Egan Bernal conquista il GranPiemonte © LaPresse - Fabio Ferrari
Egan Bernal conquista il GranPiemonte © LaPresse - Fabio Ferrari

Bernal, la prima volta non si scorda mai

Sulle strade del “suo” Gran Piemonte il colombiano rompe il digiuno nelle corse in linea, vincendo finalmente anche in Italia; e Sosa completa la doppietta Ineos

Egan Bernal era il favorito principale e l’uomo più atteso tra tutti quelli iscritti al Gran Piemonte 2019, non solo perché non capita tutti i giorni di vedere correre in Italia il campione in carica del Tour de France, ma anche perché le strade del biellese sono state per lui una sorta di seconda casa quando a soli 19 anni è arrivato in Europa per correre con l’Androni-Sidermec: il talentuoso scalatore colombiano ha vissuto ed è cresciuto qui, la salita di Oropa è stata una delle prime su cui ha messo in mostra tutte le sue qualità in allenamento ed oggi a tifarlo c’erano tanti amici e tante persone che lo hanno aiutato ad ambientarsi in una realtà completamente diversa da quella che conosceva.

Dopo le fatiche di ieri alla Milano-Torino, molti dei potenziali protagonisti del Lombardia hanno preferito disertare oggi il Gran Piemonte o affrontare la gara come una semplice sgambata per non stancare le gambe in vista dell’appuntamento più prestigioso: il Team Ineos non ha fatto calcoli, ha portato la squadra migliore e lo stesso Bernal non ha minimamente pensato a risparmiarsi perché, come ha dichiarato nelle intervista al termine della corsa, “è Oropa, è la salita dell’impresa Pantani”. Quella magica vittoria è ormai di 20 anni fa ed è bello sentirla, per chi l’ha vista è qualcosa di assolutamente indimenticabile, ma è bello sentire ricordarla anche da un ragazzo che allora aveva appena 3 anni e che per talento in salita è forse colui che più si avvicina al Pirata al giorno d’oggi.

Bais, Battaglin e Romano nella fuga di giornata
Negli ultimi due anni il Gran Piemonte era stata una classica sostanzialmente per velocisti, mentre quest’anno RCS Sport ha deciso di stravolgere il percorso proponendo l’arrivo sulla sempre bella salita di Oropa, preceduta anche dall’ascesa di Nelva, contando sui tanti big che già erano in Italia dopo il Giro dell’Emilia, la Tre Valli Varesine e la Milano-Torino: la mossa non ha dati i frutti sperati perché, come detto, in tanti hanno preferito rimanere a riposo per recuperare in vista del Lombardia, ma nonostante ciò la startlist era comunque di buon livello e sulla carta c’erano alcuni uomini con le potenzialità per mettere in difficoltà o impensierire il favorito Bernal, apparso non al 100% nelle ultime uscite.

Tuttavia, come accaduto ieri alla Milano-Torino, il lungo tratto di pianura iniziale è stato affrontato a grande velocità dai corridori in gara con la media delle prime due ore superiore ai 45 km/h. La fuga del giorno è partita dopo circa undici chilometri ed ha avuto come protagonisti Stéphane Rossetto (Cofidis), Carlos Barbero (Movistar), Élie Gesbert (Arkéa-Samsic), Francesco Romano (Bardiani-CSF), Mattia Bais (Androni-Sidermec) e Enrico Battaglin (Katusha-Alpecin), quest’ultimo già vincitore ad Oropa in fuga nella tappa del Giro d’Italia che si concluse qui nel 2014: dopo poco più di 30 chilometri di gara i sei battistrada hanno sfiorato i cinque minuti di vantaggio, ma il gruppo ha subito iniziato a rosicchiare terreno sulla spinta di Team Ineos e Neri Sottoli, i primi per Bernal, i secondi per Visconti e la Ciclismo Cup.

Gruppo compatto a 25 km dall’arrivo
Oltre alle varie defezioni della vigilia, al passaggio dal rifornimento si sono aggiunti anche i ritiri di Richard Caparaz, Warren Barguil, Davide Formolo e Rafal Majka, dirottando ancora di più tutte le attenzioni sul Team Ineos che ha affrontato l’ultima parte di corsa proprio come se fosse una tappa decisiva del Tour de France. A circa 40 chilometri dall’arrivo i corridori hanno iniziato la salita di Nelva ed è entrato in azione il famigerato trenino con Jonathan Castroviejo a dettare l’andatura ed a mettere nel mirino i fuggitivi, che nel frattempo avevano iniziato a disgregarsi.

Tra i battistrada il primo a rompere l’accordo è stato il francese Stéphane Rossetto che ha attaccato quando mancavano 33 chilometri all’arrivo ed il gruppo si era ormai riavvicinato a meno di un minuto: l’unico ad accodarsi al corridore della Cofidis è stato l’italiano Mattia Bais, stagista dell’Androni che proprio grazie alle sue prestazioni di quest’estate si è guadagnato il passaggio al professionismo a tutti gli effetti per il 2020. Lo scatenato Rossetto è poi rimasto da solo al comando della corsa quando mancavano 30 chilometri all’arrivo, ma la sua avventura non è durata molto più a lungo: l’azione del trenino Ineos ha infatti ricompattato il gruppo, o comunque la prima parte di esso visto che molti avevano già perso contatto, ai meno 25 chilometri.

Team Ineos, un trenino come quello del Tour
Da quel momento in avanti il Gran Piemonte 2019 si è trasformato sostanzialmente in un monologo del Team Ineos con Jonathan Castroviejo che ha tirato praticamente da solo fino a 8 chilometri al traguardo, quando la salita finale di Oropa era già iniziata da un po’. Dopo il forte passista spagnolo è stata la volta di Salvatore Puccio che con il suo ritmo costante ma molto elevato ha fatto selezione e mandato in difficoltà anche il compagno di squadra Gianni Moscon: la situazione di corsa è rimasta invariata per alcuni chilometri, poi è stato lo svizzero Matthias Frank a provare ad uscire da un copione già scritto tentando un attacco quando mancavano 4.6 all’arrivo. Il corridore della AG2R è partito bene, ma l’unico risultato che è riuscito ad ottenere è stato quello di far spostare Puccio e far entrare in azione il piemontese Diego Rosa che ha aumentato l’andatura andando rapidamente a riprendere Frank.

La condizione di Diego Rosa oggi era forse un po’ meno brillante rispetto ai giorni scorsi tanto che sul suo ritmo il gruppo principale era ancora composto da una ventina di atleti. A cambiare radicalmente le carte in tavola è stato Ivan Sosa, anche lui cresciuto a pochi chilometri da Oropa quando era all’Androni, che ha iniziato a martellare negli ultimi tre chilometri e mezzo e ha fatto esplodere il drappello di testa: sulla prima accelerazione del colombiano erano rimasti davanti solo sette corridori, poi ai meno 2 hanno ceduto Frank e Villella mentre Daniel Martin, Peters e Buchmann erano lì al limite a cercare di impedire che Sosa e Bernal se ne andassero via da soli per la più bella delle doppiette.

Bernal non può sbagliare, Sosa fa doppietta
La mossa vincente di Egan Bernal è arrivata a 1800 metri dalla linea d’arrivo con uno scatto deciso a cui nessuno è riuscito a rispondere, neanche il compagno di squadra Ivan Sosa che stava tirando già da un po’ e che non ce l’ha fatto a seguire un cambio di ritmo così bruciante. Dopo un simile lavoro dei compagni di squadra, a Bernal era quindi rimasto solo il compito di finalizzare andando a vincere partendo dalla posizione migliore, come un velocista lanciato dal proprio treno ai 150 metri finali: oggi eravamo in salita e la distanza era maggiore, ma il dominio del Team Ineos ha fatto sembrare il tutto molto più semplice. Nel rettilineo finale verso il Santuario di Oropa, il giovane Bernal ha potuto godersi appieno il primo successo da professionista in Italia ed il primo in una gara di un giorno: non c’è stato l’arrivo in parata con il compagno di squadra ed amico Ivan Sosa, ma è arrivata comunque la doppietta con l’altro colombiano che ha staccato il drappello inseguitori negli ultimi metri andando a tagliare il traguardo con solo 6″ dal connazionale.

Oggi il duo della Ineos è sembrato assolutamente inarrivabile per tutto il resto della concorrenza, quindi un applauso va al francese Nans Peters (AG2R) che è riuscito a prendersi il terzo gradino del podio a 8″ dal vincitore, anticipando sia Emanuel Buchmann quarto a 10″, che Daniel Martin quinto a 11″. A differenza di ieri, oggi abbiamo avuto due italiani almeno tra i primi 10: il migliore è stato Davide Villella (Astana) che ha chiuso settimo a 46″, chiudendo subito davanti a Giovanni Visconti che ha fatto sognare la Neri per qualche chilometro ma alla fine il suo comunque buono ottavo posto non è stato abbastanza per strappare la Ciclismo Cup all’Androni-Sidermec che ha potuto festeggiare così il terzo scudetto consecutivo.

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