Alessandro Tonelli © Bardiani CSF Faizanè - Paolo Codeluppi
Alessandro Tonelli © Bardiani CSF Faizanè - Paolo Codeluppi

Tonelli: «Non vedo l’ora di tornare in gruppo»

Dopo il bruttissimo incidente dello scorso luglio, il bresciano della Bardiani CSF Faizanè si racconta, fra la voglia di gareggiare e un sogno nel cassetto

Trauma cranico, frattura composta di una scapola, frattura di nove costole, fratture ai processi traversi di cinque vertebre, ferita alla tempia, pneumotorace. A 5.7 km dalla fine della sesta tappa del Tour of Qinghai Lake 2019, Alessandro Tonelli urta contro un paletto posto sul lato sinistro della carreggiata. Una caduta certamente rovinosa in una dinamica non certo inedita; eppure il bilancio è pesantissimo, che solo a leggerlo viene la pelle d’oca.

Cinque mesi più tardi, questo ragazzo della Franciacorta non vede l’ora di mettersi definitivamente alle spalle quell’incidente di percorso e scalpita per tornare in gruppo con un numero attaccato sulla schiena. E lo fa da fedelissimo della Bardiani CSF Faizanè, club di cui indossa la casacca sin dal 2015 e di cui rappresenta la tradizione, in un’annata che sa di rivoluzione. E il vincitore della quarta tappa del Tour of Croatia 2018 conta i giorni che mancano per poter, finalmente, dimostrare di essere pienamente recuperato.

Alessandro, la prima domanda è d’obbligo: adesso come stai?
«Ora va tutto bene, ho ripreso al 100% delle potenzialità. L’incidente è acqua passata e ormai posso guardare solamente al 2020 come una stagione del ritrovare le forze che il 2019 mi ha tolto»

A livello anche psicologico, immagino che sia l’incidente che la trafila seguente siano state pesanti
«Inizialmente è stato un grande problema. Mi trovavo a 10 mila km da casa senza sapere la lingua, in una zona in cui l’inglese è parlato veramente poco e anche se avevo un interprete lì con me, era difficile comunicare con i medici. È stata dura non sapere i tempi del rientro, per colpa del pneumotorace che per almeno 15 giorni impediva di poter prendere il volo di rientro. La reazione del mio corpo è stata comunque repentina e dopo un mese e mezzo di Cina sono potuto rientrare in Italia»

Difficoltà sorpassate, dunque? Quando tornerai in gara?
«Sì, i problemi sono definitivamente superati. Quando sono tornato a casa potevo già cominciare a fare qualche attività e già lì ho iniziato a prepararmi in vista degli impegni di inizio stagione. Ho enorme voglia di partire, dato che saranno passati più di sei mesi senza gare. Debutterò a fine gennaio alla Vuelta a San Juan, poi dovrei andare in Asia prima per partecipare al Tour of Oman e quindi ritornare in Cina al Tour of Hainan. Il fatto di tornare quasi subito lì non mi spaventa, lo vedo come qualcosa di passato. Il mio lavoro è questo e devo guardare avanti»

Ti appresti ad affrontare il sesto anno in rosa e sei diventato il decano della squadra. Senti qualche peso in più?
«Sono dal 2015 qui in Bardiani, una leggera responsabilità in più c’è di sicuro. E considerando che sono del ’92 e ho in squadra compagni del ’99, inizio a sentirmi “vecchio”. Spero di sapere trasmettere ai giovani quanto ho imparato in questi anni e che, d’altro canto, loro sappiano interpretarlo al meglio»

Si apre un nuovo ciclo per il team. Quali sono le tue impressioni di questo inizio?
«Per quanto osservato nel primo ritiro, sinceramente vedo una squadra molto giovane e con tanta volontà di imparare da chi ha più esperienza. La voglia di fare c’è, speriamo che sia una stagione più positiva di quelle passate, perché quella del 2019 non lo è stata affatto. Le rivoluzioni di solito fanno sempre bene e mi auguro che il cambiamento sia di atleti che nel personale possa portare vigore a tutti quanti»

Come obiettivi personali, a cosa ambisci?
«Al pari di tutti i corridori, l’obiettivo è quello di vincere qualcosa. In Bardiani mi trovo bene, ma il desiderio che coltivo sin da quando sono passato professionista è di poter avere un’occasione nel World Tour, disputare determinate corse con un ruolo leggermente diverso da quello che occupo qui per trovare la mia dimensione completa. Qui in sei anni ho capito cosa posso essere, spero di completare il mio percorso ottenendo finalmente il passaggio di categoria»

Quest’anno eri a fine contratto e, nonostante il brutto incidente, la squadra ti ha dato fiducia. Senti una voglia ulteriore di ripagare la fiducia?
«A dir la verità, con la dirigenza eravamo già in parola prima dell’incidente per rinnovare il contratto. Ma quando una squadra ti fa sentire ben voluto e ti dà credito, bisogna ripagarli al meglio. Perché il team ci mette tutta la buona volontà nonché un impegno fisico ed economico non indifferente; tu come ciclista hai l’obbligo di svolgere il lavoro al massimo, senza rimpianti e senza che ti vengano a riprendere per il tuo comportamento. Ed è quello che voglio continuare a fare».

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile