistar), Jonas Koch (CCC), John Degenkolb (Trek-Segafredo), Max Walscheid (Sunweb) e Szymon Sajnok (CCC). Solo 14esimo Gaviria.

La classifica resta invariata, Primoz Roglic (Jumbo-Visma) è in maglia rossa con 2’25” su Alejandro Valverde (Movistar), 3’01” su Tadej Pogacar (UAE Emirates), 3’18” su Miguel Ángel López (Astana), 3’33” su Nairo Quintana (Movistar), 6’15” su Rafal Majka (Bora), 7’18” su Nicolas Edet (Cofidis, Solutions Crédits), 7’33” su Carl Fredrik Hagen (Lotto), 7’39” su Wilco Kelderman (Sunweb) e 9’58” su Dylan Teuns (Bahrain).

Dopo il lungo traccheggio di oggi, domani si torna a far sul serio con un’altra tappa degna della massima attenzione: la 15esima, da Tineo al Santuario del Acebo, 154 km con arrivo in salita e con 3300 metri di dislivello positivo spalmati su quattro scalate: un primo passaggio sull’Acebo (ma non in vetta), poi il Puerto del Connio, il Puerto del Pozo de las Mujeres Muertas (vetta ai -40), e infine gli 8 km dell’ascesa conclusiva, più dura nella prima metà ma impegnativa pure in cima: un altro palcoscenico su cui i big della generale potranno comodamente scornarsi.

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