Diego Ulissi vince a Monselice al colpo di reni © LaPresse
Diego Ulissi vince a Monselice al colpo di reni © LaPresse

Ulissi, il piacere della (ri)scoperta

Giro d’Italia, a Monselice nuova vittoria per il toscano della UAE davanti ad Almeida e Konrad. Domani c’è l’attesa cronometro

Lasciata alle spalle la piovosa, fredda e difficile frazione di ieri, il Giro d’Italia si approccia al penultimo finesettimana con una delle tappe trabocchetto di questa edizione, la Cervia-Monselice di 192 km: per oltre 150 km la strada è tutta pianeggiante prima di arrivare a Torreglia, dove inizia una salita “una e trina”. In una sorta di concatenazione, il Muro di Vallorto e lo strappo di Castelnuovo si uniscono al Roccolo vero e proprio, ben conosciuto dagli appassionati dei Colli Euganei: l’ultimo km dei 4 ha una pendenza media superiore al 13%. Dalla vetta mancano 29.5 km, i primi 11 di discesa; da Rivadolmo parte il secondo e ultimo muro, quello di Calaone, 2 km al 10%. Si scollina ai meno 16 km, quindi 4 km di discesa e i restanti di pianura fino a Monselice, con il traguardo posto in un rettilineo di 400 metri anticipato da una stretta curva a gomito, dove il buon posizionamento risulta oltremodo necessario.

Sette in fuga, c’è anche Vanhoucke
Dopo aver effettuato nuovi controlli anticovid per tutta la carovana – tutti negativi i risultati, chissà se adesso De Gendt, Vaughters e compagnia si sentono rassicurati – i 143 corridori ancora presenti iniziano la tappa sotto un cielo coperto ma che andrà via via ad aprirsi con il passare dei km. Non mancano i tentativi di attacco, tanto che bisogna attendere 25 km affinché prenda il via la fuga buona.

Sette i presenti, ossia il francese Geoffrey Bouchard (AG2R La Mondiale), l’indomabile svizzero Simon Pellaud (Androni Giocattoli-Sidermec) già in azione ieri, il bergamasco Simone Ravanelli (Androni Giocattoli-Sidermec), il colombiano Rodrigo Contreras (Astana Pro Team), il bresciano Alessandro Tonelli (Bardiani CSF Faizanè), il belga Harm Vanhoucke (Lotto Soudal), definitivamente uscito di classifica ieri dopo essere giunto nel drappello velocisti, e il bergamasco Lorenzo Rota (Vini Zabù Brado KTM).

Bora e Israel a lavorare, Démare prende comunque punti per la maglia ciclamino
Agli attaccanti non viene concesso un margine ampio, tanto che non viene mai superata quota 2’30” per un distacco che per buona parte della frazione rimane attorno ai 2′. Merito di due squadre, che si danno da fare in testa al gruppo: sono la Bora Hansgrohe, eventualità prevista da tutti data la presenza del grande favorito Peter Sagan, e la Israel Start-Up Nation, mossa questa più a sorpresa, dato che Davide Cimolai non è certo il primo nome che balza alla mente in questo momento. Cesare Benedetti per i tedeschi e Guy Sagiv per gli israeliani sono gli elementi deputati a lavorare.

Il traguardo volante di Rovigo (km 118.5) non vede la minima lotta, con Simon Pellaud che scatta per tempo e si assicura i punti in palio. Per l’ottavo posto e il singolo punto in palio non c’è alcun batticuore, con Arnaud Démare unico ad impegnarsi. Ai meno 50 km dalla conclusione, poco prima di transitare per la prima volta a Monselice, i sette attaccanti possiedono 2’20”. Da qui aumenta ulteriormente l’andatura del plotone, con le squadre degli uomini di classifica che iniziano a pedalare nell’avanguardia, per approcciarsi alla prima difficoltà di giornata e, soprattutto, alla sua carreggiata ristretta nelle posizioni migliori.

Bouchard e Tonelli ci provano, la Bora fa un bel passo sul Roccolo
Il traguardo volante con abbuoni di Galzignano Terme (km 155.2) vede la nuova vittoria di Pellaud; il gruppo, a questo punto tirato soprattutto dalla Ineos Grenadiers, insegue a soli 1’10”. Prima ancora di iniziare la salita vera e propria sia Pellaud che Contreras si sfilano dalla fuga. Per un Androni che si stacca, c’è un Androni che parte: Simone Ravanelli decide di allungare giusto ai piedi del Roccolo, guadagnando una manciata di metri.

Nel plotone la Bora fa lavorare Matteo Fabbro per tenere un ritmo elevato che fa male ai velocisti puri, come previsto che fosse; davanti, invece, Ravanelli viene ripreso e superato da Bouchard e Tonelli, che vanno a formare la testa della corsa. Démare fatica, si stacca ma non crolla: attorniato da quattro compagni di squadra, il gruppetto della maglia ciclamino e di Consonni e Viviani paga una ventina di secondi dal plotoncino principale, dove solo Sagan, Swift, Ulissi e Vendrame sono presenti tra i passisti-veloci.

Bouchard e Tonelli vanno da soli, Ulissi scatta a Calaone
Al gpm (km 162.5) Bouchard transita per primo su Tonelli mentre Ravanelli e Rota sono distanti 20″; il gruppo maglia rosa, forte di una quarantina abbondante di unità, paga 35″ mentre Démare, Viviani e compagnia inseguono a 1’25”. Fabbro lavora sempre senza soste e senza aiuti in testa al gruppo, ma nel breve tratto di discesa e pianura le sue caratteristiche lo vedono soccombere nel testa a testa con i passisti della Groupama, che tirano a tutta riuscendo ad effettuare il ricongiungimento ai meno 20 km, ad un paio di km dall’inizio della salita di Calaone.

Subito dopo il rientro, i Groupama si mettono subito in testa al plotone, che procede con 35″ di ritardo dai due battistrada, che collaborano alla perfezione. La Ineos Grenadiers lavora con il vincitore di ieri, l’ecuadoriano Narvaez, prima di dare il testimone a Valerio Conti: il romano forza il passo e apre il terreno allo scatto di Diego Ulissi. Davanti, in contemporanea, Tonelli stacca Bouchard e tenta il colpaccio solitario.

I big rispondono bene, Sagan e Démare devono inseguire
Alla ruota di Ulissi rimane sempre attaccato, come ad Agrigento, Frølich Honoré, quindi Geoghegan Hart, Nibali, Almeida, Guerreiro, Majka, Pedrero, Hindley, Masnada, Samitiier, Fuglsang, Bilbao, McNulty, Knox, Pozzovivo, Kelderman, Konrad e pochissimi altri. Tonelli viene ripreso ai meno 17 km, quindi a 1 km dallo scollinamento, dal gruppo ridotto. Geoghegan Hart parte secco ai 600 metri dallo scollinamento e guadagna inizialmente spazio, prima di faticare poco dopo venendo ripreso prima da Guerreiro e poi dai big della generale.

Sapendo di non essere marcato, Guerreiro ci prova ma al gpm (km 176.1) il suo vantaggio sulla quindicina di big alle sue spalle ammonta ad un paio di secondi. Un secondo drappello con Sagan, De Gendt e Zakarin viaggia una dozzina di secondi, quindi subito dopo c’è Cimolai mentre il drappello Démare e Viviani ha un ritardo ben superiore al mezzo minuto.

Venti davanti, la Deceuninck si conferma squadra faro. Sagan, Swift, Démare e Viviani staccati
Finita la breve discesa, ai meno 12 km il drappello di testa, tirato dalla Deceuninck-Quick Step con Knox e composto da circa diciotto unità, possiede 15″ sul gruppetto Sagan-Swift-Ballerini e 55″ su quello Démare-Viviani. Il lavoro degli uomini della maglia rosa è da applausi: Honoré, Knox e Masnada si sacrificano e guadagnano sul plotoncino alle loro spalle, dove Castroviejo, Puccio e Fabbro lavorano ma perde nel confronto diretto.

Fuglsang, Bilbao, Majka, Konrad, Edet, Almeida, Honoré, Knox, Masnada, Guerreiro, Pedrero, Samitier, Pozzovivo, Geoghegan Hart, Kelderman, Hindley, Oomen, Nibali, Ulissi e McNulty, questi i venti che compongono il gruppo di testa, che approccia gli ultimi 5 km con 35″ sul gruppetto Sagan e 50″ sul gruppetto Démare. Lo slovacco con Ballerini, De Gendt e Swift tentano il tutto per tutto, provando ad azzardare un incredibile inseguimento.

Ulissi lancia e vince la volata davanti ad Almeida e Konrad
Ma davanti i tre Deceuninck a disposizione del leader non mollano la presa e fanno l’andatura per tutti i km rimanenti, con Knox a tirare a tutta sino ai meno 600 metri. Entra quindi in azione McNulty a favore di Ulissi: il toscano lancia la sua volata ai 200 metri, con alla ruota Honoré, Almeida e Konrad. Il livornese prende qualche metro ma alla sua destra tanto Almeida quanto Konrad lo rimontano.

È però troppo tardi: Diego Ulissi si ripete dopo Agrigento e conquista l’ottava vittoria della carriera al Giro d’Italia, raggiungendo in questa graduatoria Marco Pantani e Vito Taccone. Alle spalle del portacolori della UAE Team Emirates, grossomodo a mezzaruota, si piazza João Almeida (Deceuninck-Quick Step), immediatamente davanti ad un deluso Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe).

Completano la top ten Tao Geoghegan Hart (Ineos Grenadiers), Mikkel Honoré (Deceuninck-Quick Step), Sergio Samitier (Movistar Team), Jakob Fuglsang (Astana Pro Team), Pello Bilbao (Bahrain-McLaren), Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo) e Jai Hindley (Team Sunweb). Alle spalle di venti di testa il quartetto Ballerini, De Gendt, Swift e Sagan è a 23″, quindi una volata di rabbia di Viviani lo porta a 39″. Il gruppetto con Démare, comprendente anche Pernsteiner, è a 41″.

Classifica invariata, domani giornata chiave nella cronometro trevigiana
La classifica generale vede il portoghese João Almeida (Deceuninck-Quick Step) indossare ancora la maglia rosa e guadagnare qualcosa con gli abbuoni. Seguono il neerlandese Wilco Kelderman (Team Sunweb) a 40″, lo spagnolo Pello Bilbao (Bahrain-McLaren) a 49″, il lucano Domenico Pozzovivo (NTT Pro Cycling Team) a 1’03”, il siciliano Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo) a 1’07”, l’austriaco Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe) a 1’17”, l’australiano Jai Hindley (Team Sunweb) a 1’25”, il polacco Rafal Majka (Bora-Hansgrohe) a 1’27”, il lombardo Fausto Masnada (Deceuninck-Quick Step) a 1’42” e il danese Jakob Fuglsang (Astana Pro Team) a 2’26”.

Domani una tappa fondamentale per lo sviluppo dell’edizione 103 della Corsa Rosa, l’attesa cronometro tra Conegliano e Valdobbiadene di 34.1 km. Dopo i primi 6 km pianeggianti, a spezzare le gambe giunge il Muro di Ca’ del Poggio, 1100 metri terribili sempre in abbondante doppia cifra, con punte al 19%. Dalla vetta inizia un continuo saliscendi tra le colline del Prosecco, dove sarà possibile fare velocità se in possesso di ottime doti di guida del mezzo. Da Col San Martino si sale verso Giua, su strade affrontate da molti nelle categorie giovanili, per una pendenza costante che costringe continuamente a spingere. Frazione chiave, come detto.

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