Jan Tratnik trionfa a San Daniele del Friuli © LaPresse
Jan Tratnik trionfa a San Daniele del Friuli © LaPresse

Tratnik trotta come un trattore

Giro d’Italia, arriva la fuga a San Daniele del Friuli. Lo sloveno della Bahrain vince davanti a O’Connor. Il gruppo si anima nello strappo finale, Almeida guadagna 2″

La terza, durissima settimana del Giro d’Italia si apre con una tappa tutta friulana che non lascia respiro, anche per un chilometraggio proprio di una classica. La Udine-San Daniele del Friuli di 229 km si apre con l’esigente salita di Madonnina del Domm, seguita da Monte Spig, Monteaperta e il muro di Castello di Susans. La frazione è però centrata sul Monte di Ragogna, 2800 metri al 10.4% con punte al 16% da affrontare per tre volte, rispettivamente ai meno 67, ai meno 40 e ai meno 13 km dal traguardo. E non è finita, perché l’arco dell’ultimo km inizia il muro di Via Sottomonte (quasi 200 metri vicino al 20%), quindi c’è minirisciacquo in discesa per giungere al rettilineo finale di 200 metri al 10%.

Covid per Gaviria, Richeze abbandona. Guerreiro e Visconti in avanscoperta
Un solo corridore non ha preso il via, vale a dire Fernando Gaviria: il colombiano si candida all’oscar della sfortuna 2020 tra i professionisti delle due ruote, dato che per la seconda volta è stato colpito dal covid-19. Per il ventiseienne, dunque, obbligato l’addio ad un Giro che lo ha visto comparsa e non protagonista. Una quarantina di km dopo il via, dato alle 10.26, quasi per simbiosi con il suo capitano dice basta l’ultimo uomo veloce rimasto alla UAE Team Emirates, ossia l’argentino Maximiliano Richeze. Un peccato, soprattutto in quanto domani la tappa si muove da Bassano del Grappa, città in cui lui vive da diversi anni.

Non mancano i tentativi di attacco, ma l’azione buona nasce per opera di Rubén Guerreiro: il portoghese della EF Pro Cycling, già vincitore a Roccaraso, si muove alle pendici della prima salita di giornata, la Madonnina del Domm. Al suo inseguimento si lancia il diretto rivale nella classifica degli scalatori, quel Giovanni Visconti che gli ha strappato domenica la maglia azzurra. I due si ricompattano e vanno a giocarsi i punti in palio nell’unico gpm di seconda categoria: allo scollinamento (km 31) il lusitano ha gioco facile sul siciliano della Vini Zabù Brado KTM.

Ventisei contrattaccanti, dentro anche Fabbro
Dietro a questi due transitano in vetta, con un ritardo di 1’20”, ben ventisei elementi, lasciati andare dal gruppo che paga quasi 5′. Presenti rappresentanti di tutte le squadre con le sole eccezioni della Deceuninck-Quick Step della maglia rosa, del Team Sunweb del principale contendente Kelderman, la Groupama-FDJ della maglia ciclamino Démare nonché la Cofidis e la Israel Start-Up Nation. Non c’è dubbio che, in serata, i direttori sportivi di questi due team si faranno sentire con i propri portacolori.

Fa la parte del leone la AG2R La Mondiale che manda all’attacco i francesi François Bidard e Geoffrey Bouchard, il veneto Andrea Vendrame e lo statunitense Lawrence Warbasse. Due membri ciascuno per la Androni Giocattoli-Sidermec – il lombardo Alessandro Bisolti e l’ecuadoriano Alexander Cepeda, per la Astana Pro Team – il veneto Manuele Boaro e il piemontese Fabio Felline, per la Bahrain McLaren – il veneto Enrico Battaglin e lo sloveno Jan Tratnik, per la Bardiani CSF Faizanè – il lombardo Alessandro Tonelli e il veneto Filippo Zana, per la Bora Hansgrohe – l’enfant du pays, il friulano Matteo Fabbro, e il polacco Pawel Poljanski, per il CCC Team – il polacco Kamil Malecki e lo statunitense Joey Rosskopf, per il Movistar Team – il colombiano Einer Rubio e lo spagnolo Sergio Samitier, e per la Ineos Grenadiers – il siciliano Salvatore Puccio e il britannico Ben Swift.

Oltre a loro all’attacco sono presenti l’australiano James Whelan (EF Pro Cycling), il lombardo Stefano Oldani (Lotto Soudal), l’australiano Ben O’Connor (NTT Pro Cycling), il francese Julien Bernard (Trek-Segafredo), il laziale Valerio Conti (UAE Team Emirates) e il lombardo Lorenzo Rota (Vini Zabù Brado KTM).

Il gruppo lascia fare, Vendrame primo al traguardo volante
I due battistrada proseguono di comune accordo e transitano al km 40 con ancora una cinquantina di secondi sugli inseguitori; come logico che sia, nei km seguenti rallentano e, precisamente al km 47, si fanno riassorbire dagli altri. Nel plotone, intanto, la Deceuninck-Quick Step non lascia eccessivo spazio, tanto che al km 50 il gap è inferiore ai 4′; preoccupa soprattutto il numero di attaccanti più che la loro posizione in classifica – il migliore, Samitier, è sedicesimo a quasi 21′ da Almeida.

Con il passare dei km i belgi mollano un po’ la presa e al km 70, all’imbocco del Monte Spiga, il ritardo sfiora i 6′. Proprio qui, sul secondo gpm (km 77.2), si assiste alla scontata sfida per i punti in palio: lanciato da Rota, Visconti imposta una volata lunga. Il palermitano riesce pressoché al fotofinish ad avere la meglio dell’agguerrito Guerreiro. Per un’ora abbondante, questo è l’unico momento di vivacità della frazione: il traguardo volante di Cividale del Friuli (km 87.2) viene oltrepassato senza colpo ferire, con Vendrame ad aggiudicarsi il massimo bottino. Il gruppo, trainato da Hodeg e Keisse, procede tranquillo, superando quota 8′ di ritardo al km 110.

È sempre sfida tra Guerreiro e Visconti, il plotone passeggia
Il solito testa a testa non si ripropone nelle battute finali del gpm di Monteaperta (km 123): per colpa di un problema meccanico a 700 metri dallo scollinamento, Guerreiro deve fermarsi e cambiare bici. Via libera, dunque, per Visconti, che incrementa il margine sul rivale. E via libera anche la fuga che, complice la pausa pipì di quasi tutto il gruppo nei dintorni di Buja, guadagna sempre più terreno, sfiorando gli 11′ all’altezza dei meno 70 km.

Il primo transito a Monte di Ragogna vede la rivincita di Guerreiro, che si sbarazza prima dell’ultimo km di ascesa di Visconti e scollina (km 162.1) con qualche secondo di margine sul siciliano, che si difende bene da Whelan che ha tentato di impensierirlo, e qualcosa in più su tutti gli altri. Al posto che interrompere l’azione, il portoghese prosegue la marcia in discesa, continuando comunque a voltarsi per attendere eventuali contrattacanti; e così accade, perché si susseguono gli scatti, con Boaro particolarmente vivace. Blando, invece, il passo del plotone, che ai meno 60 km paga oltre 12′.

Tratnik va via da solo, si forma un gruppetto all’inseguimento
Al primo passaggio sotto il traguardo, a 54 km dalla conclusione, Boaro e Tratnik possiedono 18″ sugli ex compagni di fuga e 11’35” sul plotone. I due incrementano il vantaggio di una manciata di secondi – al traguardo volante di Castello di Susans (km 180.6), vinto da Boaro, tocca i 25″. Conti e Swift sono particolarmente attivi e, con Bouchard e Tonelli, vanno a formare il primo drappello inseguitore. Che però perde Conti, lontano parente della versione 2019, sulle rampe iniziali di Monte di Ragogna. Chi va fortissimo è Swift, che ha completato la sua trasformazione da velocista a corridore completo.

Il campione britannico con Bouchard, Tonelli e il rientrato O’Connor si lanciano all’inseguimento della testa da corsa dove Tratnik distanzia Boaro, in maniera poco accorta: al gpm (km 189) lo sloveno possiede 12″ su Boaro, 35″ su Bouchard, O’Connor, Swift, Tonelli e il rientrante Malecki, 45″ su alcuni degli altri fuggitivi della prima ora – uno di loro, il vicentino Battaglin, rientra sul gruppetto davanti a sé dopo una manciata di curve in discesa. Fuori gioco definitivamente Guerreiro, Oldani, Rosskopf, Whelan e Zana, staccatisi in maniera irrimediabile.

O’Connor forza e raggiunge Tratnik sull’ultimo gpm
Boaro viene ripreso dal plotoncino alle sue spalle ai meno 27 km, giusto un km prima dell’inizio della tornata finale: lo sloveno Tratnik procede a testa bassa, passando sotto il traguardo con 40″ sul gruppetto Swift e poco più di 1’30” sulla dozzina di altri inseguitori, tirato senza eccessiva volontà da Rubio in funzione del compagno di squadra Samitier. Prosegue la tranquilla sgambata del gruppo, segnalato a oltre 15′.

Il solitario battistrada inizia, comprensibilmente, a patire la fatica ma, sfruttando le sue note abilità da cronoman, non perde affatto nel tratto pianeggiante: ai meno 16 km, quando inizia l’ultima ascesa a Monte di Ragogna, il lubianese conserva 40″ che evaporano in salita. O’Connor, infatti, attacca e il solo Swift è capace di seguirlo – ci prova anche Battaglin, da dopo pochi metri si stacca. Nel tratto più duro dell’asperità, il più giovane della coppia anglosassone forza e se ne va, andando alla caccia di Tratnik: il ricongiungimento avviene giusto pochi metri prima dello scollinamento (km 216).

I due di testa se ne vanno, lo sloveno vince 
Tratnik e O’Connor iniziano la discesa con 42″ su Battaglin, Malecki e Swift, 1′ su Bouchard e ben di più su tutti gli altri, tra cui un Fabbro che ha distanziato i componenti del suo gruppo in salita, Vendrame escluso. Logicamente, lo sloveno si mette a ruota dell’australiano, dando pochi cambi all’avversario. Nel frattempo il plotone maglia rosa vede solo la selezione da dietro, con il ritmo dettato da Pieter Serry regolare ma che non fa male a nessun uomo di classifica.

La marcia di O’Connor e Tratnik procede senza sbandamenti, diversamente dagli inseguitori: i due iniziano i 4 km finali con 1′ tondo sul Battaglin, Malecki, Swift e Bouchard, riuscito a rientrare a fine discesa. Tratnik termina di collaborare grossomodo ai meno 2500 metri dal traguardo; O’Connor, una volta che inizia il tratto in salita a 800 metri dall’arrivo, parte ma il rivale non solo resta alla ruota ma, cogliendolo di sorpresa, lo infilza in contropiede.

Battaglin terzo, Almeida scatta e fa un minibuco
Scuote la testa lo spilungone australiano, che pecca di inesperienza e si vede sfuggire via la più grande occasione della sua ancor breve carriera, terminando a 7″ dal vincitore. Jan Tratnik, infatti, guadagna man mano spazio e va a vincere tra le lacrime, per altro non troppo distante da casa; prima vittoria in questo Giro per la Bahrain McLaren, che si prende anche il terzo posto a 1’14” con Enrico Battaglin, capace di precedere Kamil Malecki e uno sfinito Ben Swift.

La coppia della AG2R La Mondiale formata da Andrea Vendrame e Geoffrey Bouchard giunge a 1’21” mentre un deluso Matteo Fabbro è ottavo a 1’25”. Completano la top ten Manuele Boaro a 1’33” e Alessandro Tonelli a 1’37”. Il gruppo maglia rosa, con meno di quaranta unità capaci di scollinare assieme al gpm, non dorme affatto nell’ultimo km.

Sul tratto duro ai meno 800 metri nientemeno che João Almeida forza e fa la differenza, guadagnando una manciata di secondi: al traguardo il lusitano arriva 12’54” dopo il vincitore, ricavando solo 2″ su Hindley, Nibali (più pimpante del solito), Geoghegan Hart, Konrad, Fuglsang, Kelderman, Bilbao, Majka, Pozzovivo e McNulty.

Almeida guadagna 2″, domani tappa di montagna a Madonna di Campiglio
In classifica João Almeida conserva la maglia rosa e incrementa, dato che ora guida con con 17″ su Wilco Kelderman, 2’58” su Jai Hindley, 2’59” su Tao Geoghegan Hart, 3’12” su Pello Bilbao, 3’20” su Rafal Majka, 3’31” su Vincenzo Nibali, 3’52” su Domenico Pozzovivo, 4’11” su Patrick Konrad e 4’24” su Fausto Masnada.

Domani si sale ancor di più, per una tappa di alta montagna e con quasi 5000 metri di dislivello. La Bassano del Grappa-Madonna di Campiglio di 203 km vede le salite più dure poste all’inizio: la lunga Forcella Valbona, quasi 22 km di salita regolare al 6.9%, termina ai meno 142 km, quindi il Monte Bondone dal versante di Aldeno, oltre i 20 km al 6.8%, è ai meno 85 km. Interessante è il Passo Durone, 10.4 km al 6%; a frenare i coraggiosi è però la risalita della Val Rendena, che dai meno 38 km del gpm ai meno 12 km di Pinzolo offre un falsopiano dove si sta bene a ruota. Discorso che vale per la salita conclusiva, costante attorno al 6.4% se si eccettuano gli ultimi 3 km scarsi, di fatto pianeggianti.

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