Benedetto Patellaro vince a Borno © Facebook
Benedetto Patellaro vince a Borno © Facebook

Gira una volta – Borno

Posto ad un’altitudine di 912 metri sul livello del mare, Borno è un paese della provincia di Brescia con una popolazione di circa 2600 abitanti, situato in Val Camonica. Il centro abitato si trova nell’altopiano omonimo, meglio conosciuto anche come Altopiano del Sole, in un territorio bagnato dai torrenti Trobiolo e Dezzo. A livello toponomastico la radice germanica bor (che indica la sorgente) pare rimandare proprio alla vicinanza con dei corsi d’acqua. Abitato fin da epoche antichissime (non a caso la Val Camonica è famosa per le sue incisioni rupestri), con testimonianze visibili anche nel territorio, nel corso dei secoli il paese fu coinvolto spesso in dispute territoriali con i paesi vicini, la più famosa delle quali fu la contesa del Monte Negrino con gli abitanti della Val di Scalve, addirittura protrattasi per quasi mille anni (dal VII al XVII secolo). Borno ebbe un periodo particolarmente fiorente nel periodo in cui fece parte della Repubblica di Venezia, dopo essere stato feudo posseduto da varie famiglie. Nel 1688 invece buona parte del borgo fu distrutto da un violentissimo incendio, che uccise anche otto abitanti.

Nel centro storico è possibile ammirare numerosi palazzi d’origine sei-settecentesca, così come sono ancora ben visibili i resti di alcune torri (pare che ve ne fossero dodici in totale), erette in epoca medievale per proteggere il paese dalle ripetute invasioni da parte di Ungari e Saraceni. Anche per quanto riguarda le chiese ve ne sono alcune di notevole interesse, quali la parrocchiale dei santi Giovanni Battista e Martino, risalente al XVIII secolo ma con una struttura originaria dell’undicesimo secolo, la chiesa di Sant’Antonio da Padova, la chiesa di San Fiorino, la chiesa di San Fermo al Monte e la chiesa della Madonna di Lourdes. Nel territorio di Borno è inoltre presente anche una stazione sciistica che da quota 950 la collega con il Monte Altissimo, posto a 1703 metri di quota.

Una veduta di Borno © Borno Turismo
Una veduta di Borno © Borno Turismo

Il 1° giugno 1981 si disputò la Mantova-Borno di 215 chilometri, diciassettesima frazione del Giro d’Italia giunto all’edizione numero sessantaquattro. Una tappa nervosa, che dopo le ascese nella bergamasca verso i Colli di San Fermo, il Colle Gallo e Clusone avrebbe condotto il gruppo a Borno, al termine di una salita di dieci chilometri con pendenze costanti (attorno al 6% e massime prossime al 10%). Fin lì la corsa rosa, apertasi col successo del norvegese Knut Knudsen nel prologo di Trieste, a cui poi in maglia rosa si alternarono anche Guido Bontempi e il tedesco Gregor Braun, fu animata nella parte iniziale nella proverbiale contesa tra Francesco Moser e Giuseppe Saronni: il trentino (che sarà vincitore solamente a Salsomaggiore Terme) tenne la maglia rosa fino alla quinta tappa, per poi cederla a Saronni, capace di primeggiare in tre frazioni. Proprio la frazione appenninica di Salsomaggiore però segnò una nuova svolta nella gara, proiettando in testa alla classifica Silvano Contini, deciso a rafforzare la sua leadership con il sopraggiungere delle Alpi.

La tappa fu affrontata con relativa tranquillità dal gruppo, tanto che il solo Mario Noris, bergamasco della Magniflex desideroso di far bene sulle strade di casa, si lanciò in un attacco convinto, imitato successivamente dal siciliano Benedetto Patellaro, neoprofessionista della Hoonved-Bottecchia. Il gruppo si disinteressò decisamente dei due, tanto che ad Iseo Noris, solitario al comando, poteva vantare un vantaggio che si aggirava attorno ai 20 minuti nei confronti del plotone. Sulle dure rampe dei Colli di San Fermo però, il bergamasco cominciò ad accusare la fatica, venendo così raggiunto e superato da Patellaro, che iniziò così la sua splendida cavalcata solitaria. Il siciliano, determinato a ben figurare anche per dedicare un successo al padre gravemente malato, proseguì con una certa perseveranza, potendo gestire ancora un vantaggio rassicurante sul gruppo, in cui si segnalarono pochi sussulti e un Moser non in grande giornata. Nonostante la prevedibile stanchezza sull’ascesa conclusiva, Benedetto Patellaro riuscì a resistere, andando a trionfare in beata solitudine sul traguardo di Borno. Per lui fu l’unico successo tra i professionisti.

Alle sue spalle lo spagnolo Faustino Rupérez, che aveva attaccato in precedenza, colse la seconda piazza a 2’55” mentre più staccati giunsero sia Claudio Bortolotto (terzo a 4’56”) che lo svedese Tommy Prim (quarto a 4’58”): proprio l’azione del biondo atleta della Bianchi fece vacillare la leadership del compagno di squadra Contini, tanto che fu determinante proprio l’abbuono conquistato da Bortolotto col terzo posto di giornata. Il gruppo, leggermente sfilacciato, giunse con un ritardo di 5’23”, regolato per la quinta posizione da Saronni e con Contini che conservò la maglia rosa per appena 10″.

A far vacillare il breciano nei giorni successivi fu il vicentino Giovanni Battaglin, già vincitore della Vuelta di Spagna nelle settimane precedenti, che dapprima si aggiudicò il successo a San Vigilio di Marebbe dopo l’ostica scalata del Furcia, poi riuscì definitivamente a detronizzare Contini nel duro arrivo delle Tre Cime di Lavaredo che vide vincitore lo svizzero Beat Breu. Battaglin poi resistette nelle ultime due tappe e riuscì a portare così a casa (per la prima ed unica volta) il Giro d’Italia con un vantaggio di 38″ su Prim e di 50″ su Saronni.

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