Richie Porte vince al Tour Down Under © Getty Images
Richie Porte vince al Tour Down Under © Getty Images

Al TDU sa sempre come Richieclarsi!

Tour Down Under, saggio di Porte che stacca tutti a Paracombe e vola in testa alla classifica. Ulissi quinto all’arrivo e sesto nella generale

Datemi un Tour Down Under e sotterrerò il mondo! Nella lunga lista di corridori fortissimi in una singola corsa, per intenderci quell’elenco intitolato a Jimmy Engoulvent patrono del cronoprologo del Giro del Lussemburgo, e che in filigrana reca l’immagine di Björn Leukemans alla Druivenkoers, Richie Porte ha un posticino speciale. In realtà avremmo dovuto aspettare tre giorni per esprimere questo concetto, dato che si attaglierebbe alla perfezione all’arrivo di Willunga Hill; ma da qui a lì poi ce lo scorderemmo, per cui sfruttiamo oggi l’ispirazione, anche perché si può estendere il ragionamento un po’ a tutta la corsa a tappe australiana e al rapporto che con essa ha il Diavoletto della Tasmania.

Oggi ha vinto, e nessuno si stupisce nel ricordare che l’ultimo successo suo risaliva a un anno fa, proprio al precedente Tour Down Under. Richie Porte è fatto un po’ così: magari si sfragana nella nona tappa del Tour de France, o prende un ventaglio di troppo o va in crisi mistica quando dovrebbe fare risultato nelle gare principali dell’anno. Una volta si inventò pure di farsi passare una ruota da un corridore di un’altra squadra (Simon Clarke), pur di perdere a tutti i costi il Giro d’Italia. Ma non vedrete mai il Dottor Amnesiac prendere simili cantonate nella corsa di casa. È il suo giardino segreto, il suo paradiso dei porcellini, il suo posto delle fragole, e nessuno potrà mai cambiare questa cosa. È al TDU che Porte è il più se stesso che ci sia.

E oggi ci ha tenuto a ricordarlo, staccando tutti a Paracombe e vincendo la tappa e prendendosi la maglia ocra, e tappando pure qualche bocca che lo dava abbondantemente per finito. Niente paura, ragazzi, a luglio questo folletto sarà ancora lì ad abbagliare bookmaker e scommettitori vari con le sue esagerate ambizioni di Boucle, presentato invariabilmente da un “ma l’avete visto al Tour Down Under in gennaio?”. In fondo ci piace così e non lo cambieremmo di una virgola.

 

Fuga subitanea ma occhi tutti verso Paracombe
Non ci hanno pensato due volte, e appena partita la terza tappa del Tour Down Under 2020, la Unley-Paracombe di 131 km, sono partiti pure loro: Geoffrey Bouchard, francese dell’AG2R La Mondiale che in settembre si vestì dei pois della Vuelta a España; Guillaume Boivin, esperto canadese dell’Israel Start-Up Nation; e Miles Scotson, maglia Groupama-FDJ, già campione australiano su strada nel 2017. Il gruppo ha subito lasciato fare, del resto non c’era un immediato ardore di tirarsi il collo, dopo lo stress della tappa di ieri, punteggiata da cadute che hanno lasciato sul campo diversi ammaccati (a partire da Ben Hermans e Rafael Valls, ritirati con fratture, Elia Viviani).

A un certo punto la Trek-Segafredo di Richie Porte e la Mitchelton-Scott di Daryl Impey, ovvero i team di due dei principali favoriti del TDU, si sono però incaricati di non far fuggire via i tre, hanno concesso meno di 3′ di vantaggio massimo e nella seconda metà della tappa hanno cominciato a riavvicinare i battistrada. Scotson e Boivin hanno vinto i due traguardi volanti di Inglewood, poi a 19 km dalla fine il canadese ha mollato la presa e davanti son rimasti in due, quindi ai -14 anche Bouchard è stato staccato da Scotson che si è goduto altri 5 km di solitudine, fino al momento in cui è stato ripreso dal gruppo ai -9.

Non sono mancate, come già ieri, una serie di cadute, dovute in particolar modo all’alta velocità tenuta dai Mitchelton nell’avvicinamento alla rampa di Paracombe. Tra gli altri, Jay McCarthy (Bora-Hansgrohe) è stato fatto fuori da un crash, e poteva essere uno in grado di dire qualcosa sul traguardo odierno.

 

Porte incontenibile sul muro finale
Dal gran trenare del team aussie ci si aspettava che Daryl Impey e Simon Yates fossero lì lì per imbastire un Baracchi nel chilometro di muro finale, e invece a sorpresa è sbucato Marco Marcato a prodursi in un allungo prodromico (pensavamo) a un qualche tipo di movimento del suo capitano Diego Ulissi; ma anche il toscano della UAE Emirates non si è mosso, sicché si è sentito in dovere di farlo Richie Porte, nel momento in cui Marcato è stato riassorbito ai 900 metri.

Il tasmaniano si è fatto preparare il terreno da un buon forcing di Juan Pedro López, spagnoletto 22enne prodotto bassian-contadoriano all’esordio nel WT dopo un biennio – appunto – nella Kometa dei due vecchi campioni; e poi è partito, di progressione, facendo un buchino sugli Ineos che erano lì per portar su Rohan Dennis, e poi allargandolo sempre più, un po’ come fece due anni fa quando sempre qui conquistò – anche allora – il successo di tappa.

Non è dato sapere se qualcuno abbia dormito o cosa, nell’occasione, perché di lì a poco, ai 600 metri, un terzetto con Yates, George Bennett (Jumbo-Visma) e Rob Power (Sunweb) ha preso margine su tutti gli altri, inseguendo Richie; ma optiamo per l’idea che, quand’anche qualcuno (il più pimpante parve Simon) avesse risposto subito all’attacco di Porte, avrebbe finito male la giornata, perché mentre il battistrada continuava a macinare asfalto, i tre dietro sono un po’ appassiti e sono stati raggiunti da altri cinque.

Tra questi cinque c’era Ulissi e c’era Dennis scortato da Dylan van Baarle, c’era Impey e c’era Simon Geschke (CCC) che una volta a trimestre si ricorda di essere stato un buon corridore. All’arrivo questo drappello ha pagato 5″ da un Porte che non ha nemmeno esultato con troppa foga, per essere reduce da un 2019 disgraziato. Il secondo posto se l’è aggiudicato Robert Power, che ha ancora abbastanza anni di carriera davanti a sé (25 a maggio) per recuperare il tempo perduto (a causa di problemi fisici nelle prime stagioni da pro’) e ricordare al mondo del ciclismo il perché fosse considerato un piccolo fenomeno da dilettante.

Al terzo posto Yates ha preceduto Dennis e Ulissi, poi nell’ordine sono transitati Impey, Van Baarle, Geschke e Bennett; a 13″ Lucas Hamilton (Mitchelton) ha chiuso i 10, a 15″ un altro scaglione è stato regolato da Romain Bardet (AG2R La Mondiale), che non vuol passare come quello venuto in Australia a fare una settimana di ferie; 15″ il distacco pure di Mattia Cattaneo (Deceuninck-Quick Step), 15esimo, mentre nella casella 26 dell’ordine d’arrivo troviamo Samuele Battistella (NTT), 27″ di distacco per una prestazione tutto sommato incoraggiante per il bimbetto iridato (negli U23) nello Yorkshire.

I primi dieci della classifica sono gli stessi della top ten di Paracombe, ovviamente un po’ rimescolati: Porte ha 6″ su Impey, 9″ su Power, 11″ su Yates, 14″ su Bennett, 15″ su Ulissi-Geschke-Dennis-Van Baarle, 23″ su Hamilton. Domani nella Norwood-Murray Bridge, 153 km per la quarta tappa, torneranno a rombare i motori turbo dei velocisti: i saliscendi, che peraltro non sono certo le Alpi, sono concentrati nei primi due terzi di frazione, poi c’è ampio spazio per recuperare.

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