Philippe Gilbert si impone anche a Guadalajara © Getty Images
Philippe Gilbert si impone anche a Guadalajara © Getty Images

Era una giornata innocua e tempestosa…

Il vento sconvolge la Vuelta a España: 220 km di battaglia, Quintana balza al secondo posto, salgono pure Kelderman e Knox, Jumbo-Visma sparpagliata. Tappa a Gilbert su Bennett

Se facciamo una divisione aritmetica tra le volte in cui abbiamo sognato di assistere a una tappa di grande giro (di pianura!) battagliata per 220 km, e le volte in cui questa eventualità si è effettivamente verificata, il risultato probabilmente è “infinito”. Ok, lasciamo subito da parte le reminiscenze da scuola elementare, tanto i conticini non è comunque il caso di farli oggi. E sì, perché questa 17esima tappa della Vuelta a España 2019 non è mica finita. Continuerà domani.

Continuerà perché non è dato in natura che una frazione del genere, così lunga e corsa per tutto il tempo a un ritmo impossibile, non faccia stragi il giorno dopo. Ci sarà più d’uno che domani comincerà molto presto a vedere le streghe, già sulla prima delle quattro scalate dell’attesa Colmenar Viejo-Becerril de la Sierra. Pensavamo fosse quella la tappa più importante della terza settimana di gara, e invece avevamo sbagliato di 24 ore: era questa. Quella di oggi, quella transitoria, banale, scontata, interlocutoria, pleonastica. E che invece si è rivelata una pietra angolare.

A Guadalajara ha vinto un fuoriclasse assoluto come Philippe Gilbert, già a segno a Bilbao e bravissimo oggi a interpretare il finale, al contrario di quanto fatto da quell’avventato di Sam Bennett, autocondannatosi alla sconfitta tentando di impostare una volata impossibile (600 metri con strada all’insù!). Di Gilbert abbiamo scritto paginate e paginate negli ultimi 15 anni, non si offenderà se oggi se la cava con un buffetto virtuale a simboleggiare il nostro “bravo!”, e viene messo in secondo piano rispetto ai discorsi di classifica, perché quelli sono gravidi di novità.

Una fuga di 30-40 uomini (misura variabile a seconda del momento della tappa), partita al km 3 e arrivata al 220, e contenente alcune personalità note della generale, a partire dal chiaroscuro per eccellenza del ciclismo, Nairo Quintana. Lo Sciamano che recupera posizioni su posizioni inerpicandosi fino alla seconda, addirittura davanti al suo stesso capitano Alejandro Valverde. Le squadre di quelli rimasti fuori dalla fuga (parliamo dei big, sempre) che si svenano in un inseguimento infinito. I suddetti big che si dissipano pure loro, in un dispendio di energie a molti ignoto fino a ieri. Quattro ore e venti per coprire 220 km. Gregari alla canna del gas, a cui non resta niente da spendere domani. Capitani tutti da inventariare alla riprova delle salite, sempre domani, dopo questa giornata da lunghi coltelli.

E tutto questo è successo grazie al vento. Come sempre quando fa la sua comparsa, qualcosa di grosso può succedere. Ricordiamo alcune delle corse più belle di sempre, le quali sono state per l’appunto baciate da correnti forza 9 (o giù di lì). L’Elemento V, lo potremmo definire, quello che non puoi mettere in conto quando prepari un grande giro, ma con cui non puoi evitare di fare i conti qualora si presenti sulla tua strada. E oggi i conti con lui li hanno fatti tutti. Quanto alle somme, come detto le tireremo poi.

 

Una maxifuga di lusso indirizza da subito una tappa pazza
Aranda de Duero-Guadalajara, 219.6 km ma per comodità diciamo 220, tappa numero 17 della Vuelta a España 2019. Ci si aspettava da giorni una fuga di comprimari e il gruppo a sonnecchiare in attesa dell’inevitabile sprint, ma nelle ultime ore le notizie sul fronte meteo aprivano scenari inattesi e insperati: vento forte previsto dall’inizio alla fine, e quindi possibilità di sorprese. Dopo il giorno di riposo, poi, con il consueto plus di imprevedibilità che questo comporta. Jesús Herrada (Cofidis, Solutions Crédits), vincitore di Ares del Maestrat, non è partito, ammalato. Gli altri sì, nel vero senso della parola.

Cioè son partiti all’attacco, neanche due chilometri e già una fugona si andava formando, al terzo erano in viaggio in 48. Ora, non vogliamo tediarvi con elenchi del telefono e con una pedissequa annotazione di chi tra i battistrada si è staccato e quando, perché il gruppo di testa è stato soggetto a un continuo stretching, ma del resto anche il plotone era nelle stesse condizioni: ogni dieci chilometri si perdevano pezzi di carovana, svaniti nei ventagli che di continuo si aprivano sulle strade esposte della regione intorno a Madrid (non distante, la Capitale).

Balziamo direttamente a metà tappa, ai -100, poco dopo che – tra gli altri – Esteban Chaves (Mitchelton-Scott) e Oliviero Troia (UAE Emirates) avevano perso contatto, l’italiano per mettersi al servizio di Tadej Pogacar. In quel momento al comando restavano in 30, con oltre 5′ di margine sul gruppo maglia rossa. Ecco i 30: José Joaquín Rojas, Imanol Erviti, Nelson Oliveira e Nairo Quintana (Movistar), Silvan Dillier (AG2R La Mondiale), Gorka Izagirre e Luis León Sánchez (Astana), Dylan Teuns (Bahrain-Merida), Sam Bennett (Bora-Hansgrohe), Jonas Koch (CCC Team), Philippe Gilbert, Rémi Cavagna, Eros Capecchi, Tim Declercq, Fabio Jakobsen, James Knox e Zdenek Stybar (Deceuninck-Quick Step), Lawson Craddock (EF Education First), Sam Bewley e Dion Smith (Mitchelton-Scott), Edvald Boasson Hagen (Dimension Data), Owain Doull, Wout Poels, Tao Geoghegan Hart e Ian Stannard (Ineos), Wilco Kelderman, Nikias Arndt, Rob Power e Max Walscheid (Sunweb), Juan Sebastián Molano (UAE).

 

Movistar al lavoro davanti e dietro
Il vantaggio massimo per i 30 è stato toccato a 85 km dal traguardo, 6′ netti. Dietro lo stress saliva, la Jumbo-Visma già era ridotta ai minimi termini e l’intervento salvifico di Astana e UAE Emirates, con inserti dei Bora-Hansgrohe, ha permesso che il gap non raggiungesse vertici astronomici. Ognuno tirava acqua al proprio mulino, certo se i team di – rispettivamente – Miguel Ángel López, Tadej Pogacar e Rafal Majka operavano per impedire che Quintana prendesse il volo definitivo (e Kelderman, e Knox), quest’attività tornava utile anche e soprattutto per la maglia rossa Primoz Roglic. Perché sì, Nairo era lontano (7’43” alla partenza), ma un recupero superiore ai 5′ lo riproiettava sul podio, con vista anche su un possibile clamoroso ribaltone.

In effetti il lavoro delle altre squadre, oltre a quello di un Robert Gesink molto in parte (in quota Roglic), ha limitato i danni. Il distacco è stato limato da parte del gruppo, ma la lotta era aperta e fiera: davanti una Deceuninck in grande giornata rispondeva colpo su colpo (quanto ha trenato Cavagna?), poi ai -48 proprio uno dei favoriti della tappa, Fabio Jakobsen, si staccava non resistendo al ritmo dei suoi stessi compagni. I Deceuninck non hanno badato alla cosa, continuando a spingere forte (tanto avevano altre frecce da scoccare, e poi c’era sempre un Knox da portare in top ten nella generale).

Viene il sospetto che gli inseguitori non avrebbero abbattuto poi troppo il distacco se non ci fosse stato, di lì a poco, l’intervento che non ti aspetti: quello della Movistar. La quale lavorava davanti per portar su Quintana, e a un certo punto s’è messa a lavorare pure dietro. In maniera inspiegabile, a prima vista. Infatti nel giro di una decina di chilometri, su un tratto in leggera salita (bastano questi falsopiani in certi giorni. Oggi non c’era neanche un Gpm sul percorso!), il gruppo ha rosicchiato oltre un minuto ai battistrada, tirato da un Marc Soler a cui scappava la gamba.

 

Roglic salvo nella giornata più difficile
A questo punto s’impone la riflessione: perché questo lavoro dei Movistar? L’idea è che con un Roglic praticamente isolato, si sia provato a dargli una mazzata più sostanziosa. E non è censurabile questo progetto: diciamo sempre che se non si “misura la febbre” a un avversario apparentemente inattaccabile non si scoprirà mai se possa avere effettivamente una giornata no. Con Valverde lì in agguato come una faina, e una formazione oggi nettamente superiore a tutte le rivali, sarebbe stato uno spreco non provarci.

Certo c’è stato il risvolto di un Quintana che si è visto rosicchiare oltre un minuto dai suoi stessi compagni (ma dobbiamo anche dire che il lavoro di Soler ha fatto staccare anche molti gregari avversari che avrebbero potuto lavorare nel finale in maniera più efficace di quanto non abbiano fatto quelli rimasti nel gruppo maglia rossa). E certo va anche aggiunto che Roglic ha risposto presente, non perdendo un metro neanche nel momento del supremo sforzo di Soler, quando alle spalle del luogotenente Movistar erano rimasti solo in 5, ovvero Valverde, Majka, López, Pogacar e appunto Roglic. Si era ai -42, poi altri son rientrati, ma non compagni di Primoz: una squadra fin qui dimostratasi eccellente ha fatto vedere le prime crepe, e pure belle profonde. Ali ai piedi dei rivali dello sloveno, domani?

Certo, bisognerà poi vedere cosa sarà rimasto anche agli avversari di Roglic, nelle prossime tappe. Perché spendere, oggi hanno speso tutti ma proprio tutti, dal primo all’ultimo. Bisognerà vedere chi recupererà meglio, chi non avrà consunto troppe fibre nell’acido lattico circolato a fiumi oggi, chi avrà meno mal di gambe insomma. E chi si dimostrerà più reattivo in una tappa del tutto diversa, ricca di lunghe e dure scalate e insidiose discese. Che attesa, a questo punto, per la frazione 18!

 

Finale con Bennett avventato e Gilbert extralusso
Ma torniamo pure alla 17. Malgrado gli sforzi dell’Astana (Luisle si è pure fermato dalla fuga per dare una mano dietro) il margine non è più sceso sotto i 4’30”, anzi semmai da un certo momento si è rimesso a crescere, assestandosi sui cinque minuti. Non restavano che due cose: vedere quanto sarebbe stato il distacco effettivo all’arrivo; e capire come si sarebbe svolto il finale, nell’ottica della lotta per il successo di tappa.

Una salitella che portava al traguardo di Guadalajara non lasciava presagire che il Sam Bennett della situazione potesse vincere a mani basse. Semmai si prestava ai colpi dei finisseur di turno. Una squadra a caso – la Deceuninck, chi sennò? – sapeva bene di avere tutte le carte giuste in mano, ad eccezione del velocista che – come detto – si era staccato 40 km prima. Si trattava di anticipare, e ai 2200 metri Zdenek Stybar ha messo giù lo scatto che poteva essere quello giusto.

Poteva. Invece il ceco non ha ben commisurato le proprie gambe alla lunghezza di quella rampetta bastarda, sicché non ha fatto il vuoto che avrebbe voluto, ma soprattutto non ha avuto la tenuta che si attendeva da se stesso. E quelli dietro hanno avuto buon gioco nell’inseguirlo, con Wout Poels in prima fila a ricucire. Il punto è che la Dec aveva una signora opzione B, rispondente al nome Philippe Gilbert.

Ma neanche il supercampione vallone si sarebbe aspettato di trovare un avversario che gli servisse la vittoria su un piatto tanto argentato: quando Stybar era ormai nel mirino, a Sam Bennett si è chiusa la vena, ed è partito come un fulmine. Il problema è che mancavano 600 metri alla linea d’arrivo, e peraltro la strada continuava a salire piano ma inesorabile: in pratica, la scritta “ti pianterai” campeggiava alta in cielo sopra la testa dell’irlandese. Ma lui non se n’è curato, ha spinto per cogliere la sua terza vittoria in questa Vuelta, finché non s’è girato ai 250 metri vedendo che Gilbert era lì a 10 metri, pronto a prenderlo e scavalcarlo.

 

Quintana balza al secondo posto della generale
Puntualmente, PippoG ha azzannato la preda e se l’è lasciata alle spalle, andando a cogliere quest’altra bella affermazione di un 2019 già scintillante (basterebbe la Roubaix…). Bennett ha masticato amaro con le ultime forze rimaste, è transitato al secondo posto a 2″ dal belga e si è accasciato al suolo, finito; terzo ha chiuso Rémi Cavagna (esultando pure lui) davanti a Teuns, Kelderman, Koch, Craddock, Declercq e Dillier, tutti a 2″; buco, e a 6″ ecco Knox (quattro Deceuninck nei 10!). Poco dietro, Quintana è stato cronometrato a 10″, 12esimo dietro a un deludente Boasson Hagen (il quale ha interpretato malissimo il finale). Il gruppetto maglia rossa è arrivato a 5’29” dai primi, con López in forcing che ha preceduto Valverde, Roglic, Pogacar e Majka. Saltati del tutto Nicolas Edet (Cofidis, Solutions Crédits), Hermann Pernsteiner (Bahrain) e Sergio Higuita (EF), rispettivamente settimo, decimo e dodicesimo della generale: 23’36” il loro mostruoso ritardo.

Grossi movimenti in classifica: Primoz Roglic resta al comando, ma al secondo posto sale Nairo Quintana a 2’24”; terzo a 2’48” Alejandro Valverde (Movistar), seguono Tadej Pogacar a 3’42” e Miguel Ángel López a 3’59”. Wilco Kelderman si inserisce al sesto posto a 5’05” davanti a Rafal Majka (Bora) a 7’40”, mentre James Knox si porta in ottava posizione a 8’03”; al nono posto resiste Carl Fredrik Hagen (Lotto Soudal) a 10’40” mentre Teuns rientra ancora una volta in top ten ed è decimo a 12’21”.

Domani, come già anticipato, una delle tappe più attese, la Colmenar Viejo-Becerril de la Sierra, 177.5 km con Puerto de Navacerrada, Puerto de la Morcuera (due scalate da diversi versanti) e Puerto de Cotos con Gpm a 25 km dal traguardo. Sulla carta c’è di che inventarsi qualsiasi cosa: dopo i fuochi d’artificio di oggi, siamo legittimati ad aspettarci di tutto.

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