Miguel Ángel López vince al Tour de France © Getty Images
Miguel Ángel López vince al Tour de France © Getty Images

Vince López, ma a ben vedere vince Roglic

Sul Col de la Loze Primoz si rafforza in classifica a quattro giorni dalla fine del Tour, Miguel Ángel si prende tappa e podio, Pogacar soffre qualcosa. Sderenato il landismo

La tappa in cui tutto doveva succedere e in cui non è che sia successo più che abbastanza, anzi. Una giornata di lavoro frenetico per la Bahrain-McLaren in attesa di un attacco di Mikel Landa che mai è arrivato. Un colpo di classe di Miguel Ángel López che ha ottenuto due risultati importantissimi: la vittoria di tappa, prima al Tour per lui sull’arrivo più alto della Boucle 2020; e la consapevolezza che Primoz Roglic può essere attaccato, non è insomma il mostro a tre teste a cui non ti puoi nemmeno avvicinare. Certo, l’uomo in giallo è arrivato pur secondo, a pochi secondi dal vincitore, e addirittura rafforzato in classifica visto che a sua volta ha rosicchiato un po’ di roba a Tadej Pogacar, che nel finale ha vissuto un certo affanno, pur salvando alla grande la situazione. Il terzo risultato di MAL è stato l’aver agganciato il podio in classifica.

Detto questo, la frazione del Col de la Loze la archiviamo non con delusione (siamo abituati, siamo abituati), ma con la consapevolezza di un Tour che in tappe del genere offre più o meno 4 chilometri di battaglia (oggi qualcosa meno), ormai storicamente; e con il dubbio che López, tra gli scalatori che potevano fungere da antiRoglic, non sia propriamente il più affidabile. Resta il fatto che un’altra tappa è passata, una delle più dure, il finale si avvicina, Primoz è sempre primo e il suo vantaggio in classifica sul secondo cresce, con una sola tappa di montagna (domani) ancora da affrontare e poi il match point rappresentato per lui dalla crono sui Vosgi: difficile convincere qualcuno che oggi il capitano della fortissima Jumbo-Visma possa essere considerato uno degli sconfitti. Tutt’altro.

 

La Bahrain-McLaren lascia immaginare grandi progetti
C’era Emmanuel Macron a presenziare (seguendo in ammiraglia) alla 17esima tappa del Tour de France 2020, la Grenoble-Méribel di 170 km (arrivo in cima al Col de la Loze), e a rinnovare la tradizione che vuole che il presidente francese si prenda almeno un giorno di svago alla Grande Boucle; non c’era invece Egan Bernal, che dopo il nuovo tracollo di ieri ha deciso – in accordo con lo staff della Ineos-Grenadier – di farsi da parte, di curare i dolori alla schiena, e di vedere poi se potrà esserci per lui un prosieguo di stagione.

La cronaca di tappa è molto lineare. Dopo un inizio come al solito fiammante, da un gruppettone di 21 corridori che si erano mossi poco prima dietro a Thomas De Gendt (Lotto Soudal), al km 25 Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step) ha anticipato l’imminente rientro del gruppo portando via quattro uomini con sé: Richard Carapaz (Ineos-Grenadier), Gorka Izagirre (Astana), Daniel Martin (Israel Start-Up Nation) e il vincitore di ieri Lennard Kämna (Bora-Hansgrohe).

Fuga fatta, intercalati rimasti in mezzo (da ultimo Daryl Impey della Mitchelton-Scott) destinati a essere fagocitati dal gruppo, sprint intermedio di La Rochette (km 45) passato con Sam Bennett (Deceuninck) primo del plotone con altri punticini-maglia-verde messi tra sé e Sagan e Trentin, e fast forward fino al Col de la Madeleine, prima delle due salite da quota 2000 previste nella seconda parte della tappa. Proprio a La Chambre, ai piedi della salita (km 88, 92 al traguardo) i cinque battistrada hanno raggiunto il vantaggio massimo nella misura di 6′ tondi.

Un margine destinato subito a scemare, tantopiù che sulla salita non abbiamo assistito al consueto monocolore Jumbo-Visma a tirare il gruppo: no no, la Bahrain-McLaren di Mikel Landa ha messo subito le carte in tavola, facendo capire a tutti che l’alavese oggi aveva intenti avanguardisti. Subito Nairo Quintana (Arkéa-Samsic) ha perso contatto dal gruppo, confermando i foschi preamboli dei giorni scorsi. Oltre allo Sciamano di Cómbita, in tanti ci hanno rimesso le penne sotto i colpi Bahrain (nella fattispecie: Sonny Colbrelli ha fatto col suo ritmo una strage che da lui non ti saresti mai aspettato).

Mentre il bresciano (e poi Wout Poels, e poi Matej Mohoric) martellavano lungo i 16 km di scalata, il gruppo si assottigliava fino a una trentina di unità, Mikel Nieve (Mitchelton) conosceva il dispiacere del primo ritiro in carriera in un GT, e anche là davanti c’era selezione: a cedere, Kämna dopo 4 km di scalata. 12 km più su, al Gpm Carapaz è passato davanti ad Alaphilippe, Martin e Izagirre, e a 1’25” è arrivato il gruppo aperto da Tadej Pogacar (UAE Emirates), che con questa manovra ha messo le mani sulla maglia a pois virtuale, nell’attesa dei tanti punti in palio a Méribel.

In discesa Alaphilippe ha fatto tutto quel che poteva fare per avvantaggiarsi, e Martin ne ha pagato le conseguenze, staccandosi irrimediabilmente; con un po’ di fatica, Carapaz è invece riuscito a non perdere troppo contatto da Julian (e da Izagirre), e si è riaccodato ai due nel fondovalle. Il gruppo in questo frangente non ha forzato in maniera eccessiva (anche se Mohoric avrebbe voluto…), quindi in diversi son rientrati da dietro, e si è giunti all’approccio al Col de la Loze (ai -20, in pratica) con oltre 2′ tra i tre al comando e i primi inseguitori.

 

Sul Col de la Loze Landa delude, Roglic si difende, López va a vincere
La Bahrain ha continuato il suo lavorio sul Col de la Loze, Wout Poels ha tirato fino ai -15 rosicchiando mezzo minuto al terzetto di testa e poi ha ceduto il testimone a Pello Bilbao, il quale ha aumentato il ritmo facendo male a Robert Gesink (Jumbo); con Roglic restavano comunque ancora Wout Van Aert, Sepp Kuss, George Bennett e Tom Dumoulin, come dire: ma dove volete andare, voi tutti?

Ai -13 Carapaz ha accelerato davanti facendo staccare Alaphilippe; ai -10, sempre sotto i colpi di Pello, Bennett ha perso contatto; ai -9 Carapaz è rimasto solo al comando, ma il gruppo era ormai a un passo; Guillaume Martin (Cofidis) si staccava negli stessi secondi. Ai -7 è stato Van Aert a cedere, e subito è passato a tirare Damiano Caruso. Ai 6 km il gruppetto buono comprendeva Caruso e Landa, Roglic-Dumoulin-Kuss, Pogacar con David De La Cruz (UAE), Rigoberto Urán (EF), Miguel Ángel López (Astana), Adam Yates (Mitchelton), Richie Porte (Trek-Segafredo), Enric Mas con Alejandro Valverde (Movistar), 13 uomini in tutto. Pendenze durissime, e Carapaz che, in maniera sorprendente, riusciva ad aumentare il proprio vantaggio da mezzo minuto a tre quarti.

Ai 4 km, visto che Landa non voleva saperne di partire, è passato a tirare De La Cruz: magari Pogacar avrebbe avuto maggiori numeri da giocare. Caruso si è staccato, con lui Valverde. Il colpo di scena si è consumato sul forcing di DDLC, che ha fatto staccare Dumoulin, e poi – clamoroso sulla Loze – Landa. Ecco perché Mikel non affondava il colpo: aveva semplicemente finito la benzina. Paradigma e mesto epilogo del landismo al suo massimo livello. Urán ha perso metri, Yates pure s’è sfilato, e quando De La Cruz ha finito di lavorare erano rimasti in 6 davanti: tra loro, è stato López a prendere in mano la situazione, forzando ulteriormente e portandosi appresso solo Pogacar, Roglic e Kuss. Porte restava più indietro, comunque non lontano, e di progressione è riuscito a rifarsi sotto ai 3.5 km, quando Kuss si è messo in testa andando su abbastanza regolare (ad altissimo ritmo, va da sé). Mas una trentina di metri più indietro.

Ai 3 km è stato ripreso e staccato Carapaz, e a questo punto Kuss ha addirittura allungato (o Roglic non ha tenuto il compagno?), e López si è portato sul lungagnone in giallonero e ha rinforzato l’andatura, staccandolo ai 2500 metri. Questo fatto, ovvero l’essere rimasto solo in testa, ha messo le ali ai piedi del colombiano. Ai 2300 metri Roglic ha però rotto gli indugi, con una sgasata si è portato su Kuss, sempre con Pogacar (seppur non brillantissimo) a ruota. Porte staccato. Ai 2100 si è staccato anche Tadej, evidenziando il momento di affanno.

Ai 2 km Roglic ha mollato Kuss e si è messo a inseguire López: un testa a testa che ha infiammato il finale della corsa. La cadenza di López si è rivelata insostenibile per Roglic, che è rimasto lì a vista ma senza avere la possibilità di riavvicinare Superman; anzi, semmai Primoz è stato addirittura rimesso nel mirino da Pogacar, che ai 300 metri si è quasi accodato al connazionale, per essere però respinto dalla durissima rampa dell’arrivo, scoppiando dopo il grande sforzo per riavvicinare la maglia gialla e pagando salato negli ultimissimi metri.

Al traguardo López è transitato vittorioso con 15″ di vantaggio su un Roglic che ha chiuso bene sul muro finale. Pogacar è arrivato terzo a 30″, quindi hanno chiuso Kuss a 56″, Porte a 1’01”, Mas a 1’12”, un malconcissimo Landa e Yates a 1’20”, Urán a 1’59”, Dumoulin a 2’13” a chiudere la top ten. Più indietro Carapaz a 2’41”, Valverde a 2’48” e Caruso a 3’30”, tredicesimo davanti a Guillaume Martin che ha pagato 3’59”.

La classifica si assesta: Roglic resta al comando, Pogacar resta secondo ma il suo ritardo sale a 57″. López sale al terzo posto a 1’26” dalla maglia gialla, seguito da Porte a 3’05” (due posizioni guadagnate), Yates a 3’14”, Urán a 3’24” (tre posizioni perse), Landa a 3’27”, Mas a 4’18”, Dumoulin a 7’23” e Valverde a 9’31”; fuori dai dieci Martin a 10’35” e Caruso, dodicesimo a 12’30”, con Carapaz che risale in 13esima posizione a 19’55”.

Domani chi vuol provare a far saltare Roglic ha l’ultima occasione a disposizione: 18esima tappa da Méribel a La Roche-sur-Foron, 175 km con 5 Gpm tra cui il Plateau de Glières che svetta a poco più di 30 dal traguardo con un tratto in sterrato. Data la classifica, saranno in tanti a dover tentare da lontano (quindi già da prima del Glières), ma quanti saranno a volere e potere osare?

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